James Sallis.
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Il bosco morto.
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Titolo originale: Cypress Grove. 2003.
Traduzione di: Luca Conti.
2008. Neri Pozza Editore, VICENZA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Turner  un veterano del Vietnam, ex agente di polizia, ex detenuto, una laurea in psicologia ottenuta dietro le sbarre. Un uomo che, uscito dal carcere ha deciso di lasciarsi alle spalle tutte le sue passate esistenze per rifugiarsi in una capanna nei boschi che circondano una sperduta cittadina rurale del Tennessee. Un uomo che trascorre le sue giornate nel tentativo e nella speranza di farsi dimenticare dal mondo. Un uomo misterioso e sconosciuto, a se stesso e agli altri, oppresso da un fardello inconfessabile che, un pezzo alla volta, deve essere riportato in superficie per essere esorcizzato.
Un giorno riceve la visita dello sceriffo del luogo, in cerca di aiuto nel tentativo di risolvere l'assurdo e rituale omicidio di un vagabondo.
Lo sceriffo si presenta con una bottiglia del miglior Bourbon e riesce a indurre Turner a uscire dal suo volontario isolamento.
Qual  la ragione che spinge uno sceriffo in carica a chiedere il parere di un ex poliziotto che ha scontato undici anni di galera? Qual  il segreto di Turner? Chi si nasconde dietro quel
misterioso omicidio? Come tutti i personaggi di Sallis, Turner non  un detective di maniera.  un duro ma prima di tutto un libero pensatore, un ruvido solitario che annichilisce di amore
e deferenza al cospetto di un vecchio banjo o di un bosco di cipressi.
Romanzo di impressionante forza, Il bosco morto  un noir che indaga i grandi temi della condizione umana; un romanzo dove risuona la voce, ormai matura e sempre riconoscibile, di uno dei maggiori scrittori americani di oggi.
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L'autore.
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James Sallis  nato a Melena, Arkansas, nel 1944. Narratore e musicista, saggista e poeta, biografo e traduttore dal francese e dal russo (Quenneau, Cendras, Lermontov, Pasternak), ha scritto numerosi romanzi, quattro raccolte di poesie e una biografia di Chester Himes. Ha abitato a lungo a Londra e in varie parti d'America.
Attualmente vive in Arizona. Il bosco morto, apparso tempo fa in Italia col titolo  Cypress Grove Blues,  il primo libro di una serie che annovera altri due titoli di prossima pubblicazione presso Giano.
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Prefazione. di Tiziano Gianotti.
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Turner, un eroe non per caso.
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Il bosco morto (Cypress Grave) apre la trilogia di John Turner, detective country-noir che si impone tra i personaggi notevoli della letteratura americana degli ultimi anni. Turner  figura della coscienza americana rural, voce narrante di una ruvida integrit in instabile equilibrio col disagio, cos come l'alter ego nero Lew Griffin, protagonista della serie noir neworleansese. Un eroe non per caso, come capita spesso con i liberi pensatori americani. Cresciuto in qualche parte del Tennessee,  sceso a New Orleans ragazzo, per poi risalire verso Chicago ("lo stesso, identico percorso del blues", chiosa Turner), a raccogliere borse di studio e speranze - e finire invece in Vietnam, a recitare Chaucer e sferragliare di ricordi, tutto pur di rimanere bello sveglio. Quel che si dice un'interruzione inopportuna e una partenza scoraggiante, per un ragazzo di belle speranze.
Poi un posto in polizia, undici anni di galera, la laurea in psicologia stando dietro le sbarre. Un bel training, non c' che dire. Giusto quel che serve per finire in una capanna nei boschi, vicino a Memphis, dove lo raggiunge sceriffo Bates - ed  uno dei pi begli inizi degli ultimi anni. Due uomini sotto il portico di una capanna nel bosco, a lasciar passare il tempo e a veder crescere una amicizia, quasi in silenzio, per non disturbarla. Epifania e prologo al romanzo, articolato in due storie parallele che rimandano l'una all'altra: un caso di omicidio rituale per cui Bates chiede l'aiuto di Turner, e le varie vicende al passato di quest'ultimo. Come sempre, in Sallis passato e presente - in qualche modo anche il futuro - si connettono, nei modi e nei tempi dettati dall'indole e dall'intricato vissuto di ciascuno dei personaggi. Turner  una figura consapevole, ha una lucidit ben maggiore del classico detective hardboiled tutto volont e cinismo, ben dissimulata in un'ironia e amabilit che velano i tratti marcati del fighter. Un esistenzialista americano, potremmo definirlo. Il nuovo, perfetto interprete della narrativa di Sallis, che muovendosi sul confine tra noir e mainstream offre una inedita esecuzione della narrativa southern , tutta in chiave blues e country, dialoghi scintillanti e messa in scena impeccabile. Una brillante riuscita, per uno dei pi originali scrittori americani della sua generazione.
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Tiziano Gianotti.
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Il bosco morto. 
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Dedica.
In ricordo di Damon Knight.
Una splendida persona, Un grande amico, Una dolorosa assenza.
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CAPITOLO 1.
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Udii la jeepa mezzo miglio di distanza. Risaliva attorno
al lago, e quando imbocc la curva gli uccelli si levarono in
volo. Dapprima verso l'alto, schizzando fuori dagli alberi come
un getto d'acqua bollente; poi, come colti dal vento, con
una brusca sterzata sulla destra, in formazione compatta.
Gran parte di quegli alberi era li da quaranta o cinquant'anni.
Gran parte di quegli uccelli era l da neanche un anno, e
non vi sarebbe rimasta ancora a lungo. La mia, invece, era
una situazione di mezzo.
Guardai la jeep spuntare tra gli alberi. Il conducente scal
in terza per affrontare la lunga e scivolosa discesa che portava
alla capanna. La luce del pomeriggio aveva trasformato
il lago in un foglio di stagnola. Rumore, non pi di tanto. Solo il ronzio, tutto di gola, di un motore ben tenuto. Di quando
in quando, il crocchiare delle foglie secche, colpite dal vento,
che risuonavano come campanelle appese agli alberi.
Si ferm a qualche metro di distanza, sotto l'albero di pecan,
dai frutti cos duri che per estrarne mezzo cucchiaino di
roba commestibile era necessario schiacciarli con il tacco della
scarpa. Sarei pronto a giurare che gli scoiattoli ce li lasciavano
apposta, sotto le ruote delle macchine, ben allineati, e
aspettavano di ritrovarseli gi schiacciati.
L'uomo scese dalla jeep e si ferm. Indossava abiti da lavoro
di Sears, di colore grigio, stivali di gomma vecchio stile,
dall'imboccatura ampia, e un cappello che aveva tutta l'aria
di essere molto costoso, anche se sarebbe stato pi adatto a
luoghi ben pi meridionali e occidentali di questo. Si appoggi
alla portiera, a braccia conserte, e si guard attorno. La
gente di queste parti non agisce in fretta. Cresce nel rispetto
della propriet privata: case, terre e privacy altrui, e confini
d'ogni genere e ambito, alcuni dei quali invisibili. E anche nel
rispetto del passato di questi luoghi. Si fanno avanti con cautela,
come amano dire; sanno dare un tempo a ogni cosa. Forse
era proprio per questo, che mi trovavo quaggi.
Buon pomeriggio disse, alzando l'intonazione dell'ultima
sillaba, cos che quanto aveva appena detto potesse essere
interpretato come constatazione, come saluto, come domanda.
Sono tutti buoni i pomeriggi, qui.
Annu. Sicuro. Anche il peggiore, in queste terre benedette...
Non sto interrompendo niente, voglio sperare.
Scossi il capo.
Bene. Molto bene. Si scost dalla portiera, si volt per allungare
una mano all'interno, riemerse con un sacchetto di carta.
Sotto quel portico ha l'aria di esserci posto per entrambi.
Con un gesto, lo invitai a salire. Nel sistemarsi sull'altra
sedia - identica alla mia: una sedia da cucina con la spalliera
rigida, traballante e tenuta ferma da giri incrociati di spago -
mi porse il sacchetto.
Ho portato questo.
Feci scivolare la carta fino a rivelare una bottiglia di Wild Turkey.
Ha per caso parlato con Nathan?
Il mio visitatore annu. Mi ha detto, visto che io e lei non
ci eravamo mai incontrati, che era una buona idea portarmi
dietro qualcosa. Ungere le ruote.
Erano sessantanni e forse pi, che Nathan viveva in una
casupola nei paraggi. Se entravi nelle sue terre, chiunque tu
fossi, bene che andasse ti accoglieva con una scarica di pallettoni;
cos dicevano tutti. Ma Nathan non ci mise molto, dopo
il mio arrivo, a farsi vedere ogni due o tre settimane con una
bottiglia in mano. Ci mettevamo sotto il portico oppure, nelle
giornate pi fresche, accanto al camino, e senza proferire
verbo ci passavamo la bottiglia, avanti e indietro, fino a vederne
il fondo.
Entrai in casa a prendere i bicchieri, li riempii e gli porsi
il suo. Lui lo lev controluce, sorseggi, sospir.
 da un pezzo che intendevo passare a salutarla disse.
Ma c'era sempre qualcosa, a mettermi i bastoni tra le ruote.
Cos ho pensato che non c'era fretta. Tanto, n io n lei andavamo
da nessuna parte.
Per qualche tempo, non vi furono altre parole. Seduti,
guardavamo gli scoiattoli salire sugli alberi e saltare da uno
all'altro. Sull'albero di pecan avevo inchiodato una vecchia
padella in cui facevo cadere i frutti, per metterli a disposizione
degli scoiattoli. Di tanto in tanto, allungavo la mano a rabboccare
il mio bicchiere. Il mio ospite faceva lo stesso. Poco altro
movimento, tutt'attorno. Da queste parti, si finisce quasi
sempre per avere la consapevolezza che il tempo  solo un'illusione,
una menzogna.
Avevamo raggiunto gli ultimi cinque centimetri della
bottiglia, quando lui parl di nuovo.
Caccia?
Scossi il capo. Ne ho gi praticata a sufficienza, da ragazzo.
Mi sa che era l'unica cosa che piacesse al mio vecchio.
Selvaggina in tavola, quasi tutti i giorni. Cervo, coniglio, scoiattolo,
quaglia, piccione, sempre a pregare gli amici di portarsene
via un po'. Non ha mai usato altro che un calibro 22.
Andato?
Avevo dodici anni.
Anche il mio.
Rientrai in casa a preparare il caff, e misi a riscaldare lo
spezzatino di un paio di giorni addietro. Quando tornai in
veranda con due ciotole, l'oscurit era gi salita fino a met
delle chiome degli alberi, e i suoni attorno a noi erano mutati.
Gli insetti fremevano incessanti. Le rane gi al lago cantavano
a gola spiegata, con il loro caratteristico verso, sordo e
dolente.
Caff a seguire gli dissi. A meno che non lo preferisca
subito.
Dopo andr benissimo.
Sedemmo davanti al nostro spezzatino. Su ciascuna ciotola
avevo messo in equilibrio una spessa fetta di pane, da inzuppare
nel sugo. L'avevo infornato quasi una settimana prima,
quel pane, e stava diventando bello raffermo: perfetto, a
quello scopo. Cos, per un bel po' lavorammo di cucchiaio, di
mascelle, di pane, di lingua. Ci inzaccherammo mento e camicia.
Riportai in casa le ciotole, tornai con il caff.
Mai stato propenso a ficcare il naso nelle faccende altrui.
Il vapore delle tazze saliva a circondarci il volto.
Cosa ci fa da queste parti, da dove viene, roba cos. Tuttavia
la gente, qui, mi paga per tener d'occhio il circondario.
E riuscire a mantenere un equilibrio, come per molte altre cose
della vita,  il mio segreto.
Le rane non cantavano pi. Ormai accoppiate, a questo
punto. Zittite dall'oscurit. Rassegnate a trascorrere la serata da
sole. Era giunto il momento delle zanzare. Ne fummo avvolti.
Andai a fare rifornimento di caff e tornai in veranda. Non 
un gran segreto dissi. Ero un poliziotto. Ho passato undici
anni in prigione. E poi qualche altro anno da onesto contribuente.
Infine sono andato in pensione e sono venuto qua. Non c'
motivo perch le cose debbano essere pi complicate di cos.
Eppure lo diventano sempre annu lui.  nella nostra
natura.
Guardai una zanzara che mi si posava sul dorso della
mano, si accovacciava un attimo e poi volava via. Un vero e
proprio meccanismo di precisione. Ma di semplicit assoluta.
Progettato e messo in movimento per assolvere con la massima
affidabilit al suo specifico compito.
C' qualcosa che posso fare per lei, sceriffo?
Lui sollev la tazza. Un ottimo caff.
Si fa bollire un pentolino d'acqua, si toglie dal fuoco e ci si
butta dentro il caff in polvere. Poi si copre e si lascia riposare.
Cos semplice.
Annuii.
Bevve un altro sorso e si guard attorno. Tranquillo, da
queste parti, no?
Mica tanto.
Dal becco di una civetta che pass in volo ciondolavano le
zampe e la coda della preda, un roditore di chiss quale specie.
A dir la verit, speravo quasi di poterla convincere a
darmi una mano.  un caso d'omicidio.
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CAPITOLO 2.
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La vita, dicono,  quel che succede mentre ci si aspettano
tutt'altre cose, che invece non accadono mai.
Amen, avrebbe detto fratello Douglas, sollevando la Bibbia
come una spada, a brandirla in una cornice di vetrate
multicolori che raffiguravano la Parabola dei Talenti, Maria
Maddalena nei pressi della tomba, l'Ascensione.
A quei tempi, dalle mie parti, tra il kudzu che ricopriva la
cavit occidentale del Crowley's Ridge e i terrapieni che a est tenevano
lontano il fiume, avevo trascorso un'infanzia dorata, destinato
a grandi cose - se per grandi cose non s'intende altro che
la fuga da quella citt e dai suoi limitati orizzonti. Avevo agguantato
al volo la possibilit di una borsa di studio, dapprima
discendendo il fiume fino a New Orleans, e poi tornando a risalirlo
fino a Chicago (lo stesso, identico percorso del jazz); dove,
appena riuscii ad assicurarmi un'ulteriore borsa di studio, questa
volta post-universitaria, mi parve che il mio destino fosse indirizzato
in modo inequivocabile alla conquista di una cattedra.
E invece il nostro presidente aveva deciso, in maniera subdola,
di andarsene in guerra, e mi aveva portato con s. Ridotto ad
avanzare sui gomiti, su erba ancor pi verde di quella della mia
giovinezza, recitavo Chaucer, ricordavo Euclide, passavo in rassegna
- disposto a tutto, pur di restare sveglio e all'erta - i principi
fondamentali dell'economia. Tutte cose che avrei finito per
lasciarmi alle spalle, laggi, su quella pista: spore, escrementi.
Nessuna difficolt, per questo ragazzo, a reinserirsi nella
societ. Sbarcai dall'aereo un venerd, a Memphis, me ne restai
in piedi per un'ora buona davanti alla stazione degli autobus
senza decidermi a entrare, poi me ne andai. Senza pi tornare
a casa. Scovai un albergo a poco prezzo. Il luned mi recai a piedi
al Dipartimento di Polizia e riempii un modulo di assunzione.
Perch il Dipartimento di Polizia? Dopo tutti questi anni,
non ricordo pi che razza di ragionamento avessi fatto, all'epoca.
Avevo passato due anni e mezzo a farmi sparare addosso.
Forse ritenevo che come referenze fossero pi che sufficienti.
Qualche settimana dopo, invece di avanzare sui gomiti,
mi ritrovavo seduto in una Ford che ondeggiava e si impennava
da vera e propria figlia di puttana, con i cilindri che sbatacchiavano
senza sosta. Non avevo smesso di aprirmi la strada
nella foresta. Se possibile, la citt mi sembrava un luogo
ancora pi estraneo e ostile della giungla. Al volante c'era
l'agente Billy Nabors. Dotato di un alito capace di scrostare
l'intonaco dai muri e bruciare le penne alle galline.
Tre cose, voglio che tu faccia disse. Ovvero, chiudere
quella cazzo di bocca e startene seduto qui e tenere gli occhi
aperti. Fin quando non ti dico di fare qualcos'altro, queste sono
le cose che devi fare.
Fece avanzare la belva gi per la Jefferson, in direzione
Washington Avenue, passando sopra uno spettacolare assortimento
di buche per poi penetrare in quello che dava tutta l'impressione
di un agglomerato di capannoni abbandonati da chiss
quanto, o il set di una qualche saga cinematografica di fantascienza
post-atomica. Ci fermammo vicino alle uniche forme di
vita in circolazione, che ronzavano tutte quante attorno a una
stazione di servizio della Spur che vantava il miglior barbecue.
Dall'altra parte della strada, una casa di quattro piani si era ripiegata
su se stessa, e una giovane donna, seduta sul marciapiede,
si guardava fissa le scarpe e grondava filamenti di saliva su
una T-shirt nera che recava scritto ateful de D. Sulla destra, un
gigantesco dente di legno marcio penzolava all'esterno dell'ormai
defunto studio dentistico. Sulla sinistra, un lotto rimasto
vuoto aveva sviluppato una ricca coltivazione di pneumatici
d'auto ridotti all'osso, sacchi di spazzatura, brandelli e rottami
di carrelli di supermercato, biciclette e frigobar portatili, oltre a
grossi frammenti di mattoni e vario materiale da costruzione.
Nabors ordin la specialit della casa con pane tedesco,
Fritos e un buon mezzo litro di caff. L'idea del caff gliela copiai,
ma lasciai stare il resto. E che diamine, solo con quel che
lui riusciva a farsi colare sulla camicia riuscivo a tirare avanti
una settimana intera. Ma quel giorno la camicia di Nabors
era destinata a restare intatta ancora per un bel pezzo. Appena
ritornati in macchina, e lui gi con la mano sull'involucro,
ci chiamarono dalla Centrale. Disturbo della quiete pubblica.
Magnolia Arms, appartamento 24.
Dodici isolati di macchina, fino a raggiungere un posto
che non sembrava poi molto diverso da quello che avevamo appena lasciato.
 la tua prima chiamata di Quiete Pubblica, giusto? Annuii.
Cazzo. Abbass lo sguardo sulla costoletta di maiale
ancora incartata. Sgocciolava unto sul cruscotto. Tu resta
qui. Se c' qualcosa che non ti torna, o senti roba strana, spara
subito un bell'Agente in difficolt. Non starci neanche a pensare,
non cercare di immaginarti questo o quello, premi solo
quel cazzo di pulsante. Capito?
Ma, non sono mica tanto sicuro, capitano. Sa com'.
Nabors alz gli occhi al cielo. Che cazzo avr fatto di
male? Ma che cazzo avr fatto?
Apr la portiera, si distric dal sedile e arranc su per la
scala esterna, tubi metallici e tavole di legno. Lo guardai che
raggiungeva il secondo piano, concentrato e determinato. Allungai
una mano e scaraventai quel cazzo di sandwich dal finestrino.
Lui buss al 24. Rimase un istante a parlare sul pianerottolo,
poi entr. La porta si richiuse.
La porta si richiuse, e non accadde altro. All'interno, le
luci erano accese. Non accadde altro, per un bel pezzo. Uscii
dall'autopattuglia e me ne andai sul retro della casa. A seguito
di chiss che ordinanza retrodatata, era stata montata alla
bell'e meglio una scala antincendio da quattro soldi. Ne afferrai
il primo piolo, vidi le pedane superiori iniziare a traballare
e i bulloni gi mezzi allentati. Iniziai la salita, pensando a
tutti quei film con i ponti sospesi.
Ero arrivato alla finestra del 24 e stavo per provare ad
aprirla, quando un colpo d'arma da fuoco mi fece tagliar corto.
La feci saltare con una pedata e la scavalcai.
La porta del bagno era semiaperta. In terra c'era Nabors.
Non ero in grado di capire la gravit delle sue condizioni. In
piedi, sopra di lui, un ispanico che dondolava una pistola. Mi
guard, il naso sgocciolante, gli occhi vuoti come le due met di un guscio di pecan. Proprio come chi  rimasto troppo a
lungo in Vietnam, gente che come unico sistema di sopravvivenza
ha finito per staccare la spina.
Gli sparai.
Successe tutto in forse venti secondi; e per gli anni a venire
continuai a contarli nel ricordo, mille, duemila... Allora,
invece, sembrava non finire mai, in particolare quell'ultimo
istante, con quel tale seduto in terra, la schiena contro il muro,
e io in piedi, con il braccio teso a reggere la S&W .38. Con
la sola mano destra, non con la presa a due mani che impone
il regolamento, senza neanche prendere la mira ma affidandomi
all'istinto: il modo in cui avevo imparato a sparare gi
a casa, l'unico modo in cui riuscivo a farlo,
L'avevo beccato in pieno petto, ancora un paio di centimetri
e avrei fatto centro pieno. Per un istante, nel chinarmi
su di lui, udii un sibilo e vidi del sangue schiumoso uscire da
quella minuscola ferita, prima che tutto finisse. Attorno al
collo aveva tre catenine con crocifisso, e sotto di esse un tatuaggio di filo spinato.
Gi in terra, Nabors si lagnava della sua costoletta perduta.
Per gente come lui, parole simili dovrebbero essere le
ultime. Ma non era destinato a morire, no. Non stavolta. Presi
il telefono e diedi l'allarme. Agente ferito, luogo e posizione.
Solo allora mi venne in mente che non avevo controllato il resto
dell'appartamento.
Non c'era poi molto da controllare, scoprii quasi subito.
Un gabinetto fetente, un corridoio dalla moquette logora, sfilacciata
come bordi di pelle scamosciata. Scatoloni dappertutto,
in gran parte ancora chiusi, altri aperti con violenza e manomessi
ben bene, il contenuto sparso per ogni dove. La ragazza
era nella stanza da letto sul retro, in un armadio, le
braccia legate alla traversa interna, i piedi tenuti fermi da giri
di corda da bucato infilata in foratoni impilati. Il seno le
pendeva, sfatto, il sangue le grondava gi per le cosce, e gli
occhi erano ancora vividi. Aveva quattordici anni.
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CAPITOLO 3.
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Non so pi che pesci pigliare disse lo sceriffo Bates.
Lei  cresciuto da queste parti, sbaglio?
Pi o meno.
Allora sa gi com'.
Eravamo sulla sua jeep, diretti in citt. Strade in terra
battuta, butterate come il volto di un adolescente. Poi sbucammo
dal fitto degli alberi, asfalto consunto, la radio sotto il
cruscotto che attacca a gracchiare.
Il fine settimana, sedare le risse nei bar e sbattere dentro
gli automobilisti ubriachi. Ragazzini che magari si fanno
comprare una cassa di birra da un adulto, e fanno bisboccia
fino all'ossessione, o qualcuno rimasto al verde che scavalca
una finestra e ruba una borsata di posate, di medicinali, un
computer portatile o una TV. E neanche riesce ad arrivare
chiss dove, poi. A ogni morte di papa, un tale che mena la
moglie una volta di troppo e rimedia un coltello da macellaio nella schiena o una sventagliata di padellate in testa.
La radio gracchi di nuovo. Non mi sembrava molto diversa
dalla scarica precedente, ma stavolta Bates prese il microfono.
Sto arrivando.
Dieci-quattro. Al tipo dall'altra parte della linea piaceva
il suono di quelle vocali, se le faceva rotolare in bocca come
biglie.
Bates ripose il microfono sulla staffa.
Don Lee. Lo conoscer tra poco. Sempre ansioso di tornarsene
a casa dalla sua birra e dalla sua mogliettina nuova,
di solito proprio in quest'ordine. Che ore sarebbero, a ogni
modo?
Poco pi delle otto.
Questo mese le notti sono tutte mie. Andasse tutto come
deve, Don Lee sarebbe gi a casa da un bel pezzo. Lisa gli
avrebbe gi messo in tavola bistecca e contorno, e lui si
sarebbe gi sbracato sul divano, alla seconda birra, con lei che lava
i piatti. Ma fin quando siamo cos a corto di fondi, gli tocca restare
in ufficio.
Bates sterz bruscamente a destra, e ci ritrovammo su
quella che da queste parti amano spacciare per una superstrada.
Prendemmo velocit. Quasi subito, tuttavia, lo vidi scalare
marcia e pestare sul freno.
Ti serve una mano, Ida?
Sulla corsia destra era ferma e fumante una Buick annata
1948, crema e azzurro. Accanto alla macchina, in piedi, stava
un'anziana signora tutta vestita di bianco, un modello di
una buona ventina d'anni ancor pi vecchio della macchina.
In testa aveva un cappello che faceva venir voglia di infilarci
dentro le uova di Pasqua.
Certo che no. Aspetto solo che si raffreddi, come sempre.
Me l'ero immaginato. Salutami Karl.
Lo far. Con quel che sente...
Quando stava a Memphis disse lo sceriffo un paio di
chilometri pi avanti, lei aveva la pi alta percentuale di
omicidi risolti, nell'intero corpo di polizia.
Si  documentato bene.
Non sono abituato a chiedere aiuto.  un terreno su cui
tendo a muovermi con cautela.
Allora sapr che non era solo merito mio. Eravamo in
due. Esclusa la fortuna pura e semplice, il resto  tutto merito
del mio partner. Io saltavo da un'intuizione all'altra, volavo
ad altezze stratosferiche. Lui, intanto, faceva il lavoro di
fatica, terra terra, ed esaminava le cose con metodo.
Sta parlando di Randy.... Giusto?
Annuii.
Come le ho gi detto, non so pi che pesci pigliare. Abilit,
fortuna, intuizione: qualunque cosa ci va bene.
Entrammo in citt da nord. Strade deserte. Pop. 1280, diceva
un cartello. Passammo davanti al Jay's Diner, automobili
e camion sparpagliati davanti all'entrata, all'emporio e al
ferramenta - entrambi gi chiusi -, al supermercato A&P, al
Dollar Store, tutto a un dollaro, alla chiesa battista, alla stazione
di servizio della Gulf. Ci fermammo dietro il municipio.
Prefabbricato, a un piano, dipinto di grigio. Probabilmente
c'era voluta una settimana per tirarlo su, e sarebbe rimasto in
piedi in eterno, o almeno fin quando avesse retto la colla. Tinteggiato
da poco, in fretta e furia: una lieve mano di grigio era
finita anche sui cespugli circostanti. Una solitaria autopattuglia
era inchiodata proprio davanti alla porta. All'interno, un
tipo lungo lungo, infilato in una divisa di poliestere che faceva
del suo meglio per sembrare di tela kaki, era inchiodato
proprio dietro il bancone. Sul quale erano disposti una radio,
un computer Apple di dieci anni prima e una pila di riviste.
L'uomo ne stava appunto sfogliando una. Al nostro ingresso,
alz lo sguardo. Occhi castani e lucidi, simili a quelli di uno
spaniel, volto rubizzo, stretto e schiacciato a mo' di vanga, capelli
radi. In lui si agitava, tuttavia, qualcosa di elettrico. Scintille,
piccoli contatti che saltavano per ogni dove, inosservati.
Successo qualcosa? chiese Bates.
Il solito, suppergi. Un paio di piccoli incidenti al momento
di smontare. La vecchia signora Siler ha denunciato
che le avevano rubato la borsetta, poi si  ricordata di averla
chiusa nel baule dell'auto. Ho usato la chiave di riserva, come
al solito. Jimmy Allen se n' andato a casa di sua moglie,
al calar del buio, e ha cominciato a randellare la porta. Poi ha
cercato di portarle via la macchina. Quando sono arrivato io,
aveva gi staccato due fili dell'autoradio e cercava di stabilire
un contatto.
Se conosco Jimmy, mi sa che era li da pi di un'ora, con
quei fili in mano.
Mi sa di si.
L'hai messo dentro?
Puoi giurarci.
Se continua cos, sar il caso che Jimmy cominci a farsi
spedire la posta da queste parti.
Bates si fece avanti e spense tre dei quattro interruttori
sul pannello accanto alla porta. La stanza piomb nella quasi
completa oscurit, fatta eccezione per un fievole cono di luce
a illuminare noi e il bancone, al di fuori del quale le ombre
saltavano e si muovevano di soppiatto.
Don Lee, questo  il signor Turner.
Il vicesceriffo mi tese una mano, massiccia e asciutta. La
presi. Una bella stretta, senza tante pretese, giusto quel che
era. Proprio come sospettavo fosse quell'uomo.
Lieto di averla tra noi, detective.
Soltanto Turner. Non sono pi un detective da un bel
pezzo.
Spero non voglia dirci che si  dimenticato come si fa
disse Bates.
No.  solo che si smette di credere che sia importante.
E delle due, qual  quella vera? Era Don Lee, questo.
Che sia importante, o che si smette?
C' qualche differenza?
In quell'istante capii che quell'uomo mi piaceva. Anzi, mi
piacevano entrambi. L'unica cosa che mi era interessata, fino a
quel momento, era di essere lasciato in pace, e mi ero dato un
gran daffare per assicurarmi che andasse cos. Di rado mi allontanavo
dalla mia casupola, mi facevo portare i rifornimenti
una volta al mese. E l'ultima cosa che mi passava per la testa
era di ritrovarmi coinvolto in una nuova indagine, di dover
ricominciare a rovistare nelle esistenze altrui, nei loro casini
e nelle loro malefatte, nelle loro follie e nei loro cervelli.
Perch non mi raccontate com' andata? chiesi.
Vattene pure a casa disse Bates al suo vice. Grazie di
aver difeso il forte. Mi sa che la cena ti  gi diventata fredda.
Se per te fa lo stesso disse Don Lee, preferirei restare.
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CAPITOLO 4.
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Nabors riusc a cavarne le gambe, vale a dire che sopravvisse
alla sparatoria, ma non fu pi in grado di riprendere servizio
attivo. Tutti i luned - il mio giorno libero - andavo a fargli
visita al centro di riabilitazione, a Whitehaven. Distese di
prati curati come sculture, di un verde inesistente in natura, irrorati
da spruzzatori che lanciavano un getto da geyser in scala
ridotta, edifici tozzi e sgradevoli. Mai riuscito a capire di cosa
fossero fatti, ma certo  che mi facevano venire in mente i mattoncini
del Lego. Giovani dottori dalla morbida stretta di mano,
giovani infermiere dalle lunghe ed eleganti ciglia che aprivano
e chiudevano le porte a scatto, tutti quanti a soffocare visitatori
e pazienti in un pur di parole di conforto sparse a piena bocca,
grumi di buon senso mai sputati abbastanza in fretta.
Da un giorno all'altro, alla Centrale, mi conoscevano tutti.
Colleghi pi anziani, gente che fino a quel momento si era
quasi fatta un vanto di ignorarmi, gente che puzzava di calzini
di spugna, di bourbon stantio o di birra sgasata, di dopobarba
e dell'odore della puttana della sera prima, adesso negli
spogliatoi mi salutava a cenni del capo. Per due turni di fila
mi capit un'autopattuglia che non sbandava tutta sulla sinistra,
o non aveva le gomme lisce, e faceva il giro dei quartieri
alti. E capii che ormai ero un uomo arrivato il giorno che
Fishbelly Joe, l'albino cieco che gestiva la bancarella degli hot dog
fuori dalla Centrale da tempo molto pi che immemorabile,
si rifiut di prendere i miei quattrini.
Poi, un luned pomeriggio che stavo per montare di servizio
con il turno 3-11, mi arriv la chiamata del capitano.
Presentarsi a rapporto.
Secondo me c' un errore, Turner disse lui. Mica sei
pronto, ancora. Eppure ti hanno promosso detective.
Da quant' che facevo il poliziotto? Due, tre mesi al massimo.
Lavoravo per lo pi con gente che aveva dieci, vent'anni
pi di me, gente che in gran parte aveva compresso la propria
esistenza nel lavoro. Non c'era tanto da stupirsi se erano
stati cos riluttanti ad accettarmi come uno di loro, e solo allora
cominciarono - seppure a malincuore - a farlo.
E pensate che io abbia, anche solo per un istante, capito
che era l'esatta replica di quanto mi era gi capitato sotto le
armi? No (ma come avrei potuto?). Laggi, non c'erano volute
che poche settimane per passare dall'addestramento di base
ai reparti speciali, proprio come in una di quelle trasmissioni
televisive in cui gli eventi si accatastano l'uno sull'altro
nel tentativo di passare oltre. Io sono uno che impara in fretta,
ho un cervello prensile che afferra le situazioni all'istante.
Mentre tutti gli altri sono ancora nelle peste e si trascinano
pancia a terra, ecco che il sottoscritto, invece, si pavoneggia
tutt'attorno, fresco come una rosa. Ma le mie capacit di comprensione,
in realt, non scavano mai pi gi della superficie.
All'epoca, sapete, l'addestramento che avevo ricevuto era
davvero esiguo, e di esperienza ne avevo altrettanto poca. E
che io e Nabors non avessimo seguito la procedura, era un fatto
che non riuscivo a buttar gi. Cose simili succedevano a
ogni istante di ogni turno di ogni giorno, senza dubbio. Nessuno
agiva secondo il regolamento, alla lettera. Era tutta una
scorciatoia, tutto un manipolare le giurie, un improvvisare su
due piedi, un buggerare questo e quello, un farla franca. Ma
erano poche, le furbate che finivano con una sparatoria del genere
e con un agente esperto che ci lasciava le penne. Cos continuavo
a farmeli rimbombare in testa, quegli errori. In base al
regolamento, dovevamo sempre essere in coppia. Avremmo
dovuto andare entrambi, a rispondere alla chiamata.
Quando la faccenda mi era iniziata a puzzare, mi ero avviato
da solo, senza neanche chiamare rinforzi.
Non avevo seguito gli ordini del mio compagno pi anziano.
Oltre a ci, non mi ero nemmeno fatto riconoscere, n
avevo sparato un colpo d'avvertimento (cosa che a quei tempi,
prima della sentenza Garner contro lo Stato del Tennessee, era
ancora obbligatoria), e poi avevo fatto secco un uomo.
Singolare, in realt, come io fossi stato l'unico a farmi tutte
queste domande, e come niente nel mio intero comportamento
fosse stato censurato. Ma subito dopo gli zingari e la
gente di mare, nessuno al mondo  superstizioso come un poliziotto,
e anche se da un lato ero ormai residente stabile della
lista dei buoni, ed ero fatto bersaglio di singolari occhiate,
direi quasi astratte, l'intera faccenda strana era e strana rimase:
nessuno voleva avermi come compagno.
And quindi a finire che, in aperta violazione delle regole
del Dipartimento, continuai a montare di servizio in completa
solitudine, a bordo dei migliori mezzi del parco macchine
del corpo di polizia. Detective con tanto di gradi, passavo
tuttavia gran parte del mio turno di servizio a occuparmi di
chiamate di routine.
Su quel che accadde in seguito non ho ancora le idee molto
chiare, ma qualcuno da qualche parte (in maniera del tutto
arbitraria, posso presumere, in base alla mia esperienza di burocrazia,
sia prima che dopo i fatti) prese una qualche decisione,
e io iniziai a ritrovarmi appaiato a certi tipi che nessuno
avrebbe toccato neanche con un bastone. Simili che si attraggono?
O forse era gente su cui i pezzi grossi del dipartimento giocavano
le loro ultime, disperate carte, nel tentativo di farla cadere
gi dall'albero? Stiamo parlando di reclute cos sceme che
non le avrebbero prese neppure a Fantasilandia, di poliziotti
che nemmeno lo sceriffo dello show di Andy Griffith, quello
che girava con una sola pallottola in tasca da quanto erano onesti
i suoi concittadini, di bulletti appena usciti dall'ora di ricreazione,
di pallosi gentiluomini del sud che magari si alzavano in
piedi quando donne e anziani entravano in una stanza, ma che
in testa non facevano altro che ripassarsi spezzoni del Cavaliere
della valle solitaria e di Henry Fonda in Alba fatale.
Poi, una mattina, lo sguardo mi cadde sul sedile del passeggero,
o almeno cos mi parve, e ci trovai Gardner. Eravamo giusto
reduci da una chiamata per rumori molesti, rivelatasi infondata.
Avevo lasciato fare a lui, e il ragazzo se l'era cavata bene.
Quel che si deve fare  immedesimarsi nella loro esistenza,
infilarcisi dentro, come si fa con una vestaglia o una vecchia
camicia, mi disse lui. Se te ne stai fuori, non c' verso che
ti lascino guardare, che si possano fidare di te.
Ah,  questo che vi insegnano, oggi?
Subito dopo la presa da dietro, rispose lui.
Erano gi tre o quattro mesi che facevamo coppia. Perch
mai era diverso da tutti gli altri? Mica sono sicuro che lo fosse.
Chiss, forse ero io a essere cambiato: forse avevo appena
raggiunto la fase in cui si  pronti per riallacciare i rapporti
con il mondo. O forse era solo che quel figlio d'un cane non
voleva saperne, di mollare. Avevo fatto il possibile per ignorarlo,
per umiliarlo, per abbatterlo, e lui se ne restava tranquillo
a bersi il suo caff, un gran sorriso stampato sulla faccia,
a chiedermi cos' che mi andava per pranzo. Mentre io
ero tutto impegnato a trasformarmi in Nabors.
Proprio come me, anche Gardner veniva dalle campagne.
Ma mentre a me i centri urbani piacevano e ne sentivo il
bisogno - o almeno cos mi sembrava - lui alla vita di citt
non si era mai abituato. C'era sempre una parte di lui che si
perdeva con la mente per chiss quali stradine sterrate, di
quelle che costeggiano i binari, o che si fermava in un negozio
di esche per farsi una bibita ghiacciata. Era una brava persona,
un tipo alla buona. Una mattina, prendendo il caff, Gardner
mi disse che aveva dato le dimissioni. Dal paese, la fidanzata
gli aveva scritto di essere incinta. Cos lui torn a casa, scopr
che non era vero niente, che lei soffriva di solitudine, e poco
tempo dopo eccolo rispuntare a Memphis. Era finito a far coppia
con qualcun altro, adesso, ma ci eravamo tenuti in contatto.
Dopo questa faccenda, nel lavoro non ci trovava pi gusto come
un tempo. Una sera, era di servizio da solo, aveva risposto
a una chiamata per rumori molesti in un motel, un litigio tra
una prostituta, una certa Li'l Sal, e il suo cliente. La conoscevamo
tutti, Li'l Sal. Era capace di dirti bianco se era nero e di raccontarti
che Cristo era morto di sonno, se ci vedeva chiss che
tornaconto. Magari Gardner se l'era dimenticata, Li'l Sal, oppure
non gliene fregava niente. Fatto sta che era l ad ascoltare la
sua storiella, quando quel puttaniere gli arriv alle spalle e gli
apr la gola con un coltello da caccia.
...
.
...
CAPITOLO 5.
...
.
...
In condizioni normali, funziona cos: dalla Polizia di
Stato ci mandano qualcuno. Gente della Stradale. Ma al momento
sono a corto di personale, tra quelli in convalescenza
per motivi di servizio e uno gi in Virginia per un corso di
formazione. Senza menzionare quelli che devono fare da supporto
nei casi gi di loro competenza. Qualcuno arriver, mi
hanno detto dal quartier generale, ma quando arriver... Bates
grugn. E ho anche il sospetto che non sar certo la miglior
carta del mazzo.
Lo dicono solo per farla stare tranquillo.
Ci pu giurare. Siamo ancora in tempo per la colazione,
Thelma? disse poi alla cameriera che ci aveva mollato
qualche caff per poi andarsene per i fatti propri, e che adesso
se ne tornava bella tranquilla a sentire cosa volevamo ancora.
Indossava un paio di calzoni grigi di poliestere, tutti infeltriti,
e un maglione nero che le arrivava fin quasi alle ginocchia,
sul davanti, e che le si impennava sul culo. Capelli
sistemati alla meno peggio in una sorta di turbine, dal quale
continuavano a schizzar fuori per ciondolare come zampe
d'insetto.
Lo vedi scritto da qualche parte sul menu, che puoi avere
la colazione a tutte le ore del giorno e della notte, Lonnie?
Mica sei aperta a tutte le ore, Thelma.
Non ti scappa proprio niente, eh? Dev'essere per questo
che la criminalit da queste parti  cos bassa, visto che la brava
gente della zona continua a rieleggerti.
Che c' di buono?
Nulla. Ma  quasi tutto mangiabile.
Mi chiesi quante volte, ormai, avessero ripetuto questa
sceneggiata.
E poi, che me lo chiedi a fare? Lo sappiamo tutti e due
cos' che prendi. Tre uova poco cotte, focaccine di granturco,
prosciutto. Se ti degni di darti una mossa, magari ai tuoi compagni,
qui, non dispiacerebbe provare a ordinare.
Hai gi fatto tutto da sola, eh?
Proprio cos. Vuoi qualcos'altro, Don Lee, a parte il solito
caff?
Mi basta il caff disse lui.
Ci doveva essere una ragazza nuova, qui, ha fatto mezzo
turno giusto ieri. Mi sa che ha deciso che in fondo non era
questo che voleva fare della sua vita. Peggio per lei. Dio solo
sa le soddisfazioni che ci si prendono, qua dentro. Pane tostato?
Lo sceriffo Bates annu.
Sai che ti dico, lo prendo anch'io del pane tostato aggiunse
Don Lee.
Ormai il ragazzo ha mangiato quasi un'ora fa disse Bates.
E a lei, signore, cosa porto?
Ordinai un sandwich integrale al prosciutto, senza maionese,
e un'insalata non condita. Il caff era davvero buono.
Era un pezzo che non ordinavo pi caff, nelle tavole calde.
Mi piaceva solo il modo in cui si faceva dai miei, buttando
una manciata di polvere di caff nell'acqua bollente. Tutto il
resto non valeva neanche la pena. Poi iniziarono a spuntare le
caffetterie, dappertutto, come funghi. Non me ne poteva fregare
di meno, delle loro confezioncine ben infiocchettate di
gourmet questo e gourmet quello, di tutti quei gingilli a destra
e a sinistra e dei loro manifesti scemi che pi scemi non si
pu, ma andava riconosciuto che avevano fatto crescere la
passione americana per il caff.
Cos' che vuol sapere? disse Bates.
Di solito non  importante quel che voglio sapere io.
Prendo solo quel che mi viene detto, e me lo faccio bastare.
Mi guardai attorno. Nel locale c'erano forse una decina di
persone, in gran parte sole, impegnate ad affrontare piatti di
cotolette, hamburger, spaghetti. Tre donne di mezza et a un
tavolo in fondo, che ridevano sguaiate e poi sbirciavano con
aria furtiva per vedere se qualcuno se n'era accorto.  passato
un po' di tempo, ve l'ho gi detto. Ma se ben ricordo, di solito
si partiva con un cadavere.
Certo, faremo anche le cose a modo nostro, da queste
parti, ma fin qui ci arriviamo anche noi sorrise Bates. C'era
Don Lee di servizio, quella sera.
Colto di sorpresa, il vice disse: Giusto e ingoll subito
una sorsata di caff, per darsi un contegno. Hanno chiamato
poco dopo mezzanotte, l'orario di chiusura dei bar...
Che giorno era?
Prego?
Immagino che fosse un giorno feriale. Durante la settimana
i bar non chiudono a mezzanotte, neppure da queste
parti.
Giusto. Era un luned.
Quando stavo a Memphis, si diceva che il luned non
succede mai niente.
Quaggi, il luned  uguale a tutti gli altri giorni.
Era in servizio da solo, vero? Siete in due, no?
Esatto. Io e Lonnie. C' qualcuno che fa i turni al servizio
radio, tutti i giorni dalle otto alle quattro. La figlia di Lonnie,
per lo pi, altrimenti Danny Lambert. Ha fatto lo sceriffo
per quasi vent'anni, e poi  andato in pensione. E un sacco di
ragazze della Smith High vengono a darci una mano per rispondere
al telefono, archiviare documenti eccetera. Classi
per segretaria d'azienda, che vogliono fare... com' che si
chiama?
Apprendistato disse Bates.
Ecco.
Ascoltate feci io. Non  che voglio fare la parte del
cazzone. Forse stavo esagerando un po'. Voi due lavorate
assieme da un bel pezzo, avete i vostri ritmi. Proprio come
questa citt. In base alla mia abitudine e alla mia esperienza,
proprio perch io sono quel che sono, vi dico che affronterei
questa faccenda in una certa maniera. Ma l'indagine 
vostra... vostra da capo a fondo. Io sono solo un osservatore.
Gentile da parte sua, dire queste cose. Era Bates a parlare.
Ma saremmo ben pi che scemi a non accettare l'aiuto
che siamo venuti proprio noi a chiedere.
Okay. Allora, parlatemi della chiamata dissi io.
Rispose Don Lee. Sono stati dei ragazzi, a telefonare.
Cercavano un posto per parcheggiare. Se ne vanno in macchina
fino a uno di quegli isolati di nuova costruzione - le societ
immobiliari ogni tanto ne tirano su di nuovi, ma sembra
che restino sempre vuoti - e poi si infilano in retromarcia in
un vialetto come se fosse casa loro. La ragazza resta con il reggiseno
a mezz'asta. Cosa c' che non va? le chiede Seth. Seth
 Seth McEvoy. Quarterback della squadra del liceo, suona
anche il clarinetto, studente modello. Cos' quello? fa Sarah.
Sarah  Sarah Perkins, la sua famiglia gestisce il Dollar Store
della citt. Sarah  un po' fuori sintonia con la maggior parte
di noi, credo. Comunque sia, la ragazza indica qualcosa.
Arriv il cibo. Thelma distribu i piatti che reggeva sul
braccio teso, se ne and via e fece ritorno con un vassoio carico
di intrugli vari: salsa A-I per la bistecca, tabasco, ketchup,
Worcestershire. Al vedere tutta quella roba, mi sal al
petto un'ondata di riconoscenza. Avessimo ordinato del t
freddo, ci avrebbe chiesto se lo volevamo gi zuccherato o
senza zucchero.
Tutto a posto, allora?
A meraviglia, Thelma. Grazie.
Insomma, quello che la ragazza indicava aveva tutta
l'aria di uno spaventapasseri piazzato su un lato della tettoia
che riparava il vialetto. Dice Sarah che si stava muovendo,
per questo ci aveva fatto caso. Dice invece il dottor Oldham
che non c'era verso, che il cadavere era li da quattro, cinque
giorni. Quindi dev'essere stato qualcos'altro, a muoversi.
Topi di campo, probabile disse Bates. Abbiamo lottizzato
il loro habitat, e nessuno gliel'ha detto, ai topi, che dovevano
andarsene.
Specialmente se continuano ad arrivargli le provviste
dissi io.
Esatto. Seth scende dalla macchina e va a dare un'occhiata.
Maschio, sui quarantacinque-cinquant'anni, a sentire
il Doc. Addosso ha due o tre camicie, un paio di Wrangler cos
vecchi che anche i rivetti sono tutti consunti. Sotto quella
tettoia ci doveva abitare da un bel pezzo, a giudicare da tutto
l'insieme. Aveva una sorta di sacco a pelo, due borse di effetti
personali e un vecchio zainetto con una cinghia sola.
L'avevano mangiucchiato un po'. Occhi e lingua, per lo
pi.
Postmortem?
Don Lee annu.
Causa della morte?
L'immobiliare aveva finito di suddividere la lottizzazione
in fretta e furia ed era passata ad altro. A delimitare le aree
c'erano ancora questi paletti conficcati nel terreno, cinquanta
centimetri di lunghezza, un'estremit appuntita. L'assassino
ne ha divelto uno e l'ha conficcato nel petto della vittima. Dev'essere
qualcuno che ha visto troppi film di vampiri, ha detto
il Doc.
Non sar per niente facile disse Bates. Ci vuole un
certo spirito d'iniziativa.
Le unghie erano spezzate prosegu Don Lee, forse per
via della colluttazione, forse gi da prima. Va' a saperlo.
Schegge nei palmi. Dev'essere quando ha cercato di strapparsi
il paletto dal torace.
O di non farsi infilzare.
Quando l'abbiamo trovato, era inchiodato a una sorta
di traliccio metallico. Braccia incrociate sopra la testa, polsi rivolti
all'esterno. L'avevano legato con del cavo da quadri.
Quindi la vittima  stata spostata da morta.
Cos sembra. A sentire il Doc il paletto non ha preso il
cuore, ma si  piantato nella vena cava.
Il che significa che ci ha messo un po', a morire... Non
voglio certo mancarvi di rispetto, badate bene, ma che tipo di
attrezzatura avete, da queste parti, per esaminare le scene del
crimine?
La Polizia di Stato ci fornisce del materiale. Quando sono
entrato in polizia, mi hanno spedito per un paio di mesi
nella capitale e mi hanno fatto qualche lezioncina. Don Lee ha
studiato un po' per conto suo. Abbiamo sempre fatto del nostro
meglio. Ma  come le ho detto subito, non sappiamo pi
che pesci pigliare.
Ho consultato l'intero manuale, ho fatto tutto secondo
la procedura mi disse Don Lee. Fotografie della scena del
crimine, da diverse angolazioni. Ho raccolto abiti ed effetti
personali e li ho messi in buste di plastica, incluso un taccuino,
che sembrava una sorta di diario. Ho rilevato la mezza
impronta di un piede, sotto la tettoia. Ho raccolto frammenti
di materiale vario, campioni di sangue,
Guardai Bates. Lui fece spallucce. Che vuole che le dica?
Io, in questa faccenda, mi ci sono trovato per caso. Lui c'
nato.
Il fatto  disse Don Lee, che posso andare avanti fino
al giorno del giudizio, a grattare questo e quello, a scattare
fotografie e ad accumulare oggetti, ma in mano ho solo un mucchio
di sacchetti di plastica con tanto di etichetta. Tutto contorno,
senza vera sostanza.
Dov', adesso, l'attrezzatura per i rilievi e tutto il materiale
recuperato?
Alla stazione di polizia,
Di solito non lo rispedite alla Polizia di Stato?
Di solito non  il termine esatto disse Bates. Non ci 
mai capitato di dover usare quella roba, prima d'ora. Anzi,
neanche sapevamo pi dove l'avevamo messa,
Mettete i sigilli a tutto quanto, ci hanno detto dalla Polizia di Stato, passeremo noi a prenderlo.
L'identit del cadavere  ancora sconosciuta, immagino.
Cenni d'assenso da ambo le parti,
E quando avete battuto la zona, fotografia in pugno,
non avete trovato nessuno che lo conoscesse, o che l'avesse
visto. Giusto l'ennesimo uomo invisibile dell'America.
Gi.
Avevo finito l'insalata e il sandwich, e mi ero scolato tre
o quattro tazze di caff (Thelma continuava a saltar fuori, di
tanto in tanto, e a riempirle). Anche troppo brava, come cameriera.
Del pane tostato di Don Lee non erano rimaste che
briciole, e quattro vasetti vuoti di marmellata, di quelli di plastica,
monoporzione. Grumi di tuorlo d'uovo e un lago di ketchup
troppo liquido si davano battaglia nel piatto dello sceriffo.
Quel che vi devo chiedere  il motivo per cui avete deciso
di star dietro a questa faccenda. Questa  una bella citt.
Pulita, autosufficiente.  chiaro che la vittima veniva da fuori,
 evidente che non  il padre di nessuno, qui, n il figlio di
chiss che madre. Nessuna citt, nessun dipartimento di polizia,
grande o piccolo non ha importanza, sprecherebbe un
minuto del suo tempo per una storia del genere. Certo, butterebbero
gi un rapporto, andrebbero a infilarlo nell'archivio,
e avanti il prossimo.
Be', loro ci sono abituati. Noi no. Bates mosse lo sguardo
sul vano della porta, occupata adesso da una donna sulla
trentina, di bell'aspetto, con un abito grigio e una camicetta di
pizzo color bianco sporco. Ditemi che non  lei, la Polizia di
Stato.
Non  lei, la Polizia di Stato fece Don Lee.
Lo sai benissimo che  lei, invece.
Come a volercene dare conferma, la donna avanz verso
di noi.
Non ci capita spesso di inciampare nei cadaveri, da
queste parti disse Don Lee.
E di solito, questi cadaveri disse Bates, non hanno in
tasca la corrispondenza del sindaco.
...
.
...
CAPITOLO 6.
...
.
...
In linea di massima, non sparisce pi nessuno,
Non era un caso di persone scomparse. A dir la verit,
era un caso di tutti i tipi, eccetto che di persone scomparse.
Rapina, aggressione, omicidio. Dio solo sa cos'altro. Ed  cos
che ce l'avevano rifilato: con il dire che non sparisce pi nessuno.
Fu lo stesso capitano, quel giorno, a prendere la chiamata.
Signori, disse. Agenti. Ci siamo forse spiegati male? Quando
vi ho chiesto di riunire i vostri sforzi e fare tutti quanti del
vostro meglio, mi aspettavo che capiste che l'obiettivo era
quello di trovare il sospetto. Invece mi sembra che, tutti insieme,
siete soltanto riusciti a perderlo.
Vi furono risate, risate piene d'imbarazzo, un imbarazzo
destinato a restarci familiare nei mesi successivi. A poco a poco
le risate si spensero, e seguimmo l'adunata mattutina in un
silenzio di tomba. Niente battute, n fischi di disapprovazione, e nemmeno quell'interminabile cazzeggio che contraddistingue
gli uomini che passano la vita in stretta intimit e lavori
malsicuri. Ce ne restammo seduti ad ascoltare - qualcuno
prendeva pure appunti - e infine ci alzammo, recuperammo
le macchine, e belli tranquilli ce ne andammo ciascuno
per i fatti propri.
La faccenda era gi cominciata da un bel po',  chiaro, un
sabato sera di quasi due mesi prima, quando una testa di cazzo
di nome Richards era riuscito a introdursi in un condominio
appena fuori dal campus della Memphis State University,
abitato da dieci studentesse. Erano quasi tutte fuori con degli
amici. Le tre che erano rimaste in casa, le aveva aggredite. Legate
come salami, con del cavo elettrico, e se l'era fatte una alla
volta, avanti e indietro. Arrivava con l'uccello duro come
un sasso, raccont poi una delle ragazze, glielo ficcava dentro,
e se ne andava. Poi, dopo un po', eccolo di ritorno. Niente
orgasmi, e neanche sembrava che gli piacesse poi tanto. Un
mucchio di sangue, alla fine, raccont una di loro. Mi chiedevo,
disse, se era il mio, quel sangue, o quello delle altre, chiss
cosa gli aveva fatto.
Richards aveva passato l'infanzia da un orfanotrofio all'altro,
venimmo poi a sapere da un assistente sociale, il pi
delle volte rinchiuso in uno sgabuzzino. Mangiava solo quando
si ricordavano di portarglielo, lo riempivano di botte o
abusavano di lui. Mi sanguinava il cuore.
Fatto sta che la violenza carnale era un terreno nuovo per
Richards, anche se era uno che si dava un gran daffare, tra rapine
a negozi, furti con scasso di vario genere, furti d'auto e
aggressioni. Ma stavolta, come un cane che per la prima volta
fa secca una gallina, aveva provato anche questa. E gli era piaciuta.
Nelle settimane successive imparammo a conoscere quel
campus alla perfezione, ci passammo pi tempo noi degli
studenti. Come delle formiche a un picnic, e altrettanto invisibili.
Ma quando Richards torn a colpire, fu dalla parte opposta
della citt, in un alloggio nei pressi del Samaritan Hospital
abitato da allieve infermiere. L'ospedale ce le faceva
stare gratis, e loro per mezza giornata frequentavano i corsi,
e per l'altra si prendevano cura dei pazienti. In capo a un anno,
all'incirca, diventavano infermiere diplomate. Venivano
da tutto il Sud, a frequentare quel corso, ragazze dalle poche
o nessuna prospettiva. Richards arriv sul posto un venerd
sera verso le nove. Delle quindici ragazze che vi abitavano,
nove erano in servizio, a dare una mano al turno serale, anche
se a rigor di legge non erano ancora infermiere. Altre cinque
se n'erano andate a farsi una pizza e poi al cinema. Erano
state queste ultime, a chiamare soccorso, quando verso
mezzanotte erano rientrate a casa e avevano trovato Mary Elizabeth
Walker (di Mobile, Alabama) e Sue Ann Simmons (di
Tupelo, Mississippi), legate al letto con del nastro isolante.
C'era tanto di quel nastro, disse una delle testimoni, che le
due ragazze sembravano mummie, o bozzoli. Mary Elizabeth
guardava fissa il muro, e si rifiutava di rispondere alle domande.
Perdeva sangue dall'ano e dalla vagina. Neanche Sue
Simmons rispondeva. Era morta.
Arrivammo a Richards nel solito modo, grazie alla soffiata
di un informatore. Costui abitava nelle vicinanze, e spesso
si ritrovava a frequentare gli stessi locali di Richards: tavole
calde, sale da biliardo e bar, e quasi sicuramente ce l'aveva
con lui. Una volta saputo tutto questo, e ancora con niente di
concreto in mano, se non semplici voci e sospetti, ci mettemmo
sulle tracce di Richards senza perderlo mai di vista, sorvegliando
casa sua da macchine senza contrassegni. Per due
giorni non accadde nulla. Per scoprimmo un sacco di cose:
che teneva orari imprevedibili, non vedeva mai nessuno, e seguiva
una dieta a base di hamburger che andava a mangiarsi
a casa. Il terzo giorno, svan
Ci procurammo un mandato e facemmo irruzione. In casa
sua, era tutto uguale a quando ci eravamo introdotti senza
mandato: vestiti dappertutto, oggetti da toeletta al loro posto,
un paio di flaconi di medicinali in bagno, pile di bustine di senape,
sale e pepe sul piano del cucinotto proprio accanto a un
mucchietto di spiccioli. Era scomparso, e basta. Evaporato.
Svanito. E non se ne seppe mai pi niente.
E questo fu il primo.
Roba da vigilantes disse qualcuno all'adunata.
La posizione ufficiale del Dipartimento dichiar il capitano,
 che si tratta di un gesto isolato. E questa sar anche
la vostra posizione.
Dovrei andare a frugare negli archivi - e non posso certo
farlo - ma mi sembra che ci vollero due o tre mesi, prima del
nuovo casino.
C'erano delle altre teste di cazzo che avevano preso a rapinare
questi negozi a gestione familiare, gi in citt, e sbattevano
il calcio della pistola in testa a chiunque si trovasse
dietro il bancone, mamma, babbo o figlioletti, se solo questi si
azzardavano a dire qualcosa o si mostravano troppo lenti a tirar
fuori i quattrini dalla cassa. Facili da individuare, quei delinquenti.
Intanto, agivano sempre,in tre. Uno non apriva mai
bocca. Si teneva in disparte, aveva una mazza da baseball sulla
spalla, di quelle di metallo, e passava all'azione solo quando
i suoi complici avevano fatto razzia e tagliato la corda. Allora
lui ci dava dentro di mazza, e frantumava rotule, anche,
polsi, caviglie.
Ancora una volta, come al solito, ci vennero fornite informazioni
confidenziali da uno dei pi noti lingualunga della
citt. Certi tipi che non erano mai riusciti a mettere assieme
gli spiccioli per comprarsi un boccale di birra in tre, avevano
cominciato a farsi vedere con le mani attorno a bottiglie belle
ghiacciate di birra estera. Uno dei tre, rifer l'informatore,
metteva davvero i brividi. Mai una parola, sempre sorridente,
seduto l fermo e immobile. E sempre con un berrettino da
baseball in testa. Un giorno degli Yankees, il giorno dopo dei
Dodgers, poi Orioles, Rangers. Doveva avere proprio un accidente
di collezione.
Come altri del loro stampo, questi tipi avevano cominciato
a piazzare un colpo ogni tanto; poi, nel vedere che riuscivano
a farla franca, e che il frutto dei loro colpi non era cos
da buttare via, si erano risolti a farla diventare un'attivit
regolare. Fu questo che, assieme alle soffiate degli informatori,
ci fece risolvere gran parte di quei casi. Non ci volle molto
perch quei tipi prendessero a colpire tutti i venerd sera.
Sapevamo dove abitavano, in un condominio sgangherato
e semiabbandonato nella zona sud di Memphis, tra il
Crump e il Mississippi Boulevard, quel genere di casa le cui
stanze sono state suddivise in stanze sempre pi piccole, a
forza di divisori, e dove per sedersi sul water bisogna tirar su
le ginocchia e infilarle tra la porta e il lavandino. Per dovevamo
coglierli a brache calate. Tutte le autopattuglie iniziarono
a girare con una lista dei negozi a gestione familiare, nella
zona centrale di Memphis, che ancora non erano stati rapinati.
Li accerchiammo come squali.
Pass un venerd, e poi un altro, senza che i tre tipi neanche
rientrassero alla loro tana. Non si erano visti nemmeno
nei bar, ci disse l'informatore quando fu rintracciato dall'agente
che faceva da intermediario. Nessuno li aveva visti.
E nessuno li vide mai pi.
C' una mela marcia nel Dipartimento fu la voce che
inizi a girare negli spogliatoi degli agenti e nelle sale ricreative,
chi volete che le sappia queste cose, altrimenti.
Un altro paio di casi. Almeno.
Uno che faceva secchi i tassisti. Colpiva a tarda notte,
quando i conducenti erano disposti a caricare chiunque, pur
di assicurarsi una corsa. Li faceva spingere fino all'estrema
periferia della citt e poi fracassava loro il cranio. Il Dipartimento
si procur centinaia di pagine di tabulati di chiamate
al servizio radiotaxi, di segnalazioni delle corse. Avevamo appena
cominciato a perlustrare le zone da cui erano partite le
ultime chiamate quando, cos com'erano iniziati, gli omicidi
cessarono.
Infine, una serie di incendi dolosi in cantieri edili che costruivano
case di pregio. Prima due cantieri, poi un terzo, andarono
completamente in fumo. La terza volta, un'anziana
coppia si era gi trasferita nella nuova casa senza aspettare la
fine dei lavori. Erano andati arrosto anche loro. E poi basta.
Ma che cazzo sta succedendo, diceva il capitano; e il suo
stato d'animo trovava eco in quello di molti altri, come la
stampa, ad esempio, che continu per un bel pezzo a ribattere
sullo stesso tasto.
Non lo venimmo mai a sapere. Ma a quasi un anno di distanza,
grazie a una segnalazione anonima, scoprimmo - in
un bosco appena al di l del confine del Mississippi - sei tombe,
l'una accanto all'altra, poco profonde, ciascuna di esse
sormontata da una targa in legno su cui era stato inciso a fuoco
un teschio ghignante, con tanto di ossa in croce.
Prende qualcosa? Caff? Una fetta di torta?
No, grazie, sceriffo.
Valerie Bjorn si era presentata, aveva sillabato il suo cognome,
e si era seduta accanto a Don Lee.
 nuova della Polizia di Stato?
Sono in servizio da pi di un anno.
Ho notato che non indossa l'uniforme.
Non indosso... oh. Non sono un agente, sceriffo. Faccio
parte dell'ufficio legale del Comando. E il comandante Bailey
mi ha chiesto se potevo passare a recuperare il materiale che
avete raccolto.
Allora mi sa che alla Polizia di Stato devono pagarli bene
i fattorini, di questi tempi.
Lei sorrise. Abito qui, sceriffo. Be', non proprio qui, a
essere precisi. Per non molto lontano dalla citt.
La vecchia casa degli Ames.
Ho traslocato due mesi fa.
Avevo sentito dire che era stata acquistata.  rimasta
vuota per un mucchio di tempo. Doveva essere ridotta davvero
male, a quanto mi risulta.
Gran parte del lavoro lo faccio da sola. Mio nonno era
capomastro, di quelli che alla sua epoca sapevano fare di tutto:
idraulico, elettricista, carpentiere.  stato lui ad allevarmi.
Ho cominciato a strisciare sotto le case che avr avuto otto,
nove anni.
E ancora non ha smesso dissi io.
Credevo di si. Ma su queste cose si finisce per sbagliare
spesso, non vi pare? Non che abbia tutto questo tempo libero
per infilarmi sotto casa, tra il mio vero lavoro e quello che faccio
per il comando. Mi auguro che non le abbia dato fastidio,
se sono venuta io a cercarla, sceriffo. Ho visto la sua jeep, l
fuori.
Neanche un po', signorina Bjorn.
Val. Per piacere.
D'un tratto ci trovammo davanti Thelma. Aspettate, che
vi faccio un po' di posto disse, e prese a raccogliere i piatti e
a disporli sul braccio sinistro. Volete qualcos'altro, ragazzi?
Signora? Gli occhi delle due donne si incontrarono per un
istante. Ancora un po' di caff? L'ho appena fatto.
Si sta facendo un po' troppo tardi, per questo vecchio
disse Bates. Vedrete se non finir per starmene sveglio fino
a marted prossimo.
Anche io e Don Lee declinammo l'offerta.
Sto bene cos disse Val. Ma grazie lo stesso.
Ci porti il conto? chiese Bates. Thelma si volt e scosse
il capo. Lui scosse il suo.
Quant' che va avanti questa storia, Thelma? Quattro,
cinque anni?
Dice Sonny che non ti devo far pagare niente. Lo sai benissimo.
E tu sai...
 il padrone, Lonnie, e io devo fare come dice lui. Tutti
ubbidiamo a un padrone, pi o meno. E che, non ti sembra
gi abbastanza duro, questo lavoro?
Va bene, va bene. Comunque, hai quasi finito il turno.
La vita  piena zeppa di quasi, non credi?
Bates tir fuori il portafoglio, aspett che Thelma si fosse
allontanata, prese un biglietto da venti e uno da cinque e li
nascose sotto la zuccheriera. Era almeno il doppio di quanto
avremmo speso.
Muore dalla voglia di sapere chi  lei disse poi a Val.
L'ho capito.
Vuole tornare con me alla stazione di polizia e prendersi subito tutto quanto?
Le secca se passo domani mattina mentre vado al lavoro,
sceriffo? Adesso non vedo l'ora di tornarmene a casa e riposarmi
un po'.
Come tutti noi Bates annu. A che ora pensa di farsi
vedere?
Sette, sette e mezza.
Bene. Io non sar ancora in ufficio, ma ci trover Don
Lee.
Ci alzammo e ci avviammo all'uscita.
Buonanotte, allora ci disse Val fuori dal locale. A turno,
i suoi occhi si fissarono nei nostri. Strinse la mano a Bates.
Non oso pensare alla parte che mi far Lisa disse Don
Lee.
Ci puoi scommettere. Avr dato la tua cena in pasto ai
maiali. Bates si gir verso di me. Mi sa che le serve un passaggio.
Non abita in citt? chiese Val.
Scossi il capo. Una capanna nei pressi del lago.
Bello, lass.
Vero.
Dio, com' tardi.  uno dei suoi uomini, sceriffo, o sbaglio?
Be'...
Guardi, per arrivare al lago ce ne vuole. Io ho una stanza
libera. Non c' molto, dentro, solo un vecchio letto a castello con un futon buttato sopra, qualche cubo di plastica, una
lampada da tavolo senza il tavolo. Ma per stanotte tutto questo
pu essere suo.
Un vero regno.
...
.
...
CAPITOLO 7.
...
.
...
Uscimmo dalla citt, in direzione opposta a quella del lago,
passando davanti al frutteto di Pappa Totzske - tutti alberi
di melo, in continua estensione - e al suo allevamento, un
pollaio di oltre venti metri. Il sedile posteriore della Volvo
gialla di Val, che avr avuto all'incirca sei anni, era pieno zeppo
di scatole, classificatori d'archivio, indumenti, una pila di
giornali. Le bast girare la chiavetta, perch partisse a tutta
palla una cassetta di musica vecchio stile. Gid Tanner, forse.
Subito premette il tasto di espulsione del nastro.
Mi scusi. Questa parte di mondo di solito la tengo per me.
Cerca di assorbire la cultura indigena?
Ma no rise lei. Con questa roba ci sono cresciuta,
l'ascolto e la suono da quando avevo dieci anni.
Appena dopo l'inizio della sua carriera di carpentiere.
Esatto. Martello, cacciavite, mandolino. Con il martello,
per, me la cavo assai meglio.
La vecchia casa degli Ames era otto, forse dieci chilometri
fuori citt, al termine di una strada sterrata cos piena di
buche da poter passare per la riproduzione in miniatura del
Grand Canyon. Di fianco alla casa c'erano alberi di pecan e
un enorme salice piangente, mal tenuto e mai potato. Intere
trib ci potevano vivere, l sotto, senza farsi scoprire da nessuno.
Val and a fermarsi sotto uno degli alberi di pecan - erano
della variet papershell, notai, quella che produce frutti
dal guscio sottile - e scendemmo dalla macchina. Dovetti affibbiare
alla portiera un colpo secco con la base del palmo,
per farla aprire. Val mi aveva gi avvisato che a volte restava
bloccata. Dal baule prese una sacca da libri, di tela, che a
quanto pare fungeva da ventiquattrore. Proprio sopra di noi,
su un ramo, sedeva uno scoiattolo, che aveva attaccato ad
apostrofarci con il suo rumoroso chiacchiericcio.
Ho solo due stanze abitabili, per adesso disse Val nel
guidarmi dall'ingresso in un piccolo soggiorno di quelli che,
all'epoca della costruzione della casa, venivano usati solo nei
giorni di festa e in altre occasioni ufficiali. Adesso conteneva
un lettuccio, una sedia a dondolo e un tavolo che svolgeva la
tripla funzione di scrivania, tavolo da pranzo e ripiano puro
e semplice. In un angolo troneggiava un armadio guardaroba
di quelli antichi, con i cassetti sulla sinistra ancora utilizzati,
mentre quelli sulla destra erano in via di restauro: liberati, a
colpi di carta vetrata, da pi strati di pittura e copale, e riportati
a legno vivo. In cima all'armadio c'erano, appunto, carta
vetrata, un piatto piano e stracci vari.
Sulla parete accanto al tavolo era appeso un gourd banjo.
Feci scorrere il pollice sulle corde, e restai sorpreso nel constatare
che non erano d'acciaio, bens morbide, come quelle di
una chitarra.
Vedo che ci sente parecchio, per questa cosa.
Mi sa di s.
Sganci il banjo dal supporto e, nel sedersi, gli trov la
giusta posizione in grembo. Pizzic un paio di corde, manovr
sui piroli. Poi attacc a suonare, abbozzando una melodia
con il dorso dell'unghia dell'indice, e sfiorando appena le altre
corde, mentre il pollice saltava su e gi dalla quinta corda,
quella pi breve. Soldier's Joy. Smise di colpo, e torn a riporre
lo strumento alla parete.
Le andrebbe del t?
Non mi par vero.
Superammo il vano doppio di una porta - senza battenti
- che dava in cucina.
 qui che mi gioco la reputazione di vera donna del
Sud disse.
Se da un lato anche il soggiorno aveva in s un qualcosa
di improvvisato, una sorta di accampamento o di allegra baldoria,
la cucina era invece attrezzata di tutto punto, pentolame
e provviste ben disposti sugli scaffali, asciugamani sugli
asciugatoi, piatti negli scolapiatti, un ceppo di coltelli sul bancone,
vicino alla cucina a gas. Ci sedemmo a un tavolo di legno
un po' malconcio, ad aspettare che l'acqua bollisse.
La cosa buffa disse Val,  che prima non ci sentivo,
proprio per niente. Da ragazzina non vedevo l'ora di scappar
via.
Cresciuta da queste parti?
Kentucky. Non che ci sia una gran differenza. Quando
me ne sono andata al college, ho giurato che non mi sarei pi
guardata indietro, e che mai e poi mai sarei tornata indietro.
Ho preso i due vestiti di JCPenney che mi ero comprata facendo
la cameriera e qualche libro che avevo, per cos dire, scordato
di restituire alla biblioteca, e mi sono piazzata a Tulane,
in una casa dello studente. Era il 1975. All'ingresso in societ
della mia compagna di stanza, una ragazza del Texas, erano
state invitate centinaia di persone. Tutto lo spazio dell'armadio
se lo prendeva lei, il suo e il mio, tanto a me non serviva.
E quei due vestiti sembravano cos fuori posto, cos anacronistici
come una gardenia tra i capelli.
Vers l'acqua in una teiera panciuta.
Ero un tipo sveglio. E questo era uno dei due o tre sistemi
di cavarsela, laggi. Tulane era piena di ragazzi della East
Coast, tutta gente piena di quattrini che per non era stata
presa in nessuna delle universit della Ivy League, e di tipi
del Sud, tutti poveracci con una borsa di studio. I vestiti li ho
persi subito, l'accento poco dopo. Avevo scoperto che in quasi
tutte le occasioni mondane non c'era altro da fare che starsene
buoni a guardare chi ti stava attorno. Zucchero? Limone
o latte?
Scossi il capo.
Al secondo anno non mi si distingueva pi dalla massa.
Mimetizzata, come diceva un mio amico. Mi laureai tra i primi
del mio corso, e me ne andai a Baltimora come socio giovane
- molto giovane - in uno studio legale associato.
Mi mise davanti una tazza, girata ad arte, cos che il bordo
scheggiato non fosse rivolto verso di me.
Non  che sono cos ciarliera, di solito.
Nessun problema.
Bene. Torn a sedersi al tavolo, sorseggi il t. Sono
rimasta lass per quattro anni. Sempre a ballare con quello
che ti ci ha portato, come avrebbe detto mio padre. Mi piaceva
Baltimora, mi piaceva lo studio legale, mi piaceva il lavoro.
Ed ero pure brava.
Cos' cambiato?
Niente. Qualcosa. Io? Sorrise. Era una cosa che volevo,
a ogni modo. E poi, davvero lo facciamo?
Cambiare?
Annu.
Se non lo facciamo - o non possiamo farlo - cosa resta,
allora, che abbia senso?
Si alz quasi del tutto, per riempire le tazze. Da molto vicino,
proprio fuori dalla finestra, si lev il grido di una civetta.
Lei non  un poliziotto, o sbaglio?
Non pi, da un bel pezzo. Lo sono stato.
Aspettava. Quasi subito, le raccontai i punti essenziali.
Un'altra vita condensata, come le Cliff Notes.
Come, scusi?
Quei fascicoletti, quei riassunti di libri famosi che gli
studenti usano invece di leggere gli originali. Per molti di
noi la vita  stata cos. Un riassunto di chi siamo e cosa facciamo,
a pennellate ampie, e al quale poi facciamo del nostro
meglio per restare fedeli.  il bello della vita, le piccole
cose e i particolari che la fanno diventare migliore e degna
di essere vissuta - come la colazione della domenica mattina,
caff e giornale e pane appena sfornato, il vento sulla
pelle, e sapere che la persona che ami  vicino a te -, tutte
queste cose, insomma, finiscono per essere messe da una
parte. Ignorate, perdute.
Se permettiamo che sia cos.
Se lo permettiamo,  vero. Ed  questo il motivo per cui
sono qui, una scusa buona come un'altra.
L'oscurit si era fatta totale. In lontananza, il gracidio
delle rane, che rimbalzava sul laghetto dietro la casa, amplificato
dall'acqua. Al chiaro di luna quello stagno sembrava, in
effetti, proprio un piatto metallico. Le falene andavano a cozzare
sulla finestra alle nostre spalle, e contro la zanzariera della
porta di cucina.
Tre volte, ho estratto la pistola dissi. Dio solo sa perch
le dicevo questa cosa. E ogni volta  morto qualcuno. La seconda,
stava piovendo. Ricordo bene. Il sangue scorreva sull'asfalto.
Anch'io ero in quella strada, in grembo reggevo la
testa di quell'uomo. E continuavo a pensare che, a casa, c'erano
ad aspettarmi i miei bambini.
Bambini?
Un maschio e una femmina. Sono cresciuti senza di me,
adesso hanno la loro vita. E forse  stato meglio cos... Il fatto
 che in quella strada, chiss come, mi sentivo vicino allo sconosciuto
cui avevo appena sparato, e che stava morendo, pi
che a ogni altra persona in tutta la mia vita.
Rest in silenzio, per un po'. Restammo entrambi in silenzio.
Non so che dire.
Non deve mica dire qualcosa per forza.
Di colpo, tutta quanta la mia vita sembra cos' minuscola.
Sono minuscole, le nostre vite,
Annu.
Proprio vero.
La seguii all'esterno, sulla veranda,
Non penso abbia fame,
Non proprio.
Io invece ho sempre fame. Compro casse di popcorn,
sgranocchio carote fino a diventare arancione, mastico sedano
fino a farmi dolere i denti.
Restammo li, a guardare il cielo.
E la terza volta? chiese.
Che ho estratto la pistola?
Si.
Quella volta,  toccato al mio partner.
Oh.
Ci sono un sacco di cose, dietro.
Immagino. Gett lo sguardo tra gli alberi. Ascolti.
Cos feci, e per quell'unico, perfetto istante fummo avvolti
dal silenzio, silenzio assoluto, silenzio di un tipo che il
mondo intero e i suoi abitanti sembrano aver dimenticato. Poi
tocc di nuovo alle rane, mentre da una superstrada a chilometri
di distanza ci arrivava il rombo delle auto e dei camion.
...
.
...
CAPITOLO 8.
...
.
...
Era all'incirca da un anno che giocavo a fare il detective,
quando mi tocc occuparmi del caso di una persona scomparsa.
A dir la verit, sarebbe dovuto toccare a Banks, che era
pi anziano di me e pi avanti nella scala gerarchica. Ma
Banks era parecchio impegnato su una serie di piste, cos mi
disse il tenente, che riguardavano casi di sequestro di persona
a scopo di libidine, avvenuti in certe scuole private della
zona. Mi dispiaceva?
Una paziente, Patricia Pope, diciannove anni, era svanita
da un reparto di terapia intensiva. Tempo addietro era uscita
con degli amici a festeggiare il suo compleanno: pizza e Coca
Cola. Nel tornare a casa, verso le otto di sera, avevano avuto
un frontale con un'auto il cui conducente era completamente
ubriaco. Quel tale aveva cominciato a bere alle cinque,
appena uscito dal lavoro e, non si sa come, era riuscito a immettersi
sulla superstrada, contromano, da una rampa di
uscita. Gli altri quattro occupanti della macchina erano morti.
Patricia - che viaggiava sul sedile anteriore - era stata catapultata
fuori dal parabrezza, dritta sul cofano della F-150
dell'autista ubriaco. Aveva ricevuto il primo trattamento
d'urgenza al pronto soccorso del Baptist Hospital, poi era stata
trasportata al reparto di terapia intensiva di neurologia e li
tenuta sotto osservazione per parecchi giorni mentre dal cranio
le veniva drenato liquido in un cilindro graduato; in seguito
in un reparto di chirurgia generale e, infine, in un piccolo
reparto separato. Non dava segno di riconoscere chi le rivolgeva
la parola, e aveva minime reazioni al dolore. (Al
pronto soccorso strizzavano e torcevano i capezzoli. Al piano
superiore, con pi tatto e gentilezza, usavano degli spilli per
sollecitare piedi, caviglie, avambracci, tronco.) Le sue mani
avevano cominciato ad aggricciarsi, dapprima con una serie
di contrazioni che facevano cozzare muscoli e ossa. Gli occhi
le roteavano da sinistra a destra, senza interruzione. Era ormai
preda dell'incontinenza, e alimentata da un tubo che doveva esserle reinserito a ogni pasto. Gli infermieri le facevano passare questi tubi dalle narici, le insufflavano aria con una
siringa e auscultavano con uno stetoscopio, per accertarsi che
il tubo avesse raggiunto lo stomaco.
L'incidente era avvenuto il 3 aprile. Patricia era stata trasferita
nel reparto di terapia intensiva il 20 dello stesso mese.
Nella prima mattina del 17 giugno, quando le infermiere del
primo turno erano passate a controllare i pazienti, Patricia
risultava non presente nel suo letto. Erano state queste le esatte parole dell'amministratore dell'ospedale, quando aveva
chiamato la polizia. Non presente nel suo letto. Neanche fosse
un campeggio estivo. La chiamata giunse alle 7,06.
Mezz'ora dopo, alle 7,38 secondo l'orologio di noce e ottone alla
parete, ero seduto nell'ufficio dell'amministratore con una
tazza di mefitico caff tra le mani, e osservavo il suddetto
amministratore, Daniel Covici, MBA, CEO, che faceva scorrere un
pollice sul piano ben levigato della sua scrivania. Era di
propriet dell'ospedale quella scrivania, certo, ma non avevo alcun dubbio che lui la considerasse come propria.
Gran parte delle indagini  come quel gioco in cui si anneriscono
le caselle numerate. Bisogna porre delle domande
secondo un ordine prestabilito; se non ricevono risposta, bisogna
porle di nuovo, e prima o poi si riuscir ad arrivare al
marito o alla moglie, all'innamorato o all'innamorata respinta,
al socio in affari, al padre o alla madre, al fratello minore,
al giardiniere, allo zio eccentrico, al vicino di casa invidioso.
E questo caso non era diverso dagli altri. Nell'arco di un'ora,
sceso al seminterrato nell'ufficio del personale, consultai
l'elenco delle pi recenti interruzioni di rapporto di lavoro, e
scovai il nome di un inserviente che si era licenziato senza
preavviso il 16 giugno, alla fine del suo turno, dicendo soltanto
di essersi procurato un lavoro migliore. Era stato alle dipendenze
dell'ospedale per sedici anni. Douglas Lynds. L'indirizzo
indicava una solitaria casupola di legno su quella che
all'epoca si chiamava ancora Southwestern.
Dalla strada, riuscivo a intravedere tra gli alberi le guglie
e i contrafforti gotici dell'Universit. La casa era indietro di
una buona decina di metri, anche se quello che la separava
dalla strada poteva a malapena essere chiamato giardino. Dal
terreno spuntavano tracce di vecchie fondamenta, come mozziconi
di denti spezzati all'altezza della gengiva. Con buona
probabilit, un tempo simili strutture sostenevano un complesso
residenziale per studenti di dottorato, e quella casupola
era l'unica superstite. Era comunque in condizioni impeccabili,
da poco ridipinta di un bianco accecante, con i telai
delle finestre e le finiture di un bel colore verde menta.
All'epoca tutto era molto pi semplice. Quando non ricevetti
risposta alla mia bussata, me ne andai sul retro, provai a
bussare anche da quella parte e poi mi decisi a forzare la porta
della cucina. In caso di necessit, avrei sempre potuto sostenere
di averla trovata socchiusa, di aver udito rumori all'interno,
di aver pensato alla presenza di estranei.
Tre stanze. Cucina, con bancone e fornello immacolati,
bagno proprio sulla destra, soggiorno di fronte, camera da
letto sulla sinistra.  l che la trovai. Con dei cuscini dietro la
testa e una camicia da notte rosa pallido, bordata al collo e alle
estremit di fiorellini blu, con fiori pi grandi ma sempre
blu a fare da bottoni. Sul cuscino pi alto erano sparsi i capelli,
lucidi e puliti, a contornare il volto dove gli occhi roteavano
a sinistra, a destra, a sinistra. Da una narice, diretto verso
la bocca semiaperta, grondava del muco.
Non le faccia del male, la prego disse una voce alle mie
spalle.
Risposi che non ne avevo intenzione, e dissi chi ero.
Sono uscito a fare un po' di spesa. Non la lascio mai sola,
se non quando  strettamente indispensabile. Pos il sacchetto
di provviste sul pavimento, in prossimit della porta.
Dev'essere cambiata. Va bene se lo faccio?
Certo.
Si avvicin al letto, le sbotton la camicia da notte e apr
le spille di sicurezza che serravano l'asciugamano usato a mo'
di pannolone. Nella stanza si sparse il forte odore chimico
delle feci. L'uomo port il pannolone in bagno, gettandolo in
un secchio coperto. Fece scorrere l'acqua fin quando non fu
tiepida, poi inzupp una pezza. Torn ad accostarsi al letto e,
sorreggendo senza sforzo la ragazza con l'interno di un braccio,
si mise a ripulirla. Port anche la pezza in bagno, la sciacqu
e la appese ad asciugare, poi si lav le mani. Le sistem
un nuovo pannolone, riabbotton la camicia da notte e la lisci.
Infine allung una mano a picchiettare con l'unghia contro
il tubicino dell'endovenosa, verificandone l'apertura, lo
sgocciolamento, il livello.
Pensavo di riuscire ad avere pi tempo. Io e lei, da soli.
Mi spiace.
Non era sua intenzione che accadesse tutto questo, mi
disse, restando in piedi a guardarla dritta in viso; non voleva
certo causare fastidi. Voleva solo prendersi cura di lei. Era
quanto aveva gi fatto per un bel pezzo a Parkview. Ripulirla,
farle il bagno, controllarle le endovenose. Ma c'era sempre
un sacco di altre cose da fare, troppi altri pazienti che avevano
bisogno di attenzione. E lei meritava di meglio.
Che le succeder, adesso?
Sar riportata in ospedale.
A Parkview, vuol dire.
Esatto.
E io finir in prigione.
Per qualche tempo.
Ha idea quanto a lungo?
Difficile a dirsi. Chiss di cosa lo avrebbero accusato.
Sequestro di persona, comportamento pericoloso? Eccesso di
gentilezza? Un anno, diciotto mesi, roba del genere. Dopo di
che, la metteranno in libert vigilata,
Annu.
Cos, quando esco, posso andare a trovarla.
...
.
...
CAPITOLO 9.
...
.
...
A colazione, caff nero e ciambelle. Cinque tipi di ciambelle,
in un sacchetto di carta nel freezer (fatte arrivare da
Memphis? da Little Rock?), burro, marmellata di fichi fatta in
casa e formaggio caprino con erba cipollina. Oltre a una confezione
di salmone affumicato che ci trovammo entrambi
d'accordo nel gettare via. Mi lavai la faccia e feci del mio meglio
per lavarmi i denti, mentre Val preparava il tutto; poi,
una volta finito di mangiare, rimisi a posto la cucina mentre
lei si faceva la doccia e si vestiva.
Una volta a bordo della Volvo gialla, diretti in citt, le
dissi grazie.
Lei sorrise.  sempre il benvenuto.  un piacere poter
parlare con qualcuno. Le piace casa mia?
Mi piace un sacco.
Alla stazione di polizia Val firm la ricevuta per i reperti
e disse che si sarebbe messa in contatto con noi per riferirci
l'esito degli esami. L'accompagnai alla macchina.
La prossima volta che si ritrova bloccato in citt, sappia
che ho sempre una stanza libera disse.
Lo terr a mente. Grazie.
Mi stia bene, Turner.
Rimasi a guardare finch la Volvo non scomparve alla vista.
Due paia di occhi ruotarono verso di me non appena rimisi
piede nell'ufficio dello sceriffo.
Mi sa che vi siete intesi subito disse Don Lee.
Sembra anche a me.
La casa  messa bene? Era lo sceriffo Bates.
Pu giurarci, dissi, e gli riferii quanto avevo visto. Pavimenti
riportati a legno vivo, ringhiere e cornicioni reintegrati
dei pezzi mancanti, mani di vernice asportate con cura.
Ce ne fosse, di gente come lei disse Bates. Ormai,
quasi tutte quelle vecchie case sono state rase al suolo. O
sono crollate da sole. Non ne rivedremo pi di simili. Caff?
Sicuro. Riuscii a masticarne met tazza. Un gran movimento,
in citt, quel giorno. Ogni quattro o cinque minuti si
sentiva passare una macchina. Nell'agenzia immobiliare di
fianco squill il telefono, e continu a squillare,
 la corrispondenza del sindaco?
Chiedo scusa? disse Don Lee.
Quella che avete trovato sul cadavere. Era posta ancora
da spedire, oppure in arrivo? Circolari? Bollette? Estratti conto della banca? Lettere personali?
Bollette da pagare, per lo pi. Le attaccava alla cassetta
delle lettere con una pinza da bucato, per farle ritirare. La
stessa pinza che  l da otto o dieci anni.
La cassetta delle lettere di casa,
Esatto.
Sulla veranda o sulla strada?
Da queste parti, sono tutte sulla strada.
Mentre Bates stava versando altro caff, una donna sulla
quarantina apr la porta ed entr nella stanza. Appena entrata si
ferm, sbattendo gli occhi. Pantaloni ad altezza caviglia, che erano
nati neri ma che a forza di ripetuti lavaggi si erano fatti di un
grigio rossastro, camicia di flanella rossa e blu portata sopra una
T-shirt marroncina. Era di una certa altezza. Le maniche della camicia,
sbottonate, arrivavano a met circa dell'avambraccio.
Billie fece Don Lee. Come te la passi?
C. R. se n' andato di nuovo.
Tesoro, ritorner. Ritorna sempre. Gi lo sai.
Non questa volta.
Certo che s.
Lo pensi davvero?
Bates le si avvicin. Per un istante, prima che la donna
guardasse altrove, i loro occhi si incrociarono.
Pensavo che il nuovo lavoro gli piacesse.
Il lavoro andava bene, sceriffo. A non piacergli ero io.
Bates la guid alla scrivania. Hai fatto colazione? le
chiese. Se vuoi chiamo, e ti faccio portare qualcosa.
I ragazzi hanno mangiato bene, stamattina.
Come sempre.
Frittelle.
Billie fa delle frittelle da favola mi disse Don Lee.
Ci metto le noci di pecan, proprio come piace a loro. I
suoi occhi spazzarono il soffitto. Woodie doveva consegnare
la sua esercitazione di geografia, stamani. Sono stata attenta
che la impacchettasse per bene.
Ma hai dormito, tesoro?
No, direi di no. Ho fatto dei biscotti al cioccolato, per i
ragazzi. Anche a C. R. piacciono. Fuori era buio. Mi sa che devo
averli bruciati.
Don Lee, perch non accompagni Billie a casa, e la fai
mettere tranquilla? Sei d'accordo, Billie?
La donna lanci una selvaggia occhiata alla porta, poi alla
finestra e infine al pavimento. Solo allora annu.
La porter al campo sportivo disse Bates non appena
si furono allontanati. Staranno un po' seduti sulle tribune.
Non so perch, ma questa cosa su di lei ha un effetto positivo.
C' tutta, con la testa?
Diciamo di si. Persona migliore, non se ne trova. Solo
che a volte, ogni cinque o sei settimane, raggiunge il livello di
guardia. Succede a tutti noi, ogni tanto, dico bene?
Feci un cenno d'assenso.
Va avanti da tre o quattro mesi, secondo noi, questa faccenda
della posta scomparsa. Pi o meno corrisponde all'arretrato
delle bollette del sindaco. Gas, acqua, luce. Lui non ne
sapeva niente, per quel che siamo riusciti a capire.
Non sta troppo attento a tenere i suoi conti in ordine.
Eh gi.
E non gli erano ancora state sospese le forniture?
Non si usa tagliare i servizi, da queste parti. E poi, dopo
tutto,  sempre il sindaco.
E le carte di credito?
Sembra che quelle le pagasse direttamente dall'ufficio.
Cos come la bolletta del telefono.
Lavora da casa?
Una citt di queste dimensioni non ha bisogno di chiss
che amministrazione. Non  indispensabile un orario d'ufficio.
E allora perch paga la bolletta del telefono dell'ufficio?
Forse ha qualche ragione per non volere che sua moglie la veda? Immagino che esista, una moglie,
Oh rispose Bates, una moglie esiste, eccome,
Possiamo avere un'autorizzazione per consultare i tabulati telefonici? Del numero di casa e di quello dell'ufficio?
Per vedere chi l'ha chiamato, e chi invece  stato lui a chiamare?
Non serve. Afferr il telefono e compose un numero,
parl per un paio di minuti e riappese. Ce lo manderanno
per fax. Diamogli una mezz'oretta, dice la signorina Jean,
Cos semplice?
Sembrer semplice a lei, non crede?
Capii. Quando fai il poliziotto per le strade di una grande
citt, impari subito a scansare e a schivare, a tirar dritto, a
fingere. Ben presto scopri cos' che funziona, e ne fai uso. Era
lo stesso, qui, solo che funzionava con altri sistemi.
Dov' che abita il sindaco?
Sulla Sycamore. All'estrema periferia.
C' qualcun altro, in quella zona, che ha segnalato la
scomparsa della propria corrispondenza?
C' solo quella, di strada. E se  successo, nessuno se n'
accorto.
Oppure non ha detto niente.
Con la tazza tra le mani, Bates fece ruotare la poltroncina
di parecchi gradi sulla destra, alzando il ginocchio destro
in direzione nordest, e poi gir di qualche grado sulla sinistra,
con il ginocchio destro che piegava verso il basso mentre
quello sinistro saliva a formare una V in direzione nordovest.
Le potr sembrare incredibile, detective, ma abbiamo fatto
qualche domanda qua e l, a questo proposito. Ci abbiamo
messo qualche giorno per pensarci, credo. E forse ce lo siamo
anche scritto da qualche parte.
Non intendo mancarvi di rispetto, sceriffo. Sono qui solo perch  stato lei a chiedermelo, e questo  l'unico modo
che conosco per fare il lavoro che lei mi ha chiesto di fare.
I nostri occhi si incrociarono.
Va bene disse infine.
Cos nelle tasche di quel tipo avete trovato la posta del
sindaco.
Esatto.
Ma niente portafogli, nessun documento d'identit.
Scosse il capo.
Don Lee ha accennato a un taccuino.
Neanche l c'era molto, per quel che ci  parso.
E quel tale si sarebbe tenuto la posta per quanti mesi?
Tre, quattro?
Esatto.
Magari pensava di essere una sorta di postino dissi io.
Un postino che non fa consegne.
...
.
...
CAPITOLO 10.
...
.
...
Conoscevo Sally Gene da due o tre anni. Mi era capitata
in macchina un paio di volte, all'epoca dei suoi primi passi
nella Minorile. Mi ricordo che la stuzzicavo ben bene, dicendole
che non era poi molto pi grande dei bambini su cui stava
indagando, e che lei mi rispondeva, appunto, di non trattarla
da bambina. Il mio partner non ci capiva niente, nei nostri
scambi di battute. Da allora mi ero incrociato con Sally
Gene, a livello professionale, altre cinque o sei volte. Il suo lavoro
era, per lei, la cosa pi importante al mondo. E forse, nel
profondo, doveva anche essere l'unica cosa a cui davvero tenesse.
Un mucchio di gente, di quella particolarmente brava
nel proprio mestiere, sembra essere cos. Noialtri, invece, restiamo
a guardarli, allo stesso tempo ammirati e critici, ma un
po' imbarazzati di noi stessi e delle nostre vite sballate.
Quella domenica, la trovai ad aspettarmi fuori dalla stazione
di polizia.
Non  che puoi darmi un passaggio, detective?
Sicuro, ragazzina.
Aveva gi sistemato la cosa con i capoccioni. Bill ci vide
arrivare assieme, mi gett le chiavi e mont sul sedile posteriore.
Ma che diavolo. Sai che paio d'ore da brivido ci tocca
sorbirci adesso, tra bussare alle porte e far domande a questo
e quello.
Di recente il Dipartimento aveva rinnovato il parco macchine
con una buona mezza dozzina di Plymouth azzurre. Ci
illudevamo di passare inosservati, ma due tipi che sembravano
usciti pari pari da Dragnet, e che se ne andavano in giro
con una macchina cos anonima senza nemmeno una cromatura,
n la radio, e un normalissimo treno di gomme, il loro
mestiere ce l'avevano scritto in fronte.
E in quale amabile sobborgo cittadino dovremmo oggi
incrociare, noi tre? chiese Bill.
Nei paraggi dell'aeroporto, che in quegli anni era ancora
un'area sottosviluppata pullulante di motel pulciosi e tavole
calde da quattro soldi. Ci infilammo sulla superstrada che
conduceva in Mississippi per poi svoltare in un quartierino di
minuscole casette anonime che un tempo avevano fatto parte
della base militare. Ai lati della strada c'erano camioncini che
vendevano noci di pecan, angurie e pesche. L'aria era invasa
dal profumo dei fichi e del corbezzolo.
Sally Gene buss a una porta, e io restai qualche passo
indietro. In queste circostanze non ci era richiesto altro che
un semplice atto di presenza. Bill era rimasto accanto alla
macchina. Io avevo gi dato un'occhiata attorno. Sul lato
ovest della casa, una striscia di terra coltivata correva proprio
sotto due tratti di corda per bucato: peperoni verdi,
okra, pomodori, tutto ormai bello che andato per via dell'incuria.
Niente auto nel vialetto, e le macchie d'olio sul selciato
erano di chiss quando. Quattro o cinque copie del Press-
Scimitar, in terra in fondo al vialetto, srotolate e mai lette,
una vicino alla porta d'ingresso, un'altra a met circa del
giardinetto sul davanti.
La porta si apr. Dall'interno giungevano piatte voci televisive,
prive di accento. Cartoni animati, forse, oppure una
sitcom. Ma poi udii le parole Willa Cather ci aveva provato,
nel suo unico inimitabile modo... Vidi la testa di Sally Gene
piegarsi dapprima in avanti e poi verso il basso. Quello che ci
fissava era il volto di un bambino. Dodici anni, forse. Con addosso
una camicia gialla di nylon, che gli sarebbe ancora andata
bene per i prossimi quattro o cinque anni, e un'espressione
seria.
Pap dice che non devo far entrare nessuno.
Sally Gene disse chi era.
Pap dice che non devo far entrare nessuno.
Io te l'ho detto, il mio nome. Il tuo qual ?
William.
William. Mi spiace confonderti le idee, e non voglio certo
dire che il tuo pap ha torto. Non  cos. Ma devo proprio
entrare. Anch'io preferirei starmene a casa a guardare la TV.
Ma la gente per cui lavoro mi ha detto che devo entrare e dare
un'occhiata. Sai, quelli sono un po' come i tuoi genitori,
sempre a dirmi cosa devo fare.
Un impercettibile balenio nello sguardo del bambino - i
cui occhi avevano finito per posarsi su di me - impercettibile,
ma riuscii a coglierlo. Stava cercando una via d'uscita.
Come ti butta, William? dissi. Gli amici ti chiamano
Bill?
Dopo un istante, scosse il capo.
Hai fame, William?
Di nuovo, scosse il capo. Destra, sinistra, destra. Mi sono
gi preparato la colazione. So cucinare. Ho un mucchio di
roba nell'asciugatore. Devo tirarla fuori.
Sono in casa i tuoi genitori, William?
Torneranno tra poco.
Da quant' che sono via, William?
Lui mi guard e basta. Era pi di quanto riuscisse a tenere
sotto controllo, credo. Come tante altre cose della sua vita.
Io e la signorina Sally Gene dobbiamo entrare in casa.
Guarda, questo  il mio distintivo. Tienilo tu, fin quando non
ce ne andiamo. Dovrebbe andar bene, no?
Dopo un istante, il bambino annu e tolse la catena.
In una camera da letto trovammo una bambina di quattro
anni chiusa in un ripostiglio. Era stata attenta a defecare
solo nell'angolo pi lontano, tra scarponi e scarpe vecchie,
ma l'urina se n'era andata per proprio conto, non poteva certo
tenerla a bada. Vicino alla porta, in un piatto, alcuni Wurstel
e fette di formaggio.
Nel bagno, un bambino ancora pi piccolo, due o tre anni
forse, vittima di un severo attacco di diarrea, era tenuto fermo
con lo spago ai rubinetti della vasca. Dietro i sanitari c'era
un manuale dei Boy Scout, con un pezzo ben piegato di carta
igienica usato per tenere il segno a un capitolo sui nodi. Tutt'attorno,
a portata di mano, vasetti di burro d'arachidi e salsa
di mele e cucchiaini di plastica.
In un'altra camera da letto, sul retro, piena su tre lati di
letti a castello, trovammo sei bambini di varie et, seduti belli
dritti come reclute dell'esercito. Quando entrammo, i loro
occhi ci ruotarono addosso. Sui davanzali delle finestre giacevano
piatti di affettati e di biscotti Oreo.
Non avevo proprio idea mi disse Sally Gene.
Dovevi averla.
Oh, sapevo che c'era qualcosa di strano. Ma questo...
Tutti in affidamento?
Una delle poche situazioni su cui non abbiamo mai ricevuto
reclami. Niente, neanche un problemino.
Ho trovato una carta di credito nel cassetto della scrivania.
Alle nostre spalle, nel vano della porta, c'era William. 
da un bel pezzo che non mangiamo sul serio.
Una Visa mi disse Sally Gene, e con il tetto massimo
di spesa gi ampiamente superato. Due giorni fa, qualcuno
ha cercato di utilizzare la carta associata a questa per saldare
il conto di un albergo di Vicksburg, compreso un consistente
servizio bar. La carta  stata sequestrata.
Genitori adottivi?
I proprietari della carta, a ogni modo.
Mi spiace disse William. Lo sapevo, che stavo sbagliando.
Ti sei comportato bene, figliolo.
Ti sei comportato alla grande disse Sally Gene.
 stato pap ad affidarmi questo incarico. Io cercavo
solo...
E voi chi cazzo siete?
Ci voltammo entrambi. Aveva in mano una doppietta calibro
12.
Pap! Il bambino era entrato nella stanza e si era messo
al nostro fianco.
E che state facendo in casa mia?
Guardai Sally Gene, che mi forn subito il nome. Sammy
Lee Davis.
Stia calmo, signor Davis, va bene? Io sono il detective
Turner, e la signorina Lawson, qui,  dell'Assistenza Sociale.
Abbiamo necessit di parlare con lei, tutto qui, parlare e basta.
Perch non comincia a metter via quell'arma? Ci sono un
sacco di bambini qua dentro, amico. Nessuno vuole che si facciano
del male. William, fa' vedere il mio distintivo a tuo padre.
Questa  violazione di domicilio.
Non mi pareva il momento pi idoneo per mettersi a
discutere sulle eventuali ragioni, n sul fatto che lui, avendo
bambini in affidamento, potesse in qualunque circostanza essere
soggetto a visite di controllo. Be', certo, signore dissi.
 proprio vero. Capisco l'effetto che deve farle questa cosa,
Tu sei il figlio di puttana che  scappato con mia moglie,
non  vero?
La calibro 12 sal all'altezza della spalla. Devo dare atto a
Sally Gene di non aver mai abbassato lo sguardo. Neanche un
battito di ciglia, nessuna esitazione. Ma l'uomo colse qualcosa
nel volto del figlio, e si volt giusto in tempo per beccarsi
la manganellata di Bill dritta in fronte.
Avete finito di farvi i fattacci vostri? ci disse Bill. Qua
fuori si  fatto caldo, e mi  anche venuta fame. E quella
maledetta magnolia puzza come un accidente.
...
.
...
CAPITOLO 11.
...
.
...
Seth McEvoy giocava da quarterback, era uno dei migliori
musicisti nella banda del liceo e aveva una media voto
altissima. Inoltre, a giudicare dalla foto sulla scrivania che
ospitava il suo computer, usciva con la ragazza pi carina
della citt. Proprio il tipo di ragazzo che, a ritrovarselo come
compagno di classe, era impossibile non odiare: uno che non
faceva mai niente di sbagliato.
Fu Don Lee ad accompagnarmi. Avevamo parlato con la
madre del ragazzo, gi al pianterreno. Seth era occupato a
riempire moduli d'iscrizione all'universit. Tutti i quadri alle
pareti di camera sua erano appesi alla perfezione. I dorsi dei
libri nello scaffale dietro la porta erano tutti in tinta.
Com' che lei  pi anziano dello sceriffo e di Don Lee?
Il signor Turner  in pensione, Seth. Ha acconsentito a
darci una mano, a farci pi o meno da consulente.
Che fosse un tipo intelligente, glielo si leggeva negli occhi,
cos come il suo interesse per la faccenda. Era pi propenso
a porre lui domande, piuttosto che a rispondere. Il suo
mondo, lo conosceva bene. Anche troppo. Adesso voleva conoscere
il mondo degli altri.
Che posso fare per voi?
Speravo tu fossi disposto a raccontarmi di nuovo l'accaduto.
Non credo di aver molto da aggiungere a quanto ho gi
detto allo sceriffo. Ma s'inoltr nel racconto, ancora una volta
da bravo ragazzo, ripetendo quasi a menadito le esatte parole
del rapporto ufficiale. Con il passar del tempo, e a forza
di raccontarla, la storia era ormai divenuta inattaccabile; non
c'era verso che ne potesse spuntar fuori alcunch di nuovo o
sorprendente, n dal dritto n dal rovescio.
Sarah si  fermata perch ha visto muoversi qualcosa.
Cos ha detto lei. Tanto andr comunque a parlarle, sbaglio?
Annuii. Per non si  messa a strillare, niente del genere?
No di certo. Si  solo tirata su e ha detto "Seth, che roba
 quella?" Io non riuscivo a vedere nulla, ma sono sceso dalla
macchina per andare a dare un'occhiata. Un minuto dopo 
scesa anche lei e mi  venuta dietro.
C'era del sangue?
Non tanto quanto sarebbe stato logico. Mi ricordo di
aver pensato che era proprio questo particolare a far sembrare
tutto cos strano. Solo quel pezzo di legno che spuntava
fuori da quel tale, e tutto quanto cos ben disposto, l attorno,
che sembrava di essere, che so, nel salotto di casa sua.
Hai visto topi di qualche genere, grossi, piccoli, insomma?
Se c'erano, non li abbiamo visti. Mi guard fisso.
Perch mi fa questa domanda?
Non c' un vero motivo. Il mio metodo  andare avanti
a chiedere tutto quel che mi passa per la testa, senza pensare
se possa avere una logica o no. Cerco solo di farmi un'idea
complessiva della faccenda, nella speranza che se ne possa
cavare qualcosa.
Per lei, o per me?
Direi per entrambi.
Interessante. Scarabocchi qualche parola su un taccuino.
Da quant' che state assieme, tu e Sarah?
Io e Sarah non stiamo assieme. Ci capita soltanto di vederci.
Nei vialetti di case disabitate.
Fece per dire qualcosa, poi alz le spalle.
Mi misi a osservare di proposito la foto sulla scrivania.
E lei, cos'ha da dire in proposito?
Un sacco di cose. Senza neanche riprendere fiato. Ma
Sarah... E da un pezzo che siamo amici, io e Sarah. A tanta altra
gente lei non piace, la prendono per un tipo strano. Ma da
queste parti non  che ci sono molte persone con cui far conversazione,
parlare di ci che si ritiene importante. Lei viene
da una grande citt, sbaglio?
Gi. Ma il posto in cui sono nato  molto simile a questo.
Annu. Allora, forse, sa come vanno le cose.
Non avevo idea che razza di musica fosse, quel CD. Non
avrei neanche saputo darle un nome. Non somigliava a nessun
tipo di rock and roll di mia conoscenza. E nemmeno veniva
dal lettore cd della ragazza, ma direttamente dal suo
computer.
A invecchiare, il primo appiglio che si perde  la musica.
Questo pensavo, nello scendere gli stretti scalini di legno che
portavano nel seminterrato che Sarah Perkins aveva fatto
proprio. Pi che scalini, erano in realt semplici assi di legno
non trattato, inserite dentro tacche praticate in due elementi
laterali, sulle quali spiccavano le nere teste di chiodi da dieci.
La musica giungeva dal basso come una risacca, una sorta di
tubo di scarico alla rovescia. A me faceva l'impressione di una
serie confusa di suoni e rumori registrati all'aria aperta - il
canto dei grilli, passi sulla ghiaia, mele che cadono dall'albero
- e poi manipolati tanto da renderli irriconoscibili.
Quando ud i nostri passi sul cemento, Sarah si gir sulla
sedia. Anni prima, qualcuno doveva aver costruito un'intelaiatura
di assi in croce, iniziato a sistemare le pareti, persino
montato parte di un'impiallacciatura scadente, prima di lasciar
perdere ogni cosa. Sarah aveva riempito gli spazi vuoti
con copertine di vecchi dischi (jazz degli anni Cinquanta, in
prevalenza), manifesti cinematografici (un innegabile gusto
per i film horror) e un gran minestrone di pezzi di tessuto
scuro, di ogni dimensione, forma e trama possibile e immaginabile.
Tutte le pareti erano ricoperte di libri. Ma la stanza
prendeva la sua forma soprattutto dalla scrivania a forma di
U, al cui interno sedeva la ragazza, attorniata da tre o quattro
computer con relativi monitor, insieme a svariate scatole nere
connesse tra di loro, scanner e cos via. Quello stanzone per
met buio e per met illuminato rappresentava l'interno della
sua testa, mentre questa era la cabina di pilotaggio dalla
quale Sarah manteneva la rotta.
Quasi all'istante, lei interruppe le presentazioni di Don
Lee.
Come sta Seth?
Bene risposi io. Non vi siete pi visti?
I nostri genitori non lo permettono pi. Ecco. Ci porse
uno di quei raccoglitori trasparenti, muniti di un pezzo di
plastica che scivola sul bordo a mo' di rilegatura.
Questo dovrebbe esservi utile. E farvi risparmiare tempo.
Don Lee lo guard per un istante e me lo pass. La copertina
recitava, in maiuscoletto: fatti relativi alla notte
del 14 maggio. Poi, dopo un'interlinea due: secondo la
DICHIARAZIONE RILASCIATA DA SARAH PERKINS. Pi in basso,
indirizzo, numero di telefono, due indirizzi di posta
elettronica e la firma della ragazza.
Conteneva, oltre a una ricostruzione approssimativa
degli orari, un elenco dettagliato di quanto accaduto: Sarah e
Seth McEvoy che arrivano sul posto, che si infilano nel vialetto,
Sarah che  la prima ad avere l'impressione di qualcosa
che si muove, Sarah e Seth che vanno ad accertarsi della situazione e che in seguito telefonano alla polizia.
Ho un buon orecchio musicale, e un'ottima memoria
disse lei.
La seconda pagina del resoconto di Sarah riportava le
frasi che si erano scambiate lei e Seth, iniziando da Seth, cos'
quello? e terminando con i due che si salutano quando i
genitori della ragazza (soltanto sua madre, in realt), vanno a
prenderla alla stazione di polizia. La terza e la quarta pagina
comprendevano diagrammi, disegnati al computer, delle varie
posizioni: automobile, cadavere, luce lunare, gli oggetti
personali dell'uomo, il paletto di legno.
Grazie le dissi.
Ma le pare, signor Turner. Le serve altro?
A dir la verit, non lo so. Mi sento un po' oppresso,
quaggi. Mi guardai attorno, ancora una volta. Che posto
fantastico. Dopo qualche momento proseguii:
Mi ha detto Seth che voi due non state assieme.
Io e Seth siamo solo amici.
Amici.  una parola che ha un diverso significato, a seconda
della gente.
 una caratteristica delle parole. Mi sorrise. Non  cos?
Mi ha anche detto che la sua ragazza... com' che si
chiama?
Emily.
Che Emily non  troppo entusiasta che lei e Seth passiate
tutto questo tempo assieme.
Immagino. Due campanellini attaccarono a suonare in
qualche punto del suo quadro comandi. La ragazza abbass
appena lo sguardo. Lo sa cos' un tartufo, signor Turner?
Pi o meno.
I tartufi sono tuberi. Crescono sottoterra, sulle radici di
alberi che hanno impiegato anni a guadagnarsi il proprio spazio
metro per metro, a lottare per ottenerlo, a raggiungere la
luce palmo a palmo. Il tubero vive grazie all'albero e non d
nulla in cambio.
Capisco.
Emily  un tartufo.
Da queste parti,  Doc Oldham a occuparsi di tutte le
questioni di carattere medico.
Ha anche dato un'occhiata alle mucche di Danny Bartlett,
lo scorso anno, quando soffrivano di quella strana schiuma
alla bocca disse Don Lee. E in caso di bisogno,  in grado
di cavare anche un paio di denti.
Mi ha detto un paio di paroline su questo mio continuo
rompergli le scatole, ma sta comunque arrivando.
Avrei potuto andarci io, a trovarlo.
Era la mia proposta. Ma mi ha detto che tanto doveva
venirci comunque, in questa cazzo di citt,  solo che col cazzo
aveva programmato di doverci venire cos presto, cazzo.
Un bel mastino, no?
Lo sceriffo annu, proprio mentre la porta si apriva e -
sulle ali di un continuo flusso di ciance - Doc Oldham faceva
il suo ingresso. Cazzo, Bates, ma che accidenti hai?  possibile
che non riesci a gestire una quisquilia come questa senza
frignare aiuto?  questo il ragazzo di citt?
Ragazzo. Pi o meno avevamo la stessa et. Annuii. In
quel momento mi parve la cosa migliore da fare.
Lo sceriffo fece le presentazioni.
Non  uno che parla molto, sbaglio?
Sembrava lei ad aver ancora qualcosa da dire. Ho pensato
che era meglio aspettare che avesse finito la carica.
Non la finisco, la carica. Non l'ho mai finita in sessanta
e rotti anni, e non intendo cominciare adesso. Ma che cazzo,
ce l'avete un po' di caff da offrire alla gente, qui, o no? Don
Lee ne stava gi versando una tazza, e gliela porse. Lavorava
a Memphis, mi dicono.
Sissignore.
Le piaceva?
La citt, o il lavoro?
Tutt'e due le cose.
Il lavoro mi piaceva. La citt, con il passar del tempo,
sempre meno.
Immagino. So anche che per un certo periodo ha visto
le cose dall'altro lato della barricata.
E non mi  piaciuto tanto neanche quello.
Fa sembrare la citt una passeggiata?
In gran parte era la citt, solo in scala ridotta. La stessa
noia, le stesse gerarchie, la stessa violenza e la stessa rabbia.
Cazzo, Bates, una cosa a tuo favore la devo dire. Cerchi
aiuto, e almeno hai il buon senso di far venire qualcuno che
anche al buio riesce a sapere dove ha messo la testa.
Lo sceriffo annu.
E non sta tutto il tempo a parlare, come tanti altri. Sua
madre l'ha tirato su bene.
In realt, signore,  stata mia sorella. Nostra madre 
morta che avevo cinque anni.
Quant'era pi grande, sua sorella?
Aveva sedici anni.
 una brava donna?
Non ce n', come lei. Adesso vive in Arizona, ha tre figli.
Tira su la sua seconda famiglia.
Annuii.
I miei sono scomparsi che avevo quindici anni disse il
Doc. Mai saputo cosa ne  stato di loro. Avevo due fratelli
pi piccoli di me, uno pi grande. Sono stato io a prendermi
cura di tutti quanti.  un vero miracolo, ma ne siamo venuti
fuori bene.
A questo servono le famiglie.
Un tempo, almeno. Fin il suo caff, pos la tazza sulla
scrivania e la fece scivolare verso Don Lee, che and a
riempirla di nuovo. Non  che ci puoi mettere un cazzo di
zucchero, in quel caff, per ammazzarne il sapore? disse il
Doc. Poi torn a rivolgersi a me. Cos' che le serve?
Considerando quel che ho in mano, qualunque cosa andr
benone.
L'ha letto, il fascicolo?
Lo sceriffo Bates me l'ha fatto vedere.
Non credo di poter aggiungere molto a cosa sta scritto
l dentro.
Non  stato lei a eseguire l'autopsia, giusto?
Solo gli accertamenti preliminari. Le autopsie vengono
fatte nella capitale. A rigor di termini, io sono soltanto il coroner.
Dalle nostre parti  una carica elettiva, e non richiede neanche
la pratica medica.
 un'importante... attacc Don Lee.
 una pura e semplice stronzata politica. Non c' nessun
altro disposto ad accettarla, e per un sacco di validi motivi.
Il cadavere era li da qualche tempo, secondo lei.
Era gi li da un pezzo, prima che lo ammazzassero. Da
morto c' rimasto tre o quattro giorni.
Ed  quello il luogo in cui gli hanno infilato il paletto in
corpo?
No davvero. Secondo me  stato dove andava a dormire.
Qualcuno ha cercato di ripulire alla bell'e meglio. Ma ha
lasciato un mucchio di tracce di sangue. Il sacco a pelo era stato
arrotolato. La qual cosa mi fa pensare che forse quel tale se
n'era tornato a farsi un riposino, pensando di uscire pi tardi.
Quindi il cadavere  stato spostato.
Senza alcun dubbio. A un certo punto, dopo la faccenda
del paletto - gi morto o sul punto di morire, non c' proprio
verso di saperlo -  stato legato a quel traliccio.
Sangue e pelle, sotto le unghie?
Pareva di si. Ma poteva essere anche terriccio o morchia.
Forse da qui salter fuori qualcosa. Presumo che nella
capitale faranno esami del sangue e il test del DNA.
Il sangue di sicuro. Le cose pi complicate vengono
spedite a Little Rock o a Memphis, a uno di quei grossi laboratori.
Mi sta dicendo di avere pazienza.
Di avere molta pazienza.
Nient'altro?
Mi guardai attorno. Bates scosse il capo, e cos Don Lee.
C' una cosa che mi ronza nel cervello disse il Doc.
Bene.
Quel tale ha vissuto per la strada per qualche tempo.
Tre o quattro mesi, almeno. Forse anche parecchio di
pi.
E allora, come mai ha delle mani cos morbide?
...
.
...
CAPITOLO 12.
...
.
...
Per anni, all'interno del Dipartimento, se n'era parlato
come del colpo degli attrezzi.
Ci incastrarono nel primo pomeriggio di un sabato. Dalla
Centrale avevano gi avvertito un'autopattuglia, ma il tenente
voleva incontrare tutti i detective. Era gi arrivata una
buona mezza dozzina di chiamate per sapere che accidenti
stava succedendo da quelle parti.
Si trattava di una di quelle lottizzazioni appena sorte a
nord della Poplar, nei paraggi della East High School, un'area
da poco recuperata dove fondi commerciali da tempo sbarrati,
ristoranti e negozi di roba usata venivano buttati gi per
far posto a quartieri da minoranze, file e file di casette tutte
uguali, ciascuna con il suo bravo giardinetto anteriore e posteriore.
Quando fermammo la macchina, uno dei due teneva in
mano un attrezzo per potare le siepi, l'altro una piccola vanga.
Ci mettemmo qualche tempo a capire che l'uno si trovava
nel giardino dell'altro e viceversa. Dagli insulti lanciati da
una parte all'altra della siepe erano passati agli spintoni, e
quando anche tutto questo non aveva sortito alcun effetto, i
due avevano optato per un qualche supporto tecnico. L'uno
era impegnato a sfrondare qualunque cespuglio o alberello
nel prato del vicino, incluse le piante nei vasi sui davanzali.
L'altro era ugualmente impegnato a conferire a quel pezzo di
giardino l'aspetto di una sala congressi per talpe.
I due agenti in uniforme, quando arrivammo noi, erano
appena riusciti a convincerli a darsi una calmata. Erano quindici,
sedici anni che quei due agenti lavoravano assieme. Il
pi alto era soprannominato Greaser, il Brillantina, articolo
che si diceva comprasse a bottiglioni da mezzo litro. Il tappo
era Boots, Stivaletto, abituale portatore di siffatte calzature
con cerniera che amava lucidare fino all'ossessione. E il riflesso
che mandavano sia i capelli del Brillantina che le scarpe di
Stivaletto era tale da accecare chiunque.
Boots si era dedicato allo scavafossi, Greaser al tagliasiepi.
Quando arrivammo noi, li avevano persuasi a posare gli
attrezzi e cercavano di farli riconciliare. Litigi del genere, a distanza
cos ravvicinata, finiscono sempre per essere una sorta
di quadriglia: due passi indietro, due passi avanti, e cos via.
Nello scendere dalla macchina, vedemmo che i due litiganti
si erano appena stretti la mano e stavano parlando. Un istante
dopo, avevano abbrancato una zappa da giardino e un rastrello
e gi si rincorrevano a turno, come Robin Hood e Little
John che si affrontano su quello stretto ponte, muniti di
nodosi randelli. Avrebbero dovuto galoppare l'uno contro
l'altro, lancia in resta, in sella a due falciatrici a motore.
Randy osserv la scena da dietro il tettuccio della macchina,
scuotendo il capo, e disse che se n'era accorto subito,
che questo era uno di quei giorni nati male. Fu pi o meno allora
che la zappa becc il Brillantina dritto alla tempia. Si era
messo in mezzo per fare da paciere, a manganello alzato come
a volersi proteggere, poi aveva fatto un mezzo giro su se
stesso per controllare dove fosse finito l'altro litigante. Piomb
a terra come un fiammifero bruciato.
Ma l'hai visto? disse Randy in seguito. Quei capelli,
neanche per sogno gli si sono mossi. Ma che cazzo si mette,
in testa?
L'uomo che impugnava la zappa ne lasci cadere la lama
a terra, il manico ancora in pugno. Dio santo, che aveva combinato.
Ma quello con il rastrello lo stava caricando a testa
bassa, i rebbi dell'attrezzo sollevati in aria come un gigantesco
artiglio d'uccello. Poi fin con l'inciampare in una canna
da giardino, vedemmo Boots che si infilava di corsa tra i due,
che d'un tratto si piazzava alle spalle del tipo con il rastrello,
che ancora aveva in mano il tubo di gomma, che adesso lo
serrava ben stretto - e quel tale che volava a gambe all'aria.
Randy scuoteva il capo. Mi auguro che non lo voglia
pure incaprettare.
Vado a chiamare rinforzi dissi io.
I medici ricucirono il Brillantina per quanto possibile, ma
la zappa l'aveva aperto ben bene, e Greaser si ritrov una cicatrice
di quattro centimetri buoni, che gli partiva dalla fronte
per scendere sull'occhio sinistro. Fin col prendere l'abitudine
di incollarci sopra una ciocca di capelli.
Quando la razza umana sar spazzata via da chiss che
guerra di missili disse Randy, quei capelli saranno sempre l.
...
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CAPITOLO 13.
...
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...
Il mercoled se n'era ormai andato - era il giorno in cui
Bates era venuto a casa mia, e la notte che avevo trascorso a
casa di Val - e anche il gioved, quando avevo parlato con i
due ragazzi e con Doc Oldham. Avevo dormito sul divano
della stazione di polizia, svegliandomi alle 10,35, 11,13, 2,09,
3,30, 5,18, 6,10. (Ah, le gioie del digitale. Mai pi dubbi, mai
pi incertezze). Di quando in quando, ci si metteva anche la
radio a gracchiare. Ogni tanto, il rubinetto del bagno sgocciolava,
per poi cessare. E adesso qualcuno aveva cominciato a
inchiodare delle assi alle finestre.
No, c' qualcuno che bussa alla porta. E Don Lee che va
ad aprire. Il gorgoglio del caff che bolle nella macchinetta,
l'aroma che si sparge subdolo nella stanza come una chiazza
di petrolio. Mi affascina il fatto che la porta che d nell'ufficio
dello sceriffo sia chiusa a chiave. Una di quelle strane cose
della vita, di quelle che sembrano fatte apposta per provocare
una battuta che, invece, non arriva mai.
Cercavo di districarmi dal divano, quando entr una
donna. Indossava un completo di taglio maschile, con la giacca
stretta in vita, di quelli che non vanno pi tanto di moda.
Verde. Cos come i suoi occhi, che si spostarono da Don Lee a
me e ritorno. Era chiaro che si stava domandando se il mio posto
non fosse in realt in una delle celle, invece che l fuori.
Sceriffo Bates?
Sotto la sua lieve cantilena cittadina restavano tracce di
accento campagnolo, forse della Virginia orientale. Se ne stava
l da chiss quanto, e non aveva avuto molte occasioni per
saltar fuori, ma c'era, eccome. Don Lee si present e chiese alla
donna se poteva esserle d'aiuto.
Sarah Hazelwood. Allung la mano a stringere quella
di Don Lee, un gesto non molto comune tra le donne di quella
zona, neanche ai giorni nostri. Vengo da St. Louis.
Ma non vi  nata interloquii io, Dio sa perch. Nel
mentre, ero riuscito a sottrarmi all'abbraccio del divano. I
suoi occhi incontrarono i miei. Un abbraccio ben pi arduo da
sfuggire.
Si viene da dove si  scelto di venire. E questo vale anche
per ci che siamo.
Poi, tornando a rivolgersi a Don Lee, continu a parlare.
Sto cercando mio fratello. Se n'... andato. Immagino
che la parola giusta sia scomparso. Quasi un anno fa.
Da St. Louis.
Fort Smith. Abita... abitava... ancora a casa, con nostro
padre. E non  la prima volta che  riuscito a far perdere le
proprie tracce. Ma in precedenza, ha finito sempre per rispuntar
fuori, tempo una settimana o due. Ci chiamavano dal
pronto soccorso di Clarksdale o di West Memphis, o dalla polizia
gi a Vicksburg, e andavamo a recuperarlo.
E pensa che adesso sia finito da queste parti? Io, di
nuovo.
E, di nuovo, quegli occhi piantati nei miei. Lei sarebbe...
Don Lee fece le presentazioni, spieg il mio ruolo di consulente.
Quest'ultima parola rimase li a mezz'aria, contorta e
informe, ancora grondante vernice.
Abbiamo dei validi motivi per credere che sia cos.
Don Lee si era gi versato una tazza e aveva un cucchiaino
di zucchero a mezz'aria, quando gli tornarono alla mente
i doveri dell'ospitalit. Le andrebbe del caff, signorina Hazelwood?
No, ma grazie lo stesso.
E questi validi motivi sarebbero? dissi. Per credere
che si trovi da queste parti, intendo.
Lavoro come assistente in uno studio legale, Scott &
Waldrop. Ci occupiamo di gestione patrimoniale, fondi fiduciari,
lasciti e donazioni. Questo genere di cose.
Un bel lavoro, per chi ce l'ha dissi io, chiedendomi
perch mai mi fossi messo a stuzzicare quella donna.
Lo studio legale ha nove avvocati, signor Turner. Due di
essi, per libera scelta, si occupano a tempo pieno di cause
d'immigrazione, ingiusto licenziamento, diritti civili. E quasi
sempre pr bono.
Voglia scusarmi. Certe mattine mi alzo e scopro che la
sera prima sono andato a letto con un vero e proprio idiota.
E l'idiota cosa ne pensa?
Dopo qualche attimo di silenzio, parl di nuovo. Accetto
le sue scuse.
Don Lee si schiar la voce. Ed  venuta fin qua da St. Louis?
Ho preso un volo per Memphis giusto ieri pomeriggio.
Poi stamattina siamo venuti in macchina da Fort Smith.
Siamo?
Una donna nera, con un vestito lungo fino ai piedi e dotato
di spacchi laterali fino alla coscia, varc la porta e si ferm
sulla soglia, sbattendo gli occhi. Colori caldi, vestito stampato,
ispirazione vagamente africana. Mi spiace interrompervi,
ma pap non  che si sente troppo bene, qua fuori.
Tagliati corti, i suoi capelli attiravano l'attenzione sulla
lunga e aggraziata linea del collo, gli zigomi alti, la testa ben
modellata. Il vestito era senza maniche, e mostrava spalle e
bicipiti ben sviluppati.
Poco dopo, la donna - Adrienne, come avrei ben presto
saputo - fece passare una sedia a rotelle dalla porta che la signorina
Hazelwood teneva spalancata. La sedia ospitava un
uomo dai capelli a spazzola, stile militare. Vi  mai capitato di
vedere una di quelle verande il cui pavimento, da una parte,
 venuto gi per mancanza di sostegno? Ecco, quella  l'impressione
che mi faceva quel tale. Tutto il suo lato destro, dalla
fronte alla bocca, per poi scendere per l'intero corpo fino al
piede, aveva completamente ceduto, quasi come a volersi avvicinare
alla terra in cui presto o tardi andremo tutti a finire.
Pap, questo  il vicesceriffo Don Lee. E il signor Turner.
Polizia di Memphis, se non sbaglio.
Adrienne fece scivolare la sedia a rotelle in un angolo riparato
dal calore della luce mattutina.
Va bene qui, signor H?
L'uomo volt il capo per annuire e sorriderle. La parte
destra del viso sembrava voler tentare di mantenere le posizioni,
muovendosi con un attimo di ritardo, anche quando
era la parte sinistra a girarsi. Lo stesso con il sorriso. La parte
sinistra votava s, la parte destra era per l'astensione.
Adrienne e Sarah Hazelwood si scambiarono una serie
di occhiate stracariche di mute informazioni.
A St. Louis disse la Hazelwood, da Scott & Waldrop,
sbrighiamo un sacco di lavoro per la contea. In gran
parte si tratta di pratiche d'ufficio, routine impiegatizia. Documenti
da depositare nei termini di scadenza, compilazione
di moduli e domande. Ma abbiamo anche patrocinato lo sceriffo
Lansdale in una causa di omicidio colposo, lo scorso anno,
quando una ragazzina di sedici anni, in stato di detenzione,
 morta per un attacco d'asma.
Nera? Lanciai un'occhiata ad Adrienne. Nessuna reazione.
La signorina Hazelwood annu. Da allora, abbiamo
mantenuto rapporti speciali. Dave Strong  a capo dei nostri
servizi informativi. Ha progettato lui il sistema informatico e
il database, e lo gestisce pi o meno di persona.  lui il nostro
contatto da queste parti.
Insomma, avete scroccato un passaggio sulle autostrade
dell'informazione dissi.
Stavolta le scapp quasi un sorriso.
Due giorni fa il computer di Dave, impostato su certi
parametri, ha messo in evidenza una segnalazione. La vittima
di un omicidio, non ancora identificata, ma la cui descrizione
corrispondeva a quella di mio fratello. Dave ha confrontato le
impronte digitali, e anch'esse combaciavano.
Sono stato io a far circolare quella segnalazione disse
Don Lee. E abbiamo anche trasmesso le impronte, ma senza
risultato.
Quelle che abbiamo noi sono state prelevate una delle
volte in cui Carl  stato internato in un ospedale psichiatrico, a
esclusivo uso interno, e non sono mai state diffuse. Gli uomini
dello sceriffo Lansdale le hanno comparate per nostro conto.
Pi tardi, in una delle stanze dell'impresa di pompe funebri
Durine, che fungeva anche da obitorio, Sarah Hazelwood
si mise accanto al padre e gli pos lieve una mano sulla
spalla. S.  Carl disse, spostando uno sguardo non tanto
rapido o nervoso, quanto cauto, da Adrienne a suo padre.
Tutti quanti mantenevano il contegno previsto. Anche meglio,
in realt, date le circostanze.
E cos ecco un altro di noi poveri cristi che alla fine trova
un po' di pace disse Doc Oldham. Bevve un sorso di caff
poi, con una smorfia, annus la tazza, al cui interno era
stampata la foto di una testa umana che, pi liquido veniva
versato, pi prendeva le sembianze di un teschio. Quest'accidente
di latte  andato da almeno un giorno. Avessi voluto
della panna, avrei ordinato anche qualche focaccina.
Pare che a casa sua se ne stesse delle mezze mattinate
seduto in veranda ad aspettare il postino.
Quindi lei aveva proprio ragione, Turner. Quell'uomo
pensava davvero di essere un postino disse Bates. Non credo
che gliene arrivasse poi tanta, di posta.
Ma poteva arrivare.  questo il punto. Aspettative, speranze.
Come se per un attimo il mondo intero si fermasse, e
per quel singolo istante tutto potesse accadere, tutto fosse
possibile.
La sua vita non mi aveva dato l'aria di essere, come si
dice, traboccante di possibilit.
Okay, okay. Il vostro compito qui  terminato proclam
di colpo Doc Oldham. Chi  ancora vivo e in grado di muoversi,
si tolga subito dai piedi. Io e il morto abbiamo da fare.
...
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...
CAPITOLO 14.
...
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...
Mai conosciuto un tipo pi buffo di Randy. All'inizio,
con tutte le battute che faceva, avevo perfino cercato di stargli
dietro, di tenergli testa, e per un po' c'ero riuscito. Alla fine,
per, mi ero stufato. Prima dell'arrivo di Randy, mi era
toccata una sfilza di partner temporanei, tra i quali Gardner,
che era morto in un motel pulcioso mentre ascoltava la storia
strappalacrime di una prostituta, e Bill, che mi avr forse detto
una trentina di parole in tutto il tempo che abbiamo passato
assieme, venti delle quali il giorno in cui aveva manganellato
Sammy Lee Davis per quella faccenda dei bambini segregati
in casa; poi avevo finito col lavorare da solo per qualche
tempo. Anche Randy, all'inizio, doveva essere un partner
temporaneo. Forse quelli dell'ufficio personale si erano dimenticati
di averlo piazzato con me, oppure, dopo che io e lui
avevamo lavorato assieme per qualche settimana, avevano
pensato: Ma che diavolo, tanto male non va, quindi...
Randy era ebreo, Dio lo aiuti, perch all'epoca era un bel
casino essere ebrei a meno di non avere, diciamo, una gioielleria
o un ferramenta, ma neanche Dio poteva essere di molto
aiuto a quei nostri colleghi che prendevano la faccenda di
punta. Finivano col ritrovarsi appiccicata tutta una serie di
nomignoli che non c'era verso di scrollarsi di dosso, e una tale
valanga di battute da seppellirli vivi.
Fin dall'inizio, per, per ragioni che non riuscii mai a
spiegarmi - e ancora ignoro - a me fu risparmiata questa
sorte.
Il banco dei pegni sta proprio dietro l'angolo gli dissi,
la prima sera che montammo in servizio assieme. Impegnati
nelle indagini su un duplice omicidio, o forse un omicidio-suicidio,
ci si prospettava davanti una lunga nottata di scampanellate-alla-porta-e-domande.
L'autopattuglia aveva lo
specchietto retrovisore assicurato alla fiancata con del nastro
adesivo, e il sedile zompava dalle guide ogni volta che frenavo.
Randy non teneva certo nascoste le sue origini. N io a
quei tempi ero quello che si suole definire un faro nel deserto
dell'umana compassione - e gi lui aveva preso a seccarmi.
Ti ci devo lasciare davanti?
Un istante dopo eccolo rispondermi, con perfetto accento
da neri: Naa. Sto solo cercando di diventare come
voialtri.
Il fatto  che ci trovavamo benissimo assieme. La battuta
pi frequente che ci lanciavamo l'un l'altro era che se non ci
stavamo attenti, ci saremmo convinti che il capitano sapeva
gi come sarebbe finita, a metterci in coppia. Bastava che ci
fossero dei poliziotti in giro, e una risata era garantita.
E dovunque andassimo, non c'erano altro che poliziotti.
A cena da Nick prima di montare per il secondo turno; verso
mezzogiorno a pranzo al D-D's Diner, colazione da Sambo le
volte che smontavamo a notte fonda, e a bere a fine turno nei
bar dalle parti di Overton Square, tanto per rilassarci un po'.
Non vediamo altro che poliziotti, gli dissi una sera.
Sono la nostra famiglia,
Ma tu ce l'hai, una famiglia.
La sua espressione, un istante prima che ne controllasse
il permesso di soggiorno e decidesse che era illegale, mi disse
ben pi di quanto volessi sapere. Quanto spiegava,
quell'espressione, del suo recente comportamento?
Avremmo anche approfondito l'argomento, ma ci incastrarono.
Non c'erano autopattuglie disponibili, potevamo
prendere noi la chiamata? Parlate con la signora al 341 della
East Oakside, la troverete accanto all'albero li davanti, un salice
piangente. C'era, difatti, e non ci lasci neanche il tempo
di scendere dalla macchina, a me e a Randy, ansiosa di sapere
cosa si poteva fare con suo figlio, se per favore potevamo
aiutarla, che non era giusto che una persona dovesse tollerare
una situazione simile, che insomma non ce la faceva davvero
pi. L'albero era enorme, una folle e rigonfia chioma verde
che faceva quasi il verso a quella biondiccia della donna, e
alla base del tronco aveva delle vaschette in argilla che ospitavano
le prese d'acqua per annaffiare. La donna no, queste
non sembrava averle.
Suo figlio, ci disse, continuava a farle irruzione in casa.
Ventisei anni e nessuna voglia di lavorare, interessato a nient'altro
che non fosse presidiare il divano, guardare la TV e
mangiare. Ogni volta che lei affrontava l'argomento lui le rispondeva
che s, lo sapeva, gli dispiaceva, che aveva tutte le
ragioni, ma che adesso le cose si sarebbero messe per il verso
giusto, e cos lei lasciava correre per qualche tempo, ma poi
lui non ne faceva mai niente, e cos lei lo cacciava di casa per
l'ennesima volta. Cambiava le serrature, ogni volta da capo.
Ma lui forzava la porta e quando la donna tornava a casa se
lo ritrovava sul divano come se nulla fosse. Insomma, ne aveva
abbastanza. Non ne poteva pi. Voleva che il figlio togliesse
quel culone dal suo divano e da casa sua, e voleva che sapesse
che da ora in avanti era cos che sarebbe andata.
Adesso non poteva assentarsi dal lavoro, ci disse, perch
tutti i suoi colleghi erano fuori dall'ufficio a far vedere abitazioni.
Doveva proprio accompagnarci? Oppure potevamo...
Era stata l'anziana signora Santesson, che viveva dall'altra
parte della strada, a chiamarla per dirle che un istante dopo
che se n'era andata al lavoro, suo figlio Bobbie aveva scavalcato
la staccionata sul retro, mollato una gran pedata alla finestra
del bagno e si era infilato in casa.
Avremmo trovato un bel traffico per arrivare laggi. Appena
usciti dall'ombra del salice, Randy chiam la centrale.
Le cose non vanno un gran che bene, tra me e Dorey disse,
ancora con il microfono in mano e con gli occhi fuori dal finestrino.
Me l'ero immaginato.
Mi lanci un'occhiata.
Non sei pi il figurino di un tempo gli dissi. Anzi,
giurerei di averti addirittura visto una macchia sulla giacca,
la scorsa settimana.
Una macchia.
Sembrava acqua tonica.
Acqua tonica, giusto. Si sporse a sistemare il microfono
sul supporto. Quando una coppia comincia ad avere problemi,
tutti dicono che non passano abbastanza tempo assieme.
Ma sembra che pi stiamo assieme, peggio vanno le cose.
Mi spiace, amico.
Anche a me. Anche a Dorey. Anche ai nostri. Spiace a
tutti. Pi di tutti, a Betty. Era sua figlia, quanto avr adesso,
quattordici anni? Non apre bocca, finge di non sapere niente. Ma gli si legge dritto negli occhi.
Dev'essere dura.
Quel che pi spaventa  quanto poco ci voglia, certe
volte.
Bobbie non oppose resistenza. Venne ad aprire la porta
quando suonammo (una di quelle campane che all'epoca andavano
tanto) e ci disse che lo sapeva, lo sapeva eccome, ma
che sua madre non aveva diritto di far cos, era anche casa
sua. Non smise un istante con questa litania per tutto il tragitto
fino in centro, con gli occhi a cercare un contatto nello
specchietto interno, occhi che spuntavano da una felpa arancione
tutta macchiata. Ancora lo ripeteva, quando lo lasciammo al
pronto soccorso del John Gaston, da dove l'avrebbero spedito
al reparto psichiatrico. A quel punto avevamo quasi finito
il turno, e la stazione di polizia ci si stagliava di fronte,
un'improvvisa scogliera illuminata a giorno, mentre accostavamo a
bordo della nostra piccola e singhiozzante bagnarola con lo
specchietto esterno che sventolava come un'ala di uccello,
minuscola e inservibile. Avrebbe riempito lui le scartoffie, mi
disse Randy.
Ma neanche per sogno.
Ehi...
Va' a casa, Randy. Va' a casa e prendi tua figlia tra le
braccia, prepara la colazione a tua moglie. Parlaci, a tutt'e due.
Non fece nulla di tutto ci,  chiaro. Ma all'epoca mi piaceva
pensare che avrebbe potuto.
Il giorno dopo marc visita, e il giorno dopo ancora. Il
terzo giorno il capitano mi abbord per scoprire se per caso
sapevo dirgli che diamine stava succedendo. Non os chiedermelo
in maniera esplicita, n fece alcuna pressione, ma si
limit a dirmi che sperava che Randy si rimettesse presto, che
finora non era mai mancato neanche un giorno.
Quella sera lo chiamai.
Ehi, Turner. Che piacere sentirti, disse Randy.  solo che
volevo starmene un po' a casa, mi fece. A seguire il tuo consiglio.
A prendermela comoda.
Allora va tutto bene?
Ancora meglio. Cucina casalinga tutte le sere. Polpettone,
pur di patate, salsa. E gli avanzi, il giorno dopo a colazione,
con qualche focaccina. Per mi dispiace averti lasciato a
piedi in questo modo. Come stanno i cattivi?
Vincono ancora loro. Non prendertela troppo comoda,
o non ci rimetteremo mai in pari.
Far come dici. Ci vediamo presto, compare.
Due giorni dopo andai a casa sua. Era il crepuscolo. I colori
gi svanivano dalla terra, le foglie sugli alberi sempre meno
nitide, le ombre si impadronivano di ogni cosa. Da uno dei
vetri superiori della porta d'ingresso riuscii a scorgere lo
schienale del divano e, al di l, un tavolino sommerso da pile
di piatti, bicchieri, incarti di hamburger e sacchetti di patatine
fritte. La TV era accesa, un qualche programma locale per
ragazzi, roba di nuovi talenti, l'immagine cambiava ogni tre
secondi come fosse a orologeria.
Suonai il campanello altre due volte, poi aprii la zanzariera
della porta e battei con forza. Fare un giro sul retro, forse?
Provare a sentire i vicini? Gettai un'occhiata sulla destra, dove
la tenda di una finestra della casa accanto si richiuse subito, e
mi voltai giusto in tempo per cogliere il volto di Randy che
spuntava da dietro il divano. Il ritratto di Kilroy. Solo la parte
superiore del viso e le dita. Quando lo salutai con una mano,
una delle sue si alz a rispondere. Randy la guard come sorpreso.
Mi aspettavo che si alzasse per girare attorno al divano,
ma prefer tentare un'improbabile scalata dello schienale e, nel
toccar terra, vol quasi a gambe all'aria, recuperando proprio
all'ultimo istante. Sembrava Dick Van Dyke in cattiva giornata.
Era quasi arrivato alla porta, quando inciamp per davvero.
Ehi mi disse, lo vuoi un po' di caff? e, senza attendere
risposta, inizi a tirare cassetti e spalancare sportelli e guardare
sotto le sedie. Devo averne ancora, da qualche parte.
Andai in cucina. Il caff era laggi, chiaro. In una caffettiera
della Corningware a fiori azzurri, piena fino all'orlo, ed
era rimasto li da chiss quanto. Ma Randy non era ubriaco,
come mi era parso li' per li'. C'era di peggio.
Quando feci per tornare da lui, scoprii che mi aveva seguito
come un gattino sperduto. Adesso, invece, sembrava ipnotizzato
dalla lucetta rossa sul manico della caffettiera.
Eccolo!
Mi ci volle pi di un'ora per cominciare a cavargli fuori
qualcosa di sensato. Versai nell'acquaio quel caff d'annata,
ne preparai dell'altro, e ci sedemmo a berlo al tavolo di cucina.
Era come un bambino. Come una barca alla deriva, in preda
ai venti e alle correnti. Non credo che avesse la minima
consapevolezza del giorno o della notte, n che sapesse da
quanto era in queste condizioni, oppure che ci fosse qualcosa
che non andava. Solo in casa, con il mondo chiuso fuori, senza
punti di riferimento, limiti o confini, anche lui era finito alla
deriva.
A brevi e passeggeri intervalli, Randy riusc a riacquistare
lucidit e raccontarmi cos'era successo.
Dorey se n'era andata un mese prima. Allora eravamo
nel secondo turno, quello serale, e poco dopo mezzanotte
Randy era rientrato a casa per trovarla completamente al
buio, fatta salva un'unica lampada, nel soggiorno, sul lungo
tavolo proprio dietro la porta che usavano per parcheggiarci
la posta. In fondo al tavolo c'era una pila di camicie appena
stirate. Al loro fianco, Dorey aveva disposto una serie di bollette,
in ordine di scadenza, ciascuna con il suo bravo assegno
postdatato. Appoggiato alla lampada, un biglietto autografo.
Ti amo, ma a casa non ci torno. Ti far avere un indirizzo
appena ne ho uno. Quando vorrai vedere Betty, sarai il
benvenuto. Ti prego, abbi cura di te.
Firmato, in maniera abbastanza formale, "Doreen". Randy
tir fuori il biglietto dal taschino della camicia e me lo porse.
A forza di piegarlo e ripiegarlo, si era gi consumato alle
giunture. Era pure macchiato.
All'inizio, ho fatto le cose per bene disse. Tornavo a
casa, mangiavo qualcosa, mi facevo una birra, e tutto a posto.
Ho anche cominciato a pensare: superer anche questa.
Avresti dovuto dirmelo.
Gi... be'... sapessi quante cose avrei dovuto fare.
Parlammo ancora un po'. Certi brandelli di conversazione
avevano un qualche senso, certi altri proprio no, spogliati
com'erano di ogni congiunzione, frasi dalla grammatica ormai
scomparsa, la cui punteggiatura o sintassi erano lasciate
alla discrezionalit dell'ascoltatore. Alla fine lasciai Randy al
tavolo di cucina e mi recai al telefono nell'atrio. Lui continu
a parlarmi come se io fossi ancora davanti a lui.
Non provai neanche a cercarla a casa, Sally Gene, ma dopo
una serie di tentativi la beccai al reparto psichiatrico del
Baptist. Un'infermiera le porse la cornetta. Sally Gene la prese.
Ho da fare disse.
Hai sempre da fare. Sto cercando la mia assistente sociale
preferita.
Turner?
Il tuo autista preferito. Ma stavolta sono io a doverti
scroccare un passaggio.
Le dissi di Randy.
Si rende conto di dove si trova? mi chiese lei.
A volte si, a volte no. Per il resto,  dura da capire.
Ti riconosce?
Quello s.
E quando hai cominciato a parlargli,  riuscito a ricostruire
una sequenza di eventi?
Pi o meno.
Mangia?
S, mangiava. Ero andato a guardare in frigo e avevo scoperto
cataste di pranzi precotti, di quelli da TV.
Alcol?
Non che io sappia. Ne sarei stupito. Non  mai stato un
gran bevitore, oltre due o tre birre non va. E anche in quei casi,
credo che l'abbia sempre fatto per pura e semplice cortesia.
E allora cos' che stiamo cercando?
Non lo so.  tua, la barca, in questo caso. Sei tu lo
skipper.
 una cosa un po' diversa da quelle di cui mi occupo di
solito. E i tempi della scuola sono ormai lontani. Certo che vogliamo
dargli una mano, che discorsi. Metterlo in osservazione,
almeno... Ti sembra che possa diventare un pericolo per se
stesso? Qualche indizio in proposito?
Non che io sappia.
Non  certo il caso di metterlo nei guai sul lavoro, quindi
sar bene che cerchiamo di tenere questa faccenda sotto silenzio.
Se ce la facciamo, fantastico. Ma la cosa pi importante
 riuscire a tirarlo fuori da questa storia, serva quel che serva.
Okay, ascolta. Lasciami fare qualche telefonata. Ti richiamo
io. Qual  il numero?
Glielo diedi e tornai in cucina, dove un finalmente placato
Randy si era addormentato con la testa sul tavolo. Sulla
porta del frigorifero, magneti a forma di verdura, a colori vivaci,
tenevano fermi blocchetti di buoni sconto e scontrini di
negozi d'alimentari. Un disegno che Betty, la figlia di Randy,
doveva aver fatto parecchi anni prima era bloccato da un altro
magnete che dapprima mi parve un angelo o un cherubino,
ma a un esame pi attento si rivel essere un maiale con
tanto di ali.
Ehi, sei qui! disse Randy.
In neanche un'ora, eravamo attesi alla Southside Clinic
per farlo ricoverare. Fatto passare come caso di indigenza, cos
mi aveva detto Sally Gene quando aveva richiamato, da un
giovane medico del nordest, il tipo dell'idealista, ma a quanto
sapeva lei bravo sul serio. Sally Gene aveva chiesto informazioni
ai colleghi, fingendo di aver bisogno di queste informazioni
per uno dei suoi assistiti. Alla Southside ci stavano
aspettando. E anche Sally Gene ci avrebbe aspettato l.
...
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CAPITOLO 15.
...
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...
Quel che non riesco a capire  chi potesse mai desiderare
la morte di Carl. Era incapace di far del male a chicchessia,
una persona cos dolce. Come schiacciare un gattino. N abbiamo
la minima idea di cosa stesse facendo qui, o come ci sia
potuto arrivare, o perch.
Io e Sarah Hazelwood eravamo seduti sulla panchina
fuori dal Manny's Dollar Store. Adrienne e il signor Hazelwood
se n'erano andati a cercare un alloggio. Li avevo indirizzati
al Ko-Z Kabins, nei pressi della superstrada. Non stava proprio
dietro l'angolo, oltre a essere quel genere di posto per cui
si finisce per chiedere scusa in anticipo, per averlo raccomandato,
ma la scelta era quella che era.
Immagino che siate tutti una famiglia.
 come scegliere il posto da cui si viene, signor Turner.
Anche le famiglie si possono scegliere. Sorrise. Mica voglio
essere cos puntigliosa, eh.
Capisco.
Pap non  il padre di Adrienne, ma da come lo tratta
lei proprio non si direbbe. Per certi versi, ha pi intimit lei,
con mio padre, di me stessa.
Lei e Adrienne...
Sorellastre. Mia madre l'ha avuta prima di sposare pap,
quando anche lei era poco pi di una ragazzina. Adrienne
 stata allevata dai nonni. Poi, poco dopo la morte della
mamma, Adrienne  venuta a cercarla. Nessuno credeva che
fosse possibile, con tutti gli sbarramenti che erano stati tirati
su, ma gli Hazelwood sono gente piena di risorse. Fin dal primo
momento, pap e Adrienne si sono intesi alla grande. Lei
 rimasta con noi dapprima per qualche giorno, qualche giorno
che  poi diventato una settimana, e alla fine abbiamo tutti
capito che non se ne sarebbe andata mai pi. Tutto il resto
 venuto da solo, un po' alla volta.
O per valutare la mia reazione, o per giudicare se avevo
bisogno di ulteriori spiegazioni sulla natura di quel "resto",
Sarah Hazelwood prese a squadrarmi ben bene.
Un'enorme cavalletta arriv da non si sa dove, atterrando
giusto in mezzo alla strada. Rest immobile per un istante,
poi schizz via, diretta fuori citt, con le ali che rumoreggiavano
monotone. Aveva le dimensioni di una rana.
Come si inserisce Carl in tutto questo?
Quando sono nata io, mamma era gi in l con gli anni.
Dopo di che, la sua salute non  pi stata buona. Come ho detto
in precedenza, da dove veniamo noi, le nostre famiglie, questo
possiamo sceglierlo. Mamma ha sempre detto che appena
mi hanno tirato fuori le hanno chiuso tutte le condutture.
Un tordo sopraggiunse in picchiata alle spalle della cavalletta,
cap di non avere speranza di farcela contro il camioncino
di Ben McAllister che veniva in direzione opposta, il pianale
carico di sacchi di mangime, e vol via. Feci un cenno di
saluto a Ben, che chin il capo del suo solito mezzo centimetro.
La cavalletta riemerse da sotto il camioncino e spicc un salto.
Un giorno mio padre era andato a caccia. Per caso era
passato davanti alla casa dei nostri vicini, un paio di chilometri
su per la collina, e aveva sentito il pianto di un neonato.
Aveva bussato - nessuna risposta - ed era entrato. La casa era
poco pi di una baracca. Da tempo immemorabile ci viveva
un tale di nome Amos Wright, che poco pi di un anno prima
aveva fatto spuntare dal nulla una moglie. Nessuno sapeva
da dove venisse, o dove quei due si fossero incontrati. Amos
era sempre stato per conto proprio.
Pap disse che il tanfo si sentiva ancor prima di mettere
piede sotto il portico. Quando entr, la casa era piena di mosche,
che sciamavano attorno al bambino nella culla. La madre giaceva
sul pavimento, accanto al letto. Le mosche avevano deposto
le uova nelle sue ferite, e le larve stavano gi spuntando fuori.
Il bambino...
Il bambino era Carl. Amos non aveva alcun parente
prossimo, a conoscenza di tutti, e nessuno sapeva la bench
minima cosa della madre, cos i miei presero Carl e lo allevarono
come un figlio, alla maniera della gente di campagna. Di
Amos si persero le tracce, e non si venne mai a sapere cosa in
realt fosse successo. C' chi dice sia stato un incidente, secondo
altri qualcuno si era introdotto in casa e aveva ammazzato
la donna a forza di botte. Forse un parente, chiss. Un
sacco di gente pensa invece che sia stato Amos a farsi prendere
dai cinque minuti e ucciderla, e poi a tagliare la corda.
Carl l'ha mai saputa, questa storia?
Quasi tutta. Non  mai stato semplice sapere cos' che
davvero capiva, Carl, o quanto. Certe volte eri li a parlargli, e
non potevi fare a meno di vedere come qualunque cosa tu gli
dicessi finiva per essere interpretata tutta alla rovescia. La vedevi,
che dentro di lui prendeva tutta un'altra piega.
Allora i problemi sono sorti subito.
Da principio sembrava una persona normale, a sentire
pap. E per qualche tempo i miei hanno fatto finta di niente.
La gente di collina ha un'alta tolleranza per i comportamenti
stravaganti. In seguito, i medici hanno detto ai miei che questi
problemi possono essere nati nei giorni in cui Carl  rimasto
solo nella baracca senza mangiare n bere, per chiss quanto.
Danni cerebrali.
Lei annu. Pu essere. Ma non ha neanche avuto assistenza
prenatale - o perinatale, se  per questo. A giudicare
dalle apparenze,  nato proprio in quella baracca. Durante il
parto pu aver subito qualche danno, mancanza di ossigeno,
troppa pressione sulla calotta cranica che ha magari causato
un'emorragia. O potrebbe aver preso un'infezione, in quei
momenti o in seguito, trasmessa da sua madre o trasportata
dagli insetti. Un semplice fattore ereditario? Gi sua madre
non sembrava chiss quanto in salute o sana di mente, dicevano
quasi tutti. Comunque sia, i miei hanno tirato su Carl
proprio come hanno fatto con me. O almeno ci hanno provato.
Non  stato molto facile, per loro.
E neppure per lei, immagino.
Mi piaceva, avere un fratello. E non  che sia mai stato
un tipo violento, o cose cos. No,  che semplicemente lui tante
volte non c'era con la testa. Quando ha cominciato ad andare
a scuola, sapesse quante volte ho fatto a botte per lui. Ma
ci hanno lasciato in pace quasi subito.
La scuola l'ha terminata?
E ha anche trovato un lavoro, al ranch dei Nelson. All'epoca,
ci eravamo gi trasferiti nella citt pi vicina. Lo chiamavano
ranch, ma in realt era un allevamento di polli.
Cos basta un lazo piccolo.
Mi guard strano per un istante, poi scoppi a ridere.
All'incirca nell'anno precedente, Carl aveva cominciato
a peggiorare. La mente gli partiva per proprio conto, e lui le
correva dietro, diceva pap. Dopo un mesetto,  stato licenziato.
La signora Nelson  venuta di persona da mio padre a
dirgli come ci fossero rimasti male anche loro. Dopo di che,
Carl  rimasto pi o meno a casa, almeno credo. Io ero al college.
All'inizio gli scrivevo, ma lui non rispondeva mai, e ben
presto abbiamo perduto i contatti. Le rare volte che tornavo a
casa non avevamo molto da dirci.
Non tornava a casa con regolarit?
Mi pagavo da sola la retta universitaria. Avevo una mezza
borsa di studio, ma non  che servisse poi a molto. Tutti i fine
settimana e gran parte delle vacanze, estive o trimestrali, io
li passavo a lavorare, cos come ogni giorno, dopo le lezioni.
Buoni voti?
Cos buoni da farmi prendere il diploma in tre anni e
mezzo. Poi avrei voluto iscrivermi a legge, ma non me lo potevo
proprio permettere. Avevo raschiato il fondo del barile.
Lei  ancora giovane. Pu sempre ricominciare.
Scosse il capo.  una questione di fiducia in se stessi. Di
andare avanti sulla fiducia in se stessi e sullo slancio. All'epoca,
l'idea che qualcosa potesse fermarmi non mi passava neanche
per l'anticamera del cervello. Adesso, invece, di cose in
grado di fermarmi ne conosco fin troppe.
Per ragioni note solo a lui, un ragazzetto che si sporgeva
da una macchina in transito prese a strillare Mi giii-ra-nooo le
scaa-too-leee.
Sarah Hazelwood sorrise. Be', ecco qua. Che altro c' da
dire? E vale per tutti noi.
...
.
...
CAPITOLO 16.
...
.
...
Porte che si richiudono e serrature che scattano: un suono
impossibile da dimenticare, per le sensazioni che ti provoca.
Era una scena che mi attendeva nell'immediato futuro, un
qualcosa cui avrei fatto l'abitudine, se mai  possibile abituarsi
a roba del genere. A ripensarci, anche oggi, un orrore che
ben conosco mi attanaglia la gola, mi stringe il cuore in una
morsa.
Al suono del cicalino, valicai le doppie porte ed entrai nel
Paese delle Meraviglie. Come un nuovo utero, una nuova vagina.
Due piani pi in alto, in un ascensore stracarico di corpi,
e poi gi per un atrio colmo di cianfrusaglie - carrelli di biancheria,
carrelli per il cibo, carrelli per la pulizia - fino a raggiungere
la guardiola. Infermiere in un patchwork di uniformi
bianche, tute da pulizia, polo in cotone e T-shirt, jeans, pantaloni.
Una di loro mi condusse in una camera doppia in cui
Randy, infilato nella tuta sportiva che gli avevo messo io in valigia,
sedeva su uno dei letti. Tutto, in quella camera, era in tinte
pastello: copriletto, tende, asciugamano ben ripiegato sul
comodino. La tuta da jogging di Randy era azzurra.
Alz lo sguardo su di me. Stupido, eh?
Non avevo idea di quanto riuscisse a ricordarsi, e cos
glielo chiesi.
Tutto quanto. Ma  come aver visto un programma in
TV, o un film. Come se non fossi veramente io. Mi sembra di
essere in disparte, a osservare la scena: chi  quel coglione?
Pazzesco, non credi?
Stamattina ho parlato con il capitano.  l'unico alla stazione
a sapere come stanno andando le cose. Mi ha detto di
riferirti di stare tranquillo, che ci pensa lui a coprirti.
Per un po', nessuno dei due disse altro.
Non sai quanto mi fa piacere tutto questo, amico disse
infine Randy.
Ehi, non mi fraintendere, mica lo faccio per te. Ma se lasci
il servizio, mi toccher lavorare da solo, o finire a dovermi
prender cura di qualche mezzo scemo che non vuole nessuno.
Almeno, a te, ci ho fatto l'abitudine.
Lasciammo entrambi che il silenzio riconquistasse le sue
posizioni. Se n' andata, non  vero? chiese poi Randy.
Sembra di si.
Non so che fare.
Oltre a rimetterti in sesto e tornare a lavorare, vuoi dire.
Gi... oltre a questo.
Arriv un'infermiera con un vassoio. Randy allung una
mano. Lei vi rovesci delle pillole, da un flacone a forma di
fez, e gli porse un bicchierino d'acqua. Lui la bevve e inghiott.
Lei se ne and.
Hai bisogno che ti porti qualcosa? gli chiesi. C' qualcosa
di cui debbo occuparmi?
Lui scosse il capo.
Le bollette sono tutte saldate. La casa  piena di provviste...
A meno che tu non voglia cercare di rintracciare Dorey,
scoprire dov' andata a finire.
L'avevo gi fatto, ma non avevo intenzione di dirglielo.
Gli dissi che avrei tentato.
Non posso. Non posso davvero mi aveva detto Dorey.
Si era trasferita a casa di un'amica in Clark Place, in
una vecchia casa di mattoni rossi protetta da un filare di alberi
di fico. Eravamo su due sedie di vimini, nella veranda
coperta, dietro una scacchiera di vetro, montanti e stucco.
Pieno di imperfezioni, ciascun pannello deformava il mondo
in un modo tutto suo, restringendo e allargando, piegando
i bordi verso il centro, trasformando angoli retti in
curve. Tra i rami degli alberi di fico, i tordi svolazzavano e
cantavano. Mi farai sapere come sta? mi chiese Dorey. Le
dissi di si.
Devo tornare in sella dissi a Randy. Qualunque cosa
ti serve, chiamami. Va bene?
Me lo promise.
Mi spiace cos tanto disse Marsha, quella sera, in un ristorante
messicano. Stavamo insieme da un paio di mesi scarsi.
Dalla cucina, suonando Happy Birthday, spunt fuori
un'orchestrina che sembrava venire dritta da Cisco Kid o da
un film di Roy Rogers, con chitarra, bajo sexto e tromba, per
poi fermarsi a un tavolo li vicino. Le nostre enchiladas arrivarono
qualche istante pi tardi, piatte e banali al confronto.
Marsha faceva la bibliotecaria. Ci eravamo incontrati
quando un ubriaco si era addormentato nella sala di lettura,
lei non era riuscita a svegliarlo all'ora di chiusura e io, che ero
proprio dietro l'angolo, avevo preso la chiamata. Era davvero
una bella donna, tanto pi che non dava mai l'impressione
di badarci molto, alla sua bellezza. Aveva un'intelligenza brillante,
imprevedibile nei suoi repentini cambi d'angolazione;
quando c'era lei, la conversazione prendeva sempre una piega
interessante. Quando conosceva una persona, dopo dieci
minuti aveva gi vagliato tutte le sue migliori qualit. Malgrado
le mie proteste sull'importanza del mio lavoro e sulla
mia abilit nello svolgerlo, Marsha non faceva altro che dirmi
che a fare il detective perdevo solo tempo.
Sembri mia sorella le dissi la prima volta che salt fuori
quest'argomento. Sempre a dire che da giovane avevo l'istinto
del leader, e che non capiva dove fosse andato a finire.
Ed era vero?
Svuotai una mezza vaschetta di salsa su una patatina e la
buttai gi, risciacquando con una bella sorsata di Miller's.
 successo, credo, che con il crescere ci siamo allontanati.
Tu e tua sorella?
Io e gli altri ragazzi. All'epoca, avevamo tutto in comune.
Non che fossero cos estroversi, o pieni d'immaginazione,
e quindi .ero io a farmi avanti, a far loro da portavoce, a tenerli
assieme. Ma col passar del tempo, col formarsi delle singole
individualit, i nostri interessi hanno cominciato a divergere.
Loro si sono dedicati allo sport, del quale a me non fregava
niente. Da quel lato non ci ho mai sentito. Neanche adesso.
Poi ho iniziato a interessarmi di libri, cosa per loro altrettanto
misteriosa, o perfino di pi.
Marsha allung la mano e prese la mia birra. Bevve una
sorsata. Le cose gi intaccate sono pi buone. Dovresti starti
a sentire, quando parli disse.  proprio come dico io.
Richiamai l'attenzione della cameriera per avere un'altra
birra.
Non  che per caso ne vuoi una anche tu? chiesi a Marsha.
Io? Una birra? E perch mai?
Proprio come pensavo.
Si gett spedita sulle enchiladas, sui fagioli rifritti e sul riso
con il pimento, sostenendolo con occasionali forchettate
prese dal mio piatto, che era assolutamente identico al suo.
N io n lei, comunque, riuscimmo ad arrivare in fondo.
Una buona met del cibo rimase ad ammucchiarsi sui piatti,
e nemmeno toccammo le tortillas avvolte nella stagnola. Io
presi un'altra birra. Ci chiesero se volessimo portarcelo a casa.
Rispondemmo di no.
Uscimmo, quindi, in una tipica bella serata del sud, frinire
di cicale, falene che sbattono nelle zanzariere delle porte, un
quarto di luna in cielo. La mia auto era in attesa. Alla luce
artificiale la sua carrozzeria lucida, coriacea, verdazzurra
somigliava pi d'ogni altra cosa al carapace dell'ennesimo insetto.
Non  che Randy abbia chiss quali prospettive, o sbaglio?
Non certo ora.
E senza di te, ne avrebbe ancora meno. Appoggi la testa
allo schienale.  cos bello, che si tende a dimenticarsene.
Anni dopo, in circostanze simili, in quella che poteva benissimo
essere la stessa identica notte, abitata dai pronipoti
delle stesse identiche cicale, Val Bjorn si era girata verso di
me. Proprio una notte alla Hank Williams aveva detto. E
mentre lei canticchiava a bocca chiusa, a me erano tornate in
mente le parole.
A night so long...
Time goes slowly by...
His heart's as lonesome as mine.
...
.
...
CAPITOLO 17.
...
.
...
Tante conversazioni in galera non sono altro che ammonimenti,
frasi fatte, litanie familiari ripetute avanti e indietro,
senza pensarci troppo. Qualcuno ne tirava fuori una, qualcun
altro nei suoi paraggi faceva di si con la testa, ed ecco
una conversazione completa. Una delle battute preferite era
questa: Se non sai cosa fare del tuo tempo, sapr lui cosa farne,
di te.
Non c'era alcun dubbio che il tempo avesse saputo cosa
farne, di Carl Hazelwood, infilzato alla parete di un garage
come un esemplare di falena.
Ero appena rientrato in ufficio dopo l'incontro con Sarah,
che Adrienne era passata a prendere dopo aver messo il padre,
ormai sfinito, a letto, quando Don Lee rispose al telefono
e me lo porse.
Val Bjorn non mi lasci il tempo di aprire bocca. Ehi, ho
il vostro uomo.  stata una bella sfacchinata, riuscire a capire
dove cercare. Le sue impronte... La voce le si spense. Era perch
non avevo risposto? Lo sapeva gi chi era, no?
Da poco.
Un giorno di ritardo, le tasche al verde.
La aggiornai sull'arrivo della famiglia Hazelwood. Non
che questo diminuisca in alcun modo la mia ammirazione per
i suoi sforzi, badi bene.
Non ha proprio idea della faticaccia che ho fatto, a trovarlo.
Forse ho il modo di rimediare.
E loro, come stanno? La famiglia, dico. Hanno una qualche
idea sull'accaduto?
Ancora stanno cercando di immaginarsi cosa fosse venuto
a fare da queste parti.
Fosse l'unico. Tacque, per sorseggiare non so cosa.
Cos' che aveva in mente, per rimediare?
Una cena, forse? Qualunque suggerimento va bene.
Sa cucinare?
La invito a cena fuori.
Da queste parti, pu essere un problema.
Anche la mia abilit culinaria.
Vedo. Allora toccherebbe a me, cucinare. Il male minore.
Mica poi tanto minore, devo ammettere.
Oppure potremmo lasciar perdere l'intera faccenda della
cena...
Un bel gioco di gambe, Turner. Stia attento!
... e farci una bella bevuta.
Affare fatto.
Ci dev'essere, un bar, da qualche parte. Chieder.
Lasci fare. So io dove.
Appuntamento, eh? disse Don Lee quando riagganciai.
Passammo la giornata ad aggiornare il fascicolo dell'omicidio,
a selezionare i referti medici e i vari frammenti di
informazioni che erano arrivati per fax e posta elettronica, a
leggere tutto quanto da capo, vagliare, smistare, buttar gi liste.
Come in gran parte dell'esistenza, in un'indagine di omicidio
si avanza per lo pi a fatica, si gira a vuoto e si aspetta:
roba da topi d'archivio, pi che da spericolati avventurieri.
Don Lee aggiorn lo sceriffo sui nostri visitatori. Bates aveva
chiamato un paio di volte, dapprima verso mezzogiorno e
poi di nuovo attorno alle tre, quando ce n'eravamo andati a
prendere un caff, per sapere come ce la stavamo cavando,
poi era apparso a darci il cambio dopo non molto, appena
prima che sua figlia June smontasse dal centralino. Padre e
figlia si erano abbracciati, Bates e Don Lee si erano scambiati
un breve passaggio di consegne, che peraltro avevano gi
fatto in precedenza per telefono, e Don Lee se n'era andato a
casa. Io ero rimasto un altro po' a parlare dello stato delle indagini.
Poi lo sceriffo mi aveva accompagnato al mio appuntamento
con Val.
Just the Place si rivel essere non una definizione ma un
nome vero e proprio. Circondato da un parcheggio in ghiaietto,
si trovava nel bel mezzo dello slargo di una strada bitumata,
cinque o sei chilometri fuori citt. Just the Place era quella
che la gente delle mie parti chiamava una bettola, gente che
avrebbe preferito farsi venire un colpo piuttosto di farsi beccare
nei suoi paraggi. Le bettole erano roba da ubriaconi, dagos
e alcolizzati, tipi in blue jeans o tute da lavoro piene di
morchia, gente che sperperava gli stipendi alle osterie, picchiava
la moglie e lasciava i figli senza mangiare, peggio delle
bestie.
L'interno manteneva tutte le promesse suscitate dall'esterno
e dai vecchi pregiudizi. Val era seduta al bancone
del bar con una birra gi a mezz'asta.
Volevo fare la signora, e aspettare...
Dev'essere stata dura.
... ma poi mi sono detta, e che diamine.
Obiezione accolta.
Alz la bottiglia per dichiararsi d'accordo. Qualche
istante pi tardi anch'io riuscii a estorcerne una alla barista,
una donna con una camicia di taglio western che le tirava agli
automatici e una capigliatura di quelle che di rado capita di
vedere fuori dal Texas. Ampliai il resoconto di quanto le avevo
gi accennato a proposito di Carl e del resto del clan degli
Hazelwood. La loro identificazione del cadavere, quel che mi
avevano detto del suo passato, quel che avevo saputo su tutti
quanti loro. Val disse che di prima mattina avremmo ricevuto
i risultati delle analisi sul materiale raccolto sulla scena
del crimine, non appena il medico legale li avesse riletti e firmati.
Non credo tuttavia che saranno di grande aiuto, disse.
Ci troverete qualche gruppo sanguigno e roba simile, ma tutto
molto generico.
Poi prese a parlarmi di un caso di cui si stava occupando.
Aveva passato la giornata in tribunale, dalle nove di quella
mattina fino a poco prima di incontrarmi.
Per lo pi, mi occupo di cause di famiglia. Quasi un anno
fa, il marito della mia cliente ha perso il controllo perch
lei era uscita fuori a cena con un vecchio amico dei tempi della
scuola.  andato nella stanza della figlia - che aveva quattro
anni, all'epoca - e ha cominciato a picchiarla. Quando la
madre  tornata, l'ha trovata nel suo lettuccio, gli occhi velati,
il lenzuolo ad angioletti e cavalli a dondolo tutto coperto di
muco e sangue. Il marito ha detto di non saperne niente, che
l'ultima volta che era andato a guardare la bambina stava benissimo.
La mia cliente se n' subito andata di casa, naturalmente.
Ma la bambina aveva sofferto un significativo e prolungato
danno cerebrale. Non si  mai pi ripresa, non si svilupper
mai a livello mentale anche se il suo corpo continua
a crescere. Le spese mediche e di mantenimento sono incredibili.
E il marito non ha mai tirato fuori un solo centesimo per
la bambina.
E quindi lei gli ha fatto causa.
Macch. Io rappresento la madre, ma sono l'avvocato
difensore.  lui che si  rivolto al giudice per avere la piena
custodia.
Che c'era da dire?
Non  certo perch vuole la bambina. Susie ha valore
simbolico,  un oggetto da possedere. Come un divano, o un
quadro, il contenuto di un baule.
Deve far del male a sua moglie in maniera definitiva,
ancora pi di prima.
Val annu.
Mi resi conto che da qualche tempo c'era un certo movimento
dietro di noi, sotto la parete pi lontana. Qualcuno soffi
in un microfono e la musica part. Un semplice riff di chitarra,
poi alle sue spalle il montare di una steel, un lungo glissando
di contrabbasso, batteria. Mi girai sullo sgabello, cos
come Val. Ci guardammo in faccia, spostandoci a uno dei tavoli
di prima fila.
Questi tipi sono fantastici disse. Stia a vedere.
Il cantante e principale solista della band era nero. Interessante.
Il primo volto nero che vedevo da quelle parti, a mia
memoria, eccetto Adrienne - ma lei era d'importazione. Dopo
un paio di canzoni di Hank Williams e una pi che attendibile
cover di San Antonio Rose, la band si lanci sul blues di
Sonny Boy Williamson Gone So Long, trasformandolo in un
pezzo down home, cos come le prime string e swing band texane
si erano appropriate e impadronite di Sittin' on Top of the
World o Milk Cow Blues.
Roba ben fatta, seguita da molto altro. Ma sempre nel pi
puro spirito di contaminazione country: voce solista, una chitarra
che le offre il controcanto, steel guitar e contrabbasso che
agiscono da fondamenta, da cantina, da scale. Spezzoni di
Appalachian ballads, Delta blues, jazz primigenio e musica hawaiana
che salivano a galla come pezzi di verdura in un succulento
spezzatino.
Una volta mi sono innamorata di un uomo solo perch
aveva la casa piena di nastri di George Jones disse Val durante
una pausa.
 una cosa che dovrei sapere?
Ci pensi.  un motivo pi valido di tanti altri. Mi ero
immaginata che una persona cos appassionata della musica
di Jones dovesse essere davvero speciale. Colui che ami finir
con il perdere questo o quel lavoro, i capelli, e ogni interesse
per la tua persona, passer le giornate a scoreggiare sul divano.
Ma quei nastri saranno sempre li, sempre gli stessi, con
il vecchio George che mette il suo cuore in ogni nota. Sembra
sempre che stia lottando con se stesso, che strizzi via le note
da chiss quale intoppo emotivo o fisico. Ha una voce che
pu inciampare, strisciare e spiccare il volo, e in qualche modo
 sempre spinta ai suoi limiti estremi, ai limiti delle sensazioni
umane. Il fondo della quarta birra le scivol in gola. Ne
ordin un'altra con un gesto della mano. Mi scusi. La prendo
sul serio, questa musica. Non sono pi in tanti a farlo. Per
lungo tempo  stata l'unica superstite della nostra tradizione
musicale popolare. Adesso  scomparsa, o quasi. Per diventare
l'ennesima, indistinta vittima del commercio.
A questo punto Eldon Brown, il cantante della band (che
Val gi conosceva, come scoprii in seguito), si era unito a noi.
Seduto, le magre gambe incrociate, sorseggiava il contenuto
di una tazza grande come una boccia da pesci rossi. T con
miele e limone, disse. Nonostante la verosimiglianza delle
sue interpretazioni vocali, quando parlava non lasciava trasparire
la bench minima traccia d'accento del Sud o delle
colline. Hoboken, New Jersey, mi rispose quando glielo feci
osservare.
La mia famiglia  salita al Nord in tempo di guerra, in
cerca di lavoro. Io sono cresciuto a forza di soul della zona e
di radio di gospel, oltre che con questa gigantesca stazione
dedicata al country, a Carlyle, Pennsylvania. Sono tornato gi
al Sud nove anni fa, in tour come chitarrista con una band di
R&B, uno di quegli ingaggi presi al volo, all'ultimo momento.
La terza, quarta settimana, siamo l che suoniamo in un
bar di Clarksdale e il bassista salta addosso al cantante con un
coltello da ostriche, va' a sapere il perch. A quel punto, della
band non era rimasto pi molto, ma io ho tenuto duro. E da
allora non ho pi smesso di lavorare. E a questo proposito...
Chiese permesso e torn a prendere posto sul palco, attaccando
con una poderosa versione di Lovesick Blues, gli yodel
che rimbalzavano da una parete all'altra come la risacca
della marea.
Io e Val ce ne andammo verso le nove, fendendo la folla
e il parcheggio ormai esaurito. Una volta a casa sua, tirammo
fuori dal frigo affettati, formaggio, cetriolini, olive e mele, e
portammo tutto quanto fuori sotto il portico, assieme a qualche
birra. Era una serata magnifica, tersa, le stelle come pezzetti
di ghiaccio. Il vento passava le sue dita tra gli alberi. Una
civetta pass davanti alla luna.
 bello poter parlare con qualcuno disse Val, e si infil
in bocca un pezzetto di mortadella. Il trancio da due etti che
aveva in frigorifero (ghiacciaia, l'avrebbe chiamata la gente
del posto) veniva direttamente dalla ben pi grossa forma del
negozio, e l'avevamo tagliato noi, a cubetti. Non sto cercando
qualcos'altro. Spero che se ne renda conto.
Nemmeno io.
Le manca? mi chiese.
Qualcuno con cui parlare? O qualcosa di pi?
Entrambe le cose. I suoi occhi incontrarono i miei.
Tutt'e due.
Sembrer strano, ma la risposta  no. Non proprio.
Restammo in silenzio per qualche tempo.
Avevo un partner, quando facevo il poliziotto. Sua moglie
l'ha lasciato, si  portata via la bambina. La sua intera esistenza
 saltata in aria. Un giorno gli ho detto che doveva essere
dura. Lui mi ha guardato dall'altro sedile - eravamo in
macchina - e mi ha detto, "Quel che pi spaventa  quanto
poco ci voglia".
Capisco disse lei dopo un po', e ce ne restammo seduti,
in silenzio, immersi in quella notte fantastica, due esseri
umani assieme e soli sotto le stelle e gli alberi di pecan, le loro
storie personali ben premute sul cuore come a volerle placare, acquietare.
...
.
...
CAPITOLO 18.
...
.
...
Se non sai cosa fare del tuo tempo, sapr lui cosa farne,
di te. Fatti, non parole. Qualche soldo nel cappello per chi
esce su cauzione. Oggetti personali, di poco valore reale ma
di enorme valore affettivo, che quando te ne vai passano in
eredit al prossimo della lista: lenzuola, T-shirt, una radio a
transistor con batterie di scorta, il calendario del Bob's Bodyshop.
Ammonimenti, slogan, abitudini. Un mondo di cose, di
oggetti. Come se la limitatezza e l'inazione dei nostri tempi
fossero riuscite a estirpare i verbi dalla nostra vita (e magari
l'onnipresente violenza non fosse altro che un tentativo di
reinserirli). Tutto aveva termine l dove arrivava la nostra vista;
doveva essere cos. Era cos che si riusciva a tirare avanti,
tenendosi tutto quanto il pi vicino possibile, affidandosi alla
distanza ravvicinata. E in men che non si dica, anche l'immaginazione
cominciava a esaurirsi.
Ammonimenti, e un sacco di tempo a fissare le giunture
dei foratoni di cemento. A contarli, a cercare il punto in cui, a
un'estremit della cella, c' forse un centimetro di spazio prima
della fine dello strato di malta, e all'altra estremit quasi
due. O il punto in cui un precedente inquilino ha grattato via
la malta tra un mattone e l'altro, sulla parete che sta tra il letto
e la tazza del cesso. Ci stava tutto questo tempo, al cesso?
La noia, come la fede cieca,  causa di ben strane priorit.
Novecentosessantaquattro foratoni, dal mio punto d'osservazione.
Dopo sei settimane di detenzione, avevo scritto a New
Orleans e Chicago per ottenere i miei libretti universitari.
Un'impresa che non si era rivelata affatto semplice. Anche se
ci era consentito di spedire due lettere al mese, in franchigia,
inviare del danaro restava sempre una faccenda complicata,
ed entrambe le universit richiedevano, per questo servizio,
un versamento di cinque dollari. Il cappellano della prigione
era venuto in mio aiuto. Una volta ottenuti i libretti, poi, leggerli
fu come guardarsi allo specchio e trovarvi riflessa la faccia
di qualcun altro. Ero davvero stato cos imbranato? Mi ero
sul serio iscritto a un corso intitolato Precetti Rivoluzionari?
E che accidente d'argomento avr mai trattato? Due semestri
di storia medievale? Mi fosse rimasto in testa un solo concetto,
un solo movimento, una sola data.
Ma chi era questa persona?
Con ogni apparenza, qualcuno che andava a tutta birra,
che si era fermato a meno di una decina di esami dalla laurea
in lettere. Strano, come fossi riuscito a dimenticarmi tutto
quanto. Ancora pi strano chiedersi dove fosse andato a finire
tutto quanto: ore e anni vissuti come un recluso, la conoscenza
che ne era scaturita, l'ambizione che mi ci aveva condotto.
Mi sembrava di non avere pi niente di tutto questo.
A questo punto avevo gi sofferto a sufficienza, per via
di un compagno di cella, nella branda sopra la mia, che leggeva
la Bibbia borbottando ad alta voce, e per un altro che
non faceva altro che leggere Donald Goines: Whoreson, Swamp
Man e i romanzi della serie di Kenyatta. Poi arriv anche
Adrian, ma io per la mia parte ero gi con il naso piantato nella
lettura di opuscoli e notiziari di svariati college. Il nostro
grigio e anonimo sottomarino continu ad avanzare tra giornate
altrettanto grigie e anonime. E io, cos pareva, anche se
mi trovavo ancora sott'acqua riuscii lo stesso a prendere la
laurea grazie alla gentilezza dello Stato che mi teneva in cos
prudente considerazione.
Al giorno d'oggi, con Internet che  arrivato anche dietro
le sbarre, tutto questo non vuol dire poi molto. Ma all'epoca
si tratt di una serie di fatiche degne di Ercole. All'incirca
ogni mese ricevevo una grossa busta piena di materiale vario.
Dovevo leggermelo tutto, scrivere le relazioni richieste e, al
termine, riempire un questionario, per poi rispedire l'intero
malloppo; dopo di che, ecco arrivare la busta successiva.
Questo, in teoria. Ma spesso passavano due o tre mesi
prima di ricevere un pacco, e a quel punto poteva succedere
di tutto: di trovarci tre buste, oppure una, o addirittura una
busta vuota. Chiss di chi era la colpa: lo smistamento della
posta affidato a detenuti pieni di rancore, qualche gretta intromissione
o arrogante idea di controllo da parte delle guardie
carcerarie, o pi semplicemente l'ennesimo e quotidiano
furtarello. Mai una parola di spiegazione,  chiaro, e si imparava
alla svelta - una volta che quelle porte ti si erano richiuse
alle spalle - a non fare mai domande. Non fosse stato per
la protezione che mi era concessa dal mio status ibrido, n
carne n pesce e, in seguito, dal non autorizzato interesse di
un professore, sono certo che il college si sarebbe ben presto
liberato della mia presenza. Ma non accadde. Ero come finito
in pieno scoperto di cassa, ma gli assegni riuscivo ancora a incassarli.
Nell'ottobre del mio secondo anno di galera, ricevetti la
mia laurea. Il diploma, assai elaborato, su carta pergamena
assai pesante, color crema, strapiena di caratteri gotici e termini
latini, mi giunse arrotolato in un tubo identico a quelli
in cui gli altri detenuti ricevevano i poster di Barbarella, della
Harley-Davidson e di Robert Crumb che finivano appesi
alle pareti delle celle. Il consiglio d'amministrazione dell'universit
si informava, in una lettera acclusa al diploma, se per
caso avessi l'intenzione di continuare gli studi presso le loro
strutture accademiche. Sveglio com'ero sempre stato, e tanto
pi ora che ero riuscito a sfangarmela l dentro e, in aggiunta,
a districarmi tra i rovi dei regolamenti universitari, mi parve
d'essere diventato una sorta di veterano del settore, abile
a sgusciare tra una goccia e l'altra, dotato di sufficiente buon
senso per cavalcare le correnti del sistema. Potete scommetterci,
gli risposi.
Se ogni anno aprile scende gi dalla collina come un
idiota, tutto un mormorare di ruscelli e uno spargere fiori,
state sicuri che ottobre si presenta alla battuta con l'aria torva
e senza scherzi. Mai, per, come quella volta.
Nel prendere il mio mezzo chilo di vestiti da carcerato,
mi ero fatto carico anche di una tonnellata di rogne. Che io
fossi stato un poliziotto, era un fatto che non si doveva sapere.
Ma le guardie lo sapevano, il che  come dire che lo sapevano
tutti, e tutti dal primo all'ultimo - detenuti e guardie in
eguale misura - avevano buoni motivi per avercela con i casini
che li avevano portati l. Non erano certo in grado di tagliare
la gola alla societ o di ficcare il manico di uno sturalavandini
su per il culo di Petit, il direttore del carcere. Ma c'ero
pur sempre io. Fin dal primo giorno, dapprima in piccole dosi
e poi con la tipica escalation della violenza, mi ero ritrovato
a dover affrontare tutta una serie di testa a testa, in cortile,
durante i pasti, nelle docce, nei laboratori. Due mesi e una
mezza dozzina di baruffe pi tardi, avevo ricevuto un non
certo frequente invito da parte del direttore Petit in persona
(non ero stato abbastanza svelto a scansarmi e i secondini, che
guardavano altrove, mi avevano concesso tutto il tempo di
fracassare la mandibola di uno di loro, prima di entrare nell'ufficio)
che voleva dirmi quanto fosse orgoglioso del mio
comportamento.
Grazie, direttore.
Ha addosso una pressione tremenda. Apprezzo il suo
modo di fare, sa. Lo vedo. Non mollano mai, non  vero?
Sulla fronte gli era sopravvissuta un'unica macchia triangolare
di capelli, mentre il resto si era ormai ritirato. Fece un mucchio
di scena nel consultare una serie di carte sulla scrivania.
Le va una tazza di caff?
No.
Scotch? Il suo sguardo torn a piantarsi nel mio. Mi
era stata offerta una sedia pieghevole, studiata con ogni apparenza
per garantire la massima scomodit. Mi ricordava la
branda e il cesso gi in cella.
Sta perdendo sangue sul pavimento. Premette un pulsante
dell'interfono. Fate venire Levison disse, poi si rivolse
di nuovo a me. Non si preoccupi e sorrideva, ci siamo
abituati. E poi, mica  mio, il pavimento.
Petit era come quegli amministratori ospedalieri che una
decina d'anni dopo avrebbero cominciato a farsi chiamare
manager, tanto per darsi un po' d'arie. Indossava un abito
grigio chiaro, che lo faceva rassomigliare a un blocco di cemento
con una testa piazzata in equilibrio lass in cima. Una
testa che non la smetteva mai di annuire e dondolare, come se
non l'avessero ancorata bene e potesse rotolar via da un momento
all'altro. La speranza  l'ultima a morire.
Nemmeno per sogno, che  mio.  dei contribuenti.
I suoi pavimenti personali, non avevo dubbi, sarebbero
stati belli lustri. A forza di olio di gomito, di sua moglie o di
qualche detenuto poco importa.
 meglio che scenda. Il dottore la sta aspettando in infermeria.
Avevo quasi varcato la porta quando mi sentii chiamare.
Turner?
Mi fermai.
 su una buona strada. Quanto le resta ancora, due mesi?
Non si faccia fregare. Stia basso.
Far del mio meglio.
Mentre uscivo, incrociai Levison - settantanni o forse
pi - che entrava, munito di secchio e spazzolone. Stracci e
spruzzatori gli pendevano dai calzoni come bombe a mano.
La mattina dopo, un tale mi si para davanti nelle docce.
Lo vedo arrivare, il punteruolo tenuto basso sulla gamba, negli
occhi ha scritto rogne. All'ultimo momento faccio scattare
la mano, la base del palmo, verso l'alto, con forza. Il punteruolo,
il manico affilato di un cucchiaio, gli trapassa il mento
e poi la lingua. L'uomo apre la bocca nel tentativo di dire
qualcosa, e gli vedo la lingua che si dibatte, l dentro,  solo
la punta che riesce a muoversi, e lui che scivola contro il muro
della doccia.
Era abbastanza? Dovevo proprio ucciderlo. Lo ignoro. In
quel momento sembrava la mia unica possibilit. Un altro
ammonimento, l'ennesimo comandamento che ci regola la vita,
dice che quando qualcuno ti si fa sotto in quel modo, non
ti resta che buttarlo gi.
E neanche ai giudici parve di avere chiss che scelta. Nelle
loro mani, la mia condanna a tre anni fin per gonfiarsi a venticinque.
...
.
...
CAPITOLO 19.
...
.
...
Ho scontato altri otto anni, preso un'altra laurea - in
psicologia - e ho iniziato a pensare che da tutto questo
avrei forse potuto rifarmi una vita. Cos'altro avevo, su cui
costruire? Quando  arrivato il momento della libert vigilata,
gi sapevo di voler lavorare come terapeuta. Mi installai
a Memphis e cominciai a fare il giro degli assistenti sociali
nel campo scolastico, degli studi medici, dei centri sociali
eccetera, per farmi conoscere e lasciare il mio biglietto
da visita. Poi cominciai a farmi qualche cliente. Pochi, dapprincipio,
e senza selezionare chicchessia. Ma possedevo
un autentico feeling, un vero e proprio istinto, per i casi pi
gravi, quelli che viaggiavano sul confine della violenza. In
neanche un anno mi ero in pratica specializzato su questi
ultimi.
Lo sceriffo Bates era l'epitome del perfetto ascoltatore.
Non mi aveva mai levato gli occhi di dosso, appoggiandosi
allo schienale della poltrona per mettersi pi comodo, invitandomi
con lo sguardo a continuare. Poi sbott. Ha scovato
proprio il lavoro che sapeva fare. Sono davvero molto pochi
quelli che hanno una fortuna simile.
Lo so, mi creda. Lo sapevo anche allora.
Ma ha smesso.
Dopo sei anni, si.
Rimase in attesa.
Non sono certo di poterglielo spiegare. Ogni volta che
servirebbe una bella trama da film della settimana, non  mai
sottomano.
Un tordo si pos sul davanzale e ci scrut con attenzione,
borbottando.
 a quello, che Don Lee d da mangiare? chiese Bates.
Sua figlia June annu.
E tu non c'entri niente?
Stando a quello che sembrava uno scherzo del tutto personale
che quei due tiravano avanti da chiss quanto, la ragazza
sbatt gli occhi con aria innocente.
Quando questa figliola, qui, aveva undici o dodici anni,
non passava settimana che non tornasse da scuola con un trovatello.
Un gattino o un cagnolino, un uccellino appena nato
che a sentir lei era caduto da un albero, tutto testa, zampe e
una fame da lupi. Anche un coniglietto, una volta, e pare che
quando i conigli appena nati hanno preso l'odore dell'uomo,
i genitori finiscono per ucciderli.
Sar meglio che tu gli dia da mangiare, a quel coso disse
poi, un attimo dopo, altrimenti non sapremo mai come va
a finire la storia. Torn a rivolgersi a me. Certo che ha fatto
delle belle nuotate controcorrente.
S e no.
Pi s che no, a giudicare da ci che ha appena detto. Un
lavoro come quello che  finito a fare non  molto diverso da
quello del poliziotto, e richiede un sacco di energie. E pi uno
 bravo, pi energie consuma.
Direi che  vero. Il solo fatto di starsene in giro per le
strade, senza neanche occuparsi di un caso specifico, bastava
per fare la differenza. Mi ha cambiato, e forse in peggio; su
questo si pu discutere. Tutti quegli anni ad aggirarsi nella testa
altrui non sono stati altro che una sorta di replica.
Senza parlare della prigione.
Guardammo June, fuori, che spargeva becchime sul davanzale
e si faceva indietro al riapparire del tordo. Ci lanci
un'occhiata e ci salut con la mano.
Un giorno in apparenza simile a tutti gli altri, seduto
davanti al caff del mattino e all'agenda degli appuntamenti,
guardai fuori dalla finestra e mi resi conto di non avere pi la
terra sotto i piedi. Era scomparsa, svanita. Non mi fidavo pi
di niente o di nessuno. Potevo esaminare ogni possibile motivo
- mio o di chiunque altro - da tutte le posizioni: di sopra,
di sotto, di taglio.
E cos ha deciso di starsene da solo.
Non credo che sia stata una decisione consapevole. E mi
chiedo quanto ci sia, di consapevole, tra le cose pi importanti
della vita.
June torn dentro e da un cassetto aperto della scrivania
tir fuori la borsetta. Doveva andare a prendere Mandy a
scuola, disse, e accompagnarla a casa. Poi sarebbe tornata.
 gi l'ora? disse Bates. E io, non appena la ragazza fu
uscita, dissi che ignoravo che June avesse gi una bambina.
E come faceva a saperlo? Ma June non ha figli - non ancora,
almeno.  di una sua amica, Julie, che fa l'infermiera,
turni di dodici ore due volte la settimana. June le d una mano.
Sono sempre state compagne di scuola, fin dai tempi dell'asilo,
e non si riuscirebbe a separarle neanche con le cannonate.
June and Julie.
Carino, no?
I loro coetanei devono essersela spassata un sacco.
Forse la prima o la seconda volta. Ancora non ha avuto
modo di vederlo, ma quella ragazza ha un caratterino che farebbe
scappar via un orso a nascondersi tra le braccia della
mamma.
E c' qualcun altro a prendersi cura della bambina, a
casa?
Il fratello di Julie. Clif non  ancora abbastanza grande
per guidare, ma dopo la scuola resta assieme a Mandy fin
quando Julie non torna a casa. E il pi delle volte le prepara
anche la cena, a quanto ho sentito.
Squill il telefono.
Sceriffo B...
Lui mi guard, scosse il capo.
Sissignora. Io...
La sua parte di conversazione somigliava a un motore
che cerca di partire e non vi riesce mai.
Sissignora. Se...
Sissignora. Posso...
Cosa...
Tir a s un taccuino e scarabocchi qualcosa sulla prima
pagina.
Ci daremo subito da fare, signora disse, e riagganci.
Sorpreso? mi chiese.
Mi ci volle qualche momento per rendermi conto che
l'ultima battuta era rivolta a me, che si riferiva a ci che mi
aveva detto a proposito di June e della figlia della sua amica.
Un po', sceriffo.
In realt mi stavo chiedendo se per caso mi trovassi ancora
negli Stati Uniti. Non poteva essere, questo, lo stesso
paese che vedevo nei notiziari, nei programmi TV, nei romanzi
contemporanei. Badate, non  che guardassi la TV o leggessi
i giornali, e non prendevo in mano un romanzo dai tempi
della galera, ma erano tutte cose filtrate a livello inconscio.
Thoreau, Zarathustra, il superuomo di Philip Wylie, solo e
impotente in cima alla sua montagna: al giorno d'oggi saprebbero
tutti alla perfezione quali programmi combattono
per il maggior numero di spettatori nel palinsesto autunnale,
il nome dello stilista pi alla moda, l'ultimo fasullo idolo dei
ragazzini.
Ma chi si prende cura dei figli degli amici come se fossero
suoi? Un'adolescente che si fa carico della responsabilit di
badare alla bambina di sua sorella?
Bates strapp l'annotazione che aveva appena scritto e la
lanci nel cestino.
Sarebbe anche l'ora che la smettesse di chiamarmi "sceriffo",
non crede? Gli amici mi chiamano Lonnie.
Mi vennero in mente cinque o sei risposte.
Amico  una parola grossa, per quanto mi riguarda
dissi infine.
Vedr che alla fine le ritorner facile. Sorrise. Le piace
il pollo?
Tre ore dopo mi trovavo seduto a un vecchio e sgangherato
tavolo da pranzo in noce. Il mio nuovo miglior amico, lo
sceriffo Bates ovvero Lonnie, sedeva a capotavola, alla mia
destra, sua moglie Shirley proprio di fronte, June dalla parte
opposta e un paio di figli adolescenti - Simon dai capelli a
spazzola e i pantaloni a sacco, Billy pieno di piercing e tutto
vestito di nero - occupavano le restanti sedie. Il piatto traboccava
di pur di patate e pollo fritto. Ciotole di okra in umido
e pomodori, salsa a base di latte e pannocchie di granturco
piazzate attorno a un centrotavola di frutta trattata a cera.
Una ciotola di sottaceti, altre ciotole pi piccole di fiori di magnolia
che galleggiavano sull'acqua. Un vassoio, del tutto
anacronistico, di panini surgelati. La TV sembrava un faro,
con il volume tenuto molto basso, rivolta verso la sala da
pranzo, appena dietro il vano della porta che dava in soggiorno.
I ragazzi non la perdevano di vista neanche per un istante:
la Tata di Fran Drescher stava lasciando il posto al Principe
di Bel Air.
Siamo contenti che sia venuto disse Shirley Bates.
Grazie a voi per avermi invitato. Il cibo  fantastico.
Niente di speciale, davvero.
Invece le magnolie danno un certo non so che di gioioso.
Le piacciono? Un'espressione compiaciuta le si dipinse
in volto. Secondo Lonnie  una stupidaggine. Lo faceva
sempre, mia madre.
Anche la mia. Me n'ero appena ricordato.
Pi tardi, io e lo sceriffo sparecchiammo la tavola e portammo
i piatti in cucina, la cui porta era tenuta ferma da un
cuneo in gomma, di un genere che non vedevo da anni. Shirley
rifiut la nostra offerta di aiuto. Vedi di fare il bravo padrone
di casa, tesoro. Dio solo sa se ti serve un po' di pratica.
Finisco io, quaggi.
Bates vers il caff da una Corningware. Le tazze erano
decorate a disegni di pecore e cerbiatti. Una porta scorrevole
dava direttamente dalla cucina al patio, sul quale erano sparpagliate
cinque o sei seggiole di plastica. La griglia di un barbecue,
che ancora conteneva tracce biancastre di carbonella,
era tutta incrostata di residui di bruciato, e in un'aiuola l accanto
le giunchiglie erano in boccio. Contro il muro era appoggiato
un rastrello, i rebbi ancora pieni di fogliame scuro e
secco. Ci sedemmo a chiacchierare del pi e del meno, niente
di che. A un certo punto, si ud bussare alla porticina in legno
che dava sul vialetto d'accesso. Avanti disse Bates ad alta
voce.
Indossava un abito blu scuro con una giacca a doppio
petto che sembrava schiacciarlo di una buona trentina di centimetri.
Me ne accorsi quando mi alzai per stringergli la mano.
Ai risvolti dei pantaloni e ai polsini si ammassavano batuffoli
di pelo biancastro, certo di un qualche animale domestico,
cane o gatto che fosse. Mocassini di cuoio, mal tenuti,
una cravatta di seta che doveva essere stata annodata con cura,
quella mattina, ma poi del tutto dimenticata.
Lei dev'essere Turner.
Il sindaco Sims disse Bates. Ci stringemmo la mano.
Henry Lee. La prego. Grazie per avermi invitato, Lonnie.
Era un pezzo che non ci si vedeva. Anzi, farai meglio ad
andare a salutare Shirley, quando te ne vai, se ci tieni al mio
bene.
Lo far, sta' sicuro.
Allora, perch non ci beviamo qualcosa? Black Jack come
al solito, Henry Lee?
Hai bisogno di chiederlo?
Per me birra, se non  troppo fastidio.
Nessun problema.
Bates ci mise un bel po', a portarci da bere. Un paio di
volte lo vidi accostarsi alla finestra di cucina e sbirciare fuori.
Voleva che ci facessi caso, senza dubbio.
E allora disse il sindaco Sims, lasciandosi andare su
una sedia. Pensa di riuscire a togliere le castagne dal fuoco
al nostro fannullone, qui?
Staremo a vedere.
Attorno a noi, alla casa, vicino al cancello, sopra un solitario
albero di fico, era tutto un andare e venire del gelido, innaturale
biancore delle lucciole.
Com' la situazione, per quanto riguarda la sua posta,
in questi giorni?
Ho notato una certa differenza.
Lieto di sentirglielo dire. Le zanzare mi ronzavano attorno
alle orecchie. Chiss come mai, non ero mai stato un
boccone troppo appetitoso. Mi piombavano addosso, facevano
le loro indagini e si rivolgevano altrove.
Mi chiedevo come fosse riuscito ad andare avanti tre
mesi senza accorgersi di tutte quelle bollette non pagate.
Osservazione corretta. Guardammo un pipistrello che
svolazzava al chiaro di luna, e via via faceva incetta di moscerini,
zanzare e falene. Giulivo  una definizione per esseri
umani, ma era difficile non farsela venire in mente osservando
il volo di quell'animale.  sempre stata mia moglie a gestire
i conti di casa e il bilancio familiare, tutto quanto. Se
c'era qualcosa fuori dal comune, qualcosa che dovevo sapere
in prima persona, me lo faceva notare. Adesso Dorothy  in
una casa di cura. Ho dovuto farla ricoverare, due settimane
fa. Alzheimer.
Mi spiace.
Ci ho messo un sacco di tempo, ad ammettere che c'era
qualcosa che davvero non andava. E ancor pi tempo prima
di ammetterlo di fronte agli altri. Che diamine, stavo gi diventando
io, smemorato. Dorothy l'ha sempre celata bene, la
sua situazione. E quando c'era qualcosa che ci sfuggiva e faceva
il botto, ecco che arrivavo io, con la scusa pronta, a giustificarla.
Inoltre, sono stato tirato su con la convinzione che i
panni sporchi si lavano in famiglia. Anche lei mi pare sia della
stessa scuola. Ci si prende cura dei propri cari.
Lonnie riemerse con i nostri drink, e per qualche minuto
rest a chiacchierare di banalit con il sindaco, stagioni di caccia,
football a livello locale, cose cos, fin quando il sindaco
chiese permesso, si alz, ingoll il resto del suo drink in una
sola sorsata ed entr in casa. Qualche istante pi tardi lo vedemmo
uscire. Ci salut, imbocc il cancello e se ne and.
Che ne pensi? disse Lonnie.
Oltre al fatto che mi hai messo in mezzo?
Era notte alta, adesso. Meno zanzare, e le cicale si erano
chetate. Il silenzio si faceva sempre pi fitto, e le stelle pi intense,
di un bianco assoluto simile a minuscoli fori aperti in
un velo nero, che lasciano trasparire l'appena percettibile
evocazione di una qualche luce accecante, in attesa dietro
quel sipario.
Ne vuoi un'altra?
Alzai la bottiglia ancora mezza piena.
Io vivo qui disse Lonnie. Certe volte...
Capisco.
 molto pieno di s, il sindaco. E io mi trovo in disaccordo
con gran parte delle iniziative che prende. Qualche anno
addietro, il consiglio comunale ha approvato un'ordinanza
che obbligava tutte le case destinate all'affitto a dotarsi di tubature
interne e di bagni. Come gliel'hanno fatta passare sotto
il naso, una cosa del genere, davvero non so, visto che tutte
le case pi sgangherate della contea sono di sua propriet.
Hai presente, quelle bicocche a sud del centro? Quelle di compensato,
legnaccio di recupero e carta catramata?
Le avevo viste. Diamine, anch'io ero cresciuto in case simili.
Il gabinetto lo mettevano dove c'era posto. In cucina, in
camera da letto, in veranda. In una settimana, quelle case le
tiravano su. Vado a riempirmi il bicchiere. Sicuro di non volerne
un'altra?
Torn dopo qualche istante, ma invece di rimettersi seduto
rest in piedi a guardare la scura silhouette degli alberi.
Non ha certo bisogno della mia approvazione, n di
quella di chiunque altro. Ma neanche io, se  per questo. Neanche
io ho bisogno di approvare quel che combina lui.
Capisco, Lonnie. Capisco davvero.
Ti ha detto di Dorothy?
Annuii.
Era un pezzo che minacciava burrasca. Ce n'eravamo
accorti tutti, prima di lui. Per certi versi, credo che questa storia
abbia cambiato anche lui, non solo sua moglie. Non hanno
avuto figli, erano soltanto loro due. E adesso deve sentirsi solo.
Si rimise a sedere.
Che bella nottata.
Mi dissi d'accordo, e restammo li, uno accanto all'altro, ad ascoltare i fiotti d'acqua che provenivano dalla cucina, con Shirley che sciacquava i piatti. Non lontano, si lev il gracidio
di una rana toro.
Ti manca la citt? Te l'ho gi chiesto, lo so.
La citt si. Chi non mi manca,  la persona che ero diventato in citt.
Era proprio cos diverso?
Annuii.
Non una persona per bene? Uno di quelli che vedi arrivare e cambi marciapiede?
Esatto.
Quindi adesso ti ritrovi quaggi, in questa splendida serata, a chilometri di distanza dalla citt pi vicina, con una manciata di nuovi amici. E ancora ti sforzi di cambiare marciapiede pur di scansare quella persona.
...
.
...
CAPITOLO 21.
...
.
...
La luna era sospesa in cielo come un dolcetto di Halloween,
un perfetto cerchio che faceva sembrare l'arteria principale
della citt - empori a un solo piano, edifici residenzialia due o tre piani, uffici e case di pregio, tutto mescolato -
ancora pi eccentrica, pi innaturale. In natura, non esistono
angoli retti. Era un retaggio di non so pi che ormai dimenticato corso di storia dell'arte.
Sul sedile del passeggero, Randy aveva gettato la testa
all'indietro per infilarsi una soluzione salina su per il naso.
Un flacone grosso come quelli in cui si vendeva il Merthiolate,
quand'ero piccolo, che tutti chiamavano Sangue di Scimmia.
Era una cosa tipo tintura. Ti cadeva una goccia addosso,
te la tenevi fin quando non ti andava via la pelle. All'epoca la
plastica non era ancora molto diffusa. Il Sangue di Scimmia
girava in bottigliette di vetro. Si applicava con una sorta di
pungiglione, anch'esso in vetro, da avvitare al tappo. Le posate
di plastica iniziarono ad apparire quando io gi andavo alle elementari.
Tutto a posto? chiesi.
Sto bene. Guarda: quando ti rifilano un'autopattuglia
scassata, cosa fai, non gliela riporti indietro, eh? Lo sterzo non
funziona, ogni buca  tua, magari gli specchietti non stanno
su nemmeno per sbaglio? Prendi e gliela riporti. Mise via il
flacone, guard fisso davanti a s. Con un partner  la stessa cosa.
A dispetto del nostro grado, ci avevano mandato a fare
servizio di pattuglia in una macchina priva di contrassegni, e
a rispondere a chiamate d'ogni genere. Altri detective rispondevano
a chiamate specifiche: noi agivamo da supporto. I
pezzi grossi non si fidavano di Randy.
Svoltammo sulla Maple. Fuori da un Piggly Wiggly, una
ragazzina sui sedici anni era accasciata contro un distributore
del Press-Scimitar, di quelli a moneta; ginocchia in su, testa
in gi. Sotto le gambe aveva infilato il sacco dell'immondizia
che le faceva da valigia e conteneva tutti i suoi effetti personali.
Nello scendere dalla macchina, a sei metri di distanza, il
tanfo della ragazza gi mi assaliva. Mi avviai verso la V formata da quelle strafatte cosce pallide.
Tutto bene, signorina?
I suoi occhi ondeggiarono, riuscirono a trovarmi. Cosa?
Si sente bene?
Non lo so. Come le sembro?
La aiutai ad alzarsi in piedi. D'istinto, una mano le scatt
ad afferrare il sacco, che venne su con lei. Barcoll, per poi
raddrizzarsi, trov il fulcro. Alta quasi quanto me.
Un vero signore. Uno dei pochi.
Ha un posto dove andare, signorina?
Ci pens su un istante, scosse la testa.
Allora...
Una sorella mi disse. West Memphis. Proprio al di l del ponte.
Meglio che si sbrighi, allora. A restarsene da queste parti
troppo a lungo, presto o tardi finir per farsi beccare in
qualche retata, o peggio.
Mise il sacco in equilibrio su una spalla. Grazie, agente.
Non deve ringraziarmi. Abbia cura di s, signorina.
Anche lei.
Lasciale cinque isolati di tempo, e si sar gi scordata
dove stava andando disse Randy quando risalii in macchina.
Gi lo sai.
E allora? La portiamo dentro, domani  di nuovo per la
strada, e l'unica cosa che ci ha guadagnato  un pasto o due,
qualche mala parola se le va bene, una violenza carnale e un
fracco di botte se le va storta. Se invece la portiamo al pronto
soccorso, si becca un bell'esame psichiatrico, e va' a sapere
dove la spediscono. Di sicuro non in villeggiatura.
Rallentammo davanti a una sfilata di fondi commerciali,
compagnie assicurative indipendenti, un'agenzia di viaggio,
un negozio di abiti usati, posti del genere, poi ci infilammo
nella viuzza laterale, saltuario rifugio dei teenager locali a
caccia, e tagliammo da quella parte.
Sono i medicinali disse Randy, mentre tornavamo a
immetterci nel traffico. Una lunga teoria di incroci. Walnut
Street, a sinistra sulla Vance passata la Orleans. Ti riducono uno straccio.
Via libera verso nord, dopo la Beale e la Union.
In sintesi, un turno senza scosse. Arrivammo alla stazione
di polizia con mezz'ora di anticipo, che impiegammo per
rimetterci in pari con scartoffie di ordinaria amministrazione,
niente mandati da far firmare. Ce ne andammo a sedere nella
sala ritrovo, lui che riempiva il rapporto del turno, io che
bevevo caff. Gi la sesta tazza, quel giorno? Mi pass il modulo
per farmelo firmare. Il resto dei guerrieri del turno aveva
gi cominciato a rientrare, a forza di pacche sulla schiena
e nuove storie di guerra, e gi infilava le uniformi negli armadietti
(un po' fetenti, alcune di quelle uniformi, ma il lavaggio
a secco  una soluzione costosa), si spruzzava acqua sotto le
ascelle, su petto collo e faccia ai quattro piccoli lavandini del
gabinetto comune, si applicava il deodorante sotto le gi citate
ascelle o qualche schizzo di acqua di colonia, magari una
sorsata di qualcosa di forte prima di uscire di l e tornare al
mondo come privati cittadini.
Neanche fosse possibile.
Mi ero cambiato. Jeans e una felpa, e la mia giacca a vento
grigia. Le tasche erano partite da un pezzo, la lampo cercava
a tutti costi di imitarle, il colletto era liso a met. Scesi i due
scalini che a quanto pare servivano a distinguere la stazione
di polizia da ci che le sorgeva attorno, e voltai l'angolo, diretto
al parcheggio. Stavo salendo sul mio furgoncino, che somigliava
molto alla giacca a vento, quando la testa di Randy
fece capolino da un lato.
Devi andare da qualche parte?
Direi di no.
Allora potremmo anche farci un paio di birre.
E cos facemmo (quattro, in verit), nella lounge di un
Holiday Inn della zona. Dal ristorante continuavano a vagare
cameriere, casomai avessimo intenzione di ordinare da mangiare.
Nell'atrio c'era un tipo, al pianoforte, che suonava in
uno stile assai barocco, con roboanti abbellimenti eseguiti a
due mani, come palle di neve su grumi melodici di cinque o
sei note: tonica, dominante, sottodominante, tonica di nuovo.
E solo la lievissima traccia della relativa minore. In un separ
in fondo alla sala un tale era intento a parlare con una donna
che aveva la met dei suoi anni. Le aveva piantato gli occhi
nei suoi. Lei non lo guardava proprio.
Ascolta, sai quando il proiezionista non riesce a sistemare
bene la pellicola, e resta tutto sfuocato? mi disse Randy
alla seconda birra. Guardi altrove e poi te ne torni a guardare
lo schermo, pensando che si sar rimesso a posto. Come
se a distanza di un battito di ciglia ci fossero due diversi film,
due diversi mondi. Poi ti imbottisci di farmaci e tutto torna a
sovrapporsi, non  pi sfuocato.
Forse (mi ricordo di averlo pensato anche allora) il senso
di ogni cosa  che tutto quanto  sfuocato.
Ce ne restammo li, belli tranquilli, a lanciare vaghe occhiate
alla TV, in alto sopra il bancone del bar, spezzoni di incontri
di football e wrestling, quando le porte che davano sull'atrio
si aprirono per far passare una sedia a rotelle. Entr in
retromarcia, azionata dai piedi gonfi e bendati del suo occupante,
priva com'era di supporti. L'uomo avanzava controllando
la situazione dallo specchietto retrovisore montato su
un bracciolo. Attorno al collo aveva quello che sembrava un
appendiabiti tutto contorto, che reggeva una sorta di flauto di
Pan usato per segnalare il passaggio della carrozzina. Chiss,
forse l'uomo era paralizzato nelle braccia, nella parte superiore
del corpo?
Non era cos, perch quando raggiunse il bancone e fece
ruotare la carrozzina su se stessa, il barista gli porse una birra
alla spina.
Come va, Sammy?
L'uomo trangugi una bella sorsata prima di rispondere.
Non male.  andata molto peggio di cos, un sacco di altre
volte.
L'assegno  arrivato in tempo, vedo.
Un giorno di ritardo.
E spero ci fosse tutto.
I lineamenti di Sammy si raccolsero in quella che con
ogni apparenza era una risata. Le spalle si alzarono. Fu una
risata quasi del tutto silenziosa, che gli fece spuntare le lacrime
agli occhi. Dopo qualche istante l'uomo si sporse in avanti
e mise sul bancone il bicchiere vuoto. Il barista ne aveva gi
preparato un secondo. Sammy lo tracann quasi in una sola
sorsata, e lo pos sul banco accanto all'altro. Poi spost il peso
sulla destra, ed estrasse un portafogli.
Il barista lo conged con un gesto. Offro io.
Sicuro?
Sicuro che sono sicuro.
Grazie, amico. Molte grazie.
Stammi bene.
Sammy il Marinaio invert la carrozzina e si avvi in retromarcia
verso l'uscita, soffiando nel flauto.
Ha dato un po' d'acqua al fischietto disse Randy al barista,
dopo aver aperto la porta all'uomo in carrozzina.
Non c' dubbio. Ne volete un'altra?
Perch no.
Annuii.
Ce le port.
Quel tipo viene tutte le settimane, certe volte di luned,
certe altre di marted. Si fa due birre proprio come quelle
di oggi. Le butta gi in un colpo solo, poi se ne va. Non
ho idea che razza d'assegno sia, quello che tira sempre fuori
- un sussidio, qualche aiuto statale - ma fin quando non
gli  arrivato, non si fa vedere. Non che io l'abbia mai fatto
pagare, eh.
Lo conosce?
Non proprio. Abita in un garage dietro la casa di non so
chi, mi sembra. Forse su per Fannin Street, nei pressi della
Pioneer. Da qualche parte, laggi.
Che gli  capitato? chiese Randy.
Il barista alz le spalle, che per un attimo si spostarono
dal livello delle bottiglie di vodka e gin a poco prezzo a quello
degli scotch poco invecchiati.
Lei ha fatto una mitzvah gli dissi.
Il barista mi guard. Randy ridacchiava. Da quelle parti,
a quei tempi, la religione ebraica era un articolo tanto esotico
quanto, diciamo, i carciofi. Tanto valeva che gli avessi tirato
fuori i riti massonici, l'alchimia, i piaceri del formaggio di capra.
Le porte dell'atrio si spalancarono di nuovo per far entrare,
questa volta, un gruppetto di impiegati, sei in tutto, paludati
in abiti di cattivo taglio e giacche che avevano un qualcosa
del giogo, cravatte sintetiche e intirizzite, gioielli antiquati,
scarpe malconce e ispessite da strati di lucido in flaconi.
Andarono a sistemarsi a un tavolo sul fondo, e la loro presenza
dilag subito nella sala per poi impadronirsene. Di colpo,
come se il tempo si fosse fermato, quel tavolo si riemp di
bottiglie vuote e bicchieri, pacchetti di sigarette, portacenere,
borsette.
Alla TV, i lottatori Sputnik Malone e Billy Daniels stavano
facendo un sacco di scena nel lanciarsi a vicenda da una
parte all'altra del ring. Erano anni che il wrestling di Memphis
richiamava un grande pubblico. Veniva trasmesso in televisione
nei circuiti locali; poi, durante la settimana, stelle
come Malone e Daniels giravano l'intera regione per esibirsi
nelle palestre dei licei, nei locali dell'American Legion e nei
club d'ispirazione cattolica.
Dal mio posto d'osservazione, notai che i pannelli alle
pareti erano di buona qualit, cos come i tappeti sui pavimenti,
ma che tutte le decorazioni terminavano al bancone
del bar, dietro cui si apriva un'area mal tenuta, dai pavimenti
nudi e dagli scaffali sgangherati, con tasselli di legno inchiodati
agli sportelli e ai cassetti a mo' di maniglia. C'erano
anche dei fori, nel soffitto, da cui pendevano cavi scoperti.
Fece la sua comparsa una ciotola di cubetti di formaggio,
cetriolini e mortadella, tutti infilzati dal loro bravo stuzzicadenti.
Lanciai un'occhiata al tavolo degli impiegati. Tre ciotole,
laggi. Un'altra mezza dozzina gi predisposta. Per tutti
quegli stuzzicadenti doveva esserci voluto un albero intero.
Tagliato a fettine, a julienne.
Signori? domand il barista.
Randy gli fece eco. Il bicchiere della staffa?
Consultai l'orologio. Neanche avessi un posto dove andare.
Ma certo.
E cos, per qualche tempo, in silenzio, ci dedicammo ai
nuovi drink. Al wrestling fece seguito una gara di nuovi talenti,
tutta gente del posto e tutte donne tranne uno, equamente
divise tra cantanti, majorette e presunte attrici drammatiche.
L'uomo si cimentava nel tip tap.
Tu non ti fidi di me disse Randy.
Scelsi la strada pi facile, e mi odiai per questo. Sei tu il
primo a non fidarti di te stesso.
Sono due cose ben diverse, non credi? I suoi occhi trovarono
il mio volto riflesso nello specchio dietro il bancone.
Io ti voglio bene, amico. Lo sai.
Annuii.
Mi portai quel pensiero fino a casa e, mezz'ora pi tardi,
a mollo in un bagno caldo, annuii ancora una volta. Dalla camera
da letto giungeva del country a basso volume, dall'appartamento
attiguo filtravano voci attraverso i muri, e dalle
finestre aperte sorgeva il rumore della strada, i clacson e le
ondate del traffico. Alzai il bicchiere in un silenzioso brindisi,
e guardai la luce del bagno farsi dorata. Poi bevvi, a occhi
chiusi; occhi dietro ai quali c'erano dei sogni in attesa, sogni
che - da tranquilli com'erano - forse gi mostravano segni d'impazienza.
La grazia scenda su tutti noi, cos soli e smarriti.
...
.
...
CAPITOLO 21.
...
.
...
Ma  un lavoraccio farla scendere, la grazia. Che si tratti
di Sputnik Malone o di Platone, entrambi avrebbero grosse
difficolt a metterle le mani addosso. Gi possono ritenersi
fortunati quelli tra noi che riescono ad afferrarne un barlume
nell'arco di un'intera esistenza: la scorgiamo di schiena, magari,
mentre svicola tra la folla. Mi torn in mente Raymond
Radiguet, ragazzo prodigio. Entro tre giorni sar fucilato dai soldati di Dio.
Due giorni prima, Val ci aveva riportato il taccuino di
Carl Hazelwood. Conteneva ben poco di interesse medico-legale,
a sentir lei. I tecnici di laboratorio avevano gi tutto ci
che poteva servire, su quel taccuino: fabbricante, nome dell'articolo,
numero del lotto e cos via, per rintracciarne l'origine.
Nei nostri fascicoli c'erano le fotocopie delle pagine del
taccuino, e io le avevo gi scorse una buona decina di volte.
Come tutti noi. Ma l'avere tra le mani l'articolo originale, logoro
e sbatacchiato, mi spinse a ficcarci di nuovo il naso dentro.
Non che ci fosse qualcosa di diverso. Non che io fossi in
possesso di nuove informazioni, o che vedessi l'intera storia
da un nuovo punto di vista. O che, ancora, avessi il bench
misero indizio sull'accaduto.
Era uno di quei grossi taccuini divisi per argomenti, ben
cinque, in sezioni tenute separate da inserti di un certo spessore,
e con una doppia spirale sul dorso. Sopra e sotto ogni riga
azzurra prestampata correvano due righe vergate con una
calligrafia precisa e maniacale, da un lato all'altro delle pagine.
Un migliaio di parole per pagina, almeno. Le annotazioni
pi vecchie si erano ormai scolorite, per restare poco pi che
stinti caratteri cuneiformi, file di microscopiche macchie da
test di Rorschach. Altrove, l'inchiostro aveva del tutto abbandonato
le sue forme originarie per dissolversi in macchie pure
e semplici, una sorta di acquerello.
Mi ha detto pap che lo spezzatino era buono. L'ho lasciato
un po' a riposare, quando pap  tornato a casa. Dopo, abbiamo
parlato un po', poi alla TV hanno dato Destinazione
terra. Quando pap  entrato stavo togliendo gli schizzi dal
pavimento con una delle sue camicie. Era gi sporca, quindi
non riesco a capire perch se l' presa cos tanto. Forse la
prossima volta devo metterci pi sedano. Sembra mio zio,
certo che ci somiglia, ma non  lui. Questa  dal film.
Ero seduto fuori, stamattina, e mi si  avvicinato un gatto, era
tutto arancione, occhi compresi.  venuto a sfregarsi allo scalino
dove ero seduto io, sembrava quasi sempre sul punto di cadere,
ma ogni volta che cercavo di toccarlo scappava via. Poi
tornava dopo un minuto o due. Ho staccato un pezzetto di
mortadella e gliel'ho fatto vedere. Al signor Gatto gli piaceva,
questa cosa. Arrivava saltellando, l'acchiappava e poi andava
a mangiare sotto i cespugli. In questo modo il signor Gatto si 
mangiato quasi tutto un sandwich. Il pane l'ho finito io.
Ho trovato una pila di riviste nascoste in una scatola, gi in
cantina, sotto delle valigie vuote. In cima alla scatola era pieno
di vecchi giornali, e quindi non ci ho quasi fatto caso, ma erano
nascoste sotto. Un bel po' di Popular Mechanics, due annate
di Scientific American, un mucchio di Astounding e Fantastic
un po' sciupate in fondo. Uno dei numeri di Popular Me-
chanics aveva un pezzo che spiegava come fare a costruire
un'auto elettrica, diagrammi, specifiche, ogni cosa, anche il posto
per ordinare i componenti. Ho letto quasi tutto un racconto
di Fredric Brown, ma le ultime due pagine non c'erano pi.
Ho scritto una lunga lettera a Sydney. Mi manca tanto. La
copierei anche qui, ma mi duole la mano. Comunque,  gi
nella buca delle lettere. Sono andato a guardare il Minnesota
nell'enciclopedia. Mettono le coperte elettriche sotto il cofano
della macchina. Ci sono laghi dappertutto. Cissie dice
che ha controllato, e che dove  andata Sydney  un bel posto.
Si prenderanno molta cura di lei, dice Cissie. Ormai era
arrivata al punto che suo padre e sua madre non potevano
pi prendersi cura di lei. Io s, per. Ho visto succedere tutto
quanto. Mi ricordo anche di essermi chiesto se poteva capitare
anche a me, se forse un giorno sarei diventato cos, ridotto
proprio come Sydney e costretto ad andare via.
Fiocchi d'avena a colazione. A pranzo bacon, lattuga e pomodori,
e un sacco di maionese. Il resto del polpettone, rape,
patate dolci arrosto e t freddo, a cena. Una buona giornata.
Ho anche ricevuto una lettera! Da un amico di penna
in Finlandia. Ho trovato il suo nome e l'indirizzo in fondo a
una vecchia rivista. Aveva quattordici anni all'epoca di quell'annuncio,
mi ha scritto, ed  stupefatto che la mia lettera
sia riuscita a raggiungerlo. L'hanno inoltrata a tre diversi indirizzi.
Adesso  professore all'universit, ha moglie e due
figlie. La Finlandia sembra proprio come il Minnesota.
L'assistente sociale che aspettavamo  arrivata stamattina,
proprio come in L'incredibile Murray. Aveva il maglione tutto
cosparso di roba bianca, sul davanti, e sul dietro era pieno
di capelli lunghi e peli di gatto, e sapeva come di latte cagliato.
Poi lei e pap sono andati a parlare in cucina. Le ho
tenuto la porta aperta, e l'ho guardata che arrancava nell'ingresso.
E mi veniva in mente Piper Laurie in Lo spaccone,
zoppicava proprio come lei. Zoppicare  come una sorta di
distintivo, mi sa. Forse glielo insegnano a scuola, agli assistenti
sociali. SONO UNO di voi.
Il libro di Jack Finney  stata una grossa delusione, dopo
aver visto L'invasione degli ultracorpi. D'altra parte, il libro di
Evan Hunter, Il seme della violenza, era molto meglio del
film: nessun confronto, davvero. Sullo scaffale, era proprio
accanto a Streets of Gold, cos ho letto anche quello, e ora  il
mio libro preferito. L'avr gi letto una mezza dozzina di
volte. Hunter pubblica anche sotto il nome di Ed McBain,
ma nessuno di questi  il suo vero nome, che invece  Salvatore
Lombino. Ha scritto anche la sceneggiatura di Gli uccelli.
Dal libro di John O'Hara, Venere in visone, non sono riuscito
a capirci pi di quanto avessi capito nel film.
Intere pagine erano riempite da scontrini di riviste e tascabili,
pranzi da McDonald's, Good Eats e Poncho's, biglietti
d'autobus, ricevute di bancomat usate come lista della spesa
per quaderni, calzini da ginnastica, mentine e cereali da colazione,
versi di poesie e scarabocchi di firme ritagliate da biglietti
augurali, articoletti strappati da TV Guides.
Ha trovato qualcosa? chiese Don Lee, riportandomi
salvo alla superficie. Mi ero ritrovato, alla lettera, su un altro
pianeta, con i piedi ben saldi nel mondo di Carl Hazelwood,
I un mondo che aveva molto pi senso del nostro. Laggi ero
un visitatore, senza dubbio, un turista e nulla pi. Ed  gi abbastanza
raro per chiunque di noi riuscire a fare un'esperienza
simile. Ma io ero ormai una vecchia volpe nel guardare,
dall'interno, dalle finestre degli altri. In un certo senso,  cos
che ero riuscito a sfangarmela in prigione. In maniera pi appropriata,
era stato questo a rendermi un bravo terapeuta. E
anche il motivo per cui avevo cessato la pratica.
! Mi alzai, gettai via dalla caffettiera i fondi della sera prima,
ripulii pigna e caraffa, trovai un filtro e preparai un nuovo caff.
Se mai si dedicher a tempo pieno a questa attivit, sappia
che avr il mio voto disse Don Lee.
E sentisse che formaggio alla griglia, so fare.
Lui sospir con enfasi.
Adrienne rispose al quarto squillo. Respirava con un certo
affanno.
Turner dissi. Spero che non sia troppo presto.
No di certo. Siamo abituati a dormire poco. Pap cerca
di disturbare il meno possibile, ma non dorme davvero molto.
Due o tre ore, non di pi. Quando  in buona, riesce a riaddormentarsi
verso l'alba.
La caffettiera attacc a gorgogliare. Un furgoncino supertruccato
e smarmittato, con lo stereo che rimbombava, pass
sfrecciando. Quando squill il telefono, Don Lee premette il tasto
della seconda linea e prese la chiamata, tirando a s, per vecchia
abitudine, un blocco di carta. June stava per arrivare. Per
circa un'altra mezz'oretta per la strada ci sarebbe stato traffico.
Se me ne fossi uscito proprio in quel momento, mi sarei ritrovato
nel bel mezzo di un grande assortimento di odori: dalla tavola
calda, pane tostato e bacon e caff; gas di scarico delle auto,
benzina, profumo di magnolia (un profumo cos, da poco, e neanche
in confezione spray), giardini appena annaffiati.
Sarah  uscita a correre disse Adrienne. Io ne avevo
abbastanza, ma lei voleva continuare ancora un po', e dovrebbe
rientrare presto. Vuole che la faccia richiamare?
Nell'invecchiare, non  cos facile capire che l'aspetto del
mondo  cambiato. Un giorno ti accorgi di aver perso i contatti
con la musica, che non hai la minima idea di cosa sia quel
che si sente in giro. Poi i poliziotti iniziano a sembrarti dei giovincelli.
Torni a dormire e, quando ti risvegli, ti trovi davanti
un mondo che a stento sai riconoscere. Correre, per esempio.
Adesso, all'improvviso, lo fanno tutti. Tutti fanno palestra da
Bally's o alla L.A. Fitness, si cimentano per giornate intere in
arrampicate freeclimbing, si ingozzano di yogurt, frullati
energetici e integratori, neanche fossero fuochisti sulle locomotive
di oltre un secolo fa. Che diavolo  successo?
Forse pu aiutarmi lei dissi ad Adrienne.
Va bene.
Dalla parte opposta della stanza sentivo Don Lee parlare
al telefono. Ce ne occuperemo noi, Bonnie... Va bene... Ho
scritto tutto, certo... Va bene...
Come ve la state cavando, laggi? chiesi.
Ci sappiamo adattare, signor Turner,  sempre stato cos.
Siamo esperti nell'arte di arrangiarsi. Capovolse una bottiglia
d'acqua, e bevve. Udii ogni passaggio dell'operazione,
dal tappo che veniva svitato ai gorgoglii e infine alla bottiglia
che tornava verticale. Cos' che voleva?
Se ho qualche domanda disse Don Lee, o mi viene in
mente qualcosa, ti chiamo.
Chi  BR?
Come, scusi?
BR. Continua a saltar fuori dal taccuino di Carl, e sempre
pi spesso con il passare del tempo.
Un amico, forse?
Il suo barbiere, per quanto ne so. Un amico di penna,
forse?
Non penso di... Resti in linea.
Voci fuori campo, mentre il telefono passava di mano.
Se hai altri problemi del genere, chiamaci subito disse
Don Lee, districandosi con un sospiro e mettendo gi la cornetta.
Signor Turner?
Ha fatto una bella corsa?
Ricorda cosa diceva Woody Allen a proposito del sesso?
Che anche la sua peggiore esperienza era stata magnifica?
A rincorrere endorfine.
Mi scusi?
In teoria si manifestano quando ci si spinge ai limiti
estremi. Io ho corso per anni, con i miei limiti ci ho sbattuto
la testa pi di una volta. Ma mai, dico mai, sono riuscito a vedere
altro che la schiena di una sola endorfina.
Don Lee vers il caff per entrambi, mi mise la tazza davanti.
Lo ringraziai con un cenno del capo. Lui si rimise a sedere.
A fare il suo schema di parole crociate, a giudicare dalla
faccia.
Aveva qualcosa da dirmi, signor Turner?
Solo una domanda, temo... A quanto pare, Carl aveva
per i film la stessa passione che lei ha per la corsa. O Woody
Allen per il sesso.
Lei rise. Altro che! E i brutti film gli piacevano ancora pi
di ogni altra cosa. Come tutti quei vecchi film horror e di fantascienza
della sua giovinezza, quella roba tremenda. Herschell
Gordon Lewis, Jack Arnold, Larry Cohen. Basket Case, Spider Baby,
The Incredibly Strange Creatures. Certo per che un sacco di
questi film avevano qualcosa di speciale, pur tremendi com'erano.
Una certa onest di fondo, una visione del tutto personale.
Ne parlava molto?
Non faceva altro. Almeno uno dei suoi terapeuti ne fu
portato all'esasperazione. Disse che il tipo di film da cui Carl
era attirato non faceva altro che oggettivare la sua paranoia.
Cos come gli atti parlamentari.
Un'altra risata. Mostri della laguna, mondi perduti e
spazio profondo sono cose molto pi divertenti.
Per non dire altrettanto credibili.
La porta si apr per far entrare una sorridente June. Mi
accorsi che teneva il viso girato, e quando si sedette alla scrivania,
capii il perch. Aveva uno splendido occhio nero, il sinistro.
E i preferiti, di Carl, quali erano? Film, attori, registi?
Ha gi capito che era un pozzo di scienza, no? Su ogni
cosa che gli suscitava interesse, ci si buttava a pesce. Era come
una spugna, che per assorbiva solo certi liquidi. Mi ricordo,
un giorno, eravamo in cucina a parlare, e alla radio pass
questa canzone, You Better Move On. Tempo una settimana, ed
eccolo raccontarmi vita morte e miracoli di questo sconosciuto
cantante, Arthur Alexander, della sua manciata di successi,
del suo tentato ritorno con un album di canzoni autobiografiche.
Dio solo sa dove aveva trovato tutte quelle cose.
Lo stesso con i film, immagino.
Esatto. Poteva andare avanti per ore, a dire quale studio
avesse prodotto questo o quello, dov'erano stati girati, chi era
l'autore di soggetto e sceneggiatura, come avevano girato
questa o quella scena. Era in grado di citare interi passaggi
delle battute di Robert Mitchum o Brian Keith in Il contrabbandiere,
o quel che . Una pallottola in pieno petto, signora, semplice
routine era una delle sue preferite. Adorava senza riserve
Richard Carlson.
Si ferm per lanciare un Per favore m'immagino ad
Adrienne, e poi riprese. Era un uomo che non voleva saperne
di usare cose per lui ultramoderne come una caffettiera
elettrica, che si spostava dalla parte opposta di una stanza per
scansare le microonde, che pi spesso che no dormiva sul pavimento,
che indossava sempre gli stessi vestiti fin quando
non gli si disfacevano addosso, che fuggiva terrorizzato allo
squillo di un telefono. Ma dei film, non ne aveva mai abbastanza.
Quando se n' andato, l'ultima volta, ci siamo messi a
cercare eventuali indizi su cosa potesse essere accaduto, dove
potesse essere andato a finire, e abbiamo scovato questa pila
di libri, in garage, saranno stati un centinaio, in mezzo a latte
metalliche di Valvoline e a una pasta detergente che sembrava
stucco grigiastro. Libri dai titoli come Forgotten Horrors,
Truly Strange Movies, Grindhouse Fare. Che provenivano da biblioteche
sparse su tutto il Midwest, da Cedar Rapids e Iowa
City, Dubuque, Chicago, Minneapolis, Cincinnati.
Presi in prestito?
No, quelle biblioteche li avevano dismessi. Non aveva
tessere, lui, non poteva averne.
Quindi non aveva soltanto vagabondato, tutte le altre
volte. Alcune, diciamo. Si era avventurato di proposito nell'immensit
del mondo, per trovare quei volumi e portarseli via.
Il suo tesoro. Voglia scusarmi un istante, signor Turner.
La cornetta cadde con un rumore sordo su quella che mi
dette l'idea di una scrivania con il piano di cartone. Per un
istante, udii dei passi che si allontanavano; per qualche altro
momento, niente del tutto; infine la donna fu di ritorno.
Chiedo scusa. Pap non se la passa bene, stamattina.
Pu dirmi una cosa? Se fosse necessario un ricovero, in che
ospedale dovremmo portarlo?
Le manifestai la mia preoccupazione, e le dissi che c'era
un ospedale di contea, a meno di un'ora di superstrada. Ma
per qualcosa di veramente serio sarebbe stato meglio puntare
su Memphis o Little Rock.
Non si sa mai disse la signorina Hazelwood. Non siamo
ancora a questo punto... Cosa? Parole fuori campo. E non
crediamo sia imminente, mi dice Adrienne di farle sapere.
 una buona cosa.
Don Lee sollev la sua tazza. Ancora? Scossi il capo. Per
un istante gli occhi di June incontrarono i miei. Abbass lo
sguardo.
Ma chi , o cos', BR? chiesi a Sarah Hazelwood.
Non ne ho proprio la minima idea.
Okay. Grazie per avermi dedicato tutto questo tempo.
Ascolti, e se suo padre...
Qualunque cosa possiamo aver bisogno, le prometto di
chiamarla.
Ingollando un ultimo sorso di caff, Don Lee si alz, si
stiracchi e usc per il servizio pomeridiano di pattuglia.
Udimmo la portiera che sbatteva, il motore avviarsi. Poi il
basso ronzio del cambio, mentre Don Lee partiva in retromarcia.
La radio attacc a gracchiare.
Ti va di parlarmene? le chiesi.
Mica tanto.
...
.
...
CAPITOLO 22.
...
.
...
Cos soli e smarriti, cazzo. Non  una frase mia, ma del
mio ultimo compagno di cella, Adrian.
Anni dopo, Lonnie Bates avrebbe finito per accusarmi di
metterci troppa energia, nel tentativo di mantenere le distanze
dall'uomo che ero stato un tempo. Forse aveva ragione lui;
forse non avrei fatto altro che cercare di tenermi lontano da
quell'uomo. Proprio come una parte di me sarebbe per sempre
rimasta in quella cella, o un'altra parte ancora con la testa
di quel tale in grembo, china su di lui, con il sangue che scorreva
rosso gi per la strada e si mischiava alla pioggia. Proprio
come una parte di me sarebbe per sempre rimasta davanti
al partner cui avevo appena sparato.
Incredibile come sia sedentaria, la memoria; gran parte
della nostra esistenza ruota attorno a una manciata di immagini,
di situazioni.
Una volta Adrian mi aveva parlato di certi musicisti africani
con cui era solito suonare. Quando le cose diventavano
troppo prevedibili, troppo programmate, costoro erano soliti
incitare i loro colleghi a fare un po' di casino.
Non sono mai stato in grado di spiegare cosa significa uccidere
un uomo. Ricordarsi del gesto, in se stesso, non  difficile.
Eccolo che arriva, tre docce pi gi, con quel coltello improvvisato
e tenuto basso sulla gamba, adesso si sta avvicinando,
adesso fa qualche passo indietro e tenta di dire qualcosa
con la lingua inchiodata al palato, ma quel che ne esce non  altro
che un insieme di suoni animaleschi. Tutto questo  ben
presente. Anche per lui  cos, certo, ne sono sicuro, per un attimo,
questi pochi ultimi istanti di vita. Deve esserci, in questo,
qualcosa di davvero significativo - ti scopri a pensare - una
qualche rivelazione deve esserci sul serio. Ma non c'. Guardi
la luce che gronda via dagli occhi di quel tale, ti guardi attorno
alla ricerca di eventuali testimoni, ti alzi e te ne vai. Non hai
imparato proprio un bel niente. La morte non ha davvero pi senso
di tutto quanto il resto. Tu sei vivo. Lui no. Ecco cos' che sai.
Il mio coinquilino Adrian era un tipo sulla quarantina, di
incerte ascendenze. Un po' di bianco, un po' di nero, qualcosa
di asiatico e indio, il tutto portato a giusta ebollizione. Gli piaceva
definirsi octoroon, come un tempo erano chiamati quelli
con un ottavo di sangue nero. Ci dev'essere ben altro, che gira
nel mio sangue diceva, ma a casa mia pi di un ottavo non
ce n'era. Era New Orleans, casa sua. Anche dal punto di vista
sessuale era un autentico puzzle: tarchiato e muscoloso, dal
passo baldanzoso e squadrato, braccia e gambe che si muovevano
fluide a seguire il filo del discorso, sguardo che saliva dal
basso in alto. Dopo cinque settimane dal suo arrivo, questo argomento
aveva smesso di essere materia di discussione. Uno
di quelli che avevano pensato bene di farglielo notare si era ritrovato
con il capo rotto, per sempre, e cedevole come la buccia
di un melone, visto che Adrian gliele aveva suonate con la
federa di un cuscino imbottita di sei grosse pile che aveva fregato
da oggetti vari e da qualche attrezzo gi in laboratorio.
Si dice in giro che sei uno sbirro mi fece la prima notte
che ci ritrovammo a trascorrere assieme. Prima di lui, avevo gi
avuto un paio di compagni di cella. Non erano durati molto.
Lo ero. Non ce ne devono essere molti, di sbirri, qua attorno.
Lui rise. Non c' abbastanza spazio, per loro.
Un secondino scendeva gi per il corridoio e faceva correre
il manganello sulle sbarre ad annunciare il suo arrivo.
Quello che hai fatto secco, era amico tuo? disse Adrian,
quando il secondino fu passato.
S.
Non sembri sorpreso che lo so.
Sono cresciuto in una piccola citt.
Piccola citt. Gi, proprio come questa, vero.
Due o tre celle pi gi, qualcuno singhiozzava.
Povero stronzo disse Adrian. Una cazzo di notte dopo
l'altra. Per potrebbe toccare anche a te. Com' che ti chiami,
figliolo?
Gi lo sapeva, di sicuro, ma glielo dissi lo stesso. La prigione,
abitata com' da gente che non sa adattarsi alle leggi o
alle norme della societ, ha tali e tacite regole di comportamento
da far vergognare qualunque sudista vecchio stampo,
per non parlare di inglesi o giapponesi.
Adrian disse poi lui, ma quasi tutti mi chiamano
Backbone, Schiena Dritta. Da queste parti, ognuno si sceglie il
suo nome, altrimenti  qualcun altro a rifilartene uno. Qua
dentro non siamo pi quelli che ci toccava essere fuori. Meglio
dormire, adesso. Il sonno  l'unico amico che ti resta, qua
attorno. Si volt su un fianco e tir un gran respiro. Escluso
io. Detto questo, gi russava.
E nella cella che  diventata la tua nuova casa, il tuo nuovo
corpo, il bench minimo rumore assume dimensioni sconcertanti.
Il casino dei manganelli sulle sbarre, il respiro affannoso
del tale che dorme sotto di te, conversazioni che s'intrufolano
dalle celle adiacenti o prospicienti, colpi di tosse che
rimbalzano da una parete all'altra.
C' chi scoreggia, neanche fosse alla sua prima lezione di
corno, e c' chi ride. Voci a zigzag per l'intero braccio, in risposta.
Allora, chi  che ha spruzzato del profumo?
Ehi, vuole solo mandare dei fiori alla sua bella.
Bello fetente, questo mazzo di fiori, altroch.
A certi fratelli gli piace, 'sto profumo sul marrone.
Non ti azzardare a parlare di fratelli quaggi, ragazzino.
S, buana.
Dicevo fratelli maggiori.
Come no.
Ma perch non la chiudete, quella cazzo di bocca, e cercate
di dormire.
Battuta che la stessa identica voce sparava tutte le sante
notti, e che regolarmente raggiungeva il suo scopo.
Una cella. Tre muri, poi un altro. Immaginatevi la vita,
oltre quel muro: ce n' un altro, e un altro ancora. Ci viviamo
dentro, nelle cavit e nelle intercapedini, come tanti topi. Sono
i muri, che contano. Noi non contiamo proprio niente, anche
se i muri esistono per causa nostra.
Molla un altro po' di quella sbobba, al mio compare
qui disse Adrian il giorno dopo, in fila alla mensa, che 
nuovo da 'ste parti. Un secondo malloppo di cavolo mi
piomb sul vassoio. Bravo ragazzo disse Adrian al galeotto
di servizio. Me ne ricorder.
Muovetevi disse quel tale. Cercate d'andare a farvelo
schiantare nel culo, gi che ci siete. Capelli scalpati a pochi
millimetri, maniche arrotolate su bicipiti inesistenti e con una
sorta di tatuaggio fatto in casa, forse uno scorpione, chiss.
Fu allora che per la prima volta ne fui testimone. Adrian
si fece pi che di pietra, il volto della consistenza delle pareti
circostanti.
C'hai qualche cosa da dirmi, tu, con codesto tatuaggio?
Per un istante gli occhi di quel tale s'incrociarono con
quelli di Adrian. Poi li lanci per ogni dove, come la rete di
un pescatore. Il dover star dietro al pur di patate e alle fave
non  che gli conferisse tutta questa importanza. Ma niente
poteva dargliela. Neppure quel tatuaggio.
Scusa disse poi. Giornataccia. Sai com'.
Come tutte, no?
Facemmo scorrere la fila.
Figli di troia che si chiamano fratellanza.
Sono quelli a favore della supremazia dei bianchi, vuoi
dire.
Lui annu. Non ci vorr molto che si mettono in contatto
con te, vedrai.
Cazzo dissi io, cercando di imitare Adrian. Certo che
qui c' feccia d'ogni tipo.
Lui scoppi a ridere. Altroch.
Fu un paio di settimane dopo, che vennero a cercarmi, a
muoversi - due di loro - attorno ai giganteschi essiccatori che
manovravo nel mio giorno di turno in lavanderia.
Te la passi bene, con quel negrone? mi chiese uno. Gli
toccava berciare, per farsi sentire sopra il rombo degli essiccatori.
Sapevo che si chiamava Billy D, l'avevo sentito dire gi
in cortile. A malapena un metro e mezzo, sembrava un ammasso
di filo di ferro forgiato a somiglianza umana. Maniche
spaccate in due per far spazio ai bicipiti.
Tutto quel che si dice in simili situazioni non serve che a
peggiorare le cose. Cos me ne stetti zitto, e rimasi in attesa. A
vedere come buttava. Altri quattro o cinque - membri della
fratellanza con tanto di giuramento, di sicuro - vennero a disporsi
in formazione. Due dietro Billy D, altri due o tre alle
mie spalle.
Tu sei un bianco, Turner. Uno di noi.
Lo guardai, pronto a cogliere il movimento, il cambio di
posizione o di espressione che stavano a indicare quanto in l
ci si sarebbe spinti.
Magari ti piace cos tanto, quel bel cazzone nero che si
ritrova, che te ne sei pure dimenticato.
Poi: Certo che sei di poche parole, eh?
Pare che tutti i detenuti se la facessero addosso, davanti
a Billy D. Il mio atteggiamento, il mio restare impassibile,
sconcert e non poco i suoi scherani. Si rese conto che doveva
darci dentro.
Tu vieni con noi, Turner disse. Oggi. Subito.
No, grazie.
Tutt'attorno, il rombo degli essiccatori, grossi come impastatrici
di cemento sui camion.
E che ti credi, che hai scelta?
L'hai detto anche tu,  uno di poche parole.
Tutte le teste si girarono a guardare chi aveva parlato, chi
si era messo tra me e Billy D. Anche lui sapevo chi era, dalle
voci di cortile. Angel. Vidi anche che tutti gli scagnozzi di Billy
appresso al muro erano stati presi in consegna, due da dei
neri, uno da un distinto tailandese di nome Soon, altri tre dal
samoano di un quintale e mezzo il cui nome era composto per
intero da L e suoni gutturali.
Tutti possiamo scegliere, biancuzzo disse Angel.
Adesso come ti suonano le tue, di scelte?
Folate di fuoco e ghiaccio, a fronteggiarsi. Fu il ghiaccio,
a vincere. Con un cenno del capo, Billy D arretr di qualche
passo, si volt e and via. I suoi uomini fecero altrettanto, a
sua imitazione, e cos pure Angel. In pochi istanti mi ritrovai da solo.
Mica  finita disse in seguito Adrian quando cercai di
ringraziarlo. Gi lo sai. Ci vorr un po', ma sta' sicuro che ci riprovano.
E quando, nella doccia, mi vidi arrivare addosso quel tipo
con il punteruolo, mi resi conto che aveva ragione.
...
.
...
CAPITOLO 23.
...
.
...
Ho detto a pap che me lo sono fatto giocando a softball.
E lui ti ha creduto.
Forse no. Mi ha solo chiesto quand' che avevo cominciato
a giocare a softball. Lui... Be', l'ha conosciuto, mio padre,
lo sa che gli ci vuole un bel po' per... com' che si dice?
Trascendere.
Ecco. Per la prima volta, mi guard dritto in faccia.
Ha un brutto aspetto?
Tanto il viola  un colore che ti sta bene, no?
Mi sento cos...
Mortificata?
Stupida.
Non dovresti, e lo sai.
E invece si.
Dietro la finestra apparve il volto di un ragazzino, che
spiaccic il naso contro il vetro, tir fuori la lingua - che si appiatt
anch'essa - e mise su uno sguardo da strabico. Senza il
vantaggio della finestra, June gli restitu una pregevole imitazione
della sua caricatura. Lui ridacchi, salt sullo skateboard
neanche fosse Silver Surfer e schizz via. Ebbi la sensazione
che non fosse una scenetta nuova, per loro.
E comunque, se n' andato disse June.
Era qualcuno a cui tenevi?
Annu.
Mi spiace.
Anche a me.
Ho combattuto la tua guerra impossibile, America. Ne
sono tornato vivo e, per otto anni da poliziotto, sono stato testimone
di quanto di peggio tu e i tuoi cittadini potevate farvi
l'un l'altro. E poi, per un periodo quasi altrettanto lungo,
ho preso dimora nella mente di coloro che noi - io e te - abbiamo
pi danneggiato. Quando dico che il sorriso di June
potrebbe spezzarti il cuore, faccio sul serio.
Mi manca dice lei.
Squill il telefono.
Ufficio dello sceriffo... Si, signora...  dalle parti della casa
degli Zorik, vero?... Va bene... Mandiamo subito qualcuno.
Pos la cornetta, fece spallucce a mo' di scusa, prese il
microfono della radiotrasmittente e si inser sulla linea.
Don Lee, ci sei?
Dieci-quattro.
Raggiungi la donna che abita nella terza casa lungo la
strada sterrata, circa un chilometro dopo la Cinquantunesima
e la Ledbetter.
Nei pressi della vecchia fattoria degli Zorik. Gli alberi di pecan?
Esatto.
Che  successo?
Dice che suo figlio  tornato. Non ha di che mangiare, e
ha preso a rubarle i polli e ad ammazzarglieli, ma si rifiuta di rivolgerle
la parola e non si lascia avvicinare. Orario d'arrivo?
Sono gi a mezza strada, vicino alla discarica comunale. Massimo
venti minuti.
La richiamo e glielo dico.
Quando ero piccolo le dissi poi a chiamata conclusa,
assieme alla famiglia della mia prima ragazza abitava un loro
cugino. Da quando aveva compiuto vent'anni, la vita aveva
cominciato ad andargli a rotoli. Aveva iniziato come vicedirettore
di uno dei pi grossi negozi d'abbigliamento della
zona e si era ritrovato a fare il bidello alla scuola elementare.
Poi era stato buttato, fuori anche da li. Anche da casa sua
l'avevano cacciato, una volta che era stato beccato con aria losca
davanti alla culla del bambino. Sicch la madre della mia
amica l'aveva preso in famiglia. Certe volte io e Cissie ce ne
stavamo a guardare la TV, alzavamo gli occhi ed eccolo li che
faceva conversazione con la stufa, oppure che inseguiva per
ore intere il gatto, su e gi per'la casa.
Il figlio di Velma non c' mai stato tutto, con la testa. Se
ne sono accorti che aveva dodici anni. Il tribunale continua a
mandarlo a destra e a sinistra. Centri di reinserimento, correzionali,
l'ospedale di stato. Se non  oggi,  domani, ma lo lasciano
sempre andar via, oppure  lui che scappa, e se ne torna
sempre quaggi. Per lo pi vive in collina, nel bosco.
Adesso sar sui trentacinque, quaranta.
Nessuno di noi riesce ad allontanarsi pi di tanto dalle
caverne.
Che  successo? mi chiese June dopo qualche momento.
Solo quel che doveva succedere. Me ne sono andato al
college, le ho scritto lunghe e appassionate lettere, quasi ogni
giorno. Alla fine del secondo semestre mi sono accorto che le
risposte che ricevevo erano sempre meno, e sempre pi brevi.
No, dicevo con il cugino.
Oh... Una sera Ben - si chiamava Ben - riusc a scassinare
la serratura della porta sul retro e fil via. La mattina dopo,
la madre della mia ragazza prese la macchina, usc in retromarcia
dal vialetto per andare a cercare Ben o qualche sua
traccia, e fin per investire il figlio poco pi che in fasce, vale
a dire il fratellino della mia ragazza.
Ce l'ha fatta?
Dipende cosa intendi per farcela.  ancora vivo.
 sempre cos allegro, signor Turner?
Mi hai beccato in un giorno buono.
Che fortuna. Si sporse ad accendere la radio. Becc
una stazione di country, ma non era certo musica del livello
di un Riley Puckett o di un Ralph Stanley. E uscire con qualcuno?
Me la cavo.
So di rischiare grosso, ma secondo me sono tutti primi
appuntamenti.
Restammo in silenzio. Squill il telefono. June rispose,
ascolt per qualche istante e infine riappese. l've looked and
looked in all the bars, all the old places, diceva la radio, sostenuta
da una chitarra dal suono molto nero.
Sarah  una bella donna.
 vero.
C' qualcosa che bolle in pentola?
Bolle in pentola?
Tra voi due.
Sono un po' passatello, per queste cose. Da giovane,
ogni incontro si porta dietro una caterva di possibilit. Vai a
comprare una confezione da sei al 7-Eleven, e tra te e la cassiera
scoppiano non so che scintille. E quindi pensi che cose
del genere ti capiteranno per sempre.
June annu.
Ma non  vero. Neanche fai in tempo ad accorgertene,
ed ecco che tutto questo  gi tornato a essere la fantasia che,
in realt, era sempre stata. Qualcuno ha tirato le fila della tua
carriera di conquistatore. Ormai  tutta tappezzeria.
Non sono un'esperta, ma lei ha ancora l'aria di avere
davanti, non so, ancora un paio di anni buoni.
Ridemmo entrambi.
Dice pap che lei ha fatto il terapeuta. Che aiutava la
gente a capire da sola situazioni come quella che mi ha appena
raccontato.
Non c' mai stato un gran che, da capire. Novantanove
volte su cento, la gente sa benissimo cosa sta succedendo. Sa
cos' giusto, e cos' che gli serve, e perch fa quel che fa.
Hard as I looked, no one looked like you.
La maggioranza dei miei pazienti aveva un rapporto
molto preciso, con la vita e il proprio lavoro. Molti, anzi, erano
davvero straordinari. Ma, presi uno per uno, nell'animo erano
tormentati, alterati, in preda all'inquietudine: un balletto di veri
e propri Quasimodo. E mica importava, in fondo, se queste
ferite erano vere o immaginarie; quel che contava era solo che
loro ci credevano. E io me ne stavo ad ascoltare. Certe volte gli
dicevo che quando capita, ad esempio, di sentire un bravo chitarrista
di jazz, ti viene subito da pensare che lui sappia qualcosa
che a tutti noialtri  ignoto, ".che abbia capito com' che
funzionano le cose. In realt non  vero.  solo che lui  stato
bravo a far funzionare al meglio la piccola e unica dote che
possiede. Ci sono un centinaio di modi per arrivare da un punto
all'altro, va bene. Ma la sola cosa importante che a lui  nota,
 che dita e cervello devono essere sempre in movimento.
Tutt'attorno, la citt si  fatta immobile. Di quando in
quando  il telefono a squillare, o la radiotrasmittente che
emette segnali di vita.
Ti ha detto altro, tuo padre?
Non proprio. Scosse la testa. Certo, so che lei era un
detective.
E cos', senza un vero e proprio motivo, se non che mi
sembrava la cosa giusta da fare, le raccontai tutto quanto. La
guerra che non ero stato io a dichiarare, le strade di Memphis,
Randy, la prigione, Backbone: proprio tutto. Incredibile quanto
poco spazio occupi, tutto sommato, un'intera esistenza. E
come riesca a infilarsi tutta quanta in una busta cos minuscola.
Alla fine, lei tacque per un istante. Qui ci vuole un buon
caff, a differenza del solito disse infine. Pochi minuti pi
tardi, arriv un fattorino della tavola calda e attaccammo a
sorseggiare ci che ci aveva consegnato. Abbiamo una sorta
di convenzione disse June quando tentai di pagare.
E tuo padre lo sa?
Lonnie lo Sceriffo?  cos che lo chiamano da queste
parti. Gli regalerebbero un carro armato, per il suo compleanno,
se ne volesse uno. Certo che lo sa. Lonnie lo Sceriffo sa
tutto.  solo che non gli va mai bene quasi niente.
Te compresa?
June sbirci da sopra il bordo della tazza, sono un tipaccio,
c'era scritto. Fece spallucce. Squill ancora il telefono e, in
una sorta di unico e fluido movimento, lo sollev senza smettere
di scrollare le spalle.
Ciao, pap... Tutto tranquillo, finora. Il figlio di Velma 
tornato... Solite storie, sembrerebbe. Don Lee sta andando
laggi... Sto bene, s... No... No.
Ma che cazzo dissi, guardando fuori dalla finestra.
Gi per la Main Street stava transitando una carovana di
vecchi camioncini, macchine, station wagon. Come nei carri
coperti dei film western, gli oggetti personali (mobilia, attrezzature
domestiche, pentole e padelle, scatole, aggeggi simili a
sacchi a pelo) erano legati al pianale dei camioncini e sul tetto
dei furgoni, e spuntavano fuori dai bauli delle macchine,
tenuti fermi con lo spago.
Sono appena arrivati gli zingari, pap... Avevi detto che
quest'anno si sarebbero visti in anticipo, e avevi ragione. Ancora
nel vecchio posto di Meador?... Almeno lo lasceranno
pulito...
Un tempo arrivavano con il luna park mi disse June
mentre riagganciava. Avevano delle giostre che sembravano
tirate su con il Meccano, giochi d'abilit, chioschi di roba da
mangiare, forse anche un tendone di fenomeni da circo, danzatrici
del ventre, uomini forzuti. Tutti i pomeriggi se ne scendevano
in citt. Entravano nei negozi e, mentre uno di loro
comprava un rotolo di spago o un'asse per lavare, gli altri facevano
man bassa di mercanzia varia. Poi passavano porta a
porta a vendere gioielli e gonne di cotone tinte a mano e pasticci
di carne, e quando se ne andavano c'era sempre chi scopriva
che gli era sparito qualcosa, una statuetta dorata qua,
una scatola per sigari o un calice di cristallo l. Quando poi i
luna park hanno cominciato a diradarsi, gli zingari hanno
continuato a venire lo stesso, anno dopo anno, come uccelli di
passo. Ma la mentalit del luna park - o, forse, quella che era
solo una scusa -  proprio scomparsa. Adesso stanno per proprio
conto, e neanche ci pensano, a fare il giro delle case. In
due o tre, al massimo, scendono in citt, acquistano qualche
provvista, pagano in contanti e filano via.
 cambiato il codice.
Esatto.
Se mai, gli zingari sono Una testimonianza vivente di
quanto sia adattabile la tradizione, di come si pu cambiare
per restare uguali a prima.
Le capita di pensarci spesso? A com'erano le cose un
tempo, voglio dire, a come  cambiato lei per poter andare
avanti?
In questo, June ricordava suo padre, nel riuscire a starsene
bella tranquilla e aspettare, come il cacciatore che fa la posta
ai cervi. Forse l'aveva preso proprio da lui. O forse era cos
di natura, era una che sapeva ascoltare. Una qualit che poteva
attrarre gli uomini bastonati dalla vita; quel tipo d'uomo
i cui nascosti tormenti finivano per coagularsi in questa o
quella forma di violenza, sia fisica che emotiva. L'avevo gi
visto un sacco di volte.
Ma forse avrei dovuto darci un taglio, a cercare significati
reconditi nelle cose pi semplici.
Mi ricordavo fin troppo bene l'autocompiacimento dei
terapeuti che mi avevano preso in analisi e che, in epoche successive,
avevo sostituito. Tanti di loro consideravano le varie
personalit simili ai men dei ristoranti cinesi, uno che parte
dalla colonna A, l'altro dalla colonna B, gli stessi pochi condimenti
per questo o quel piatto, con piccole variazioni negli ingredienti,
dieci minuti per preparare tutto, nessun segreto. E
gi ai primi passi della professione avevo giurato a me stesso,
con tutte le mie forze - era uno dei pochi voti solenni che
avevo rispettato - di non adottare mai un simile atteggiamento.
In certi frangenti, questa decisione mi era tornata molto
utile. Proprio come, in altrettante circostanze, mi aveva legato
le mani. Ma, d'istinto, quel modo di fare, cos arrogante,
meccanicistico, riduttivo, lo sentivo all'odore, e me ne tenevo
lontano, ben sapendo che avrebbe finito per umiliare tanto
me quanto i miei pazienti.
Non intendevo passare da ficcanaso, signor Turner
disse June.
Fu la voce di Don Lee a intromettersi, come un piede nella
porta, tra una scarica elettrostatica e l'altra.
June, ci sei?
Dieci-quattro, Don Lee.
Hai sentito lo sceriffo?
Proprio ora.
Deve venire qui, subito.
Sei ancora da Velma?
Affermativo.
Vorr sapere il perch.
Digli che ho trovato il figlio di Velma legato come un salame,
nella stalla dietro la casa. I polli ne hanno fatto scempio. Un ottimo
lavoro, direi. Si sono presi il meglio.
...
.
...
CAPITOLO 24.
...
.
...
Gira la voce che il prossimo a uscire sei tu disse Backbone.
Avevo un'udienza, la mattina dopo.
Forse.
Altro che forse.  gi tutto deciso.
Allung la mano. Era sdraiato sul letto. La strinsi, per poi
spiegare il foglio di carta che vi era nascosto.
Saranno due o tre giorni di lavoro, al massimo, per come
la vedo io. Non  che sei obbligato, intendiamoci.
Guardai il foglio. Messaggi che mi si chiedeva di portare
a mogli, figli, genitori, compagne, amici. Una chiave da prendere
in consegna e passare a qualcun altro, fuori di li. Due o
tre altre piccole commissioni. Non  cos insolito, per i detenuti
che lasciano il carcere, portare con s liste della spesa come
quella, al loro ritorno al mondo. Gli dissi che non c'erano
problemi.
Neanche con l'ultima cosa?
Una vera e propria leccata di culo, e nientemeno che per
Billy D, quel tipo che mi aveva aizzato i suoi scherani in lavanderia.
Adesso mi chiedeva di cercare il compare che l'aveva
tradito, uno che era riuscito a farla franca in occasione del
colpo che aveva fatto finire Billy in galera, e che aveva nascosto
il bottino per recuperarlo in seguito, compresa la parte di
Billy. Poi aveva fatto il pentito e denunciato il suo complice,
dichiarando di non avere la minima idea della fine che aveva
fatto il danaro. Billy D voleva ricordargli che non si era dimenticato
di lui, fargli avere una sorta di biglietto d'auguri
come mi disse poi quello stesso giorno in sala mensa, davanti
a un vassoio di carne pressata in scatola, fritta e che aveva
preso il colore della pelle ricresciuta sopra un'ustione. Nello
scomparto inferiore destro del vassoio d'alluminio, che fungeva
anche da piatto, c'erano anche delle verdure senza pi
nerbo e, a sinistra, un ammasso acquoso che si spacciava per
pur di patate.
Tanto per fargli sapere chi  che glielo manda mi disse
Billy. Cosa ci scrivi nel messaggio, e come glielo fai avere,
questo  affar tuo. Sei un tipo pieno d'immaginazione, no? Se
tutto va come deve, tra quattro o cinque anni sono fuori di
qui. Figuriamoci se Roy non sta gi facendo il conto alla rovescia.
E io voglio solo dargli una mano, mettergli bene in testa
quel che si deve aspettare.
Gli far avere i tuoi pi cari saluti.
Con coltello e forchetta, Billy aveva tagliato la carne, pi
simile a fette di pane umidiccio, in tanti quadratini. Se la ficcava
in bocca un pezzo alla volta, la faceva seguire da mezza
forchettata di pur e, infine, da una di verdure, dalle quali
grondava un pallido rivolo unto e verdastro, che gli finiva
dritto sulla camicia di jeans.
Roy non  gentile come me.
Allora sar il caso che gli faccia avere ben altro che i tuoi
saluti.
Billy sorrise, e mostr una dentatura minuscola e marroncina,
assieme a un boccone di carne e un ciuffo di verdura
molto simile a un gambo.
Al tavolo accanto, un detenuto si portava il cibo alla bocca
con due dita piegate. Doveva pesare non pi di una cinquantina
di chili, ma aveva la struttura fisica del ciccione: testa
montata direttamente sulle spalle, bicipiti separati dal
tronco, cosce che si respingevano come due calamite, gambe
a x, piedi da papero. Billy lo guard per un istante, poi scosse
il capo.
Uno che non ha rispetto di se stesso, che a se stesso non
ci tiene, come pu pensare che glielo portino gli altri?
Fosse cos semplice.
Gi. Gi, quel povero sfigato figlio di troia  proprio come
tutti quanti noi, dal primo all'ultimo, eh? Come una cazzo
di impronta digitale. L'attenzione di Billy torn a rivolgersi
su di me. Guarda, Turner, apprezzo quel che stai facendo.
 la prova di ci che ho detto fin dal primo giorno.
Fin dal primo giorno, eh?
Lui sorrise di nuovo. Il boccone di carne era sparito. Dal
tempo che basta.
E cos era stato. Eravamo tutti quanti naufragati sulla
stessa costa, avevamo dovuto ricominciare da zero, costruirci
qualunque esistenza possibile, qualunque parvenza di civilt.
Sapete come si proiettano le ombre cinesi sul muro, con le
mani? Ecco, la vita in carcere trascorre nel tentativo di dar
corpo alle ombre, con le mani, con la mente, con il cuore, e
fingere che siano autentiche.
Finito di mangiare, Billy piazz coltello e forchetta sulla
parte superiore del vassoio, l'uno accanto all'altro e perfettamente
allineati, i manici a un paio di centimetri di distanza.
Ma tu da dove vieni, Turner? Da un pianeta cos distante
che serve un cazzo di telescopio per vederlo? E il tuo vecchio?
Andava al lavoro tutte le mattine con quelle camicie che
non si debbono stirare?
A dir la verit, per pi di quarantanni - quasi tutta la
sua vita - ha lavorato alla segheria del paese, fin quando non
l'hanno chiusa. Dopo di che, non ha fatto molto altro, neanche
alzarsi dal tavolo di cucina. I vecchi suonatori di banjo
usavano un'accordatura chiamata sawmill, segheria, proprio
perch tutti quanti lavoravano alle segherie, dito pi dito meno.
Con l'accordatura sawmill si poteva suonare quasi ogni
cosa, anche con un solo dito, o due.
Gli occhi di Billy si piantarono nei miei.
 come ho detto, ti avevo giudicato male.
Capita.
Lo sapevano tutti, che eri uno sbirro. Ma di sicuro non
ti comportavi come uno di loro. I primi che ti si sono avvicinati,
per non dire dell'ultimo, ci hanno rimesso le penne. E
poi ti sei trasformato in una sorta di studentello universitario.
E che cazzo mai vorr dire? Chi  questo tipo?
Uno di voi.
Alla fine l'abbiamo capito. All'incirca quando l'hai capito
tu.
Datevi una mossa sbrait il secondino. C' gente che
aspetta. Ci mettemmo in fila per riconsegnare il vassoio a
una feritoia in fondo alla mensa. Dietro quella parete, carne
fresca - i nuovi arrivi, che si beccavano subito la corve di cucina
- grattavano via gli avanzi dai vassoi per ficcarli in contenitori
da duecento litri, lavavano i vassoi stessi in acquai di
acciaio inox e li infilavano in scomparti che ne tenevano sessanta
alla volta. Il sudore che sgorgava dai loro corpi faceva
concorrenza al vapore che usciva dai tubi di gomma.
Uscimmo in una sorta di chiostro, una passeggiata di cemento
con tanto di tettoia, e fianco a fianco ci dirigemmo verso
le celle. Sei stato in Vietnam disse Billy.
Molto tempo fa. Un altro mondo. Un'altra vita.
Qua dentro, tutto  stato molto tempo fa. Tutto  un'altra
vita.
Annuii.
Secondo te, quanti mondi ci spettano, e quante vite?
L, all'aria aperta, non sembrava di essere in galera, tra le
chiazze d'erba e di gramigna che spuntavano dal cemento del
vialetto, e i muri della prigione cos lontani che, a tenere il capo
chino, si poteva quasi immaginare che non ci fossero, ma
non certo scordarsi che, invece, c'erano.
A rimetterci piede, il mondo  un posto terrificante. Tutto
quel movimento, tutto quel fracasso, che ti abbaia attorno
e ti aggredisce, privo di ogni controllo. Solo l'atto stesso del
muoversi, attraversare una strada, fare una passeggiata, andare
al cinema, richiede una serie quasi infinita di scelte. Ed
 passato un sacco di tempo, da quando hai dovuto fare delle
scelte, e il mondo certo non  rimasto fermo, continua ad
agitarsi, continua a esigere scelte. Anche ordinare una bibita
pu finire per paralizzarti.
Presi l'autobus per Memphis - con il biglietto gratuito
che mi spettava di diritto - e, dopo aver ficcato sotto il letto la
valigia di cartone (gentile dono dello Stato) traboccante di libri
e di diplomi, mi installai in un motel alla periferia della
citt, il Paradise Court, con l'intenzione di restarvi solo fin
quando avessi sbrigato le mie commissioni. In realt vi restai
molto pi a lungo, quasi due mesi, per via di quella che senza
dubbio mio padre avrebbe definito mancanza di palle. Gi
ero a malapena in grado di emergere dal mio quotidiano ammasso
di scelte; figurarsi se potevo anche solo fronteggiare
l'enormit di decisioni future. In quei primi, pochi giorni, mi
misi in contatto con chi di dovere, recapitai messaggi e chiavi,
spostai qualche pacchetto da un luogo all'altro, mi incontrai
con Roy. Il tutto fil cos liscio che il quarto giorno, un
marted, mi ritrovai senza pi niente da fare nell'immediato,
e seduto in un bar alle undici di mattina.
L'insegna esterna del Paradise Court era a forma di tavolozza,
con un foro per il pollice da cui si scorgeva un cielo blu
cobalto, mentre le lettere che ne formavano il nome erano disposte
a ventaglio, in una serie di colori un tempo vivaci ma
scoloriti da chiss quanto. Pieni anni Cinquanta. Le stanze del
motel erano su due piani, sei a quello superiore, otto a quello
inferiore; il corridoio superiore era cintato, all'esterno, da una
ringhiera molto approssimativa, e a entrambi i lati recava una
rampa di scale. Le stanze inferiori si aprivano dritte sul parcheggio,
su un fosso bordato da cespugli malconci, sul controviale
della superstrada. Ogni volta che qualcuno saliva o
scendeva le scale, tremavano i muri, e i bicchieri volavano gi
dai tavoli. Il Buffalo Nickel, la tavola calda che quotidianamente
mi faceva da palestra d'ardimento, era appena dietro il
parcheggio quasi sempre semivuoto del motel; il Junie's Bar,
un agglomerato di blocchetti da costruzione e di legno marroncino,
poco pi avanti.
A Memphis,  difficile sfuggire all'odore del fiume e delle
magnolie. Al Paradise Court era altrettanto arduo schivare
il tanfo dei cassonetti della tavola calda, cos come la vista dei
poveri cristi, degli ubriaconi e di tutti gli altri reietti che passavano
le giornate appostati dietro il Junie's.
Il suddetto Junie era un tipo con la gobba, sulla sessantina,
lungo di braccia e gambe, con una fronte bassa e due occhi
mobilissimi a sottolineare il suo aspetto scimmiesco. Indossava
sempre una camicia azzurra con il colletto a bottoncini,
maniche rigirate due volte sugli avambracci, blue jeans.
Camicia e jeans, maniche comprese, erano sempre stirati a
puntino, tanto che le pieghe si erano ormai fatte bianche dall'usura.
Il pomeriggio, Junie lo trovavi sempre seduto in fondo
al bancone, immerso nella lettura di vecchie copie di Popular
Science e Saga, tutta roba comprata a peso da un suo
amico che aveva un negozio di libri usati. Al sentirti entrare,
guardava in direzione della porta, ruotava gi dallo sgabello
e, al tuo arrivo al bancone, si faceva trovare pronto a servirti.
Se eri un cliente regolare, il solito ti arrivava senza neanche bisogno
di chiederlo.
Io non ero un cliente regolare. C'ero stato qualche volta,
negli ultimi quattro giorni, inclusa la sera che me n'ero andato
via per ultimo, seduto a tre posti di distanza dall'unico altro
cliente del locale, una donna ben vestita e all'incirca con
una decina d'anni meno di me. Aveva un vestito nero, di taglio
semplice e abbastanza ampio, che allo stesso tempo ne
suggeriva le forme. Quando sollevava il bicchiere, i rigidi cerchi
d'argento che aveva al polso le scivolavano lungo l'avambraccio,
mentre sugli anelli si rifletteva la luce. Avevamo passato
l'ultima ora impegnati in una scaramuccia verbale a distanza,
offrendoci da bere a vicenda, sempre attenti a non
varcare la zona di rispetto costituita dai tre sgabelli.
Junie spill la birra che gli avevo chiesto, e me la porse.
Un dollaro e dieci.
Misi due monete da uno sul bancone e liberai le ginocchia
da li sotto, ruotando sullo sgabello in direzione sud-sudovest,
per lanciare un'occhiata al controviale. Gli alberi striminziti
si piegavano al vento che penetrava dalla superstrada.
In cielo, le nuvole avanzavano lente come ghiacciai. Ingollai
la birra in un paio di sorsate e ne chiesi un'altra. Junie me
la porse e rimase nei paraggi. Lo sguardo mi fin sulla TV
piazzata all'altro lato del bancone, su una pila di vecchi elenchi
del telefono, e sulla quale una donna non pi giovane ma
ancora sexy ricordava al suo amante i bei tempi della loro
passione, e come le cose fossero cambiate da allora, e continuava
a chiedergli il perch. Al di l di ogni discorso sulla
qualit, si capiva subito che non poteva trattarsi d'altro che di
una soap opera. Le soap opera erano ormai l'unico programma
TV in cui si potevano ancora vedere donne non pi giovani
ma pur sempre sexy.
 lei Turner? Quello che sta al Paradise?
Ammisi che era proprio cos.
La sorprende, se le dico che  venuta gente a farmi domande?
Non pi di tanto.
Tipi del posto, a giudicare dall'aspetto. Secondo me erano
gi andati a dare un'occhiata in camera sua.
Misi tra noi un altro paio di dollari. Come per magia, si
trasformarono in una birra. Sullo schermo, un giovanotto dagli
orecchini d'argento a forma di croce, occhi blu elettrico e
capelli corvini, e che irradiava indolenza e ambizione in
uguale misura, si rivolgeva con intensit alla telecamera.
 da poco che  tornato in circolazione? mi chiese Junie.
Quasi una settimana.
E scommetto che le sembra molto di pi. Le vanno bene,
le cose?
Ne sa parecchio sull'argomento, o sbaglio?
Un po'. Ho passato quasi tutta la vita, prima di imbattermi
nei piacevoli paraggi qua attorno e con il braccio fece
un movimento dal basso verso l'alto, come se reggesse un
mantello da torero, a fare il poliziotto.
Anche quella sera fui l'ultimo a lasciare il bar, seduto non
gi a tre sgabelli di distanza dalla Donna Misteriosa, bens di
fronte, e poi accanto, al proprietario del bar. Avevo buttato li
che anch'io ero stato uno sbirro, e cos per pi d'un'ora ci eravamo
scambiati storie di guerra. Poi, per qualche tempo, eravamo
rimasti in silenzio.
Sposato.
Tempo fa.
Una congrega di sirene attacc a ululare all'esterno. Autopompa,
ambulanza, un'autopattuglia o due, a giudicare dal
suono. Sulla superstrada, o pi vicino?
La gente mi chiede perch mai continuo a restare aperto
mi disse Junie. Vecchi colleghi della polizia vengono a
farsi una birra, si guardano attorno, e scuotono il capo.
Le birre si erano susseguite come in una parata di bicchieri,
ciascuna a prendere con orgoglio il posto della precedente.
Poi restammo soli, a porte sbarrate, una lampadina solitaria
ancora accesa proprio sopra il bancone, il jukebox
spento, a tutto vantaggio del bluegrass che proveniva da un
registratore a cassette vicino alla cassa. Junie veleggi in cucina
a prendere una pizza. Surgelata disse, ma prima di infilarla
in forno ci ho aggiunto dei funghi non coltivati e qualche
fetta di salamino. Mi torn in mente una pizza che avevo
mangiato anni prima in uno dei primi ristoranti trendy di
Memphis, quando in Beale Street stavano appena iniziando
gli scavi, e Mud Island si trasformava in un luogo sacro: scoiattolo
con feta e carciofi. E la prossima quale sar, mi ero
chiesto, opossum al pesto su un letto di farina d'avena?
L'uno di fianco all'altro, immutabili nella nostra tristezza,
io e Junie facemmo schioccare le labbra, ci leccammo dalle
dita il condimento e il formaggio fuso, inseguimmo fuggitivi
frammenti di salamino e funghi.
C' stato un tempo, qui, in cui si fermava chiunque andasse
in villeggiatura sugli Ozark, a Hot Springs oppure a
Nashville, oltre a un robusto giro di turisti in arrivo dalla parte
opposta, dall'Arkansas e dal Mississippi. Mangiavano nelle
caffetterie, passavano la notte nei motel, compravano cartoline
a colori, si riportavano a casa interi rullini di foto della
zia Sally che cercava di infilarsi nel Fat Man's Bluff. Poi ci si 
messa di mezzo la superstrada. Senza parlare, non molto
tempo dopo, delle linee aeree a prezzi scontati. D'un tratto ci
siamo ritrovati a guardarci attorno, e scoprire che eravamo
diventati una sorta di punto di ristoro, una stazione di servizio.
Adesso non ha quasi pi senso tenere aperta la citt, figuriamoci
il bar.
Ma lei resiste comunque.
Tirerei gi la saracinesca anche stasera, ma per fare cosa,
poi? Stare giornate intere a guardare stronzate alla TV, diventare
un tremendo scassacazzi con i miei vicini, andare a
passare il tempo nei centri per anziani, per imparare come si
fa a sbavare?
Port un altro paio di birre. La collezione era in via di
sviluppo. Bottiglie vuote disposte sul tavolo come proiettili
d'artiglieria, obelischi, cippi commemorativi.
Quand'ero giovane disse Junie, appena entrato in polizia
e fresco di matrimonio, me ne tornavo a casa e trovavo
mia moglie seduta accanto alla finestra, a guardare fuori. Mi
ci volle un bel po', prima di capire. In seguito, uno si chiede
sempre come ha fatto, a non essersi mai accorto di niente. Ma
non appena riuscii a scorgere il dolore che le si leggeva in faccia,
il tormento che la rodeva dall'interno, non fui pi in grado
di distinguere molto altro.
E negli anni seguenti, anch'io avrei passato gran parte
del mio tempo seduto vicino al tormento altrui, proprio come
quella sera, a sentirlo fare irruzione, sbattere qua e l, girare
su se stesso, abbassarsi, fare una finta e scappare. Era un momento
che mi sarebbe rimasto nella memoria.
Quando mor, eravamo sposati da quattro anni disse
lui. Una mattina tornai a casa e la trovai nella vasca. Sdraiata,
gli occhi chiusi. L'acqua era fredda. Da allora, ho sempre
provato una certa tenerezza per i tossici.
Si alz a cambiare il nastro. Un gruppo di western swing,
roba molto vecchia: Milton Brown, forse, che suonava Milk
Cow Blues. Per un certo periodo, Brown aveva avuto un fantastico
chitarrista Steel, Bob Dunn, un talento naturale nell'ordine
di un Charlie Christian o di un Johnny Smith, che suonava
la chitarra come se fosse un trombone. I suoi breaks facevano
venire i brividi.
Tornai nella mia stanza verso le tre del mattino e, senza
un briciolo di sonno, rimasi sdraiato a guardare i fari dalla superstrada
che spazzavano la parete, con la radio tenuta al minimo:
come messaggi da un altro, pi immenso pianeta. Finalmente
l'alba infil un piede nella porta. Mi tirai su dal letto,
feci una doccia e mi recai alla tavola calda a fare colazione.
Al mio ritorno, c'era un lucchetto a bloccare il pomello
della porta. Sembrava il grosso naso di un clown. La reception
era gestita da un giovanotto con i capelli rossi e un buon
mezzo metro di camicia, oltre a cinque o sei tatuaggi di troppo.
Al mio ingresso ferm la testa, si tolse il telefono dalla
bocca e mi disse che era questione di un minuto.
Non riesco a entrare nella mia stanza gli dissi, quando
ebbe finito.
Duecentotre, giusto?
Gi.
Deve saldare il conto.
Ma se sto pagando giorno per giorno, da quasi una settimana.
E fino a mezzogiorno sono comunque coperto.
Stiamo parlando di ieri, non di oggi.
Ieri ho pagato verso le dieci.
Non c' traccia.
Un tipo basso e grasso, che non sembrava lavarsi i capelli
da, che so, una decina d'anni?
Danny.
Attesi.
Danny se n' andato. S' licenziato ieri sera. Neanche
a lui sembrava una cosa buffa, ma insomma. E si  portato
via tutti i soldi della cassa, senza contare la radio dell'ufficio.
E i miei quattrini.
Lui fece spallucce. Immagino che non abbia una ricevuta.
E invece si, ce l'avevo. In prigione si impara ad accumulare,
a mettere da parte anche la minima cosa che ti passa sotto
il naso.
Testarossa studi la ricevuta in lungo e in largo - gli
mancava solo d'annusarla - e grugni Gli pagai anche quella
giornata. Grugn di nuovo.
Sarebbe molto pi semplice se pagasse a settimana.
Mi limitai a fissarlo, con un'occhiata da galera, e lo vidi
farsi pi accomodante. Mi pass una ricevuta, senza pi incrociare
il mio sguardo. Poi prese un mazzo di chiavi e mi segu
su per le scale, per togliere il lucchetto alla porta. Le chiavi
erano agganciate a una sorta di gigantesca spilla da balia,
in acciaio, che da un gradino all'altro risuonava come un intero
set di campane tubolari.
Una volta dentro, accesi la TV e beccai la replica di un
vecchio telefilm poliziesco, con un tipo di un metro e mezzo,
che ce l'aveva con il mondo intero a livelli inverosimili, e un
tocco sartoriale che gli faceva prediligere i colletti giganti, i
tessuti lucidi e gli spacchi. Sembrava che a tutte le sue camicie
fossero saltati via i tre bottoni in alto. Un medaglione
d'oro gli si era annidato tra i peli del petto. Mi chiesi cosa ne
sarebbe venuto fuori, dalle uova di quella covata.
Sulle scale si mossero i passi di due uomini.
Qualcuno buss alla porta.
Sbirri e galeotti, li riconosci sempre. Da come stanno in
piedi, da come camminano, da un non so che nello sguardo.
Il caposquadra si era messo quasi a filo con la porta, sorridente,
rilassato, ma pronto a fare irruzione o a tirarmi gi qualora
ne avvertisse la necessit. Era una di quelle rare persone
cui il campionario di negozio calza alla perfezione; il suo abito
s.curo di JCPenney era impeccabile e ben stirato, ma ormai
lustro dall'usura. Il suo partner (a lui spettava guidare la
Crown Vie parcheggiata di traverso gi in strada) era rimasto
un po' indietro, accanto alla ringhiera del ballatoio. Abito di
cotone a righe sottili, per lui, e cravatta incrostata di schizzi.
Il signor Turner?
Annuii.
Le secca se entriamo?
Arretrai, e mi sedetti sul letto. Sollevandosi le gambe dei
calzoni a salvaguardarne la piega, Capoccione prese la sedia
che stava dietro il comodino. Lato B rest in piedi quasi sulla
soglia della porta. In mano reggeva una radiotrasmittente
portatile, che gracchiava a brevi intervalli.
Non posso trascurare il fatto che lei non ci abbia chiesto
il distintivo. In situazioni del genere, quasi tutti l'avrebbero
fatto.
Io non sono quasi tutti.
Troppo giusto. Si guard attorno, come se il cassettone
zoppicante o l'angolo retto della porta del bagno potessero
rivelargli qualcosa di decisivo. Carino, qui. Ci sta da quanto?
Quattro, cinque giorni? Le piace?
Ne ho visti di peggio.
Annu. Lato B sollev la tenda per guardare fuori. Ehi!
Via di qui! strill. Ragazzini del cazzo. Usc nel corridoio
e continu a berciare roba dello stesso tenore, ma rientr quasi
subito.
Lei conosce un uomo di nome Roy Branning, Turner?
Potrei.
404, Commerce Parkway?  andato a fargli visita due
sere fa.
Avevo da riferirgli un messaggio. Niente pi che questo.
E il messaggio era?
Faccende private.
Come no. Si alz ed entr in bagno. Ne torn con il
mio rasoio da barba. Privato  una parola che lei deve usare
con cautela. Lo sa? Si sedette di nuovo e fece scorrere il rasoio sul
bordo del comodino, affondandovelo dentro. L'impiallacciatura
salt via, seguita da sottili riccioli di legno. Il fatto
 che il giorno dopo la sua visita, Branning  morto. Ci tocca
per forza chiederci cosa ne sa lei. La sorprende?
Mica tanto. Da quel che ho sentito dire, era una gigantesca
testa di cazzo.
Ha sentito bene disse Lato B dalla porta.
E quindi non  in grado di dirci nulla? Adesso, quando
ancora potrebbe fare la differenza? Prima che si debba andare
ben pi a fondo, con questa faccenda?
Scossi il capo.
Con'molta cura, pos il rasoio in bilico sul comodino, si
alz e trotterell da Lato B, che per aprire la porta dovette
passare la radio all'altra mano.
Ci terremo in contatto.
Stia attento l fuori, detective.
Gentile da parte sua, preoccuparsi. Non lo fa quasi nessuno.
Il suo sorriso mi ricordava una gola tagliata da parte a parte.
...
.
...
CAPITOLO 25.
...
.
...
Polli e galline non saranno poi cos in gamba, ma quando
prendono il via non  facile farli smettere. Quel che era rimasto
del figlio di Velma sembrava un mucchietto di scarti di macelleria,
privo ormai anche della pi piccola parte commestibile.
Due morti violente, da quando sei arrivato tu disse
Lonnie Bates. Non sar che te lo porti dietro, questo genere di cose?
Sembrerebbe quasi dissi io. Anche a me, a volte, faceva lo stesso effetto.
Restammo a sorvegliare il cadavere, in compagnia di
Doc Oldham. Pensavo come la parola cadavere contenesse in
s termini come cave e cad. Caverna, vagabondo. Pensavo anche
come siano fragili le nostre esistenze, quanto sia sottile il
filo che ci tiene legati a questo mondo. Vai a comprare il giornale,
la domenica mattina, e nel tornare a casa vieni messo
sotto da un furgone, a due passi dalla porta. Oppure ti capita
un virus che ti si installa in corpo, da vero e proprio abusivo,
e non vuole saperne di farsi buttar fuori. Gi  incredibile come
si riesca a essere ancora vivi.
E che cazzo, Lonnie, ho un sacco di gente cui badare. Ed
 pure viva, a differenza di lui. Non credo di poter fare chiss
cosa, per questo povero disgraziato, o no?
Guarda che la contea ti paga, Doc.
A ogni villaggio il suo idiota. Indossava abiti di buon
taglio, un completo scuro di Brooks Brothers, camicia azzurra
Oxford, cravatta ben annodata: il tutto, per, cos stazzonato
e pieno di macchie da far schifo anche a chi seleziona vestiti
di recupero per l'Esercito della Salvezza. Con una sola
sorsata fece scomparire mezza tazza di caff. Era una tazza
decorata con la figura di una donna nuda, che si trasformava
in scheletro alla presenza di un liquido caldo. Mano a mano
che il contenuto si raffreddava, la donna tornava a essere in
carne. In quel momento, era giusto a met. Un'altra decina
di cadaveri, e forse riesco a pagare la rata della macchina,
questo mese, chi lo sa.
Puoi dirmi qualcosa? gli chiese Bates.
Che sono stati i polli, a ridurlo cos.
Grazie a Dio che ci sei tu. Tutti quei lunghi anni di studio,
tutta quell'esperienza. Dove saremmo, se no?
Doc Oldham fece spallucce. Se non ci fossi io, che accidenti
vuoi che me ne fregherebbe? Gi non me ne frega niente
ora, cazzo. Velma sta bene?
C' Don Lee, con lei. E la nipote sta arrivando da
Clarksdale.  l'unica parente che ha.
Igor!
Apparve un uomo di colore, anziano e con l'aria da conduttore
di vagoni letto anni Cinquanta, a recuperare barella e
cadavere e portarli via. Doc Oldham gli and dietro. Le porte
girevoli - in acciaio inox, e assai malridotte - si richiusero
al loro passaggio.
Uscimmo all'esterno. Faceva un caldo micidiale; una
pioggerella mattutina grondava dagli alberi e dai cornicioni e
andava a vaporizzarsi sul marciapiede.
Che programmi hai, per oggi? mi chiese Bates.
Ammesso che tu non abbia qualcosa di specifico da farmi
fare, mi si prospetta una bella corsa in citt.
Avevo chiesto a Val, e lei mi aveva fornito il nome di un
tizio che scriveva di cinema, e lo insegnava all'universit. Era
uno che aveva pubblicato libri come Biker Chicks and Fifty-Foot
Women, Short on Clothes, Skateboard Cowboys. Ne aveva anche
scritto uno, a sentire Val, sulle tre versioni dell'Invasione
degli ultracorpi. Proprio il genere di libri, di primo acchito, che
Carl Hazelwood conservava in garage.  un tipo un po' strano,
mi aveva avvisato Val. Sai che sorpresa.
Due ore pi tardi mi ritrovai su una strada, lunga circa
un isolato, a un paio di chilometri dall'ingresso del campus,
sulla quale ristoranti, caffetterie, tavole calde e bar, malgrado
la distanza, ancora strizzavano l'occhio agli studenti. St. Martin's
Lane non era segnata sullo stradario, e mi era toccato fermarmi
tre volte a chiedere informazioni. Poi, a indirizzo scovato,
scoprii che l non c'era nessuna casa. Dal 514 si passava
direttamente al 518, e tra i due numeri civici si apriva un'area
vuota, simile a un dente mancante. In realt, in fondo, si scorgeva
un qualche fabbricato, forse un bungalow per gli ospiti
o un ex garage. M'infilai in quel che restava di un vialetto
d'accesso, per dirigermi laggi.
Bussai. Mi venne ad aprire quello che a prima vista
scambiai per un ometto un po' gobbo. A guardare meglio,
scoprii invece che non era di bassa statura, ma era come rientrato
in se stesso. In testa aveva una cuffia stereofonica, che
gli vidi saltar via nel momento stesso in cui apr la porta, visto
che il cavo aveva ormai raggiunto il termine della sua corsa.
Si gir per guardarla volare sul pavimento a un metro o
pi di distanza. Barba di due giorni, capelli selvaggi di natura,
mocassini malconci, calzoni di tela tutti sformati e con i risvolti
logori, una T-shirt nera (sulla quale aveva infilato un gilet
dalle molte tasche, di quelli da cacciatore).
Da quel che potevo capire, non c'erano pi di due stanze,
forse una terza. Imposte chiuse, tende tirate. Il tutto era illuminato
da una sola lampadina da non pi di 40 watt.
 lei Turner? Entri.
Mi dette la schiena e si ecliss in una, s, in una terza stanza,
da cui riemerse con un piatto coperto di pellicola trasparente.
Bastoncini di carota aggricciati come le unghie dei piedi
di un vecchio, cubetti di formaggio madidi di traspirazione.
Ebbi l'impressione che il mio anfitrione non fosse molto abituato
agli ospiti, e uno di quelli che non buttano via niente.
A rinfresco servito, si chin per recuperare la cuffia, e la mise
su un tavolo accanto a una poltrona reclinabile e traballante.
Mi stavo giusto facendo una birra disse, e tir su una lattina
di Ballantine Ale, per scoprire subito che era vuota. Prese
un'espressione sconcertata, com'era successo con la cuffia. Forse
non proprio di recente, a pensarci bene. Mi fa compagnia?
Certo.
Usc di nuovo, volgendomi la schiena come uno scarafaggio.
Ai miei piedi si materializz un gatto completamente glabro,
che prese a rotolarsi sul pavimento in elaborate figure
ginniche. Su una TV in un angolo passavano lunghe inquadrature
mute, in bianco e nero, di autopattuglie della Stradale che
correvano su e gi per le autostrade. Arizona? New Mexico?
Il mio poco pratico anfitrione si era piazzato nel vano
della porta, una birra per mano. Si chiamava Mel Goldman.
Sbarcava il lunario scrivendo versioni romanzate di film di
serie B e di serial TV. Aveva sfornato una mezza dozzina di tascabili
ispirati a un programma che trattava delle crisi adolescenziali
dei ragazzi di L.A. (laggi, nella terra promessa, la vita
 un inferno!), che erano andati bene negli States ma avevano
fatto il botto in Germania. Gli editori tedeschi l'avevano invitato
in Europa, i pi importanti periodici gli avevano chiesto
interviste. Me la sono quasi fatta addosso, aveva raccontato al
suo ritorno. L'avranno pure saputo, quelli, che sono ebreo, no?
Sono sbarcati gli alieni mi disse Goldman. Il figlio
dello sceriffo li ha visti, ma nessuno gli vuol credere. E uno
con la testa tra le nuvole. La prima parte del film  geniale,
procede fluttuando. Riesce a dare l'immagine di questa citt,
un'atmosfera di sospetto e terrore. Poi va tutto a gambe all'aria,
e il film si riduce a una scena d'inseguimento, stupida
e interminabile. Pur di non vederlo, c' chi si mangerebbe i
calzini.
Mi sforzai di non guardargli i piedi.
Mi porse una birra e mi chiese come poteva essermi utile.
Sullo schermo, una Dodge del '52 con uno schermo di plastica
verde sul parabrezza, simile a quello dei biscazzieri, era
volata fuori strada proprio mentre le si parava davanti uno
strano tipo, alto e curvo.
Ha a che fare con un omicidio, mi diceva al telefono.
Non vedo come posso aiutarla, con questioni simili.
Gli fornii un breve riassunto. Cinquanta parole, il mio caso
e la morte di Carl Hazelwood, secco e asciutto come un documento
scientifico. Come le annotazioni che si tracciano sui
propri pazienti, a fini d'archivio. Non so proprio cosa sto
cercando dissi, ma ho letto il diario di Carl. Che in gran
parte aveva a che fare con vecchi film.
Fantascienza, film di gangster, film di ambiente carcerario?
Cose cos?
Come fa a saperlo?
Quello c'. Guard il tipo alto e curvo che s'infilava in
una caverna nascosta tra gli alberi. Una casa, non ce l'ho una casa.
Cacciato, disprezzato, ridotto a vivere come una bestia.
Okay.
Bride of the Monster.
Sullo schermo, dentro la caverna, il tipo alto e curvo and
a piazzarsi accanto a un corpo adagiato su un tavolo d'acciaio.
Uno dei tanti in cui s'incarna disse Goldman. Quei
cadaveri,  tutta gente morta da poco, sono imperfetti, e hanno
breve durata. Ne ha fatto scorta, ma si sta esaurendo, e la
sua missione rischia di rimanere incompiuta.
Questo si, che mi suonava familiare.
L'attore si chiamava Sammy Cash. Di lui, della sua vita,
non si sa quasi niente. Era spuntato fuori dal nulla, ha girato una
sfilza di film - per circa un anno sembra che li abbia interpretati
tutti lui, quelli a basso budget - e poi  svanito di nuovo.
A sentire la sorella, per Carl i film erano pi veri della
vita vera, e pi brutti erano pi gli piacevano.
Un bravo figliolo.  una sorta di motore che funziona al
contrario, questo. I film, pi a buon mercato sono, pi ti fanno
capire l'autentica natura della societ, che  opposta a
quella che viene spacciata per buona.  saltato fuori qualche
nome preciso?
Tirai fuori il mio taccuino.
Herschell Gordon Lewis, Larry Cohen, Basket Case, Spider
Baby, The Incredibly Strange Creatures.
Questo signor Hazelwood era una persona di buon gusto.
O pessimo, a seconda dei punti di vista. Scoppi a ridere,
e la birra gli usc dal naso. Si pul il tutto con la manica, birra
e quant'altro.
Qualche idea sull'identit di BR? Spunta fuori quasi da
ogni pagina del diario. Un'abbreviazione, delle iniziali...?
Solo queste due lettere? Nient'altro, dopo?
Annuii.
E mi ha detto che Carl Hazelwood  stato assassinato.
Ha capito qualcosa?
Forse. E il cadavere, l'ha visto?
In fotografia.
Stava cos? Goldman port le braccia sopra la testa, a
formare una V rovesciata, con i polsi rivolti all'esterno.
Annuii.
In certi ambiti, questa  un'immagine famosa. Un paio di
siti web l'hanno anche adottata come logo. Dei rami che si spezzano,
con tanto di foglie. Le foglie hanno la parvenza di mani.
Okay. Mi arrendo.
 cos che dev'essere. Ha pratica di cult movie?
Neanche un po'. Prima regola, in un interrogatorio.
Fa' il finto tonto, non ammettere niente. Sar premura di chi
ti pone domande, riempire i vuoti. Perch non me lo spiega
lei?
Posso fare di meglio. Aspetti.
Si fiond in un angolo a frugare in una pila di videocassette,
poi si spost alla scrivania per un'operazione analoga. Ne
emerse con un cd. Tolse la cassetta dal videoregistratore proprio
mentre il tipo alto e curvo stava entrando in un nuovo corpo.
 tutto quel che ho mi disse. Come tutti, del resto.
L'ho scaricato da un sito internet austriaco.
Lunghe inquadrature di un quartiere suburbano, case
con prati verdi e ben curati, cartelloni pubblicitari. Poi, di colpo,
con feroce contrasto, il primo piano di un uomo in agonia.
 in piedi, o spinto, contro quello che sembra un traliccio in
legno, attraverso le cui aperture si intravede il bianco del muro
retrostante. Ha le braccia serrate sulla testa, a formare una
V. Un gran turbinio di mani, quattro, poi sei, e infine otto, che
gli si muovono attorno, lo toccano, gli avvolgono dello spago
attorno ai polsi, li legano all'incastellatura. Le mani dell'uomo,
lasciate libere, crollano. Lui sorride.
Quando l'immagine svan, Goldman premette il tasto
d'espulsione.
Ancora Sammy Cash disse, anche se molta gente non
lo sa. Ne aveva viste di tutti i colori, all'epoca, era cambiato.
Questo spezzone pu essere l'unico rimasto, o quanto meno
 l'unico che ho visto io. Ma il film  leggendario. Ogni buon
collezionista venderebbe la nonna, o anche il primogenito,
per mettere le mani su una copia.
Come mai?
Oltre al fatto, intende dire, che non ce l'ha nessuno?
Proprio cos.
Perch  il film pi raro mai girato. C' ancora qualcuno
che sostiene di averlo visto, ma allo stesso modo c' chi insiste
che l'intera storia non sia altro che una leggenda.
Torn a inserire la prima cassetta. Una giovane donna, nuda,
si guardava allo specchio e in esso vedeva riflessa l'immagine
del tipo alto e curvo che in precedenza era stata. Allung
una mano a toccare lo specchio ma, non ancora abituata al suo
nuovo corpo, ci mise troppa forza. Lo specchio si ruppe.
The Giving. Gi  interessante per proprio conto, da
quanto ne sappiamo. Ma visto che  l'ultimo e leggendario
film di un regista altrettanto leggendario, diventa molto pi
interessante. Vuole un'altra birra?
Ero a posto cos, gli dissi. Per dimostrarglielo, bevvi un
sorso dalla lattina.
Anche il regista  altrettanto misterioso. Pare che avesse
cominciato come venditore per una casa di produzione, andando
a piazzare i loro film nei piccoli cinema del sudovest. Nell'unica
intervista mai concessa, disse che un giorno aveva commesso
l'errore di mettersi a guardare uno dei film che tentava
di vendere, e che si era reso conto di saper fare di meglio. Vendette
la sua Cadillac, e impieg il ricavato per mettere su un
film. Come attori, us amici e vicini di casa, oltre alla sua fidanzata
seminuda. Lo gir in un fine settimana, e il luned successivo,
quando si fece prestare un'auto per riprendere il suo lavoro
di piazzista, fu su quel film che concentr i suoi sforzi.
Quelli della casa di produzione ci misero un bel po' ad
accorgersi dell'inghippo, anche dopo che il noleggio dei loro
film, tra Arizona, New Mexico e Texas, aveva cominciato a calare
in maniera vistosa. Ma a quel punto il regista aveva accumulato
quattrini a sufficienza per metter su un altro film. Anzi,
quattro. Quando la casa di produzione si decise finalmente
a licenziarlo, lui stava giusto scendendo dall'aereo alla fine
di due settimane passate in Messico con la sua ragazza e una
serie di attori che aveva pescato nei college del posto, e aveva
i quattro film gi in tasca, belli che pronti.
Era dotato di un talento naturale e, come tanti con caratteristiche
analoghe, finiva per raccontare sempre la stessa
storia. Ovvero, una sorta di balletto tra l'eroe, un detective, e
la sua nemesi. Dapprima la nemesi non era che un personaggio
fittizio, di cartone, una minaccia, un nulla, un numero.
Ma col passare del tempo, da un film all'altro, cominci a diventare
reale. In alcuni film essa aveva acquisito poteri straordinari.
In altri, invece, era solamente un'ombra, o una presenza
di cui l'eroe era l'unico a non accorgersi. Si ricordi che
il regista ci metteva una settimana, o anche meno, a sfornare
un film del genere. Lo riversava in pellicola direttamente dalla
sua anima, come ebbe a scrivere un critico.
Poi, all'improvviso, non vi furono pi nuovi film. Pass
un anno. Infine - a dar retta alle voci, o alla leggenda - il suo
canto del cigno: The Giving. Questo grande, misterioso film.
Esiste una buona mezza dozzina di siti web dedicata alla sua
opera.
Non posso fare a meno di notare che lei non ha citato il
nome del regista.
 perch non lo conosco. Nessuno lo conosce. Uscivano
tutti con la dicitura un film di br. Mai pi citato, il regista, nei
titoli di testa o di coda. Solo le due lettere, e nient'altro.
Mi alzai, lo ringraziai del tempo che mi aveva dedicato.
Se le va, potrei farmi un giro su quei siti web, mandare
qualche e-mail ai miei corrispondenti, vedere cosa salta fuori.
Mi farebbe piacere.
Tent ancora una volta di bere dalla lattina vuota. Affare
fatto, allora. Mi far vivo.
Quasi finii per inciampare nel gatto glabro che, invece di
arrendersi, aveva deciso di aspettare le mie mosse e, al mio alzarsi,
mi si era gettato a peso morto tra le gambe. Nel tentativo
di recuperare l'equilibrio mi appoggiai al divano con violenza.
Sentii rompersi un'asse del pavimento, nei pressi della
zampa del mobile, andar gi come una scala per le tenebre.
Era tale l'ultraterrena atmosfera di quel luogo, che non mi sarei
stupito neanche un po' a veder risalire, da quell'asse inclinata,
una fila di minuscoli ometti con lo zaino sulle spalle.
Signor Turner?
S?
Ha presente Sammy Cash, l'attore? E il regista misterioso?
C' chi dice siano la stessa persona.
...
.
...
CAPITOLO 26.
...
.
...
Uno dei miei ultimi pazienti fu un tale che aveva mutilato
suo figlio, un bambino di otto mesi. L'avevano spedito per
due anni nell'ospedale di stato dove - come ci si poteva
aspettare - le cose per lui non si erano messe troppo bene, ed
era arrivato da me con sei anni di libert vigilata da scontare,
oltre all'ordine del tribunale di frequentare un terapeuta una
volta la settimana. Ogni venerd pomeriggio ricevevo la telefonata
del responsabile di sorveglianza.
Affabile, rilassato e con uno sguardo limpido, quel tale
non fu mai capace di spiegare le ragioni del suo comportamento.
Una o due volte, nel corso dei nostri colloqui, gli scapp
detto senza preavviso, e come in una sorta di litania, Gioved,
il pollice. Venerd, l'indice. Sabato, il medio. Marted,
l'anulare. Venerd, il mignolo. All'epoca, mi dette l'impressione
di uno che cerca di esprimere concetti astratti in un linguaggio
che  lui il primo a non capire. Anzi, in quei momenti
sembrava tutta un'altra persona, non gi il tranquillo giovanotto
in calzoni di tela e T-shirt che tutte le settimane veniva
a farsi la sua brava chiacchierata.
Un po' troppo comoda, messa cos. Ma sempre meno comoda
di tante altre cose che mi ritrovavo sempre pi spesso
a dire ai miei pazienti, sotto forma di osservazioni, consigli,
raccomandazioni, compassione solo teorica. La terapia psichiatrica
che si basa sulla parola dispone di un vocabolario
assai limitato, e di forme verbali davvero esigue.
 che voglio solo mettermi in contatto con mia moglie e
mio figlio diceva Brian. Voglio solo dirgli...
Cos' che vuole dirgli?
Che...
Cosa?
... non lo so.
Il mio appartamento stava proprio di fronte a una scuola
sperimentale. Dalla finestra, Brian seguiva con gli occhi le
tracce di ragazze in gonna scozzese, calzettoni bianchi e camicie
bianche di terital, di giovanotti in blazer, pantaloni grigi e
cravatta a righe. Poi io mi mettevo a versare il caff, liscio il
mio, due cucchiaini di zucchero nel suo. Quindi ce ne stavamo
in silenzio, a goderci l'uno la compagnia dell'altro. Due
cittadini del mondo che, per un istante, si chiamano fuori dalla
lotta, anche se entrambi hanno cose importanti a cui tornare,
e che per un po' se la prendono comoda, seduti sulla veranda
del tempo.
Ci vedevamo forse da tre mesi, e Brian non aveva mai
saltato una seduta, quando un pomeriggio ricevetti una sua
telefonata. Chiamate del genere non promettono nulla di
buono. Di solito indicano che qualcuno ha dato fuori di testa,
che si  trovato - o trovata, a seconda dei casi - nella merda
fino al collo, che ha bisogno di un supporto ben pi solido o,
in casi pi frequenti, di uno sfasciacarrozze. Brian voleva solo
sapere se ero disposto ad andare al cinema con lui, e magari
a mangiare qualcosa dopo il film.
Non trovai ragioni per rifiutare. Al di l della convenzione
che vieta ai terapeuti di far comunella con i loro pazienti,
voglio dire.
Non ricordo pi che film vedemmo. Da allora ho perso
un sacco di tempo in biblioteca a cercare tra i quotidiani di
quel giorno. Ma nessuno dei film in programmazione mi 
mai suonato familiare.
In seguito, ce ne andammo a un ristorante italiano. Questa
parte me la ricordo. Un posto a gestione familiare. I figli
pi grandi servivano a tavola, i pi giovani e la madre mandavano
avanti la cucina, e il padre poteva capitarvi al tavolo
da un momento all'altro con la fisarmonica in braccio o una
versione canora di Santa Lucia. Quella sera, per, era tutto
tranquillo. Cestini di pane, antipasto, minestra, pasta, secondo,
dolce e caff. Entrambi dovemmo rifiutare insistite offerte
di vino.
Dell'argomento della nostra conversazione non ho che
vaghi ricordi, pari a quelli che ho del film; ma parlammo,
questo s, prima durante e dopo, e in pratica senza mai chiudere
bocca. Era passata mezzanotte da un pezzo quando, davanti
a un locale sulla Beale che presentava jazz dal vivo, imbarcai
Brian su un taxi diretto a casa.
Questo avveniva di marted. Il gioved, quando Brian
non si fece vedere per la consueta seduta, provai a chiamarlo.
E quando il responsabile di sorveglianza mi telefon, il venerd,
gli dissi che non si era fatto vivo. Mandammo una pattuglia
a controllare.
Il responsabile di sorveglianza chiam un paio d'ore pi
tardi. Ero gi a casa, in jeans e T-shirt, una bottiglia di merlot
in frigorifero, aperta e poi tappata di nuovo, una generosa dose
nel bicchiere panciuto che avevo davanti. I colibr lottavano
per conquistare la miglior posizione alla vaschetta di becchime
che tenevo sul terrazzino.
A quanto pareva, Brian se n'era andato dritto a casa,
quella notte, e si era impiccato. Chiss se era questo il suo piano,
fin dall'inizio. Gli agenti che avevano trovato il corpo avevano
parlato di un CD di Billie Holiday che continuava a suonare
in sottofondo, senza interruzione. Si era preparato un bel
po' di caff, e ne aveva bevuto met mentre si spogliava e sistemava
il necessario. Sotto la tazza c'era un foglio strappato da un blocco per stenografia.
Splendida serata, diceva. Grazie.
Clima mite, domani, aveva promesso la radio. Una magnifica
giornata. Temperatura tra i sedici e i venti gradi, cielo sereno o
parzialmente nuvoloso. Ma quando mi svegliai il vento ululava
alle finestre, la pioggia batteva sui vetri e, nello sgocciolare, formava nuovi mondi e nuove mappe.
...
.
...
CAPITOLO 27.
...
.
...
Non sono sicuro che sia possibile.
Certo che s. Mi serve soltanto un mandato.
Per intercettare la posta del sindaco.
Solo per riportarne gli estremi. Non ho intenzione di
leggerla.
Allora quello che devi vedere  il giudice Heslep.
Molto bene.
Puoi scordartelo. Quello, nel suo ufficio, ha una foto di
Nixon e Hoover che si stringono la mano, figurati se ti concede
un mandato del genere. Hai pensato a chiederlo direttamente
al sindaco?
Chiederlo?
Lo sceriffo scosse il capo, sollev la cornetta e compose
un numero.
Henry Lee? Fai l'imboscato, oggi, o cosa? I contribuenti
mica ti pagano per stare a guardare Matlock... Questo  vero,
in effetti non ti paghiamo... E voglio essere io il primo a dire
che vali ogni singolo centesimo... Bene, bene... Devo farti una
domanda. Ti secca se diamo un'occhiata alla tua posta, diciamo,
degli ultimi due mesi?... Be', certo, qualunque cosa ti  rimasta
a portata di mano. Se fai come me, la dovresti ancora
avere tutta in un mucchio, da qualche parte... Bravo, bravo...
Allora ci vediamo.
Annulla i tuoi appuntamenti. Alle cinque a casa del sindaco
disse Bates, riagganciando, per un cocktail. Erano secoli
che non sentivo qualcuno usare la parola cocktail. Dice
che ci far vedere copie della sua corrispondenza, ricevute di
pagamento: insomma, tutto quello che riuscir a rintracciare.
Se vuoi portare un'amica, ha detto, non ci sono problemi.
Immagino che tu verrai accompagnato.
Chiss, ma ho avuto l'impressione che pensasse a Val
Bjorn.
Non a Sarah Hazelwood?
Ehi.  un posto piccolo, questo. Starnutisci, e all'altro
capo della citt qualcuno prende un fazzoletto di carta.
Come sta June? gli chiesi. Non si era fatta vedere in ufficio,
quel giorno.
Tutto bene. Mi ha detto che sai gi quel che  successo.
Mi fa piacere che vi siate parlati.
 andata a cercare quel figlio d'un cane, Turner. Hai idea
di quanto mi costi, restarmene fuori da questa faccenda?
Ce l'ho, dammi retta.
I nostri ragazzi... ci che vogliamo per loro...  in gamba.
Ne uscir fuori. A proposito, Henry mi ha anche detto di
farti sapere che sei un gran rompicoglioni. E che siamo felici
di averti tra noi.
Inquadrato tra una parentesi formata da due mani, un
volto apparve alla finestra. Una delle mani si sollev a salutare.
La stessa mano (o forse la sua compagna) apr la porta, e
nella stanza fece il suo ingresso un ometto, basso e ben piazzato.
Indossava un paio di calzoni scuri, parecchio spiegazzati,
camicia bianca con il colletto aperto, giacca a vento grigia.
Quando si tolse il cappellino grigio da golf, quasi mi aspettavo
che vi guardasse all'interno, per vedere se gli si fossero staccati
anche i capelli. In testa, difatti, non ne aveva neanche uno.
Ci risiamo disse allo sceriffo.
Di chi stai parlando questa volta, Jay?
Gli zingari. E di chi altri dovrei parlare?
Se mi ricordo bene, l'ultima volta che sei passato di qui,
ce l'avevi con un autobus di messicani che erano venuti a lavorare
nei campi. E prima ancora, con una macchina di ragazzi
di citt.
Zingari disse l'uomo.
Non  che ti hanno lanciato il malocchio, voglio sperare.
Il malocchio? Non scherzare con me, Lonnie. Il malocchio
non esiste.
E allora, cos' che stanno combinando, gli zingari? Rubano?
Ci puoi scommettere.
 quello che dicono tutti, proprio come quando parlano
del malocchio. Ma i furti sono autentici?
Gi.
Li hai visti?
Una famiglia di zingari  venuta a fare la spesa. Quando
sono andati via, mi sono accorto che mancavano delle cose.
Che genere di cose?
Due modellini di camion, una bambola.
Avevano dei bambini?
Certo che s.
Non ti  mai successo, da piccolo, di metterti in tasca un
paio di cose che non avevi pagato, Jay? I bambini lo fanno
sempre. Che diavolo, l'ho fatto anch'io... Sai che ti dico? Preparami
una lista delle cose che ti mancano, e ci vado a parlare
io. Scommetto quel che vuoi che prima di stasera ti riporto
tutto quanto.
Be'.... Va bene, Lonnie. Se lo dici tu.
Passo a prenderla quando esco di qui, diciamo tra una
mezz'oretta.
Te la faccio trovare pronta.
Impossibile non sentirsi eccitati, a far rispettare la legge,
eh, Turner? mi disse lo sceriffo quando l'ometto se ne fu andato.
Eh s.
Ti secca se ti chiedo cosa ci fai, tutto il santo giorno da
solo, lass al lago?
Poco e nulla. L'idea  proprio questa. Leggo. Preparo
qualcosa da mangiare. Me ne sto seduto in veranda.
A quanto ho capito, te la sei proprio guadagnata. Un po'
di pace, intendo. Scusa se ti abbiamo trascinato in questa faccenda.
In un certo senso, pesa anche a me.
 anche questo, pensai, che mi fa tanto apprezzare questo
posto, potersene stare zitti, e nessuno che teme il silenzio.
Resti tra noi dissi dopo un po', ma non ero molto sicuro
di riuscire a ritrovarmi, lass, n che avrebbe mai funzionato.
Forse cercavo solo di svanire nel nulla.
Bates annu, poi tolse gli scarponi dalla scrivania e si alz in piedi.
Forza, andiamo a rendere omaggio al re.
Il re, che non poteva avere pi di ventun anni, indossava
una camicia color oro, pieni anni Settanta, decorata con riproduzioni
di quadri famosi, la Gioconda, un Rembrandt, un
Monet. Il suo palazzo era una roulotte Airstream tutta sgangherata,
color argento, una di quelle a forma di fetta di pane,
agganciata a un furgoncino Ford. Ci fu servito del t in una
teiera di vetro, trasparente (cio, un tempo era stata trasparente,
ma non lo era pi da un bel pezzo). Cinque o sei bambini
di et e dimensioni assortite sedevano contro il muro a
guardare la TV.
Abbiamo gi parlato di questa cosa disse. Bevete, bevete.
C' dello spezzatino d'agnello, se avete fame. No? Sicuri?
Vi prego di far sapere al proprietario che ogni cosa sar restituita,
e che oggi pomeriggio porter io stesso i bambini in
citt per assicurarmi che gli chiedano personalmente scusa.
C' chi dice che ce l'hanno nel sangue, lo so bene. Ma, dopotutto,
sono solo bambini. Vers del t in una tazza e bevve,
come a volerci dimostrare che era sicuro. Grazie di essere venuti a dirmelo.
Io e tuo padre siamo sempre andati d'accordo, Marek.
A quanto so, non ha mai fatto nulla di meno che giusto, in vita sua.
Il re pos lo sguardo sui bambini, e poi fuori dalla finestra
della roulotte, l dove alcune vecchie sedevano attorno a
un tavolo arrangiato alla meno peggio e affettavano verdura.
Forse, un giorno, diranno questa cosa anche di me.
Da quel che ho visto nell'ultimo paio d'anni, ho il sospetto
che diranno parecchio di pi.
Finito di bere il nostro t, risalimmo sulla jeep per tornare       in citt.
Sar il caso che ti procuri una cravatta, per il cocktail del
sindaco disse Bates dopo un po'. E aggiunse, quando non
ebbe risposta: Scherzavo, sai com'. Cazzo, potresti andarci
con un paio di stivaloni di gomma e un grembiule da macellaio
e sentirti come a casa tua.
Un paio di chilometri pi avanti entrambi facemmo un
cenno di saluto a Ida e alla sua Buick del 1948, azzurra e crema.
Posso farti una domanda?
Annuii.
Personale. E non sono neanche fatti miei.
Mi voltai a guardarlo.
Tu sei uno che continua a lasciare cose e situazioni, ad
abbandonarle, ad andarsene.
Non credo di aver mai avuto una grande scelta.
Cosa avresti detto a un tuo paziente, davanti a una risposta
simile?
Che, in un modo o nell'altro, ciascuno di noi fa le proprie
scelte. Un punto a tuo favore, comunque. Guardai un
falco lanciarsi da un palo della luce e veleggiare su campi coltivati
a soia. Penso che questo sia il vero motivo per cui ho
smesso. Non ce la facevo pi a sentirmi dire tutte quelle stupidaggini,
a ripetere ancora e ancora una volta cose udite e
cose lette. Era tutto troppo comodo, e lo sapevo fin dall'inizio.
Mica siamo pupazzetti a molla, che basta stringere una vite o
due, girare la chiavetta, regolare la tensione, e ripartiamo di nuovo.
Il falco si tuff ad artigli sguainati, a ghermire quello che
sembrava un piccolo opossum.
La verit, molto semplice,  che non sono stato io a fare
quelle scelte. Non l'ho scelto io, di strisciare in una giungla di
un paese tanto lontano da casa da non averlo mai sentito nominare.
Non l'ho scelto io, di sparare al mio partner, n di uccidere
un uomo, in galera, che a malapena conoscevo e contro
il quale non avevo nulla. E tanto meno l'ho scelto io, di
chiamare la mia agenzia di viaggi per prenotare una vacanza
di undici anni dietro le sbarre.
Come previsto, Bates rest in silenzio.
Non mi sono mai sentito a casa da nessuna parte, non
ho mai trovato un posto che facesse per me.  come usare una
chiave inglese che non prende bene, o un cacciavite sbagliato.
In un modo o nell'altro, puoi lo stesso riuscire a finire il tuo
lavoro. Ma a costo di renderlo ancora pi difficile, la volta
successiva. Si rovinano le filettature, il taglio della vite finisce per spanarsi.
Bates sterz secco a destra, e imbocc una stradina sterrata,
tutta buche, che correva tra gli alberi. I lati della carreggiata
erano pieni di sacchi d'immondizia gettati via senza criterio.
Fiori selvatici e fitti rampicanti spuntavano fuori da un
camioncino degli anni Quaranta, neanche fosse una fioriera
da davanzale. Bates si ferm davanti a Dave's, una rimessa
per barche, negozio di esche e occasionale rosticceria, costruita
sul versante di una collinetta lungo la riva del lago, che si
spingeva fino in acqua grazie a una serie di palafitte. Dave's
non sembrava fare affari d'oro. Anzi, non sembrava farne
proprio. Nel parcheggio c'era un camioncino solitario, vicino
parente di quello che avevamo visto, soffocato dai rampicanti,
lungo la strada.
Bates scese dalla jeep ed entr nel locale. Torn dopo neanche
cinque minuti.
Stanno tutti bene. Non mi capita di passarci spesso, da
queste parti, e cos mi  parso giusto sentire come stavano,
Dave e la sua famiglia.  stata dura, per loro e tanti altri come
loro, con gli ultimi presidenti che ci sono capitati.
Ci avviammo a rientrare sulla strada principale. Una
mulattiera. Bates fece saltare la linguetta di una Coca Cola, mi
porse la lattina. Bevvi e gliela restituii. Passarono cos due o
tre chilometri.
La gente del posto apprezza il tuo lavoro? gli chiesi.
Lo sanno, cosa fai per loro?
Certi si. Ma non  questo il motivo per cui lo faccio.
Stavamo entrando in citt. Un bel traffico. Due, forse tre
macchine agli incroci. Ci fermammo davanti al municipio.
Nessuno dei due fece una sola mossa per scendere dalla jeep.
Certe volte penso che la prima vera scelta della mia vita
 stata quando ho raccattato tutto quanto e sono venuto qui.
Spero che funzioni.
Meglio che in passato, vuoi dire.
No. Spero che funzioni e basta.
La governante del sindaco, una donna di colore di nome
Mattie, era al servizio della famiglia da oltre cinquantanni.
Fuori che quando ho preso quel lavoro alla fabbrica di
conserve disse Mattie. Mi  sempre piaciuto questo mestiere.
Questa donna, qui, mi ha cambiato i pannolini.
E questo lavoro s, che mi piaceva.
Aveva un paio d'occhiali a goccia, e una permanente che
mi fece tornare in mente quei goniometri di plastica che ci facevano
usare al liceo nell'ora di geometria.
Mattie  una di famiglia disse il sindaco. Quel tipico
atteggiamento alla Faulkner che a tanta gente del sud piace
adottare. Danno sempre per scontato che tu sappia di cosa
stanno parlando. Se solo gli fai delle domande, fanno finta di
non aver sentito.
Mattie serv vassoi di pollo fritto, granturco dolce cosparso
di burro fuso, ciotole di pur di patate, spinaci e salsa
sawmill, un piatto di focaccine dolci appena sfornate e di focaccia
di granturco. Due brocche di t freddo e zuccherato.
C' qualcos'altro che vi serve, signor Henry?
Non saprei cosa.  una meraviglia.
Allora me ne andr a sistemare la cucina.
Il sindaco pos il suo bicchiere di bourbon, ancora mezzo
pieno, accanto a quello del t. Quando Mattie ci aveva
chiamato per cena, eravamo ancora nel patio a berci i nostri
drink. Il mio era un vino bianco, dolce, spillato da una di
quelle confezioni a forma di scatola che si tengono in frigo e
hanno un rubinetto. Come mungere una vacca.
Nel patio, il sindaco mi aveva consegnato una grossa busta
gialla.
C' tutto quel che sono riuscito a trovare. Non  certo
completa.
Le spiace se le faccio una telefonata, quando avr dato
un'occhiata a tutto quanto?
Non penso di poter aggiungere molto, ma faccia pure.
A cena, la conversazione tocc argomenti come la squadra
di football del liceo, le condizioni di salute della moglie
del sindaco, una serie di questioni locali che spaziavano da
atti di vandalismo ai giardini pubblici e al cimitero all'eventuale
apertura di un Wal-Mart, oltre all'ultimo scandalo che
vedeva coinvolto un parlamentare dal lungo mandato e alla
situazione delle nostre indagini.
Le dicono qualcosa, le iniziali BR? gli chiesi.
Il sindaco, che solo un attimo prima stava sostenendo
con passione come la citt dovesse rianimarsi con iniezioni di
sangue fresco, si appoggi allo schienale della sedia. Era andato
a rifornirsi di bourbon, e lo stava sorseggiando. La cena
era ormai ridotta a un ammasso di rovine, di patetici resti.
Dovrebbero?
Non so. Magari, se non le spiace, prenderei anch'io un
goccio di quel bourbon.
Il sindaco si alz. Lonnie?
Perch no?
Torn con due bicchieri di cristallo pieni per un quarto.
Gi che c'era, aveva riempito anche il suo. Tornammo a spostarci
nel patio.
Il fatto  dissi, che l'omicidio di Carl Hazelwood ha
avuto... quella che gli intellettuali chiamerebbero risonanza.
Le circostanze della sua morte corrispondono a quelle messe
in atto in un film che si intitola The Giving. Alzai le braccia
sopra la testa, i polsi rivolti in fuori. C' un tale che muore in
questa posizione. Proprio come quella di Carl Hazelwood.
Immagino che non l'abbia visto.
E neanche ne ho mai sentito parlare.
Non mi stupisce. Si tratta di un film semisconosciuto.
Quello che ai nostri giorni si definisce un cult movie. L'attore
che interpreta la vittima si chiama Sammy Cash. Nessuno conosce
il nome del regista. Era noto solo con le sue iniziali: BR.
Lasciai cadere l'argomento. Ci imbarcammo in un'altra
buona mezz'ora di conversazione salottiera, fin quando non
prendemmo congedo. Mattie ci salut dalla finestra.
Allora? chiese Bates.
Allora cosa?
Mi guard di traverso, ridacchiando.
Okay, okay. Qualcosa mi  saltato all'occhio, qualcosa
ho intuito, quando si parlava del film. Ma non ho ben capito
cosa.
Il sindaco si  dato un gran daffare, per rendersi utile.
Non  da lui, mostrarsi cos accomodante.
Che vorresti dire?
Cristo, amico mio,  cos che va a finire quando uno ha
fatto l'universit?  proprio come dicevano i miei? Devi sempre
chiedere alla gente cos' che voleva dire? Quel che volevo
dire, l'ho gi detto.
Rimbalzando e traballando, ci stavamo avviando verso
la strada maestra. Prima o poi l'avremmo raggiunta; da li in
avanti, tutto liscio.
In lontananza, si udirono quattro forti spari.
Dio santo. Spero solo che si tratti di fuochi d'artificio
per via di qualche festa che mi sono scordato.
Il suo cercapersone attacc a ronzare.
Speranza vana.
...
.
...
CAPITOLO 28.
...
.
...
Capoccione e Lato B tornarono a farsi vivi un paio di
giorni pi tardi, poco dopo le otto di mattina.
Non l'avremo mica svegliata.
No di certo. La prima cosa che faccio ogni mattina, per
cominciare bene la giornata,  andare a guardare il telegiornale,
ancora in mutande. Mi piace tenermi aggiornato.
Abbiamo qualche novit sul suo amico Roy Branning.
Tanto amico mio, non era.
Diciamo di nessuno fece Lato B.
Sembra che l'abbia fatto secco uno dei suoi... soci in affari.
Lei non c'entra niente. Che ne pensa?
Prima di mezzogiorno non penso mai.
L'abbiamo risolta pi o meno come risolviamo quasi
ogni cosa. Un tipo che vediamo spesso, un informatore confidenziale,
ha captato qualche chiacchiera in un bar ed  venuto
a riferircela. Ma lei ha gi pratica di informatori.
Eravamo ancora nell'androne della porta, e io ero ancora
nudo. Quando una giovane coppia pass sulla balconata, la
ragazza se ne accorse a scoppio ritardato. Sentii che il pene mi
si irrigidiva.
Mai estrarre l'arma se non si  certi di volerla usare
disse Lato B.
Che bella battuta.
Capoccione gli lanci un'occhiataccia.
Sappiamo tutto di lei, Turner. Per ci  stato consigliato
di lasciarla in pace. E mica ci  piaciuta tanto, questa cosa.
Non piacerebbe a nessuno.
Giusto. Fece un passo indietro, costringendo Lato B a
togliersi di mezzo. Proprio a nessuno. Oppure, per dirla tutta,
a nessuno fregherebbe un beato cazzo dei consigli di quei
burocrati dal culo di pietra. Lo vogliono, questo lavoro? Se lo
possono prendere. Cazzo, glielo faccio io un bel pacchetto,
con tanto di fiocco. Sollev appena una mano, in un gesto di
finta benedizione. Ci vediamo, Turner.
Me ne tornai a letto, a godermi un pranzo raffinato in un
ristorante di lusso, in compagnia di una donna altrettanto raffinata
e di lusso, quando un nuovo colpo alla porta fece volar
via tutti i miei sogni.
 lei Turner? chiese un tappetto. La sua colonna vertebrale
aveva qualcosa di storto, come se qualcuno in una fase
cruciale dello sviluppo l'avesse tenuto fermo per la testa e per
i fianchi e l'avesse ruotato in direzioni opposte. Fronte bassa
e colma di capelli scuri, appena separata dalle sopracciglia da
una sottile striscia di pelle squamosa. Felpa di cotone con maniche
e girovita arrotolati, jeans di scarsa qualit, a zampa
d'elefante. Una cosa per lei.
Mi porse una busta.
Fuori da poco? gli chiesi.
Tre giorni.
Vuole entrare a bere qualcosa?
Non dico di no. Si chiuse la porta alle spalle. Mi chiamo
Hogg.
Continuava a fissarmi. Che c'? gli chiesi dopo un po'.
Aspettavo qualche battuta.
Quelle le ho finite. La bottiglia  nel lavandino del bagno.
Si serva pure. Se vuole del ghiaccio deve andarselo a
prendere alla macchinetta sul pianerottolo.
Ghiaccio. Adesso s, che sono tornato al mondo reale.
Riapparve con due bicchierini di plastica pieni di brandy,
mentre io stavo gi leggendo il biglietto.
La miseria, amico, certo che quando porti un messaggio
lo porti sul serio! Mi sa che Roy non dovr pi starsi tanto a
preoccupare di quando esco io. Riposi in pace, e tutto quel genere
di stronzate. Adesso mi tocca davvero uscire per cercare
quei quattrini. Ancora grazie per avermi tolto il pensiero. In
gamba, eh. Buona fortuna.
Billy D
Non che mi secchi bere da solo disse Hogg, porgendomi
un bicchierino. Da solo. Tra la folla. In mezzo a un branco
di cammelli. Aveva due occhi che sembravano separati
dalla nascita, e impegnati ormai da tutta la vita a cercarsi a vicenda.
Alzai il bicchiere a mo' di brindisi o di ringraziamento,
e bevvi.
Ha gi qualcosa in testa?
Certo che si. Il novanta per cento andr a gambe all'aria
prima ancora che riesca ad arrivarci.
Quanti anni si  beccato?
La sentenza diceva da dieci a quindici, ma questa volta
ne ho scontati poco pi di quattro. Ho incontrato un teppistello
in un bar, eravamo mezzi ubriachi tutti e due, mi ha
riempito la testa a forza di questo suo colpo facile, e com' come
non , mi ritrovo dietro le sbarre. Davvero imbarazzante.
E pensare che dovrei essere un professionista.
Come ha fatto a trovarmi?
Mi hanno detto dove andare.
Billy D?
Annu, butt gi il resto del brandy e si alz.
Pu restare, se crede.
Grazie, ma basta cos. Alla porta, si ferm.
 lei lo sbirro, no?
Lo ero.
Non deve essere stato facile, l dentro.
 dura per tutti.
Hogg annu. Ho sentito parlare di lei. Se l' cavata bene.
Ha aiutato un sacco di gente.
Eccola, la croce e delizia della mia vita.
Anche se non mi  mai successo, n prima n dopo, che
mi servisse una qualche scusa per mandare tutto quanto a puttane.
...
.
...
CAPITOLO 29.
...
.
...
Maledetta la miseria, Sue, metti gi quell'arma.
Sedeva sul dondolo del portico, e tra le braccia cullava la
doppietta come fosse un neonato.
E poi, dov' che l'hai presa?
 mia, Lonnie, non ti preoccupare.  tutto in regola, ho
fatto un cambio.
Alban  ferito, Sue.
Voglio sperare, e che cazzo.
Dobbiamo prestargli aiuto.
Chiedetelo alla sua amichetta, di prestargli aiuto. Perch
non l'andate a cercare? Tanto  di sicuro dalle parti della
chiesa.
Il portico era di assi nude, rialzato da terra di una cinquantina
di centimetri, e correva lungo l'intera facciata della
casupola. Gli scalini erano di cemento, un vero cazzotto in un
occhio. Era li che Alban giaceva.
Perde sangue, Sue.
Bene.
Lo sai che devo darci un taglio, a questa storia. Guarda
che vengo.
Lei scosse il capo. Alz il gomito all'incirca di quindici
centimetri, per far meglio notare la doppietta.
Strano che non ti sia ancora scoppiato in mano, quell'aggeggio.
Dev'essere una Crescent, forse una Stevens. Roba
da ferramenta. Decrepita come quest'accidente di citt. Basta
con questa faccenda, Sue. Alban chiam poi. Tutto bene?
Alban sollev una mano e la lasci ricadere.
I bambini sono dai tuoi, Sue?
Lei annu.
Scommetto che Freda  ancora la prima della classe.
Bates usc dal riparo della jeep e prese ad avanzare con
estrema lentezza, le mani in bella vista.
Sono bravi bambini, Sue. Non vorrai mica lasciarli soli.
Senza far rumore, Don Lee apparve in veranda, alle spalle
della donna.
Se continuiamo ancora a percorrere questa strada, ecco
i risultati.
Don Lee infil una mano nella spalliera del dondolo e,
con quella che posso solo definire un'infinita delicatezza, prese
la doppietta. La donna non oppose resistenza. Anzi, parve
sollevata.
Bates torn alla jeep e impugn il trasmettitore.
June, ci sei? Rispondi.
Dieci-quattro.
Un'ambulanza da Alban McWhorter.
Subito... Che sta succedendo lass?
Vengo dritto a casa. Quando arrivo te lo racconto.
Don Lee stava rimorchiando Sue verso di noi. Alban mi
sembra a posto. Ferite superficiali, per lo pi. Secondo me
Sue ha cambiato mira all'ultimo momento.
Mi spiace, Lonnie disse lei.
Spiace a tutti quanti.
Gli voglio bene, lo sai.
Lo so.
Pensi che si rimetter?
Sia lui che te. Mi metter in contatto con Doc Oldham,
e vi far sapere cos'ha da dire lui.
Una mano sotto la spalla di Sue, un'altra a guidarle la testa,
Don Lee fece accomodare la donna sul sedile posteriore
dell'autopattuglia. Lei sbirci fuori. Sembrava un procione.
Lonnie, c' qualcuno che pu avvertire i miei?
Ci vado io.
Abitavano in una casa tutta bianca, sulla strada che portava
in citt. Tra altre sue simili, spiccava per essere stata ridipinta
da non molto, per il giardino ben curato, per l'evidente
mancanza di rottami vari e macchine abbandonate. Le tende
erano spalancate e, come potei ben presto notare, la porta non
era chiusa a chiave. Dall'esterno si scorgeva lo schienale del
divano, da cui spuntavano due teste, mentre lo schermo della
TV mostrava animali umanizzati che parlavano e camminavano
tutti impettiti. Suonammo il campanello, e subito due
teste pi piccole schizzarono in mezzo alle due pi grandi, rivolte
verso di noi. La porta fu aperta da una donna di bell'aspetto.
Lonnie! Quanto tempo.
Troppo, come al solito, Mildred.
Bates fece le presentazioni. Uno splendido sorriso, un occhio
(artificiale?) che non si muoveva. Veniva la voglia di distogliere
lo sguardo, per vedere dove andava a cadere il suo.
Entrate, ragazzi. Horace, guarda un po' chi c'! Cosa vi
posso offrire?
Niente, grazie. Appena ce ne andiamo da qui, filo dritto
a casa per cena.
Lonnie strinse la mano di Horace, poi mi present, e venne
il mio turno. Horace era un tipo alto, con un cespuglio di
capelli biondo paglia. Dava un po' sulla sinistra, come se in
tutta la sua vita il vento dell'est gli avesse soffiato contro. Su
ogni parete c'era un'ampia esibizione di modelli di ricamo e
decoupage. Sugli scaffali, delicate statuine.
Mildred si rivolse ai bambini.
Sapete, mi ero quasi scordata di dirvelo, ma stamattina,
quando sono andata a cercare del fegato nel freezer - e come
sapete non l'ho trovato, visto che abbiamo mangiato hamburger
- ho visto che qualcuno ci aveva infilato dentro un contenitore
di gelato. Non ne sono sicura, ma visto che tra poco sarete
pronti per andare a letto, forse vi potrebbe interessare assaggiarne
un po'.
Si tratta di Sue disse Lonnie quando i bambini se ne furono
andati.
Lo sappiamo cosa sta succedendo, Lonnie. Lo sanno
tutti. Questo era Horace.
Sue sta bene. E anche Alban.
Dio sia lodato sospir Mildred.
Non so come, ma Sue si  procurata una doppietta. Non
credo che volesse far altro che spaventarlo. Probabilmente ha
aspettato che lui si infilasse in casa...
Ma lui l'avr riempita di discorsi.
Ha sempre avuto la parlantina sciolta.
Secondo Don Lee, Sue ha cambiato mira all'ultimo
istante.
Come se stesse sparando, vuoi dire? chiese Horace.
Bates annu.
Non avrei mai pensato che ne fosse capace.
Horace e Mildred si scambiarono un'occhiata.
Alban sta bene disse Bates. Tra un paio di giorni sar
fuori dall'ospedale. Ci sar un'udienza preliminare, ma non
se ne ricaver molto. Pi o meno, Sue torner a casa negli
stessi giorni.
Vogliamo tenere noi i bambini, Lonnie.
Come?
Non vogliamo rimandarli laggi.
Vogliamo bene a Sue...
... e ad Alban...
... ma questa faccenda ormai si trascina da troppo tempo.
Volete portar via Freda e Gerry ai loro genitori? Certo,
hanno dei problemi. E chi non li ha? Ma dovreste sapere
quanto amano i loro bambini, cosa vogliono dire per loro. Se
glieli portate via, la loro vita non varr pi nulla.
Credi davvero che vogliamo fare una cosa simile?  solo
per il loro bene.
 sempre cos.
Pi tardi, seguii Bates fino alla jeep. Adesso era davvero
buio. Da entrambi i lati della strada, i solitari richiami delle
rane. In cielo era inchiodata una luna del colore delle ossa
sbiancate. Ci volle un po', prima che Lonnie aprisse bocca.
Le odio, queste stronzate disse. Le odio con tutte le
forze. Hanno ragione tutti quanti. E tutti quanti ci rimettono.
Vero. Due o tre chilometri pi gi, fui io a parlare. Ma
da quel che vedo, tu fai ottime cose, da queste parti. Aiuti la
gente, la fai avvicinare, puntelli le loro esistenze.  proprio
come all'inizio vorremmo che fosse il nostro lavoro.
E poi te lo senti cambiare sulla pelle?
O sei tu, a cambiare. Ascolti la stessa spiegazione per la
centesima volta e capisci che non te ne frega pi niente, che
pi niente vuoi sapere. Aiutare la gente? Migliorare la vita
della comunit? Ehi, finisci per dire a te stesso, guarda che
non sei altro che un cane da pastore.
Lonnie mi lasci nei pressi dell'ufficio. Qualche giorno
prima, mi aveva prestato una vecchia auto che aveva ferma in
garage. Stavo pensando di tornarmene a casa. Seduto in macchina,
tenevo gli occhi fissi sul pavimento e pensavo a un mio
vecchio paziente, Jimmie, che era non solo convinto di essere
chiss che apparecchio elettrico, ma di avere le batterie quasi
scariche, quando sentii battere al finestrino. Mi voltai di soprassalto.
Non dovrei permettere che qualcuno mi si avvicini
cos tanto, a mia insaputa.
Tentai di abbassare il finestrino, ma non ne volle sapere.
Cos scesi.
Sempre il solito galantuomo, eh? disse Val. Non  che
hai fame, per caso? Uno di noi deve all'altro una cena, se ricordo
bene.
Avevo gi un piano.
Oh.
Quel piano consisteva nell'andarmene a casa e scolarmi
mezza bottiglia di un ottimo cabernet.
Come sarebbe a dire? Butteresti via l'altra met?
Un vero spreco, non ti pare? Ti va di vedere dove abito?
Mi stai invitando fuori?
Dentro, a dir la verit.
Sempre meglio che cacciarmi fuori.
Potrei anche riuscire a scroccare un pugno di riso.
Non integrale, voglio sperare. D'altra parte non si sa
mai, con voi che avete la fissa dell'eremitaggio. Gir attorno
all'auto. E mi tocca anche salire su questo splendore di macchina!
Che ragazza fortunata.
A mettersi in due, lei che tirava da fuori, io che spingevo
da dentro, riuscimmo ad aprire la portiera. Ben presto ci ritrovammo
fuori citt, in esilio nei territori della luna, in compagnia
delle civette. Nessuno dei due fece commenti sulla bellezza
del luogo, anche se entrambi ci stavamo pensando.
A proposito disse Val. Ti ho mica detto che ho appena
passato il giorno pi brutto della mia vita?
Non mi sembra.
No? Bene. Speravo solo di non tirare fuori l'argomento.
La radio prendeva solo una stazione: chiacchiericcio, e
canzoni dal crepuscolo della razza umana. Val gir la manopola,
trov soltanto scariche elettrostatiche, e la riport indietro.
Le Herman's Hermits, un girl group, Under the Boardwalk.
Si lasci andare contro lo schienale, appoggi la testa e, tempo
qualche istante, parve addormentata.
Non dormo, no disse quando mi fermai davanti a casa.
Quasi, ma non proprio. Dentro e fuori dal sonno... Si
volt verso di me. I suoi occhi verdi si aprirono e trovarono i
miei.
Entrammo.
Accidenti. Chiss perch mi sembra di infilarmi nella
testa di qualcuno.
Era diventato tutto troppo complicato. Volevo la semplicit
assoluta.
Sotto la finestra, un vecchio tavolo di legno, e una sola
sedia. Dall'altra parte della stanza, il letto: poco pi di un giaciglio,
a dir la verit. Camicie e calzoni, su grucce appese a
chiodi piantati nel muro. Pile di T-shirt, calze e mutande stivate
sotto il piumone. Brocca e bacile, sul bancone (la pompa
dell'acqua, appena fuori dalla porta). Spazzolino e rasoio. In
fondo, pile di libri ben disposti lungo la parete.
Tolsi il tappo alla bottiglia, uno di quei nuovi tappi in
plastica, e proposi di andarci a sedere in veranda.
Forse dovrei pretendere dei bicchieri decorati.
E crostini di carne in scatola.
Attorno a noi ronzava il basso, indefinibile mormorio tipico
della vita dei boschi. O quello, o il silenzio di tomba. In
lontananza, un grido, come una lancia scagliata nella notte.
Guardammo una silhouette, forse due, passare davanti alla
luna.
Il mondo  proprio una fogna, no?
Mi allungai a prendere la bottiglia poggiata in terra, accanto
alla sedia, e tornai a riempire i bicchieri. Vino australiano,
un litro e mezzo. Prima di rimanere a corto di vino, saremmo
rimasti a corto di parole. Sull'etichetta un koala, specie
in via d'estinzione. Come se non lo fossimo tutti.
Si salva solo la musica aggiunse lei.
Non so se sono io, o il mio lavoro prosegu quasi subito.
Sembra che ogni volta che apro una porta, quel che vi trovo
dietro non mi piace.
Protese il bicchiere per farselo riempire.
Ricordi quella sera, sulla veranda di casa mia, che non
abbiamo quasi detto una parola, e c'era quel grande silenzio
tutt'attorno?
Annuii.
Ci ripenso in continuazione disse.
...
.
...
CAPITOLO 30.
...
.
...
Non sono molti, i turni che vanno cos. Di solito, quando
scendi gi in strada sei gi in ritardo, le cose da fare che si accumulano
l'una sull'altra, fino a farti perdere il controllo.
Quella volta, invece, passammo la maggior parte del tempo a
sbatacchiare il manganello sulle porte e a trascinarci su e gi
per i vicoli. Nessuna chiamata, per quasi due ore, e quando finalmente
ne arriv una non si trattava d'altro che di una bieca
storia di un marito scappato di casa. Erano gi venti minuti
che avevamo preso la chiamata, ormai a met circa del verbale,
quando la risposta della donna a una mia domanda di
semplice routine mi blocc di colpo, e le domande successive
non servirono altro che a farle confessare che suo marito era
morto dieci anni prima.
Tornati in macchina, scossi il capo.
Che c'? chiese Randy.
Che razza di storia.
Randy mi lanci un'occhiata. Mi staccai dal marciapiede.
Hai visto la finestra di cucina? Quella aperta, con il piattino
di latte sul davanzale?
Dovetti ammettere di no.
Quella donna soffre la solitudine, ecco tutto. A tal punto
che ogni cosa, nella sua vita, assume l'aspetto della sua solitudine.
La chiamata seguente fu del proprietario di un emporio,
che aveva bloccato un presunto taccheggiatore. L'aveva legato
come un salame con una corda di quelle per saltare, dopo
averlo messo gi con un colpo di mazza da baseball alla gamba.
Ma mentre il negoziante era al telefono, il taccheggiatore
era riuscito a strappare la corda con i denti e a ballonzolare
via.
Nient'altro, per qualche tempo. Era una di quelle serate
limpide e tranquille in cui le stelle sembrano essere il doppio
del solito, in cui suoni e rumori ti arrivano da distanze enormi.
Ci procurammo degli hamburger da Lucky Jim e li mangiammo
a un tavolino da picnic fuori dall'East High, accanto
all'autopattuglia con le portiere spalancate e la radio gracchiante.
Gli hamburger di Lucky Jim non si potevano mangiare
in macchina. Anche perch non ti bastavano dei tovagliolini
in pi, avresti dovuto usare asciugamani da bagno.
Randy sembrava cavarsela bene. Aveva lasciato la vecchia
casa, l'aveva messa in vendita e si era procurato un appartamento
nelle vicinanze del centro. Tre volte la settimana
andava in palestra, e cullava anche l'idea di iscriversi all'universit.
A quali corsi? gli avevo chiesto. Quelli che riesco a incastrare
con l'orario di lavoro, aveva detto.
Nei pressi, tre ragazzotti in et da college, gi ampiamente
stonati, stavano cenando a caramelle, patatine e bibite
gassate. Poco dopo il nostro arrivo avevano fatto fagotto. Due
tipi di strada - lo portavano scritto in faccia - sedevano sotto
un acero. L'uomo aveva in testa un berretto da Confederato,
con su applicata una bandana che dalla nuca gli scendeva sul
collo, e mi ricordava tutti quei film sulla Legione Straniera
che avevo visto da giovane. La donna aveva tentato - con un
certo coraggio, va detto - di vestirsi nel miglior modo possibile,
aprendo le maniche di una T-shirt il cui logo e la foto
stampata erano ormai svaniti da chiss quanto, tagliata appena
sopra il giro vita. Le gambe dei pantaloni, arrotolate, mettevano
in risalto polpacci ben torniti, anche se un po' malridotti.
Lo sai che questa cosa mi d ai nervi! url l'uomo dopo
qualche tempo. Lei salt in piedi e schizz via. Perch fai
cos? disse lui, per poi seguirla dopo qualche istante.
Eravamo immersi nella nostra conversazione, ma Randy
si gir lo stesso - senza smettere di parlare - per osservare
l'uomo che se ne andava. Ricordo bene questo particolare,
perch fu proprio quel momento di disattenzione a fargli
piombare sulla parte superiore dell'uniforme, a sud-sudovest
del distintivo, un misto di unto, cipolla alla griglia e senape.
In macchina avevamo una scorta di acqua tonica per simili
frangenti, cos come delle bottigliette di Coca Cola, utili per
rimuovere le incrostazioni dalle batterie e lavare via il sangue
dal teatro di un incidente. Ma in questo caso l'acqua tonica
non serv a nulla, se non a creare una serie di cerchi concentrici
attorno alla macchia originaria.
Ci togliemmo da li. Il traffico era scarso.
Ci pensi mai, a come saremo da grandi? disse lui. Insomma,
siamo dei veri e propri detective, ed eccoci ancora
qui a far servizio di pattuglia. Ti sembra vita, questa?
Ma se ci piace, la vita di pattuglia. L'abbiamo scelta noi.
Ah s?
Quando la radio chiam, dieci minuti pi tardi, ci guardammo
l'un l'altro e scoppiammo a ridere. Randy mi stava
chiedendo se mi andava di accompagnarlo al tempio per la
funzione del Sabato.
Frequenti il tempio? E da quando hai cominciato?
Lo sai, da quando.
E posso venirci anch'io?
Ci fermammo davanti al 102-A di Birch Street, una bifamiliare
in un quartiere diventato da poco alla moda. Il valore
delle propriet, da quelle parti, era schizzato al cielo. In anni
successivi avrebbero anche coniato un termine specifico, per
quel che stava accadendo: riqualificazione. Da mane a sera
non c'erano altro che bulldozer a dissodare il terreno, a buttar
gi case, fondi grandi come garage e arcaici centri commerciali,
e a far spazio a nuove imprese.
Tutto bene? mi ricordo di aver chiesto a Randy. Non
aveva dato segno di voler scendere dalla macchina.
A posto rispose. Solo che non sono certo di farcela.
A far che?
Lascia perdere. Gett fuori le gambe, si tir su e, con
una manovra a due mani che ormai conoscevo bene, riusc a
lisciarsi i capelli e infilarsi il cappello in un colpo solo. Fa'
conto che non abbia detto niente.
Accorti e cauti come al solito, imboccammo il vialetto
d'ingresso. Altre case adiacenti, pur se ben tenute, sembravano
disabitate, cos come l'altra met della bifamiliare. Nella
casa accanto, dietro una porta finestra, vi fu un movimento di
tende. Forse era la persona che aveva chiamato la polizia, e
che verificava il buon impiego dei suoi quattrini di contribuente.
Ti secca andare avanti tu, stavolta?
Nottingham, eh?
Superstizioni da poliziotti. Tempo addietro, negli anni
Cinquanta, una pattuglia che aveva risposto a una chiamata di
routine, tutto secondo il regolamento, aveva imboccato un vialetto
proprio come noi e bussato a una porta, solo per essere salutata
da una scarica di pallettoni dall'interno della casa. Il capopattuglia,
Nottingham, se l'era beccata in pieno ed era morto
sei giorni dopo, in ospedale. Il suo partner, una recluta fresca
fresca, si era comportato al meglio. Controllato battito del
polso e respiro, andato alla macchina a dare l'allarme di Agente
ferito, tornato a tamponare le ferite del compagno. Poi aveva
buttato gi la porta a pedate e steso lo sparatore a colpi di manganello.
In seguito, per, dopo quella perfetta prestazione in
cui, per un solo istante, si era incarnato nel poliziotto ideale,
quando ci che aveva appreso durante l'addestramento gli
scorreva dentro come energia vitale, la recluta non era pi riuscita
a tornare per le strade. Ci aveva provato un paio di volte,
dicevano; poi aveva continuato per qualche anno a far lavoro
d'ufficio, ad archiviare fascicoli, tenere sotto controllo la cancelleria,
gestire la stanza dei reperti, prima di gettare la spugna.
Ti guardo le spalle disse Randy.
Mica sono le spalle, che mi preoccupano.
La porta fu aperta da un uomo semivestito, che mi pass
in rassegna uniforme, distintivo, pistola ed equipaggiamento
alla cintura, prima di concentrarsi sul viso. Poi uno
sguardo distratto, conclusivo, a chi avevo dietro. Dalle profondit
della casa, con un'eco da caverna, giungeva il suono
di una TV. E che altro?
Spiacenti di disturbarla, signore dissi, ma ci  stata segnalata
una lite domestica in corso, a quest'indirizzo. Da ore
e ore, aveva detto l'autore della telefonata. Le secca se entriamo?
Be'...
Sono sicuro che non ci saranno problemi. Dovr soltanto
farle alcune domande di routine. Non ci vorranno pi di
tre o quattro minuti, glielo garantisco.
Si sfreg il volto. Dormivo.
Certo, signore. Lo fanno quasi tutti, a quest'ora della
notte. Ha tutta la nostra comprensione.
L'uomo si tolse dalla porta. Lo seguii dentro casa. Randy
rimase sulla soglia. Doveva ancora aprire bocca.
Qualcuno ha chiamato, mi ha detto?
Sissignore.
Per la miseria, mi spiace. Dev'essere stata la TV. Mia moglie
soffre d'insonnia.
Gi, sar certamente cos.
Sua moglie? chiese Randy.
Possiamo parlarle? chiesi io.
 appena andata a letto, agente. Proprio non mi va di
doverla svegliare.
Per favore. Questa volta non sorridevo.
Ci guid gi per tre larghi scalini, attraverso un salone
piastrellato delle dimensioni di una pista di pattinaggio, e poi
per uno stretto corridoio che portava a una piccola stanza
adiacente alla cucina. Pareti rivestite in legno, finestra alta,
tappeti di cotone gettati qua e l sul nudo cemento. Arredamento
all'osso: un paio di poltroncine e una TV con mobile.
Sul mobile pendeva una lampada verde, di forma conica; un
modello uscito da poco, all'epoca. La poltroncina vuota era di
quelle reclinabili. L'altra, occupata, era invece di quelle superimbottite,
di un ambiguo marrone verdastro, e bitorzoluta
come un copriletto dei tempi andati.
La donna che sedeva in quella poltrona, avvolta in un
copridivano tigrato, non fece cenno di voler rispondere alle mie
domande.
Non sta bene disse l'uomo. Lei ha... dei disturbi.
Guardatela. Un'ora fa strillava come un'aquila e mi saltava
addosso, e poi sbatteva le porte di tutta la casa.
Allora la TV non c'entra niente.
Lui scosse il capo.
Credo che sua moglie abbia bisogno d'aiuto, signore.
D'aiuto, ne ha a sufficienza.  a me che manca. Gli occhi
dell'uomo corsero da sua moglie a me. Di solito  ricoverata
all'ospedale di stato, ormai da anni.  a casa con un permesso
temporaneo.
Randy mi gira attorno, si inginocchia. Preme due dita
sulla carotide della donna. Cara, tutto bene? dice, ma in
quel momento ci che sta dicendo non ha alcun impatto su di
me.
E in seguito mi ci vorr un bel pezzo per capire cosa 
successo l dentro.
Il tipo semivestito fa un passo in avanti, esce dall'ombra.
Alza una mano. Una mano che stringe qualcosa? Randy crede
di s. Estrae la pistola, grida all'uomo di gettare l'arma e di
sdraiarsi a terra, mani dietro la testa. La cosa che l'uomo ha in
mano  una siringa. La donna  diabetica, scopriremo pi tardi.
L'uomo fa un passo verso di lei.
Nel guardare Randy, nel gridare No! capisco cosa sta per
succedere e reagisco, senza starci nemmeno a pensare, cos
come mi  stato insegnato.
Cosa... dice Randy, mentre estraggo e sparo. La mia intenzione
 solo di fermarlo, di prenderlo alla spalla o al braccio,
ma ci che ti insegnano  mirare al tronco, al bersaglio
grosso, e stavolta non sono io a guidare, ma ho inserito il pilota
automatico.
Randy va gi.
All'inizio  ancora cosciente, anche se entra con rapidit
in stato di shock. Gli faccio saltar via di mano la S&W, cado
in ginocchio per controllare battito e respiro. Mi spiace, gli dico.
Torno all'autopattuglia e lancio l'allarme. Agente ferito.
Chiedo un'unit di soccorso anche per la donna. Quando
rientro in casa, la situazione si  aggravata, e di parecchio. Il
sangue si sta allargando in pozze sotto il corpo di Randy, il
cui respiro  spezzato, affannoso, come un lenzuolo che viene
stracciato. Mi sfilo la giacca, mi tolgo la camicia e ne faccio
una sorta di compressa per premerla sulla ferita. Quasi
all'istante la camicia s'inzuppa di sangue. Premo pi forte, pi
forte ancora. Le braccia mi tremano, invase dai crampi. La camicia
diventa scura. Il suo respiro si quieta. Molto meno sangue,
adesso. Gli ripeto che mi spiace.
Due o tre minuti prima dell'arrivo dell'ambulanza, Randy muore.
Come ho gi detto, mi ci  voluto un bel pezzo per capire
cos'era successo. Scopriremo in seguito che Randy conosceva
gi quel posto.  per questo che aveva reagito in quel
modo, quando eravamo ancora in macchina. Doreen aveva
lavorato con quell'uomo, era stata con lui per qualche tempo,
dopo aver lasciato Randy, ci aveva avuto una breve relazione.
La storia era finita da molto tempo, ma Randy non se n'era
mai fatto una ragione. In tutti quei mesi, quando io pensavo
che si stesse liberando del ricordo di Doreen, che stesse rimettendo
assieme i pezzi della sua vita, stava invece passando
ogni momento libero a sorvegliare quella casa, nascosto in
macchina lungo la strada.
La donna in poltrona non era certo Doreen,  ovvio. Ma
gli somigliava parecchio. E per Randy, sul punto di esplodere
in quel momento di crisi, in quegli ultimi istanti di vita, di
sicuro era diventata Doreen. Riverso in terra, guardava in su
e non vedeva me, ma Doreen. Aveva anche alzato una mano
come ad accarezzarle il viso. Ma non era riuscito a tenerla su.
La vidi al funerale cinque giorni dopo, la vera Doreen,
con un aspetto non tanto migliore del mio. Era vestita di blu.
Le tintinnavano i braccialetti, nel togliersi i capelli dal viso. Ci
scambiammo il nostro dolore, ci dicemmo quanto ci mancava.
Sentiamoci, restammo d'accordo.
Per lei era una promessa da mantenere. Due volte la settimana,
in prigione, mi arrivavano le sue lettere. Ciarliere, scritte
in inchiostro viola su fogli dieci per quindici, color lavanda
e piegati in due, pieni zeppi di chiacchiere sui nuovi vicini, i
nuovi nati, i nuovi negozi e centri commerciali. And avanti
cos per quasi un anno, eroicamente, prima di desistere.
...
.
...
CAPITOLO 31.
...
.
...
L'ufficio non era chiuso a chiave, ma non c'era nessuno.
Con il ricordo di tutte quelle strade vuote, di tutti quei palazzi
rimbombanti d'eco in L'ultima spiaggia (film che avevo visto all'impressionabile
et di quattordici anni, e che mi aveva spinto
a leggere tutti i libri di Nevil Shute che ero riuscito a scovare in
biblioteca), finii per trovare Lonnie e Don Lee alla tavola calda.
Pausa pranzo, eh? Perch non la spostate qui, la targa?
ufficio dello sceriffo. La potete mettere proprio accanto al
menu del giorno.
Per lei sembra pi ora di colazione disse Don Lee. Si
 alzato ora?
Gi. La vita notturna, da queste parti, ti uccide.
Ci si abitua, a questi ritmi.
Thelma si materializz dal nulla. Che prende?
Chiesi del caff.
Se magari vi presentaste tutti assieme, mi rendereste la
vita pi semplice. Fece spallucce. Ma a voi che ve ne frega.
Mi sbatt la ricevuta dell'ordine sul tavolo. E perch accidenti
ve ne dovrebbe fregare? Voialtri volete qualcosa? Oppure
preferite aspettare, cos mi tocca fare tre viaggi invece di uno?
Noi siamo a posto disse Lonnie.
Per ora.
Thelma se ne and scuotendo la testa.
Siete entrambi in servizio? E June, dov'?
Siamo tutti e due in servizio, s rispose Don Lee.
E June se ne sta andando a Tupelo, secondo le ultime
notizie. Lonnie guard fuori dalla finestra, la voce rivolta -
cos come lo sguardo - a un punto alle mie spalle. Pare che
quel tipo se ne sia andato laggi, dopo averla piantata.
Merda.
Pi o meno  quel che pensiamo anche noi fece Don
Lee.
Thelma pos una tazza di caff accanto al foglietto che
aveva sbattuto sul tavolo pochi istanti prima. Quando la ringraziai,
fu come se l'avesse punta uno spillo.
Devo lasciarla in pace, lo so, lasciare che la risolva da
sola, questa faccenda disse Lonnie. Ne abbiamo gi parlato.
Altrimenti rischio di peggiorare ogni cosa.
Vero.
Ricevuto il messaggio?
Nessun messaggio.
Val Bjorn. Dice di chiamarla.
Saranno arrivati gli esiti degli esami di laboratorio.
Non deve trattarsi di questo. Li abbiamo gi ricevuti ieri
sera tardi.
E allora?
Non c'era molto.
In ufficio ce n' una copia anche per te.
Bevetti il caff, chiamai Val e venni a sapere dal suo assistente
Jamie (uomo? donna? impossibile capire) che era andata
in tribunale. Mi richiam alle sei del pomeriggio.
Fame? mi chiese.
Pu darsi.
Pensi di farcela ad arrivare a casa mia?
Ho gi preso arco e frecce. Adesso vado a cercarmi un
mulo.
Grazie a Dio non c' il ballo degli studenti, questa sera,
altrimenti non ne avresti trovato neanche uno.
In giro su Internet le dissi non molto tempo dopo, appoggiato
al tavolo di cucina con un bicchiere di vino bianco
in mano, un vino cos secco che mi sembrava di aver addentato
un caco. Mi aveva appena chiesto come avessi passato il
pomeriggio. Non hai idea di quanti siti esistono, sul cinema.
Film horror, noir, fantascienza. Metti che qualcuno ha girato
un film che parla di spazzini che sono in realt degli alieni e
campano mangiando immondizia, che per loro  una leccornia.
Ecco, su questo film c' un intero sito web.
Val gett le pannocchie di granturco nell'acqua bollente.
Questo non  cucinare, bada bene disse.
Okay.
Non sto cucinando per te.
Le tue intenzioni sono chiarissime.
E anche l'insalata, mica l'ho cucinata.
Wow. Gente tosta, eh.
Pensi che io sia gente?
Non lo siamo tutti?
Mi sa di si.
E in tribunale, com' andata?
Come un ghiacciaio. Si chin ad abbassare la fiamma e
a coprire la pentola. Rappresento un sedicenne che si  rivolto
al tribunale per ottenere di essere liberato dalla tutela dei
genitori.  mormone, o almeno lo sono i suoi. L'avvocato della
difesa li ha fatti venire tutti quanti a testimoniare, l'intera
famiglia e tutti i mormoni del posto, pi di venti persone fino
a oggi. L'aula sembrava una fermata d'autobus.
Gli vorranno bene.
Non c' dubbio. Se conosci un po' la chiesa dei Santi
dell'Ultimo Giorno, sai anche quanto conti la famiglia, per loro.
Non lo vogliono perdere, quel ragazzo, sia a livello affettivo
che spirituale.
E lui ha qualche mezzo di sostentamento?
Un'attivit su Internet, che ha messo su da solo. Tutto
Per Lo Spirito, si chiama. Vende proprio di tutto, dalle menorah
ai tappeti per pregare Allah. Lo scorso anno ha tirato su
duecentocinquantamila dollari netti.
 chiaro che ha altre idee.
Non  credente. Non crede neanche nel capitalismo, a
quanto ho intuito.  solo questione di pragmatismo. Voleva
una via d'uscita, l'indipendenza, e questa gli  parsa una buona
soluzione. Gran parte dei suoi profitti va proprio a quella
famiglia da cui sta cercando di fuggire.
Interessante contraddizione.
Ah si? Le contraddizioni discendono da una astrazione
totale. Sono quel che rimane quando l'astrazione svanisce. Le
singole esistenze sono tutta un'altra cosa.
Aveva ragione, altro che.
Quante possibilit ha, il ragazzo, di vincere la causa?
Val fece spallucce. In questo periodo non sono tanto
brava a prevedere come andranno a finire le cose. La cena di
stasera, ad esempio.
Quella che non stai cucinando.
Gi.
Pi tardi, cosparse le pannocchie di burro, sale e pepe
(non solo le pannocchie, ma anche il mento, e non di proposito),
e ingollata una gran quantit di insalata, ovvero lattuga
iceberg, ravanelli, pomodori freschi e cipolla rossa ben conditi
con olio d'oliva e aceto, andammo a sederci in veranda, in
un'oscurit attenuata solo dalla luce che filtrava attraverso i
rami degli alberi, come una spalliera di vimini traforata dai
raggi della luna.
Quando eri di pattuglia, ti sembrava di fare un buon lavoro,
no?
Certo che s.
E come terapeuta?
Annuii.
Ne sei ancora convinto?
S.
Ma hai smesso.
Gi. Ma le crisi esistenziali non c'entrano niente.
Sull'albero di pecan, una civetta ruot la testa di centottanta
gradi. Pare che anche Gid Tanner, un musicista country
con cui aveva suonato Riley Puckett, fosse in grado di fare altrettanto.
Avevo sedici anni, e mio padre mi compr la prima
macchina della mia vita. Trovammo una Buick del '48 che
piaceva a entrambi. Buttava un po' sul viola, un colore tremendo,
e i sedili erano di plastica come quelli di una tavola
calda. La macchina era in buone condizioni, ma i parafanghi
erano ridotti malissimo, si vedeva che erano stati ribattuti a
martellate dall'interno, pi di una volta. Io volevo qualcosa
di lustro e splendente, chiaro, e quei parafanghi mi davano
non poco fastidio. Mio padre, che era un po' pi pignolo, si
era messo a controllare il motore e il telaio. " una buona
macchina, J. C.," mi aveva detto. " solo vecchia, come me. I
parafanghi sono i primi a saltare".
Negli anni,  cos che ho imparato a vedere la gente. Il
guscio esterno, quello pi esposto al mondo, assorbe la maggior
parte del danno. I parafanghi si usurano. Ma non vuol
dire che la macchina abbia qualcosa che non va. Il motore pu
ancora essere perfetto, e cos il telaio.
Non mi dire che siamo rimasti senza vino.
Le porsi il mio bicchiere. Ce n'era ancora un dito.
E invece  finito. Bevve, e pos il mio bicchiere accanto
al suo. Sono rimasta tutto il giorno con gli occhi fissi su
Aaron, con le pale dei ventilatori a frullarmi sulla testa. Chiss
se lo stavo aiutando, o gli stavo ancor pi complicando
un'esistenza che era gi abbastanza complicata per conto
suo.
Cerchi ancora di mettere a posto le cose.
S rispose lei. Penso di si.
Non puoi.
Penso di sapere anche questo.
Ti ho mai detto che per un pelo non sono diventato un
professore di letteratura inglese?
Immagino in una delle tue sette vite precedenti.
Proprio cos. Mi piacevano Chaucer, l'Old English, il
dramma elisabettiano. Li leggevo cos come la gente guarda
le soap opera e le sitcom, o sgranocchia popcorn. Una delle
mie passioni era Christopher Fry.
I expect they would teli us the soul can be as lost,
For loving-kindness as anything else.
Well, well, we must scramblefor grace as best we can.
 questo, che facciamo noi? Lottiamo per uno stato di
grazia?
In cerca di un appiglio, comunque sia. Per quello, s, lottiamo.
E questo stato di grazia, a che somiglia?
Ma che ne so.
...
.
...
CAPITOLO 32.
...
.
...
Ma ho il sospetto che somigliasse all'espressione che
avevo dipinta sulla faccia, la mattina che decisi di liberarmi di
ogni responsabilit.
Una notte insonne, gonfiata da un turbinio di pensieri,
da vecchi ricordi, una cosa accatastata sull'altra. Verso le due
del mattino mi ero alzato per guardare la TV. Davano Radiazioni
BX distruzione uomo. Dopo di che, me n'ero tornato a girarmi
nel letto senza requie, con il sottofondo radiofonico della
Prima Sinfonia di Sibelius e in compagnia di un ragno gigante
che mi rincorreva per i tetti, i tavoli e un labirinto di armadietti
scolastici; poi di nuovo in piedi alle cinque, con una
tazza di caff archeologico che cullavo tra le mani come una
sorta di pentola dell'oro, a guardare gli autoarticolati che imbarcavano
merci dall'altra parte della strada. Destinati, a breve,
a partire per il nuovo mondo.
Nel cervello mi brillava ancora l'ultimo messaggio di
Brian. Splendida serata, grazie. Jimmie the Machine era appena
stato trovato riverso su una panchina del parco, gli occhi fissi
nel sole ormai alto, i piccioni che gi gli beccavano le dita
dei piedi. L'autopsia non aveva saputo indicare la causa della
morte. Proprio quello stesso giorno, un nuovo paziente mi
aveva raccontato di come avesse ucciso un insegnante che
non gli stava simpatico. Quello che vedevo di fronte a me era
un cinquantenne ormai sconfitto, con una bella chierica e
ciocche di capelli attaccati al cranio come una mignatta, e tatuaggi
simili ai motivi stinti di un vecchio tappeto. Quello che
ascoltavo era invece un ragazzino che si era sempre sentito
tagliato fuori e non se n'era mai fatto una ragione.
Creature complicate, mosse dal sapere, dall'intelletto e
dalla passione:  cos che ci piace definirci. Nel mentre, la
psichiatria continua a insistere che siamo poco pi di congegni
meccanici, di giocattoli rotti in attesa di riparazione. 
sufficiente che una molla, o un perno, cessi di fare il proprio
lavoro, che la nostra mente si ingolfa, cede, fa cilecca. Basta
chiederlo a qualunque avvocato esperto di tutela dei minori.
Nove volte su dieci, il bambino  vittima di violenza. C' poco
da arrampicarsi sugli specchi. Il resto, in gran parte,  aria
fritta.
E quella mattina, guardandomi allo specchio, scorsi
qualcosa che non avevo mai visto prima. Dur poco, ma fin
quando mi fu possibile, lo riconobbi per quel che era. Uno
stato di grazia. Dovunque mi fossi diretto, in tutti quegli anni,
ero finalmente arrivato. Non mi restava altro che liberarmi
del mio carico.
Per togliermi quel fardello ci volle un mese intero. I pazienti
che ancora avevo, li passai ad alcuni dei terapeuti che
seguivano i miei seminari alla Memphis State. Erano tutti
professionisti qualificati, in certi casi con esperienze ben superiori
alla mia, escluse forse quelle personali. L'abilitazione
alla professione richiede un continuo aggiornamento. I miei
seminari, ben sostenuti da corsi come Statistica per Operatori
della Salute e Personificazione dell'Altro nelle Relazioni Interpersonali,
godevano da tempo di ampia popolarit.
Le questioni pratiche - l'affitto di casa, l'avvertire i pazienti
e i fornitori di servizi, il trasloco - presentarono ben poche
difficolt. Mi portavo ancora dietro l'abitudine tutta carceraria
della semplicit; avevo pochi legami e pochi beni materiali
che non potessi mettermi sottobraccio e portarmi dietro,
oppure abbandonare senza problemi.
Eccetto Susan.
Ero ormai contrario a ogni tipo di storia. Per me sarebbero
state dannose, peggio ancora per chiunque sedesse all'altro
capo dell'altalena, e quasi sicuramente non avrebbero recato
alcun beneficio al mondo in s. Anzi, per quel che ne sapevo
io, potevano essere portatrici di inondazioni bibliche,
ere glaciali, sciami di locuste. Eppure, eccomi coinvolto proprio
in una storia sentimentale, pur se zoppicante, incerta.
Reduce da quindici terribili anni di matrimonio cui a malapena
era stata capace di sopravvivere dal punto di vista psicologico,
senza contare quello fisico, Susan si era avventurata
su questo terreno minato con la mia stessa estrema cautela.
Questo prosciutto  sensazionale aveva detto.
Il nostro ristorante preferito, proprio dietro il suo miniappartamento;
un locale delle dimensioni di casa sua. Per
cameriera, una stangona di un metro e ottanta, minigonna,
top senza maniche e zatteroni, che barcollava da un tavolo all'altro,
con certe linee scure tracciate attorno agli occhi e alla
bocca, come a volerli tenere ben saldi l dov'erano. Difficile
immaginarsela altrove. E dove altro poteva trovar posto, una
visione del genere?
Susan si era gettata sull'antipasto della casa, prosciutto e
melone, mentre io mi cullavo un secondo espresso. In arrivo,
pasta al salame piccante e spinaci saltati, pasta con salmone e
asparagi. Il vino, ce l'eravamo portato noi.
Stai per dare una delle tue sterzate brusche, non  vero?
Non dovevo neanche dirle niente. Gi lo sapeva.
Penso di s.
Va bene.
Fuori pioveva a dirotto. L'acqua batteva implacabile il
parcheggio, da sinistra a destra, come il bordo di una mano
che spazza via le briciole da una tovaglia.
Un po' me l'aspettavo, sai disse lei. Anzi, pi di un
po', all'inizio. Ma continuavo a sperare.
Avete presente il limbo? Quel ballo in cui si passa sotto
un bastone che si abbassa sempre pi. Cos  la speranza. Solo che, ogni anno che passa, il bastone lo vediamo salire, non
scendere.
Tienila pure tu, la speranza. Io non credo di portarmela
dietro.
Arrivarono i nostri piatti, serviti dal proprietario del ristorante
in persona. Nel corso dell'operazione Susan rimase
in silenzio, e attese che con un altro viaggio in cucina l'uomo
ci portasse un cestino di pane.
Invece s disse infine.
...
.
...
CAPITOLO 33.
...
.
...
Ce ne torniamo a casa disse Sarah Hazelwood. Io devo
rientrare al lavoro, fin quando ne ho ancora uno. Quaggi
mio padre sta bene, ma in mezzo a gente e luoghi che gli sono
familiari sta ancora meglio. Dice Doc Oldham che non ci
sono problemi per spedire il corpo di Carl fino a casa nostra.
Mi sono fermata a ringraziarvi di tutto quello che avete fatto per noi.
Dalla finestra, scorgevo suo padre appoggiato al sedile
posteriore della monovolume. La portiera scorrevole era
aperta, e Adrienne - slanciata, protettiva - vagava avanti e indietro.
Il suo modo di fare ricordava, allo stesso tempo, un albero e una sentinella.
Mi spiace di non aver saputo risolvere questa faccenda.
Ci riuscirete. E quando sar giunto il momento, questi
sono i miei recapiti. Allung un foglio di carta pieno di molteplici
indirizzi, numeri di telefono e di fax.
L'avevo detto un sacco di volte, mi spiace, negli ultimi tempi.
Perch? aveva replicato Susan, quella sera da Giuseppe.
Non hai nulla di cui scusarti. Le scelte che mi hanno condotto qui sono mie.
Non  lei il responsabile della morte di Brian, o di Jimmy
mi aveva detto un terapeuta che avevo frequentato per
breve tempo, a Memphis. Lo so io, e lo sa anche lei. Quindi,
perch deve sempre scusarsi? Anzi, perch  venuto qui?
Storia vecchia disse Lonnie. Come le guerre del Peloponneso,
i pretendenti di Penelope. Certo che sono importanti,
certo che hanno un significato. Ma intanto il tuo caff sta
diventando freddo, e la persona dal sangue caldo con cui hai
appuntamento per pranzo  l che ti aspetta.
E intanto, oltretutto, un negozio specializzato della California
mi aveva spedito, tramite FedEx, due videocassette.
Era stato Mel Goldman, con una telefonata, ad avvisarmi della
loro esistenza. Una sembrava essere la versione non definitiva
di The Giving, l'altra una sorta di assurdo documentario
messo assieme da un ragazzino prodigio del Midwest, che
riuniva spezzoni di film firmati BR e altre interpretazioni di
Sammy Cash. Quest'ultima cassetta comprendeva per lo pi
estratti da film di fantascienza, di gangster e di ambientazione
carceraria, inclusi alcuni episodi di un serial in quattordici
puntate che parlava di un cieco al quale una certa Regina del
Mattino aveva conferito poteri soprannaturali, tanto per rimettere
i conti in pari. Visto che non possedevo carte di credito,
per ordinarli Lonnie mi aveva fatto usare la sua. Il venditore
si era ritagliato una bella sommetta per inviarmeli come
spedizione urgente.
Mi era anche toccato farmi prestare una TV e un videoregistratore,
questa volta da Val, e quelle cassette non facevano
altro che girarci senza interruzione. Me ne andavo in cucina a
farmi un sandwich o una tazza di caff, e tornavo giusto in
tempo per vedere il cieco che sollevava il bastone a fermare
uno scuolabus, nella sua folle corsa contro una scogliera; uscivo
in veranda per una boccata d'aria, e da dietro la zanzariera
della porta riuscivo lo stesso a vedere il gigantesco Sammy
Cash, vittima di un'esplosione nucleare, nel bel mezzo di un
picnic con la minuscola Carla, allo stesso tempo sua infermiera
e fidanzata; andavo a farmi quattro passi nel bosco, e rientravo
giusto in tempo per la scena iniziale di The Giving.
La scena che citano tutti  quella della crocifissione, dell'assassinio,
e in effetti ha un certo impatto, anche se alla luce
del resto del film ha ben poco senso. Tanto che sembra essere
stata aggiunta, addirittura, all'ultimo momento. Chiss, forse
quando il budget era ormai esaurito? Di sicuro, quando le riprese
del film dovevano essere portate a termine, in un modo
o nell'altro. In contrasto, la parte iniziale del film  gravida di
atmosfera, di elementi di prodigio, di coerenza. Un uomo
cammina per le strade di una citt. Ai lati della scena, quasi
fuori campo, riusciamo a capire che razza di vita conducano
gli abitanti del luogo. Bambini dagli occhi scuri e dalle vesti
lacere, in attesa nel buio dei vicoli. Donne sulla porta di casa,
che spalancano le camicette per mostrare seni avvizziti. Gente
che dorme - o forse si tratta di cadaveri - lungo i palazzi e
negli scoli dei marciapiedi, carichi di escrementi. Cani che si
dissetano da quegli stessi scoli, e si sfamano da quegli stessi
corpi. Avvoltoi che roteano in cielo, e aspettano il loro turno.
Di tutto questo, l'uomo vede o registra ben poco. Per lui,
 roba di ogni giorno. Ha uno scopo, una destinazione, tira
dritto come nulla fosse. Pi avanti, passa sotto la finestra di
un appartamento, dietro le cui sbarre c' una coppia intenta a
prendere il t delle cinque e guardare la TV.
Ultime notizie: dalla sua cella, il governatore giura solennemente
di ripresentarsi alle elezioni. Non ho commesso nulla di male
ha dichiarato nella conferenza stampa odierna, poco prima di
chiedere qualche sigaretta ai giornalisti...
Dal fronte internazionale, oggi a mezzogiorno cinquantamila
soldati sono sbarcati ad Ayatollah Beach. Le truppe di invasione, che
dovevano in origine entrare in azione all'alba, avevano ricevuto coordinate
sbagliate.
Poi si scopre che l'uomo  un detective. Entra in un bar.
Cosa le servo, amico? gli chiede il tipo dietro il bancone.
I capelli che gli mancano sul cranio sono pi che bilanciati
dai peli che gli escono dal naso e dalle orecchie.
Scotch. Basta che costi poco.
Il barista versa. Allora ha scelto il posto giusto. Qui 
tutto a poco.
L'uomo abbranca il polso del barista.
Ehi, nessun problema, la bottiglia gliela lascio.
Ice Lady  gi stata qui, oggi?
Chi?
E Cowboy?
C' una lunga pausa, mentre i due uomini sono impegnati
in un duello di sguardi e il mondo, cos com' diventato,
prosegue la sua corsa. Una giovane donna in jeans e T-shirt
che non tocca neanche l'ombelico  impegnata in un ballo solitario.
Le punte aguzze del suo seno arrivano in primo
piano, e il barista versa un altro scotch, proprio mentre si passa
a un'altra scena, senza connessione apparente. Poi a un'altra.
Chiss se queste scene, cos disparate, cos disgiunte, erano
destinate a formare lo scheletro di un film. Chiss se i bruschi
tagli e i mutamenti improvvisi (come se il film dovesse
sempre tornare a inventarsi da capo) facevano parte di una
rudimentale impalcatura estetica, destinata a restare incompiuta,
oppure se tutto questo era successo quando un ragazzino
dello Iowa aveva allegramente assemblato pezzi e bocconi
di questo e altri film.
Alla fine, il montaggio provvisorio di The Giving e il documentario
si rivelavano parenti stretti. Nessuno dei due
vantava la minima logica narrativa, ed entrambi fallivano nel
loro tentativo di dare una qualche sostanza al discorso,
camuffandolo con un eccessivo accumulo di fatti. Non erano
che appunti, note, voci di diario, taccuini, lettere al direttore,
conversazioni salottiere, un polpettone fatto con gli avanzi.
Due particolari, tuttavia, colpivano.
Il documentario, in base a quel che si poteva ricavare dai
film, cercava di dimostrare che le origini di BR andavano rintracciate
al sud, e che i film stessi non erano altro che collaborazioni tra il regista e Sammy Cash.
Poi, il secondo.
Avevo fatto ritorno dalla cucina dopo aver cambiato il
ghiaccio in un bicchiere di scotch molto invecchiato. Prima di
andare in cucina, avevo avviato la cassetta di The Giving e, nel
rientrare, vidi che stavano scorrendo i titoli di testa. In condizioni
normali, non ci avrei fatto caso. Fin quando il film non
cominciava davvero, non mi ci mettevo sul serio. Ma un'occhiata
buttata l mi costrinse a bloccarmi con il bicchiere quasi
alla bocca, lo sguardo fisso allo schermo.
Su cui era scritto che il produttore era H. L. "Bubba" Sims.
...
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CAPITOLO 34.
...
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...
Sar stato forse nove anni fa, la stagione pi arida mai
capitata da anni. Bastava sedersi in veranda per sentire i rami
degli alberi che si spezzavano e cadevano, con le coperture
dei tetti che si imbarcavano per il calore. Nella parte pi a est
del bosco era scoppiata una serie di incendi, che gi si stavano
spostando verso di noi. Querce, olmi, pini, andavano tutti
a fuoco come razzi. Eravamo quasi certi di dover evacuare la
citt.
Alle pompe funebri c'era il cadavere di questo ragazzetto,
sar stato li da settanta, ottant'anni, avevano tutti preso a
chiamarlo Mojo. Era caduto da un treno, forse era saltato male
o forse l'avevano buttato di sotto. Davanti a un conto di 108
dollari, la sua famiglia aveva detto Tenetevelo pure. E quindi
era rimasto li, ormai mummificato, dentro una bara messa in
piedi in un angolo del deposito. Quando l'agenzia di pompe
funebri cambiava proprietario, Mojo lo cambiava con lei. I
giocatori di poker lo tiravano fuori di l tutte le settimane, lo
usavano appunto come mojo, come portafortuna, se lo piazzavano
accanto al tavolo.
Ma quando il destino della citt parve segnato, fu deciso
di dare a Mojo una sepoltura in piena regola. Era dal 1920
che aspettava, bada bene. Lo trascinarono fuori, trovarono un
posto libero e lo misero sottoterra.
Quando il fuoco era ormai a sei, sette chilometri dalla
citt, cominci a piovere, e dur per un'intera settimana e pi.
Cadde cos tanta acqua che nessuno riusc pi a ricordarsi il
punto in cui era stato seppellito Mojo. Pare che il vecchio
Lanningham, da allora, non abbia pi vinto una mano di poker.
Lonnie ridacchi, gli occhi che spuntavano da sopra la
tazza di caff.
Chiss perch mi  tornata in mente proprio ora, questa
faccenda.
June l'aveva chiamato la sera prima, mi aveva detto. Stava
rientrando a casa. Quel figlio d'un cane era acqua passata.
Allora, che facciamo? chiese Lonnie.
Pensavo che la cosa migliore sarebbe andare a casa
sua.
Senza avvertire.
Gi.
Non credo che a Henry Lee far molto piacere.
Alzai le spalle.
Guarda un po'. Pensavo che nessuno riuscisse a mantenere
un segreto, in un posto cos piccolo, e invece salta fuori
che Henry Lee  un pezzo grosso di Hollywood.
Un pezzo piccolo. Poco pi di una rotella, se ho capito
bene.
In una sola mossa, Lonnie pos la tazza sulla scrivania e
la us come leva per alzarsi, ripescando allo stesso tempo le
chiavi.
Allora  inutile rimandare.
Il sindaco Sims venne ad aprire la porta in accappatoio.
Ti piace alzarti presto, eh, Henry Lee?
Perch non te la prendi un po' comoda, Lonnie? Ancora
meglio, perch non vai a fare qualcosa di utile, tipo dare
una bella lucidata a quegli accidenti di scarponi?
Secondo te, ne hanno bisogno?
Secondo me dovrebbero finire nella spazzatura. Non 
che hai avuto il buon senso di fermarti a prendere un po' di
caff, nel venire qui?
Spiacente.
Sims si pass una mano tra i capelli radi. Ho passato la
notte alla casa di cura. Dorothy ha avuto un peggioramento.
Problemi respiratori, verso le dieci di ieri sera.
Mi dispiace. Si  ripresa?
Stabile. Per adesso, almeno.  attaccata a un respiratore,
ma solo per un paio di giorni, mi hanno detto, solo per
darle un po' di sostegno temporaneo. Il dottore che l'ha in cura
non dimostra pi di quattordici anni. Ha un brillantino all'orecchio,
forse va a lavorare con lo skateboard.
Posso fare qualcosa?
Direi proprio di no, a parte spiegarmi perch mai siete
venuti fin quass a quest'ora.
Sono convinto che Lonnie non avesse mai giocato a tennis
in tutta la sua vita, tanto meno un doppio, ma l'istinto ce
l'aveva buono, e lasci a me il colpo. Questo pallonetto era mio.
Gi una volta le ho chiesto se si era mai imbattuto in un
regista che si firmava BR.
E io le ho risposto di no.
Anche se lei risulta essere il produttore del suo ultimo film.
Il sindaco Sims si mise a guardare fuori dalla finestra. Sul
limitare del portico, vicino a una vaschetta rossa e gialla che
sembrava la versione infantile, a pastelli, di un fiore, tre colibr
si studiavano, in piena fase di stallo.
Non esistono copie di quel film disse.
Forse avrebbe dovuto aggiungere Le ho fatte sparire io. Ma
non glielo chiesi.
C' una copia provvisoria che qualcuno  riuscito a
mettere assieme. Ma non ha molto senso.
Mi creda, non ne ha mai avuto.
Lonnie parl. Dobbiamo sapere cosa sta succedendo,
Henry Lee. Cos' tutta questa storia.
Capisco.
Restammo in silenzio. I colibr, all'esterno, si stavano accapigliando.
Piccole bestie feroci. Senza paura. A est, sopra un
boschetto di aceri, avevano cominciato a radunarsi nuvole
bianche e soffici, cumulonembi.
Ci sarebbe da fare un viaggetto.
Quel che ci vuole rispose Lonnie.
Datemi un minuto. Devo chiamare la clinica e chiedere
di Dorothy. Poi mi vesto e ce ne andiamo.
Poco meno di due ore dopo, superato un intrico di stradine
che correvano tra fitti boschetti di querce e sempreverdi,
fiancheggiate da kudzu e corbezzolo, raggiungemmo la nostra
destinazione. Davanti, il sindaco Sims e Lonnie avevano
continuato a parlare di cose senza importanza, dal rendimento
dei nuovi nella squadra di football e dalle voci di un imminente
apertura di un Kmart, fino all'orario corto della discarica.
Forse non gliene fregava un bel niente, o forse gli sembrava
di interpretare la parte di qualcuno alla moda visto in
TV, fatto sta che Sims si era infilato una giacca sportiva sopra
una T-shirt nera. Io ero seduto dietro, su uno strapuntino poco
pi largo di una mensola. La radio era a basso volume, trasmetteva
non so che programma di telefonate in diretta. In risposta
a un appassionato intervento sulla povert nel mondo,
il pezzo grosso del giorno aveva risposto che il problema stava
in quelle societ incapaci di incentivizzare (parole sue)
la gente a vivere con creativit. Ad ascoltare quella voce, mi
venne da pensare che non  tanto l'accento che ci frega, quanto
il ritmo.  il punto in cui cadono gli accenti, l'impeto che si
mette alla fine della frase, le pause sui nomi o sui verbi.
La prossima sulla destra disse Sims. Avevamo raggiunto
una sorta di oasi, un'eruzione di edifici. Stazione di servizio,
spaccio, garage. Sembravano ancora tutti in piena attivit.
Ma non il Maggie's Caf, malgrado le sue vetrate, che promettevano
colazioni a 1 dollaro e 98 e piatti del giorno a 2 e 95.
Adesso a sinistra. Dentro un'insospettabile citt.
La prima casa, costruita in scala 1,25 a imitazione di un
modello anteguerra, era discosta dalla strada, e adesso sede
di un'agenzia immobiliare. Al suo fianco la Mercer Mortuary,
pompe funebri, che occupava quella che con ogni apparenza
doveva essere stata una chiesa. Dall'altra parte della strada
un emporio, Manny's, che fungeva anche da pompa di benzina.
Su un lato, sotto la tettoia, un fusto di petrolio di quelli da
duecento litri, segato in due parti incardinate tra loro e montato
su gambe saldate al corpo del bidone, era usato per il
barbecue. A tutto questo faceva seguito una lunga teoria di
casette di legno, insinuate tra gli alberi, molte di esse dotate
di torrette o avvolte da balconate.
Ci infilammo nel vialetto lastricato di una di queste, un
oggettino a due piani con il tetto marrone scuro e decorazioni
tanto vistose da farmi venire in mente una gita agli Ozark
che avevo fatto con i miei all'et di dieci anni, e il gioco di pazienza
con cui mio padre era riuscito a ricostruire il boomerang
che mi ero comprato per posta. Al primo lancio, era andato
a schiantarsi contro il garage, finendo in mille pezzi. Ne
ero rimasto sconvolto. Cos mio padre si era procurato un
pezzo di legno da una cassetta, vi aveva appoggiato sopra i
frammenti del boomerang e ne aveva fatto uno nuovo. Con la
stessa sega, e con quella a nastro che le stava accanto, aveva
costruito gran parte del mobilio di quella che chiamavamo la
tana (era, in realt, una stanza di forma irregolare). Tutto questo,
prima che lui stesso finisse per trasformarsi in poco pi
di un mobile, lasciando a me e a mia sorella il compito di
prenderci cura della famiglia.
C'era anche profumo di fichi. Da bambino, verso i quattro
anni (non dovevo essere molto pi grande, visto che
mamma se n'era poi andata l'anno successivo), ero caduto dal
fico che stavo scalando e, a respiro mozzo, ero riuscito ad arrivare
barcollando fin sotto il portico. Solo allora ero crollato,
senza pi fiato. Mamma era uscita di corsa, il grembiule sopra
un vestito stampato, le mani bianche di farina, gridando
Aiutatelo! A mio padre era bastato darmi un'occhiata, per capire
cos'era successo. Tutto bene, tutto bene, dategli un momento.
Non vi sembra un pesce?
La porta fu aperta da un uomo che indossava - non
scherzo - uno smoking. Non ne avevo mai visto uno, se non
al cinema. Un vero elegantone, anche se a un esame pi attento
il panno della giacca si rivel lustro per l'usura, e la cravatta
costellata da schizzi e macchie di cibo risalenti a chiss
quando. E, malgrado stringesse in mano un bicchiere di latte,
invece che un Martini, l'effetto era pi o meno lo stesso.
In realt, venni a sapere in seguito, non si trattava neanche
di latte, ma di una mistura chiamata milk punch: bourbon,
latte e zucchero. Per via dell'ulcera, mi disse lui.
Bubba! disse quella sorta di fantasma, accecato dalla
luce. Ma che assoluta, meravigliosa sorpresa! Un forte accento
su meravigliosa, pause strategiche prima e dopo. E sei
pure in compagnia!
Come ti butta, Billy?
Ti prego, entra. Entrate, entrate. Tutti quanti.
Introdotti in un soggiorno color lavanda, ce ne restammo
in piedi come campeggiatori appena scaraventati gi dal
pullman, incerti sul da farsi. Tutt'attorno, vasi color porpora,
brocche color cobalto e bicchieri sul violetto. A due pareti, nature
morte con fruttiere e selvaggina di giornata, in stile classico,
ma con ogni evidenza di recente esecuzione. Sopra un
divano in pelle, color malva, il posto d'onore era concesso all'enorme
fotografia di un pene eretto, ingrandita e retinata a
tal punto da farsi quasi astratta. Alla parete opposta era appeso
un manifesto che raffigurava una serie di vagine, neanche
si trattasse di frutta esotica.
Abbiamo compagnia? tub una voce dal piano di sopra.
Henry Lee. E degli amici suoi.
Oh. Delusione nella voce.
Cosa vi posso offrire? Forse un po' di champagne? Ne
ho sempre un paio di bottiglie in frigo. Non si sa mai chi pu
capitarti in casa, che occasioni di baldoria ti riservi la giornata.
O un cocktail Mimosa! Mai viste delle arance tanto grosse
e sugose come quelle che abbiamo in casa. Comprate lo scorso
fine settimana al mercato qui in piazza.
Billy, questo  lo sceriffo Bates. Il signor Turner, invece,
 un detective di Memphis.
Oh, io adoro Memphis.
Lo so benissimo.
Lieto di incontrarla, Billy disse Lonnie.
I nostri occhi, miei e di Billy, vennero a contatto, e ci
stringemmo la mano. Rimasi sorpreso da come fosse calda, la
sua. La stretta era salda.
Mi andrebbe un caff prosegu Lonnie, se non  di
troppo disturbo. Per tutto il resto,  un po' troppo presto.
Ce l'abbiamo. Caff. In cucina, da qualche parte.
Per abbracciare Sims, aveva posato la sua bibita al latte
su un lucido tavolo di ebano, di origine in apparenza africana,
che stava proprio dietro la porta. Adesso, gi guardava il
bicchiere con bramosia. Cos lontano. Si accost ai piedi delle
scale ed emise un flebile Aiuto! rivolto verso l'alto.
Scendo subito.
Sedete, sedete disse poi il nostro anfitrione. Non ci capita
spesso di avere compagnia.
Lonnie lanci un'occhiata a Sims, che annu.
C' qualcosa che dovrei chiederle, signor Sims.
Roark, in realt. Io e Henry Lee siamo figli di padri diversi.
E mi chiami Billy, la prego.
Vada per Billy. Lei faceva il regista, non  vero?
Molto tempo fa. Ah, la sciocca dolce ala della giovinezza,
adesso sar di sicuro volata via. La mia, perlomeno. E la
sua?
Lonnie sorrise. Di tanto in tanto si azzarda a fare capolino.
E quando capita, mi faccio premura di nutrirla bene.
Buon per lei. A proposito, ancora non vi ho portato nulla,
o sbaglio? Lo faccio subito. Guard fuori dalla finestra
per un momento, poi continu. Era molto pi piccolo il
mondo, allora. E ogni cosa pi semplice. Credevamo che tutto
fosse possibile, tutto quanto. Io mi immaginavo come un
moderno Shakespeare, comproprietario e gestore del Globe,
che dirigeva e interpretava le sue opere. Ero in grado di fare
tutto, di creare il mio proprio mondo. Crearlo, e viverlo.
Sono anni che non vede pi quei film, e nemmeno ci
pensa. Non hanno pi niente a che fare con la persona che 
adesso. E voi non dovreste tirare fuori quest'argomento proprio
qui, in casa nostra.
Tutti quanti ci voltammo verso il punto da cui proveniva
la voce.
Ai piedi delle scale c'era Sammy Cash.
...
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...
CAPITOLO 35.
...
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...
Indossava ampi calzoni di tela kaki, una camicia rosa in
tela Oxford, dal colletto privo del bottoncino sinistro, mocassini
color sangue di bue dall'apparente fabbricazione italiana,
portati senza calze.
Billy vi ha gi offerto da bere, immagino.
Esatto. Per poi si  come smarrito.
Gli capita spesso. Non posso dire di essere contento di
vederti, Henry Lee. Non  mai un piacere. Chi  questa gente?
Io sono lo sceriffo alle dipendenze di Henry Lee disse
Lonnie. Il signor Turner, qui,  un consulente, mio collaboratore
in un'indagine. Non c' ragione perch lei lo sappia, ma
qualcuno ci ha portato un omicidio fin sotto casa e l'ha scaraventato l.
Allora  laggi che dovrebbe essere, a fare il suo lavoro.
Lonnie abbass lo sguardo sui piedi senza calze dell'uomo,
e risal fino al bottone mancante.
Capisco benissimo che questa  casa sua, signore disse,
e che io, qui, sono un intruso.
Cash annu.
Quel che, invece, deve capire lei,  che questa  un'indagine
di omicidio. Le leggi mi conferiscono poteri assai ampi,
in proposito. Mi ci vorrebbero non pi di otto secondi, ad
esempio, per farla sdraiare su questo bel pavimento lucido e
metterle le manette.
Lonnie, di sicuro...
E tu chiudi quella cazzo di bocca, Henry. L'intralcio alla
giustizia  una porta di notevoli dimensioni. Non farmela
aprire.
Oh, cielo disse Billy.
Lonnie sedette al suo fianco, sul divano color malva. Cos
facendo, si era impadronito del milk punch, e glielo porse.
Concordo con lei. Dunque e il suo sguardo si spost da un
volto all'altro: il sindaco Sims, Billy Roark, l'uomo che conoscevamo
solo come Sammy Cash. Chi vuole dirmi quel che
 successo?
Billy Roark aveva quattordici anni pi di Henry Lee, e all'epoca
dell'adolescenza di quest'ultimo se n'era gi andato
di casa da un pezzo, ma per Henry restava pur sempre un
modello da seguire. Perch aveva raggiunto la velocit di fuga,
sapete com', la fuga dalla noia mortale della cittadina in
cui i due ragazzi erano cresciuti, si era lasciato alle spalle una
donna finita e quasi muta, la madre, ed entrambi i padri: di
buon carattere ma sparito da un pezzo, nel caso di Billy, violento
nel caso di Henry Lee. A diciannove anni Billy Roark se
n'era andato a Memphis, e con l'imbroglio era riuscito a diventare
venditore per il mobilificio Lowenstein. Il terzo giorno
di lavoro aveva infilato una vendita colossale, un arredamento
completo, a un tipo di una certa et e dalla calvizie
avanzata, accompagnato da una giovane bionda supercarrozzata.
Il fattorino spedito in banca a verificare l'assegno ritorn
con la notizia che era coperto. Uno come te pu tornarmi
utile aveva detto il cliente a Billy. Una settimana pi tardi,
Roark si era ritrovato a bordo di una Fairlane rosso fuoco, sulla
strada che collega El Paso a Dallas, a rifilare film ai drive-in
e ai cinema, posti dai nomi come Malco e Paramount. Aveva
un talento naturale per cambiare prospettiva cos, su due
piedi, e trasformarsi proprio in ci che i suoi clienti si aspettavano.
Ben presto una Cadillac rimpiazz la Fairlane: una
Cadillac usata, che un bel giorno pass a miglior vita in uno
dei posti pi assurdi sulla faccia della terra, Fate, Texas,
POP.1400. E che fate, a Fate? Colazione al Mindy's Diner e
pranzo nello stesso locale, poche ore pi tardi. Dopo di che,
Billy si ritrov al Palace, in cui davano un film su un carcere
femminile. Diosanto, pens lui, allora  questa, la roba che mi
tocca vendere? Era tremenda. Guardava il film, ma gi le cifre
gli frullavano in testa. Era chiaro che si trovava dalla parte
sbagliata del profitto. Alle sei di sera, quando riusc a lasciarsi
alle spalle Fate, sostituite calotta dello spinterogeno e
pompa della benzina, e a infilarsi in un tramonto rosso sangue,
aveva gi delineato le sue prossime mosse. Scov un posto
che noleggiava cineprese, luci, l'intera attrezzatura, e dei
ragazzotti di un vicino college che da tempo si cimentavano
nella regia teatrale e avevano qualche idea su come funzionassero
queste cose. Reclut come protagonista la sua fidanzata
dell'epoca, Sally Ann dalle tette a dirigibile, nemiche di
ogni forza di gravit. Poi, nel corso di un weekend passato in
un motel di New Braunfels, tra stecche di sigarette, confezioni
di hamburger e bottiglie di scotch sempre a portata di mano,
per non parlare di Sally Ann, butt gi una sorta di copione.
Devil Women of Mars. Perdio, se non ci aveva messo dentro
tutto. Scene di vita di una piccola citt dell'America. Lunghe
inquadrature di un cielo deserto come quello dell'Arizona.
Suspense. Un messaggio. Tette a volont. Culi messi in risalto
da stivali d'argento a tacco alto. Quel luned, quando
Billy lasci anche New Braunfels, in preda ai postumi della
sbornia, a bordo di un'auto presa in prestito - visto che la Cad
l'aveva venduta per noleggiare le attrezzature - e con Sally
che sonnecchiava al suo fianco, era una persona completamente diversa.
Tutti i cinema che visit lungo la strada, El Paso,
Las Crucis, Midland-Odessa, Midlothian, Cockrel Hill,
Duncanville, prenotarono una copia di Devil Women of Mars.
E il weekend successivo, all'interno di un hangar abbandonato,
appena fuori Fort Worth, girarono il film.
Sta ancora in piedi disse Sammy Cash. Io faccio il
benzinaio che riempie il serbatoio ai ragazzi che arrivano alla
stazione di servizio della Spur. Vedo quella cosa nel cassone
del camioncino e comincio a fare marcia indietro. Gli spettatori
non la vedono mai, devono basarsi sulla mia reazione.
Mi cade la pompa di mano. Uno dei ragazzi si accende una sigaretta.
Ero nel primo film che ha girato, sono stato anche nell'ultimo.
Si tratta di un genio.
Billy attacc a sfornare film a un ritmo inaudito. Prendeva
una stanza d'albergo per il fine settimana e ne emergeva
con un copione, girava da luned a mercoled, montava il
mercoled notte e tutto il giorno seguente, lo mandava in
stampa il gioved sera e il luned successivo era in grado di
distribuirlo dovunque. Fantascienza, horror, gialli, film carcerari,
roba trucida da ragazzini. Sally Ann non apparve mai
sullo schermo, cos come spar dalla vita di Billy poco dopo
Devil Women of Mars. Quasi tutti gli attori erano dilettanti,
strappati per un giorno o due al college o ai teatri locali di repertorio,
oppure al set di qualche film porno. Sammy Cash -
vero nome Gordie Ratliff - fu l'unica eccezione. Aveva gi ottenuto
piccole parti in ignote produzioni hollywoodiane, orgoglioso
possessore di una tessera del Sindacato Attori. Ma
quando il sindacato scopr che era apparso in un film girato
da gente non iscritta e gli commin una sanzione, Cash decise
su due piedi di mandare all'aria ogni tipo d'accordo. Non
pag mai la multa e non si guard pi indietro. E non us mai
altro nome che Sammy Cash.
Questa esperienza sembrava averlo liberato disse Billy
Roark. In precedenza, era un attore anonimo, affidabile, uno
che si presentava sul set in orario, restava fin quando c'era bisogno
di lui, faceva quel che doveva fare. Ma poi Sammy fin
per... sbocciare. Ben presto tutti quanti si misero a cercarlo.
Film dopo film - non solo tutti i miei, ma anche una mezza
dozzina di film altrui - si rivel un attore di talento, proprio
di talento. Indipendentemente dalla parte.
Ma le cose, anche se all'inizio in maniera impercettibile,
iniziarono a cambiare. La TV si trasform in un ringhioso terzino
pronto a schiacciare qualunque avversario, fornendo lo
stesso divertimento dei film di serie B eccetera, solo che - a
differenza del loro pur esiguo costo - te lo portava a domicilio
e gratis. I cinema a gestione familiare finirono per scomparire
del tutto, o caddero vittime di catene che, a loro volta, si
ritrovarono costrette a investire grosse somme sulle imminenti
produzioni hollywoodiane e poi, nel tentativo di rientrare
delle spese, a tenerle ferme in tutte le sale di loro propriet.
Nel mentre, i costi di produzione di un film, tra noleggio
delle attrezzature e servizi fondamentali come ad esempio
il montaggio, era schizzato a livelli insostenibili. Qualche
regista aveva tentato di tenere duro. Ma la fine fu amara per
tutti.
Appesi per le unghie dei piedi disse Roark. Giorni come
quelli non torneranno mai pi. Alz lo sguardo. Ma ve
l'abbiamo portato, da bere? No? Mi sa che abbiamo perso un
po' di mano, nei doveri dell'ospitalit.
Non gli piace, parlare di queste cose disse Sammy
Cash. E ci pensa ancor pi di rado.
La tristezza nello sguardo di Roark smentiva Cash pi di
mille discorsi.
Mi hanno portato via tutto. Come li ho odiati. Mi hanno
strappato la vita, davvero.
Billy. Ti prego disse Sammy Cash.
Giravano voci su The Giving, che fosse il mio canto del
cigno, una sorta di definitivo omaggio alla grande arte cinematografica.
Che cazzate. L'unica cosa che gli donavo, a tutti
quanti - Hollywood, gli studios, i traffichini arricchiti che si
erano messi a comprare qualunque cosa - era un gigantesco
vaffanculo. Quelle teste di cazzo non erano neanche capaci di
accorgersene. Buttate un po' gi questo, gli dicevo. Prendete
questa palata di merda e ficcatevela dritta su per dov' uscita.
Va tutto bene, Billy.  acqua passata. Adesso va tutto bene,
no? Facciamo una bella vita. Sammy Cash spost lo
sguardo da Lonnie a me. Non vi sembra d'averlo stressato
abbastanza?
Non ci siamo mai rimasti troppo simpatici io e te, Gordie
disse Henry Lee, e forse non lo crederai, ma io ho sempre
apprezzato quel che hai fatto per mio fratello, la dedizione
che gli hai mostrato.
Poi si volse a me e a Lonnie. In occasione dei problemi
di Billy.
Problemi? dissi io.
Un esaurimento nervoso.  rimasto in ospedale per
quasi un anno. Quando  uscito, gli ho comprato questa casa
e ho sistemato le cose in modo che potesse starsene tranquillo per il resto della sua vita, che non gli mancasse nulla.
Suo fratello si prende molta cura di lei disse Lonnie. E
anche Sammy.
Billy Lee annu.
Ha mai conosciuto un certo Carl Hazelwood, Billy?
chiesi io.
Nessuna risposta, stavolta. Pensai a tutti quei film in cui
i sottomarini spengono i motori e restano immobili, nel tentativo
di sfuggire al sonar.
Aveva cercato di mettersi in contatto con lei. Carl era un
suo grande ammiratore, Billy. Forse il suo pi grande ammiratore.
Capiva le sue intenzioni, sapeva cos'era riuscito a fare.
Moriva dalla voglia di parlare dei suoi film proprio con lei,
di dirle quanto erano stati importanti nella sua vita.
Io... cominci Billy. Quando cerc rifugio nel suo
drink, si accorse che anch'esso era andato. Spossato, perduto,
lanci sguardi in giro. A Sammy. Fuori dalla finestra. Alle familiari
pareti di casa.
C' chi ha fatto il possibile per tenerlo lontano da lei,
Billy. Ma Carl non era disposto a lasciarsi fermare. Questa cosa,
per lui, era fondamentale. Lei, per lui, era fondamentale.
Lo sguardo di Lonnie si fiss su Henry Lee.
Tu lo sapevi fin dall'inizio.
Lui annu. Quel ragazzo mi si era presentato fin sotto
casa, una sera. Non si lavava da un paio di mesi. Borbottava,
era pieno di tic. Stava cercando l'autore di The Giving, mi disse.
Che dovevo fare. Che avreste fatto, voi? Dovevo proteggere
Billy. Cos gli dissi - era Carl Hazelwood, come venimmo
a sapere pi tardi - che non conoscevo questa persona. Gli
dissi d'andarsene. Va bene, signore, mi rispose, spiacente
d'averla importunata. Ma mica se ne and. Anzi. Ogni tanto
lo vedevo nascondersi dietro il garage, infilarsi nel bosco.
Ne aveva fin troppa, di pratica di appostamenti disse
Lonnie, con tutti i film che aveva visto. E potevi negare in
eterno, ma lui lo sapeva benissimo che eri in rapporto con Billy,
anche se magari di questo rapporto ignorava il tipo. Sapeva
solo che la sua caccia doveva continuare.
E frugare tra la mia corrispondenza.
 cos che  riuscito ad arrivare a Billy.
Basta disse Sammy Cash. Basta, maledetta la miseria.
Ha parlato con Carl Hazelwood, Billy?
Gli occhi di Roark vagarono qua e l, per posarsi infine
su Sammy, che scosse il capo. Billy annu. Giovanotto simpatico.
Gi. Gi, proprio cos.
Mi disse che c'era ancora gente che guardava i miei
film, che ancora ne parlava. Non ne avevo mica idea. Fu solo
quell'unica volta. Gli chiesi di tornare il giorno dopo, per cena,
pretesi di cucinare io, anche se di solito  Sammy che lo fa.
Persico al forno, insalata di couscous e formaggio caprino.
Avevo tirato fuori tutte le porcellane, messo in fresco due bottiglie
di bianco. E l'abbiamo aspettato per quasi due ore, ma
non si  fatto vivo.
Billy alz lo sguardo e pass in rassegna tutti quanti.
Sammy...
Mi spiace disse Sammy Cash. Aveva una pistola.
Questa storia finisce qui. Billy ha sofferto abbastanza.
Quella che ha in mano  una ventidue disse Lonnie.
Se spara a qualcuno, con quella, otterr solo di farlo incazzare
ben bene. Si alz, allung un braccio e fece un passo avanti.
Dall'arma part un colpo. Dalle labbra di Lonnie spuntarono
bollicine di sangue.
Figlio di troia disse.
...
.
...
CAPITOLO 36.
...
.
...
Il secondo colpo aveva preso Billy dritto al collo, recidendogli
la trachea, anche se in quel momento non ce n'eravamo
accorti. Non credo che Sammy Cash intendesse sparare.
Quando vide cosa aveva combinato - e neanche poteva saperla,
la gravit della situazione - si lasci cadere la mano in
grembo e rimase immobile. Le lacrime che gli pendevano dagli
occhi sembravano enormi lampadari in un salone deserto.
Per il momento Lonnie sembrava cavarsela; a terra, ma non
fuori combattimento. Avevo trascinato Billy sul pavimento,
cercato tracce di vita tastandogli la carotide. Pensavo, con stupore,
alla gran quantit di sangue contenuta in un corpo e a
quanto sangue - e con quale velocit - il corpo stesso  capace
di rilasciare. Billy non respirava. Gli chiusi il naso tra le dita,
cercai di allungargli il collo, gli insufflai tre volte aria, bocca
a bocca, e controllai di nuovo. Nessun battito, ancora, nessun
respiro. Iniziai a comprimergli il torace. Quando alzai di
nuovo lo sguardo, scoprii che Lonnie mi si era messo al fianco,
e contava. Volle alternarsi con me nella respirazione bocca
a bocca, voltandosi per sputare sangue o per tossire, mentre
io comprimevo. Dopo tre o quattro minuti dovette piegarsi,
per mancanza di fiato. Fu allora che chiesi l'intervento del
sindaco. Ci serve il suo aiuto, dissi, e subito.
Un uomo di mezza et, con un malconcio camice violetto,
super le porte automatiche che davano nella sala d'attesa
e scambi qualche parola con il volontario al bancone, prima
di dirigersi verso di me. Il signor Turner? Negli occhi gli si
leggeva la spossatezza. Lei  con lo sceriffo Bates, giusto?
Annuii.
Andr tutto bene. La pallottola ha appena sfiorato un
lobo superiore. Di un polmone, intendo. Non  una cosa complicata.
Perdita di sangue, stato generale di shock, questa 
tutta un'altra faccenda che richiede la massima attenzione.
Gli ci vorr qualche tempo per rimettersi in sesto.
E Billy Roark?
L'altra persona con ferita d'arma da fuoco? Perch, era
anche con lui?
Lavoravo a un caso d'omicidio assieme allo sceriffo Bates.
 tutto collegato.
Capisco... Guard la finestra, poi una lettiga che veniva
spinta lungo un corridoio e che trasportava una bombola d'ossigeno,
dei monitor, delle flebo e il corpo informe di una giovane
donna; infine riport gli occhi su di me. Il signor Roark
 spirato oltre un'ora fa. Poi mi raccont della trachea, proprio
come quando si taglia un tubo di gomma in due, e di come, malgrado
i nostri sforzi, Roark era rimasto troppo a lungo privo
di ossigeno. Li, al pronto soccorso, il cuore aveva cessato per
due volte di battere. La seconda, non erano pi riusciti a farlo
ripartire. Mi spiace. Abbiamo fatto tutto il possibile.
Per quanto possa sembrare strano, osservando quella
casa e il modo di vivere di Bill e Sammy, quei due sono sempre
e solo rimasti amici. Amici intimi, mai amanti. Certe volte,
era quasi come se fossero una persona sola. Da anni. Come
pu andare tutto a rotoli in pochi attimi?
Mi spiace, sindaco.
Lonnie si rimetter in pieno, dicono.
Rester fuori combattimento per un po'. Ma non ci metter
molto, a tornare al suo posto.
Bene. Molto bene. Avrei dovuto dirvi tutto. Ma non sapevo.
Sospettavo soltanto. E in particolare...
In particolare sperava che non fosse stato suo fratello.
Non volevo perderlo.
Capisco.
O che fosse lui, a perdersi di nuovo, il che  all'incirca
quel che era accaduto la volta precedente. Prima che finisse in
ospedale, voglio dire. Sembrava cavarsela bene. Solo un po'
attonito. Poi aveva cominciato, come dire, a galleggiare. Era
sempre stato una forza della natura, capace di mandare avanti
cinque o sei progetti in contemporanea. L'esaurimento, o i
farmaci, o l'elettroshock l'avevano trasformato. Era tornato,
s. Ma era diventato un ometto mansueto, gentile... quello che
ha incontrato lei.
Quelle cose che ha detto, che volesse mandare tutti quanti vaffanculo
con il suo ultimo film, mi aveva detto Sammy Cash, non
erano mica vere. Stava solo cercando di girare un bel film. Un grande
film, era l'idea che aveva in testa. Qualcosa che avrebbe lasciato
il segno. Dopo averne sfornati a bizzeffe per anni e anni, era stato
conquistato dall'ambizione, dalla vera ambizione.
C'era riuscito?
Difficile a dirsi. Sappiamo solo che non ne gir pi altri: ma
perch con quello aveva raggiunto proprio i risultati che si era prefisso,
o perch si era reso conto di aver toccato i suoi vertici? L'ambizione
 uno strano cavaliere. A volte sceglie un cavallo che non 
in grado di governare.
Casa nostra? era sbottato all'improvviso.
S.
L'ho arredata io. Tutto il resto della nostra vita  opera di Billy.
Non ha idea di quel che ho fatto per lui. Ogni cosa. Era cos tenero...
Quel tale, Hazelwood, non avrebbe mai dovuto venire. Dopo
la sua partenza, Billy era caduto in preda all'agitazione. Nulla mi
pu fermare, continuava a ripetere, posso tornare al lavoro, posso
cominciare da capo. Era terribile, l'espressione che gli si leggeva in
faccia. Hazelwood mi aveva detto dove si era rifugiato. Ero andato
da lui a cercare di parlargli. Se davvero gli importava di Billy, gli
avevo detto, doveva lasciarlo in pace. Ma lui non voleva ascoltarmi.
Che altro potevo fare? Dovevo fermarlo. Non potevo permettere che
Billy soffrisse di nuovo. E adesso... adesso l'ho reso immortale, Billy,
appena appena, non credete? Nessuno dimenticher mai come 
morto Hazelwood. E ogni volta che penseranno a lui, ricorderanno
il film di Billy.
Tacque per un po'.
 pi difficile di quanto si creda, uccidere un uomo.
Annuii. Ricordavo.
Non muoiono facile. Alz lo sguardo. Devi continuare a ucciderli.
Ricordo che ero sdraiato sul tavolaccio della mia cella e
aspettavo di morire. Non ero uno dei cattivi, senza dubbio.
Fin dall'inizio c'era stato tutto un gioco di parole, tutta una
serie di atteggiamenti da duro, gente che mi si faceva sotto,
improvvisi scoppi di violenza, nasi rotti, arti spezzati. In galera,
tutti sapevano che ero uno sbirro. E cos mi era sembrato
naturale che i primi passi che avrei udito arrivare sarebbero
stati per me.
Una notte, ero arrivato da poco, li udii risuonare lungo il
raggio - i passi, intendo - e pensai Ci siamo. Non accadde
niente, per, e dopo qualche tempo mi accorsi che il rumore
che udivo, che aspettavo, non era quello dei passi, ma solo
quello della pioggia.
Dalla cella attigua arriv una voce, Ehi, Nuovo!
S?
Hai gi perso la testa, laggi?
Luci spente ormai da mezz'ora. Dall'oscurit che ci circondava
giungevano rumori disparati, in dosi moderate: chi
russava, chi mollava peti, chi emetteva grugniti di chiara natura
sessuale, chi tirava la catena. In fondo a ciascun raggio
brillava una lampadina solitaria. La punta d'acciaio degli
scarponi dei secondini risuonava per le scale e sulle passerelle
metalliche.
Mi prenda un colpo, se non hai proprio ragione gli dissi.
...
.
...
CAPITOLO 37.
...
.
...
Saper perdere  la chiave di tutto, il segreto che nessuno
vi rivela mai. Fin dal primo giorno, la vita  un ininterrotto
accumularsi di necessit, desideri, paure, dipendenze, rimpianti,
rapporti. Ci sono sempre. Ma potete decidere cosa farne.
Dar loro una bella lustrata e riporre il tutto su uno scaffale.
Nasconderle dietro casa, vicino a un salice piangente. Accatastarle
in veranda e sederci sopra.
Eravamo proprio in veranda, io e Val. Lei in jeans, T-shirt
rosa e capelli legati da una bandana in tinta. Io pensavo a com'era
cominciata, questa storia, anch'essa in quella veranda,
con me e Lonnie Bates. L dove si era fermata la jeep di Lonnie,
adesso c'era la Volvo gialla di Val. Sembrava molto tempo fa.
Entrambi, io e Val, avevamo marinato il lavoro. Il mondo,
il nostro piccolo angolo di mondo, sarebbe comunque riuscito
a sopravvivere a questa mancanza di responsabilit.
Tutti i nostri conflitti, anche quelli pi materiali, i pi
meschini, finiscono sempre per essere una lotta tra il bene e il
male disse Val.
Non lo so. Forse ci piace pensarla cos, ci d conforto.
Proprio come quando vogliamo, dobbiamo convincerci che
alla base delle nostre azioni ci sono dei nobili motivi. Dei
principi. E invece  solo la nostra indole, le nostre storie personali
e collettive, a costringerci a questo o quel comportamento.
Siamo governati, dominati da queste storie, proprio
come gli spiriti del voodoo prendono dimora nei corpi dei vivi,
che appunto chiamano cavalli.
Tutti possiamo cambiare. Guarda la tua, di storia.
C' cambiare e cambiare,  chiaro. Il consiglio comunale
aveva cercato di assumermi come sceriffo pr tempore, e io
avevo ribattuto Voi siete matti. Non sono la persona giusta. La risposta:
Abbiamo capito, ma  solo fino al ritorno di Lonnie. Avevo
finito per accettare il posto di vice, sotto il comando di Don
Lee. Ero venuto fin quass per chiamarmi fuori, per ritirarmi
dal consorzio umano. E invece avevo finito per tornare a farne
parte.
Val, un caso specifico.
Ho una cosa per te le dissi. Entrai in casa e lo portai
fuori. Lei apri la malconcia, logora custodia. All'interno, invece,
lo strumento era in forma smagliante. Un intarsio di stelle,
una falce di luna, i piroli in autentico avorio.
...
Lo so, cos'. Un Whyte Laydie. Una vera leggenda. Non
ne avevo mai visto uno, prima d'ora. Solo in fotografia.
Era di mio padre. E prima ancora, di suo padre. Vorrei
che fosse tuo.
Lei pass un dito sulle corde. Non mi hai mai detto che
suonava.
Quando sono arrivato io, non suonava gi pi. Un tempo
s.
Non puoi dare una cosa del genere al primo che passa,
Turner.
 il mio modo di dirti che spero di tenervi entrambi
con me.
Il banjo e Val, oppure mio padre e Val? Lei non fece domande.
Con immensa cautela, tolse lo strumento dalla custodia,
se lo mise in grembo, inizi ad accordarlo.  incredibile.
Non so cosa dire.
L'unghia dell'indice colp la terza corda, poi scivol a
percuotere la quarta. Tra questi due gesti, in quello strano
modo sincopato e mai udito altrove, il pollice piegato fece risuonare
la quinta.
Li'l Birdie, Li'l Birdie,
Come sing to me a song,
l've a short while to he here
And a long time to be gone.
Val tenne il banjo teso di fronte a s, lo guard ben bene.
Mi ero scordato, o forse non me n'ero mai reso conto, prima
di quel preciso istante, che razza di meraviglia fosse: una vera
e propria opera d'arte, un ferro del mestiere, una seconda
lingua, una tela ancora vuota, un mondo intero ormai scomparso
da tempo, ma che ancora aspettava. Con amore e deferenza,
Val lo ripose nella custodia. Non me lo merito. Non
credo che nessuno possa meritarselo.
Uno strumento  fatto per essere suonato. Proprio come
la vita  fatta per essere vissuta.
Lei annu.
Vieni con me.
Dove?
Un posto speciale.
Gi dal portico, una cinquantina di passi pi gi, ormai
nel fitto del bosco, gi lontani dalla civilt. Alberi torreggianti.
Sottobosco brulicante di cose, esseri invisibili. Anche i raggi
del sole si muovevano circospetti, li dentro. Costeggiammo
un ruscello, ci trovammo all'improvviso davanti a un lago
pieno di cipressi. Almeno una ventina. Centinaia di protuberanze
spuntavano dai tronchi a infrangere il pelo dell'acqua.
Fumi di vapore, un'atmosfera irreale, parallela.
Sono cresciuto vicino a un posto come questo.
Non mi hai mai detto molto, della tua giovinezza.
No. Ma lo far.
Cercai la sua mano.
Stamattina ho parlato con mia sorella. Quella che mi ha
tirato su. Pensavo di andare a trovarla, mi chiedevo se eri disposta
a venire con me.
Arizona? Un po' come visitare la terra di Oz. Mi ha
sempre incuriosito, Oz.
Mio nonno - il proprietario del banjo - si chiamava
John Cleveland. Ha passato quasi tutta la vita a guazzo, in
mezzo a cipressi come questi. Da quei ributti, quelle protuberanze,
ricavava un sacco di cose. Reggilibri, tavolini da caff,
lampade. Quasi tutti i miei libri preferiti li ho letti alla luce di
una lampada che mi aveva fatto lui. Intagliava volti, in quei
pezzi di legno, come un monte Rushmore in miniatura, ci
praticava anche dei fori per usarli come portapenne. Quando
tornava dal lago s'infilava dritto nel suo laboratorio, ancora
con i pantaloni fradici, perch aveva trovato un ributto che gli
ispirava non so cosa. A entrare in quel laboratorio, ci saranno
stati un paio di chilometri quadrati di ributti di cipresso. Come
essere qui sul lago, solo senza acqua.
 tutto cos bello, quasi troppo disse Val. Mi sembra
di assistere alla Creazione. Mi pass il braccio attorno alla
vita. Il calore del suo corpo si fondeva con il mio. Grazie.
La foschia, bersagliata dai raggi del sole, aveva iniziato a
disperdersi. Da sopra gli alberi, vedemmo una gru planare
sul lago, sfiorarne la superficie e riprendere il volo.
Restammo a guardare, a bocca aperta. Il sole faceva saltar
via dall'acqua splendenti cerchi dorati.
Sar il caso di tornare al lavoro, che ne dici?
Tra un po' disse Val. Tra un po'.
...
.
...
FINE.